Personale

I grandi drammi natalizi

Diciamola tutta: non è che io ci tenessi particolarmente, ad avere i capelli freschi di pettinatrice giusto in tempo per Natale. Anzi, non ci tenevo proprio per niente: fatto sta che, attorno al 20 di dicembre, mi sono guardata allo specchio e ho notato che i miei lunghi capelli erano tutti sfibrati e pieni di doppie punte – cosa anche prevedibile, peraltro, considerato che non li tagliavo da ormai quasi sei mesi.
Così, ho deciso di prendere in mano la situazione, e l’indomani mattina sono passata dalla mia pettinatrice. La quale mi ha riservato un posto alle ore 11 di mercoledì 24 dicembre, “così puoi sfoggiare il taglio nuovo alla Messa di Mezzanotte”. Oh beh, perfetto!
Così, con l’animo fiducioso e pieno di “sì”, alle 10:59 del 24 di dicembre mi presento davanti al negozio della mia pettinatrice… e realizzo che davanti a me sono in attesa altre cinque persone.
“Oh cielo! Ho sbagliato giorno?, ho sbagliato ora?” chiedo preoccupata, entrando. “Ero convinta di aver prenotato per oggi alle undici, ma ci deve essere stato un malinteso, visto…”.
La pettinatrice mi zittisce, minacciandomi con un phon acceso. “No, no, Lucia, sei puntualissima, accomodati pure su quella morbida poltroncina. Sai”, aggiunge, incrociando il mio sguardo sconcertato, “le prenotazioni servono a me per gestirmi il lavoro, ma se arriva qualcuno all’ultimo momento non posso certo cacciarlo…”.
“Ah, ecco”, registro mentalmente in un debole sussurro. Mi affloscio nella morbida poltroncina azzurra, e mi immergo nella avvincente lettura di Donna Moderna. Belen Rodriguez, dopo aver mollato il fidanzato Marco Boriello, è stata scoperta avvinghiata al marito di Ivana Trump, e tutti sono più contenti.
La prima cliente davanti a me ha ventitré anni e vuole cambiare look ma non ha idee per il taglio, quindi tentenna per dieci minuti abbondanti prima di optare finalmente per lo stile di Jennifer Aniston.
La seconda cliente davanti a me è una futura sposa, e per fissare la sua prima prova-acconciatura non ha trovato momento migliore della Vigilia di Natale.
La terza cliente davanti a me patisce per il calore del phon che è troppo forte, e chiede di abbassare la temperatura: una volta abbassata la temperatura insulta la pettinatrice e chiede di rialzarla, perché lei c’ha fretta e di questo passo non le si asciugheranno mai i capelli.
Donna Moderna mi informa che Nicole Kidman e il suo regista non gireranno più film assieme perché vanno troppo d’accordo: nel frattempo prende posto la quarta cliente, che deve fare i colpi di sole ai suoi lunghi capelli. Se fossi una persona negativa considererei che dovevo passare alle undici e adesso è quasi mezzogiorno e venti: io invece sono una persona che sa prendere la vita con filosofia, e sorrido perché finalmente inizio a vederne la fine. E proprio mentre faccio tra me e me questa confortante considerazione, suona il campanello ed entra nel negozio… Babbo Natale.
Proprio così, Babbo Natale: Babbo Natale con panciona e barba bianca, armato di campanaccio da mucca e cestino di dolcetti. Babbo Natale è arrivato dalla Lapponia e ha fatto irruzione nel negozio della mia pettinatrice, paralizzando in un nanosecondo l’attività commerciale che ferveva (?) all’interno.
“OH! OH! OH! E’ arrivato Babbo Natale!”.
Gran bel pensiero, bello: se adesso gentilmente Babbo Natale volesse smammare e consentire al lavoro di…
“OH! OH! OH! Babbo Natale è qui per cantarvi una carola natalizia!”.
No! Che carola! Cantala a tua sorella, la carola! Io son qui che aspetto da un’ora e mezza, non voglio la carola!
“DASCINTROUTESNOU”, dlànghete dlànghete dlànghete, “ONAUANORSOPENSLEIG!”.
Pettinatrice! Ma anche tu: sei scema? Perché stai lì inebetita a fissare Babbo Natale, quando hai una cliente in coda che aspetta da quasi un’ora e tre quarti?
“GINGLBELLSGINGLBELLSGINGLOLTEUAI”, dlànghete dlànghete dlànghete.
Grazie al cielo. C’è una giustizia, a questo mondo: lo strazio è finito.
“OH! OH! OH! E adesso Babbo Natale donerà a tutte le gentili signore un cioccolatino!”.
Sì, idiota. Dammi il tuo cioccolatino e vattene.
“OH! OH! OH! BUON NATALE!”.
Buona Pasqua e buon Ferragosto, anche, ma esci dalla mia vita.
Dlànghete dlànghete DLÀNGHETE! Babbo Natale sparisce nel nulla così come era venuto, andandosene a importunare gli sventurati della pasticceria lì a fianco; la pettinatrice riaccende finalmente il phon. Passano gloriosamente sessanta pacifici, proficui secondi: poi, la quinta cliente in attesa si porta orripilata le mani sulle tempie, e incomincia a urlare. “ODDIO! ODDIO! CHE HO FATTO!”.
Riemergendo da Donna Moderna, le lancio una occhiata educatamente perplessa. La cliente ricambia il mio sguardo come se davanti a lei si ergesse Jack lo Squartatore. “ODDIO! ODDIO! HO MANGIATO IL CIOCCOLATINO!”.
“Il cioccolatino?” ripeto piano, senza capire.
“QUELLO DI BABBO NATALE! OMMIODDIO, SIGNORINA, NON CAPISCE?!”.
La pettinatrice e la shampista si scambiano uno sguardo perplesso. Io tento di sprofondare di nuovo nel mio numero di Donna Moderna, ma è troppo tardi: “SIGNORINA! NON L’HA ANCORA CAPITO? BABBO NATALE ERA UNO SPACCIATORE!!!”.
La shampista fissa stranita la cliente numero cinque. Io cerco disperatamente di trovare qualcosa di più intelligente da dire, ma l’unico periodo che riesco a formulare è un misero “… ah sì?”.
SÌ!”, strilla, anzi ansima, la signora. “Funziona sempre così, non lo sapete? Ti danno gratis una prima dose di droga così tu ci abbocchi e la mangi, e intanto sei diventata dipendente e devi andare da loro per comprarne altra!”.
“…”.
AAAAHHHH, HO MANGIATO UN CIOCCOLATINO ALL’EROINA, AIUUUUUTOOOO! Sono una tossicodipendente, sono spacciata, HO L’AIDS, mi sento mooriiiireeee!”.
La pettinatrice si blocca con le forbici in una mano e il pettine nell’altra, e mi lancia uno sguardo stranito; la shampista invece sta contemplando il suo cioccolatino non ancora scartato, e lo squadra un po’ allarmata.
“DOVETE CHIAMARE LA POLIZIA, L’AMBULANZA, DEVO ANDARE AL PRONTO SOCCORSO, AIUUUTOOOO, SOCCORREEETEEEMIII!”.
Con un gemito piuttosto udibile mi trincero dietro a Donna Moderna, mentre accanto a me l’esaltata continua a strillare e a gemere come se qualcuno stesse cercando di cavarle un occhio in diretta. Vi basti sapere che ho avuto tutto il tempo di appurare che Emma Watson desidera posare nuda per Bernardo Bertolucci, Emanuele Filiberto di Savoia vuole partecipare a uno show televisivo e Britney Spears intende farsi ridurre il seno, prima che la folle scendesse a più miti consigli. Nel frattempo si è fatta l’una meno venti, io ho dimenticato il cellulare a casa, e mia madre attendeva il mio ritorno all’incirca per le undici e mezza. Nel momento in cui la cliente eroinomane prende posto davanti allo specchio della pettinatrice, provo il reale desiderio di alzarmi e fare la Ola.
Quindici minuti più tardi, quando i candidi capelli della cliente numero cinque si sono ormai arricciati in una deliziosa messa in piega, la shampista mi si avvicina e ordina cordialmente “vieni, Lucia, inizio a lavarti i capelli”.
Mi vien da piangere. E’ troppo bello per essere vero, e infatti non lo è: mi sono appena seduta davanti al lavandino quando la pettinatrice incomincia a urlare. “MARIANGELA! Non ti avevo detto di pulire la vetrina, ieri? VERGOGNA!”.
Ne emerge che Mariangela la shampista aveva effettivamente ricevuto l’ordine di pulire i vetri della vetrina, ma non l’aveva portato a termine. Ne emerge che è da tre settimane che Mariangela la shampista ha smesso di portare a termine gli ordini che la sua datrice di lavoro le impartisce di volta in volta, e la pettinatrice non è più disposta a tollerare la situazione. Ne emerge che la donna è solita adottare metodi correttivi facilmente riconducibili alla umiliazione pubblica, tipo ad esempio fare una scenata a Mariangela la shampista davanti a una cliente in coda. O costringere Mariangela la shampista a pulire i vetri adesso e di corsa, rinfacciandole che l’inadempimento dei suoi doveri lavorativi sta causando un notevole ritardo sulla tabella di marcia.
E, tanto per rendere più incisiva la lezione, la pettinatrice si siede in poltrona e tamburella la punta delle dita fissando in cagnesco l’ignava shampista, mentre una povera fessa di nome Lucia medita di andarsi a nascondere in un angolino per piangere silenziosamente la sua disperazione.

Insomma: quando tornai a casa, le lancette del pendolo segnavano le 13:35.
Mia madre stava seriamente iniziando a temere che uno psicotico mi avesse rapita mentre attraversavo la strada, e meditava se fosse il caso di allertare le forze dell’ordine.

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