[Calendario dell'Avvento] Gli orchetti d'Islanda


Non per spargere inutili allarmismi, ma fossi in voi comincerei a preoccuparmi.

Una volta non capitava, eravamo molto più protetti: ma ora, con la globalizzazione, e i voli transcontinentali, e tutte le diavolerie della società moderna, il rischio che corriamo è aumentato esponenzialmente.
Non mi stupirebbe che, prima o poi, uno di loro non si imbarcasse per un volo con scalo a Malpensa, e da lì penetrasse nelle nostre città, nelle nostre case, nelle nostre vite.
Dobbiamo tenere gli occhi ben aperti, ed essere consapevole del pericolo cui siamo esposti.
Perché, ormai, stanno per incominciare le notti dei Jólasveinar.

Se vi dico “Jólasveinar”, voi probabilmente rispondete: “embeh?”.
Ebbene, credetemi. Non dovreste.
Gli Jólasveinar, a dispetto del loro nome islandese che letteralmente significa “gli amici del Natale”, sono quanto di meno amichevole si possa immaginare sulla faccia del pianeta.
Sono amichevoli quanto un attacco di diarrea, quei piccoli mostriciattoli malefici. Sono gradevoli quanto un pugno sui denti. E il semplice fatto che siano i figli di Leppalúði e Grýla, due mostri islandesi che di lavoro fanno i divoratori di bambini, dovrebbe lasciarci intuire qualcosa su questi simpatici amiconi.
Eppure Natale è già alle porte, e gli Jólasveinar si avvicinano.
È utile a tutti una sana, obiettiva campagna dinformazione.
Perché, anche se non lo sospettate minimamente, potreste trovarvi alle prese con una infestazione da Jólasveinar in casa vostra.

Gli Jólasveinar sono degli antipatici folletti, o per meglio dire dei piccoli orchi distruttori. Sono tredici odiosissimi fratelli, e nel periodo di Natale infestano letteralmente tutte le case dell’Islanda: indossano rozzi abiti contadini, e nel mese di dicembre scendono ad uno ad uno dai loro rifugi nei monti. Quatti quatti arrivano in città, e s’introducono nella casa del tristo malcapitato… dando origine a un vero e proprio inferno casalingo.

Gli Jólasveinar sono tredici, come ho già accennato, e scendono dai monti ad uno ad uno; uno per volta.
Il primo parte il 12 dicembre, cioè domani, alla vigilia di Santa Lucia; e così via via fino al tredicesimo, che lascerà il suo rifugio alla vigilia di Natale.
Ma cosa fanno questi Jólasveinar, una volta penetrati in una casa?
Danni, fanno: ecco cosa combinano.

Il primo dei dodici maledetti si chiama Stekkjastaur, letteralmente “palo di recinto”. Si infila nelle stalle e si attacca alle mammelle delle pecore, nell’ostinata impresa di rubare il loro latte – e se non avete pecore in casa, non importa: state pur certi che troverà un’alternativa.

Il secondo si chiama Giljagaur, ovverosia “demonio del canale d’irrigazione”. Detto così può far sorridere, ma non c’è proprio niente su cui scherzare: questo maledetto si nasconde nei canali d’irrigazione e risale fino alle stalle, dove ne approfitta per mangiucchiare indisturbato la schiuma di latte.
E se non avete stalle, non dormite sugli allori: sono sicura che sarà capace di risalire i fili della corrente, e divorarvi la panna montata che avete nel frigorifero.

Il terzo orchetto dispettoso ha il nome di Stúfur, ovvero “tozzo”, ed è particolarmente insopportabile. Questo bell’imbusto si introduce nella sala da pranzo, e vi ruba il cibo dal piatto non appena vi distraete un attimo!

Þvörusleikir arriva il 15 di dicembre: in Islanda è noto come “colui che lecca il cucchiaio”. In effetti, la sua attività principale è quella di andare a leccare i cucchiai sporchi, utilizzati per mescolare un impasto: e per quanto possa essere comodo come lavastoviglie soprannaturale, i miei cucchiai sporchi me li lecco io. E grazie tante.

Pottasleikir, “colui che lecca i pentolini”, segue le orme del fratello e si mette a raschiare i fondi delle pentole che non sono ancora state lavate.
La cosa irritante è che ‘sti cosi sembrano complottare per farti venire i complessi da casalinga fallita.

Con Askasleikir, “il leccatore di scodelle”, la cosa incomincia a farsi un po’ monotona.
Questo qua, però, oltre ad essere un orco insopportabile, è pure un orco particolarmente scemo: a quanto pare, ‘sto genio dell’astuzia si nasconde sotto i letti degli Islandesi, nella speranza che qualche Islandese si porti a letto una scodella.
Buona attesa.
Nel caso ci fosse fra di voi qualcuno abituato a andare a letto con una scodella, in ogni caso, permettetemi due consigli:
1) fatti vedere da uno bravo;
2) nel frattempo, fai molta attenzione. Se Askasleikir ti becca con una scodella, te la getta a terra e scappa via rubandotela.

Con Hurðaskellir, “colui che sbatte le porte”, le cose iniziano a movimentarsi. Questo bel tipo si diverte un sacco a sbattere le porte… possibilmente in piena notte, fino a farti urlare dallo spavento.

E nel frattempo siamo arrivati al 19 di dicembre, giorno in cui giunge in casa Skyrgámur. Il “goloso di formaggi” perlustrerà il tuo frigorifero alla disperata ricerca dello skyr, una specie di formaggio assimilabile al nostro yoghurt: non appena trovatolo, ovviamente, se lo mangerà in un sol boccone, lasciandoti a secco e con un bel palmo di naso.

Come se non bastassero i ladri di formaggio, i leccatori maniaci, il pazzo delle porte, e lo psicotico ladro di scodelle, il 20 di dicembre si aggiungerà alla combriccola il terribile Bjúgnakrækir, incallito “ladro di salsicce”.
La cosa incomincia a diventare particolarmente irritante, soprattutto se state cercando di preparare il pranzo di Natale e vi trovate senza latte, formaggio, affettati, e burro.
Ah, e un pazzo furioso v’ha anche rubato la scodella.

Come se non bastasse, il giorno dopo arriva l’orco guardone, Gluggagægir “che spia dalle finestre”.
Non solo è un voyer, ma è anche una spia per conto dei fratelli: occhieggiando oltre i vetri cerca di individuare quel poco che non vi è ancora stato rubato nei giorni precedenti…

… e passa le informazioni a Gáttaþefur, “colui che annusa le fessure delle porte”.
Gáttaþefur, oltre ad essersi fatto i fatti vostri assieme a suo fratello, è un goloso incallito. Ama i dolci.
E naturalmente ve li ruba, rendendo ancor più drammatica la situazione di partenza: se avevate una mezza idea di organizzare un pranzo natalizio, a questo punto vi conviene rinunciare in partenza, e ordinare una pizza a domicilio.

Il 23 arriva Ketkrókur, “l’Uncina-Carne”. Il nome è invero un po’ inquietante, e nemmeno le sue azioni sono delle più gentili: questo novello capitan Uncino si introduce nelle vostre dispense…
… e arpiona i pezzi d’arrosto, portandoseli via in una folle corsa.

Insomma: dal 12 al 23 di dicembre, casa vostra è stata oggetto di una invasione insostenibile e incontrollata. Ormai siete stanchi, avviliti, e stufi di combattere contro i mulini a vento: gli Jólasveinar vi hanno portato via la vostra privacy, il vostro cibo, la vostra sicurezza, e financo una scodella. L’unica cosa che vi resta è la vostra casa semi-saccheggiata, e la bellezza delle tradizioni di natale: il 24 di dicembre vi alzate la mattina, vi guardate attorno in quella casa vuota, e decidete almeno di rallegrarla con una candela profumata…
… e invece no, non potete!
Kertasníkir, l’ultimo dei Jólasveinar, con un tocco finale che ha del sadico vi ha rubato tutte le candele.

A questo stadio critico d’infestazione, se permettete un consiglio, scappate da casa e imbucatevi a un qualsiasi pranzo natalizio che vi capiti sottomano, foss’anche quello della Caritas. Il 25 di dicembre, stante la presenza di tredici orchi indemoniati in casa vostra, il vostro povero alloggio sarà messo a soqquadro in maniera intollerabile.
Fortunatamente, poi, le cose inizieranno a migliorare.
Gli Jólasveinar, volenti o nolenti, se ne anranno da casa vostra, lasciandola così come ci sono arrivati: ovverosia, ad uno ad uno. Uno al giorno.
Il primo a partire sarà Stekkjastaur, che era stato il primo ad arrivare; e così via a scalare, fino al ladro di candele arrivato per ultimo, che lascerà la vostra abitazione a esattamente tredici giorni di Natale. Giusto in tempo per l’Epifania.

Da Santa Lucia, alla festa dei Re Magi. Gli Jólasveinar caratterizzano il folklore natalizio dell’Islanda per tutti i giorni “fondamentali” della festa, e sono ormai diventati un elemento tipico del Natale islandese.

Il che non toglie, però, che ‘sti cosi dannatissimi, io, a casa mia, non ce li voglia proprio.

Speriamo di salvarci ancora per quest’anno, amici cari. Speriamo che nessuno Jólasveinn arrivi in Italia grazie a un volo aereo, come succede in genere per insetti, microbi, e malattie.
Speriamo, amici miei.
Speriamo per davvero.

E se invece i terribili orchi dovessero colpire?
Beh… anche in quel caso, non dobbiamo perdere la speranza. Gli Islandesi, che ormai si sono abituati alle intemperanze di ‘sti folletti, sopportano stoicamente e anzi cercano di dare un senso alla loro infestazione natalizia. Da qualche decennio a questa parte, i bambini sono soliti lasciare le loro scarpe in bella vista nelle loro camerette, nella speranza che gli Jólasveinar la notino.

Io non mi azzarderei – capaci ancora a infilarmici dentro dei cocci di vetro rotto.
Ma gli Islandesi, che sono degl’inguaribili ottimisti, sperano intimamente che gli Jólasveinar le notino…
e si impietosiscano…
… e le riempiano, insomma, di dolcetti prelibati.

17 pensieri riguardo “[Calendario dell'Avvento] Gli orchetti d'Islanda

  1. Astris, sono come Piero Angela? u__u

    Ester… argh! In effetti, sarà che io non faccio mai la colazione (appena sveglia ho sempre la nausea, semmai mangio uno spuntino a metà mattinata), ma non avevo assolutamente preso in considerazione l’ipotesi della colazione a letto :P
    In effetti, messa così, la cosa ha una sua logica.
    Okay, ritrattiamo: tua mamma non ha bisogno di farsi vedere da uno bravo, ma deve assolutamente stare molto attenta con l’Askasleikir!
    Vedo in terribile pericolo la sua scodella

  2. Astris, sono come Piero Angela? u__u

    Ester… argh! In effetti, sarà che io non faccio mai la colazione (appena sveglia ho sempre la nausea, semmai mangio uno spuntino a metà mattinata), ma non avevo assolutamente preso in considerazione l’ipotesi della colazione a letto :P
    In effetti, messa così, la cosa ha una sua logica.
    Okay, ritrattiamo: tua mamma non ha bisogno di farsi vedere da uno bravo, ma deve assolutamente stare molto attenta con l’Askasleikir!
    Vedo in terribile pericolo la sua scodella

  3. Qualche volta ho lasciato una tazza vicino al letto, causa latte mangiato la sera prima :P va bene come scodella direi!

    Una volta si usavano i vasi da notte tra l’altro, quelle si che son scodelle da far trovare a questi cosi XD chissà come sarebbero contenti… preciso che io ne ho ancora una, mai usata da nessuno, che fa bella mostra di se in bagno e dove mettiamo tutte le spazzole e i pettini U_U mai usata eh!

    Mi piaciono molto queste storie comunque, l’Islanda è un paese ricco di leggende bizzarre :P

    Daniele

  4. Ahahah
    Fantastici i tredici Ragazzi di Natale.
    E la vecchia Frau Gaude e la sua muta?
    I folletti callicantzari?
    Le messe dei fantasmi la Notte di Natale?

    Ma taccio, magari vuoi metter su altri post

  5. No, no! Mia madre non fa colazione a letto (questo sarebbe normale): mia madre mangia a letto frutta in scodella durante la notte! Predilige la frutta estiva: pesche e albicocche. Vedi che ha davvero bisogno di aiuto? Ma fa anche la gioia dell’Askasleikir, perciò, dopotutto, si rende utile e rende felice qualcuno.    Ora capisco perché è sempre a corto di stoviglie…

    Ester

    P.S.
    Anch’io non faccio colazione, tranne rare eccezioni di focaccia genovese.

  6. No, no! Mia madre non fa colazione a letto (questo sarebbe normale): mia madre mangia a letto frutta in scodella durante la notte! Predilige la frutta estiva: pesche e albicocche. Vedi che ha davvero bisogno di aiuto? Ma fa anche la gioia dell’Askasleikir, perciò, dopotutto, si rende utile e rende felice qualcuno.    Ora capisco perché è sempre a corto di stoviglie…

    Ester

    P.S.
    Anch’io non faccio colazione, tranne rare eccezioni di focaccia genovese.

  7. Eclipses: devo leggerlo come un "sono un catechista, quindi è ovvio che sono mentalmente disturbato, perché nessuna persona sana di mente potrebbe mai sopportare a lungo la convivenza con questi gagnetti assatanati che ti sbolognano in parrocchia, nonostante la buona volontà e le migliori intenzioni?" :P
    (Sono passati anni ormai, e io non mi sono ancora ripresa dallo shock dei miei catecumeni coprofagi )

    Daniele, ahahahahahaha… il vaso da notte in effetti sarebbe un’idea geniale!
    Se mai mi trovassi con degli Jólasveinar in casa, lo farei assolutamente! :P

    Astrid… >_>
    Sì, in effetti a rileggerla posso anche capire che possa prestarsi a doppie interpretazioni, ahimé
    Sob, l’omnia munda mundi è una maledizione >_>

    Cappellaio Matto, in effetti ci son così tante cose da scrivere, che potrei tranquillamente bissare questo Calendario dell’Avvento anche l’anno prossimo… :P
    Tu, nel dubbio, taci, così vado sul sicuro u_u

    Ester: ooohhh!
    Questa non l’avevo mai sentita °__°
    Comunque, sì: stanti così le cose, tua mamma deve assolutamente stare in guardia contro l’Askasleikir: le sue scodelle hanno i giorni contati!!

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