Il cittadino onorario

Quando Giuda e Gesù si reincontrarono, in quel sabato di Pasqua che è passato alla storia, si lanciarono un’occhiata.
Giuda aveva legato un cappio al collo, ed era maciullato e sanguinante.
A Gesù avevano bucato mani, piedi e cuoio capelluto e piantato una lancia nel costato.
I due si guardarono, e poi Gesù si strinse nelle spalle flagellate. “Non te la passi bene neanche tu, eh, vecchio mio?”.
Giuda Iscariota si gettò ai piedi del Signore, e cominciò a chiedere misericordia. Giurò di essersi pentito, pianse lacrime sincere: disse di non riuscire a sopportare il peso della sua colpa, e di essere sconvolto da ciò che aveva fatto.
Gesù gli fece pat-pat sulla testa, e lo rimise in piedi. Gli disse che andava tutto bene, che era tutto okay, che era storia vecchia, di non pensarci più. “Anzi: a dimostrazione che il Signore perdona sempre, ti darò una seconda chance”, decretò Gesù.
Uh?”, domandò Giuda.
“Massì. Per farti vedere che non ce l’ho con te, mio caro Giuda, ti farò risorgere”.
Risorgere?”, ripeté Giuda.
“Sì”, annuì Dio con nonchalance, “è nella mia to do list dei prossimi giorni: già che ci sono, faccio risorgere anche te”.
Giuda fissò il Maestro, incredulo.
“Sì, ho deciso: ti farò risorgere. E ti manderò a Pavia!!”.

Con un sorrisetto enigmatico e un po’ inquietante, Gesù diede una pacca sulle spalle a Giuda. Contemplò, nella sua onniscienza, quella terra malarica e nebbiosa in cui il gelo ti devasta per nove mesi all’anno, l’afa ti stronca per gli altri tre, e le zanzare imperversano da aprile a ottobre. Constatò che un trasloco a Pavia poteva essere una pena adeguata, per colui che aveva tradito il Dio Incarnato, e dunque sorrise a Giuda con molta convinzione. “. Ti manderò a Pavia”.

Giuda, nella sua beata ignoranza, si limitò a esultare. “Evvai! Figata!!”.

E fin lì va bene, voglio dire.
Mi sembra quasi verosimile.

E dunque, Giuda Iscariota risorse.
Risorse a Broni, amena località dell’Oltrepò Pavese.
E risorse nel Medioevo, in un giorno di festa – e così, stracciato e scalzo, si recò nella piazza del mercato, per cercare aiuto dai Bronesi.
La gente di Broni, vendendoselo arrivare così mal concio, lo guardò sospettosamente.
“Fratello: sei un pellegrino?”.
“No”.
“Un mendicante?”.
“No”.
“Un lebbroso?”.
“No”.
“Un appestato?”.
“No!”.
“E allora”, sbottò la gente di Broni, “chi caspiterina sei?”.
Giuda Iscariota tese una mano, socievolmente. “Salve, buona gente! Sono Giuda Iscariota!!”.

Calò il silenzio.

Giuda Iscariota?”.
“Ehm. Sì, perché?”.
“Quello che ha tradito Cristo?”.
Sì! Esatto, proprio io!”.
“Quello che ha venduto il Dio Incarnato per trenta denari?”.
Sì!! Wow: conoscente la storia? Sono io, in persona!”.
“Quello che ha baciato Gesù? Il traditore? Il perfido Iscariota??”.
“Ma wow, sono famoso!! Volete un autografo?”.

La gente di Broni – racconta la leggenda – ci pensò seriamente sopra.
Qualche assatanato, certamente simbolo di un cattolicesimo integralista, ventilò l’idea di giustiziarlo, o quantomeno metterlo in carcere. Non ti capita ogni due giorni, di trovarti di fronte al tizio che ha assassinato Dio.
Tuttavia, l’idea fu scartata dalla maggior parte della popolazione autoctona (quella che viveva a Broni dall’età delle prime invasioni barbariche, e dunque possedeva l’originale DNA pavese). Sì, insomma: chi mai potrebbe pensare di essere men che gentile con Giuda Iscariota, l’uomo che ha mandato in croce Cristo?
Tutto il resto del mondo tranne un Pavese, probabilmente: e dunque, la gente di Broni lanciò un sorriso a Giuda, e gli disse “benvenuto, caro!! Che progetti hai?”.
“Boh, non saprei. Pensavo di traslocare qui. Posso essere d’aiuto?”.
La gente di Broni ci pensò un po’ su. “Tu che sai fare?”.
“Beh…”. Giuda esitò. “Rubo i soldi, tradisco la gente, bacio bene da morire…”. Si strinse nelle spalle. “Ah: e so fare il vino”.
Un vignaiolo aguzzò le orecchie. “Oh! Questo è interessante. E viene buono, il vino?”.
Giuda annuì, imbarazzato. “Beh, sì…”.
E allora vieni in taverna!”, strillarono i Pavesi, abbracciando Giuda e accogliendolo come il benefattore dell’umanità intera. “Beviamoci un bel bicchiere, e poi ti daremo una vigna tutta tua! Staremo bene, assieme, amico mio! Vedrai!!”.

Fu proprio così, secondo la leggenda, che nacque secoli fa un famoso vino dell’Oltrepò Pavese: il Sangue di Giuda.

Nacque da Giuda.
Il traditore di Dio.
Che a un certo punto arrivò a Pavia e fu accolto trionfalmente, a braccia spalancate, dalla popolazione autoctona. La quale, a quanto pare, fu ben lieta di ospitarlo, e se ne vanta ancora adesso.

No, dico.
Seriamente.
Ma secondo voi ci sono molte altre città al mondo, che si vantano di aver dato la cittadinanza onoraria a Giuda Iscariota?

Tutti pazzi, questi Pavesi.

12 pensieri riguardo “Il cittadino onorario

  1. Astrid, wow: anche Pantuffo mi onora della sua attenzione? Salutamelo!! *__*

    Bittatre, ahimè…

    (P.S. Ciao!)

    strangetheblog, oh, ma grazie… e allora benvenuta su questi schermi! :-))
    Ciao a te!

    Daniele, è notizia recente che il figlio di Totò Riina, ormai prossimo alla scarcerazione, abbia esplicitamente chiesto di poter venire a vivere a Pavia perché gli farebbe tanto piacere trasferirsi da queste parti.

    (E gli abbiam detto di sì, sia chiaro!!)

  2. (Per chi se lo sta chiedendo: i baci di Pavia sono la solita, vecchia, inflazionata "specialità" dolciaria delle varie cittadine che sperano di essere originali e invece non lo sono affatto… insomma: sono i soliti vecchi baci di dama, spacciati come specialità locale. Avete presente, no? "Baci di Pavia", "Baci di Loano", "Baci di Cherasco", "Baci di Alassio", e così via dicendo… :-)
    Però sono buonissimi, come sempre!!).

    Pepita, oh! Ma grazie!

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