La vita, in un uovo

Mi avete detto che siete curiosi di provare le prime ricette; e allora, comincerò prestissimo a consigliare qualche ricetta.
Oggi, però, mi dedico ancora a un tema non strettamente gastronomico. O meglio: vi parlo di come decorare il cibo.
E, nello specifico, vi spiego come bisogna fare per decorare correttamente l’ovo pasquale.

Gli Hutzul (, sempre loro) evidentemente c’hanno un rapporto alquanto intenso, con le uova decorate. Oltre a dipingerle per annientare Satana, si son fatti una vera e propria summa di studi sul modo migliore in cui le uova di Pasqua vanno decorate.
E non vi sto parlando di consigli pratici, tipo “fate attenzione che la glassa non sia troppo liquida perché altrimenti cola tutta e poi fa schifo”.
No no.
Io vi sto proprio parlando di alta filosofia, signori.

Dunque: a detta degli Hutzul, è cosa buona e giusta decorare le uova di Pasqua, da regalare poi ai propri cari. Il diavolo ci rimane male, e bla bla bla.
Ma attenzione, amici!
Le uova di Pasqua vanno decorate con criteri molto diversi, a seconda delle persone a cui volete regalarle.

Se volete regalare il vostro ovetto a una persona già un po’ vecchia… beh, allora sbizzarritevi. Usate tutti i colori che volete, decoratela ad arabeschi e fate tanti ghirigori. L’uovo di Pasqua colorato rappresenta in qualche modo la vita di chi lo riceve: e la vita di una persona anziana è già ricca; piena di esperienze, di gioia e di dolori. Ne sono passate tante, di avventure, sotto quelle dita rugose che adesso stringono felici il vostro ovetto decorato. E allora, è bello e giusto che i nonnini della famiglia ricevano le uova più ricche: perché è la loro stessa vita ad esser ricca, piena di ricordi e di esperienze, belle o brutte.

Ma se dovete regalare un uovo a un ragazzo ancora giovane?
Allora, no.
Allora, controllatevi.
Non abbondate con le decorazioni; non opprimete il guscio dell’uovo con un’accozzaglia di disegni che rischia quasi di appesantirlo. Utilizzate solamente colori chiari, e lasciate tanti spazi liberi, sull’uovo, perché sia il ragazzino a decidere come riempirli, e con che cosa.
La sua vita è appena nata, in fin dei conti: deve ancora metter radici. E un germoglio rischia di morire, se viene oppresso da troppe cose inutili.
Verrà il giorno in cui, pian piano, sarà il giovane a scegliere cosa fare di quell’ovetto bianco… pardon: della sua vita. E sarà ancor più facile capire quali sono le cose che contano veramente, se non ci saranno troppi arzigogoli a confondergli le idee, e a metterlo in confusione.

Io la trovo una tradizione splendida, e dal grande significato.
Chissà cosa ne direbbero, i nostri amici Hutzul, del “mio” ovetto giallo che campeggia nel template.
Secondo me, approverebbero: giusto una mano di colore, per gettar le basi della mia vita… e poi, pian piano, si aggiungerà anche tutto il resto. Senza fretta.

E voi quali decorazioni scegliereste, per un uovo che “vi rappresenti”?

2 pensieri su “La vita, in un uovo

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