Affronta la crisi con un libro!

“Dal libro può venire una risposta alla crisi”.
Pare che, in soldoni, il Ministro Fornero abbia espresso suppergiù questo concetto, inaugurando il Salone del Libro che si tiene a Torino in questi giorni.
“La nostra epoca sta cercando i suoi libri”, ha aggiunto Fornero: “cioè i suoi punti di riferimento. Le decine di migliaia di libri in mostra contengono forse – senza che ancora ce ne rendiamo conto – risposte agli interrogativi che, in questo periodo di difficoltà, ci stiamo ponendo. E in ogni caso, ci aiutano a trovare queste risposte”.

Quindi: viva la lettura; viva la lettura in tempo di crisi; viva la lettura come incredibile strumento che potrebbe forse aiutarci a superarla, questa crisi.
Io non so se alla Fornero sia mai capitato di leggere, nel corso della sua vita, quelle stesse statistiche da bibliotecari che sto studiando in questi giorni…
…ma in ogni caso, mi sento di poter affermare: caspita, se è vero!

In questo week-end così tanto afoso che vi immagino perlopiù impegnati in giratelle fuori porta, (altro che blog!), vi saluto con una “Pillola di Storia” raccontata al volo…
…che ci porta negli Stati Uniti, poco dopo il ’29.

La sapete, una cosa buffa?
All’epoca della Grande Depressione, quando la gente faceva oggettivamente fatica ad arrivare a fine mese, c’è stato un bene di lusso (intendendo con questo termine: “tutto ciò che non è strettamente necessario alla sopravvivenza”) che non solo ha retto alla crisi, ma anche ha registrato un boom di vendite.

Sapete quale?
Il libro.

Il libro, se ci pensate, è un bene voluttuario: nel senso che si può vivere benissimo anche senza… ma anche nel senso che è un piccolo lusso: un piccolo regalo che concediamo a noi stessi. È una piccola coccola, un po’ come la cena fuori o l’uscita per andare al cinema: tutte cose importantissime, a livello psicologico… soprattutto in tempo crisi.
Epperò, in tempo di crisi, il libro ha un fantastico vantaggio, rispetto alla cena fuori o all’uscita per andare al cinema. Dura.

Un libro è durevole: può essere letto, riletto, prestato. Puoi regalarlo agli amici alla fine della lettura, chiedendo loro che te ne passino uno in cambio; puoi investire i tuoi risparmi nell’acquisto di un evergreen: uno di quei libretti che fa sempre piacere rileggere, in un week-end di pioggia. Puoi comprarlo a poco prezzo, in edizione economica (e in effetti, durante la Grande Depressione, si vendono un sacco di libri in edicola, a prezzo ridotto. Ma veramente un sacco!). Puoi chiudere il mondo alle tue spalle per poi immergerti nella lettura, viaggiando con la mente in mondi nuovi dove i soldi non scarseggiano, e non c’è preoccupazione. (E in effetti, nella Grande Depressione, ha un sacco di successo tutta la letteratura “leggera”, divertente: di pura evasione).

E soprattutto… puoi prendere il libro in prestito, dalla biblioteca. A costo zero.
Perché no?

Se c’è un periodo, nella storia dell’America, in cui le biblioteche U.S.A. hanno veramente lavorato a pieno ritmo… quel periodo, sono i primi anni Trenta. Gli anni della grande crisi, appunto.
È impressionante vedere le cifre che descrivono la mole di prestiti (e di utenti iscritti al servizio) gestiti dalle biblioteche, in quei quattro o cinque anni. Non appena un volume tornava in biblioteca, finiva immediatamente nelle mani di un nuovo utente: si leggevano grandi classici, racconti rosa, romanzetti d’appendice, con un ritmo frenetico che farebbe girar la testa a tutti i bibliotecari d’oggi. Nel 1932, numerose biblioteche statunitensi registravano un incremento dei prestiti che si aggirava attorno al… cento per cento. Se nel 1930 si gestiva un prestito di circa 22 milioni di volumi all’anno, nel 1932 questa cifra era aumentata a 31 (dico: trentun) milioni di volumi annui.

D’altronde – capiamoci bene – non è che ci fossero molte alternative per passare il tempo, se eri uno statunitense della media borghesia che si trovava improvvisamente a dover centellinare i soldi.
La televisione non esisteva; la serata al pc, nemmeno.
Una volta spenta la radio (e una volta assodato che… no: decisamente, non era il caso di andar per locali), obiettivamente non c’erano grandi alternative per la serata.
Okay: invitavi gli amici a casa, a giocare a poker. Okay: organizzavi concertini casalinghi, se avevi la fortuna di saper suonare.
Ma a parte quello… non c’erano molte alternative.
E il libro della biblioteca (sempre nuovo, appassionante: pronto a distarti dai tuoi problemi; e a costo zero) diventava improvvisamente uno straordinario strumento di spasso. E di evasione.

In quelle catene che girano talvolta nella blogosfera, capita di sentirsi porre la domanda “in quale periodo storico ti piacerebbe vivere, se non in questo?”.
Beh: io credo che sarebbe veramente stimolante poter vivere qualche mese negli Stati Uniti degli anni Trenta, in qualità di bibliotecaria di una biblioteca di quartiere. Punto primo, perché i bibliotecari stavano meglio di tutti gli altri: in questa specie di classe eletta ci furono pochissimi licenziamenti; una cifra irrisoria. E anche gli stipendi rimasero relativamente alti, se confrontati con gli altri.
Ma a parte questo… penso che poche persone, come i bibliotecari di città degli anni Trenta, abbiano potuto rendersi conto, in maniera così lampante, della straordinaria importanza rivestita da una biblioteca… nei confronti della popolazione. Di tutta la popolazione, e soprattutto dei più poveri: di tutte quelle persone che forse non riuscirebbero a procurarselo, un romanzo, se non ci fosse il bibliotecario che glielo fornisce gratis, con un sorriso.

E allora diceva giusto, Elsa Fornero: sotto un certo punto di vista, i libri possono davvero aiutarci a fronteggiar la crisi, in fondo in fondo.
È un aiuto psicologico: senz’altro. Di certo non è molto.
Ma se pensiamo che, quando le preoccupazioni incombono, abbiamo a disposizione uno strumento formidabile, distribuito a costo zero, che riesce a trasportarci in mondi favolosi e a farci dimenticare i nostri affanni, almeno per qualche ora…
…beh: questo è già molto.
Obiettivamente, questo è già molto.

E voi?
Avevate mai pensato alla lettura, (e alle biblioteche, che vi distribuiscono lettura aggratis) da questo punto di vista? In senso… socio-economico?
(Io ad esempio non ci avevo mai pensato: affatto. E non vi dico la mia esaltazione, nello scoprire certe storie…)

2 pensieri riguardo “Affronta la crisi con un libro!

  1. Va tutto benissimo, ma non si può predicare bene e razzolare male… se il ministro dice che una risposta alla crisi viene dalla lettura, si spera almeno che le biblioteche provinciali/comunali ecc siano finanziate adeguatamente, non dico di aumentare i finanziamenti ma almeno di tenere gli standard… invece questo non si fa, si taglia sulla cultura.

    Poi insomma, vivere negli anni ’30 oddio… tempi duri direi, poi è arrivata pure la guerra poco dopo… no per carità o.o

    1. Sì: in effetti, all’università studiavo che alcuni governi (es. quello di Obama), in seguito alla crisi hanno addirittura aumentato i fondi alle biblioteche, viste come uno strumento in grado di poter fornire arricchimento culturale (e quindi anche occasioni in più per riciclarsi nel mondo del lavoro, al limite).
      (Va anche detto, a onor del vero, che d’altro canto non è solo l’Italia ad aver optato per i tagli alla cultura, da quanto so).

      Vivere negli anni ’30… ma sai, secondo me non sarebbe neanche stato così male, a dire il vero…
      Pensa. Dopo esserti messo alle spalle il trauma della guerra (peraltro, gli USA non son neanche stati bombardati ;-P), ti costruisci la vita in un mondo che, tutto sommato, sembra prometterti un futuro abbastanza roseo. C’è il boom economico, c’è una crescita del benessere probabilmente senza pari. I tuoi figli nascono in un momento in cui, tutto sommato, riescono a crescere nella bambagia e a rendersi indipendenti in tempi brevi (e questa ovviamente è una gran consolazione).
      Non dico che dal ’45 in poi sia stato tutto rose e fiori (ci mancherebbe!). Però ad esempio le mie nonne, classe ’21, ammettono (ammettevano: ché una è morta) con molta tranquillità di aver avuto una vita relativamente facile, superato il trauma della guerra. Sotto certi punti di vista, da lì in poi è andato quasi tutto bene… :-)

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