Pillole di Storia

Ma c’è, il Rocci, in Paradiso?

“Signorina? Posso chiederle una cosa?”. Si tormenta le mani, spostando il peso da una gamba all’altra, in imbarazzo. “Mi hanno detto che Lei è un’esperta di Santi. È vero?”.
“Ehm”. Sollevo lo sguardo dal mio lavoro e gli lancio un’occhiata un po’ interdetta. “Beh, sì, diciamo che è un argomento che ho approfondito un poco. Prova: magari so rispondere. Che c’è?”.
“Ecco”. Deglutisce ed è ancor più imbarazzato, arrossisce quasi. “Mi stavo domandando…”.
“Spara”.
“Ma i Santi, sono solo quelli che sono stati canonizzati ufficialmente?”.

Lo guardo.
Mi guarda.
Lo guardo.
Lo guardo meglio.
Do un’occhiata a quel ragazzotto di diciannove anni con T-shirt aderente e jeans semistrappati, che si erge di fronte a me facendomi domande di alta teologia mentre mastica il suo chewing-gum.
“Ehm. Certo che no, figliolo. Cioè: è perfettamente possibile che ci sia gente che raggiunge la gloria di Dio anche senza andare incontro a un processo di canonizzazione: la Chiesa ci indica alcuni esempi di santità, ma può darsi benissimo che esistano dei santi di cui, banalmente, la Chiesa non è al corrente, o per i quali non è mai stato avviato un processo di…”.
“AH!!”. Si illumina. “E quindi, io posso pregare anche un tizio che non è stato fatto ufficialmente santo, ma che secondo me è in Paradiso? Sì??”.

Gli lancio un’altra occhiata.
C’ha il gel fra i capelli e il piercing al naso.
In cinque anni che lo conosco, l’ho visto lanciarsi in molte attività svariate, fra le quali decisamente non compariva la preghiera fervente piegato su un inginocchiatoio.
“Suppongo di sì, figliolo”, scandisco lentamente.
“Ma quindi”, azzarda lui, rianimandosi, “secondo Lei… io posso pregare il Rocci?!”.
“Il chi?”.
“Il Rocci!”.
“E chi è ‘sto Rocci?”.
Il Rocci!! Lorenzo Rocci!! Quello che ha scritto il Rocci, il dizionario di Greco!”.
“…”. Apro la bocca per parlare ma la richiudo senza aver detto niente.
“Era un prete, eh!”, precisa lui. “Un gesuita. E i preti vanno in Paradiso dopo la morte! O no?”.
Boccheggio, alla ricerca di qualcosa di intelligente da commentare. “Beh: se sono bravi preti…”.
“Ecco”, esulta lui: “secondo me, il Rocci era un bravo prete!”.
“Ehm. Bene”.
“Secondo Lei, signorina, il Rocci è in Paradiso?”.

Se non siete dei Grecisti, se non avete fatto il Liceo Classico, se il Rocci non vi rievoca i (tristi) tempi del ginnasio… allora, passate oltre. È molto verosimile che questo post non vi interessi.
Ma se, come me, avete passato anni della vostra vita a cavarvi gli occhi sfogliando il Malefico Rocci, il dizionario Greco-Italiano su cui hanno soffert studiato generazioni di Italiani…
allora, siate sinceri. Ma voi lo sapevate, che il Rocci faceva il prete?

La scoperta è stata così sorprendente da strapparmi un sorriso, e da farmi pensare che valeva la pena di condividerla con voi.
Laureato in Lettere presso la Regia Università di Roma, Lorenzo Rocci diventa un Gesuita nell’anno del Signore 1880. Dopodiché, diventa uno stimato professore di Latino e Greco, come si addice giustamente al membro di una Congregazione che è votata esplicitamente all’insegnamento dei più giovani.
E mentre insegna, questo povero Lorenzo Rocci si rende conto che è abbastanza comprensibile che il Greco sia considerato la Bestia Nera degli Studenti: passi, l’inevitabile necessità di impazzire fra aoristi irregolari e ottativi medio-passivi; ma doverci impazzire su manuali scolastici scritti in Tedesco…!

Ebbene sì, incredibile ma vero: all’inizio del Novecento, non esisteva in Italia un dizionario che traducesse il Greco Antico in Italiano. Per tradurre Omero o Eschilo, bisognava necessariamente ricorrere a dizionari stampati in Germania, o nel Regno Unito: e va bene che il Liceo Classico è frequentato da gente votata perlopiù al martirio, ma costringere la gente a lambiccarsi con versioni Greco Antico–Tedesco e poi Tedesco–Italiano… beh: era un po’ troppo.

Lorenzo Rocci S.I. (1864 – 1950)

E così, il nostro caro vecchio Rocci sceglie di correre ai ripari. Armato solo di schedine e di appunti manoscritti, senza un computer e senza un vero team di collaboratori, padre Lorenzo comincia a lavorare di buona lena, e riesce a generare, dopo venticinque anni di fatiche, quel mostruoso colosso dalla copertina blu che tutti i Classicisti hanno bene impresso nella mente.
2074 pagine, 4148 colonne piene di righe microscopiche che ti fan perdere mezza diottria a versione.
Dato alle stampe nel 1939, il Rocci diventa per eccellenza il vocabolario Greco-Italiano. Da qualche anno, lo storico vocabolario viene insidiato dal suo concorrente, il GI (che secondo me è anche meglio, N.d.R.) (peraltro, è anche stato scritto da un Pavese). Ma insomma: il Rocci (il Rocci!!), il mitico vocabolario Greco-Italiano su cui hanno soffert si sono formate tante generazioni di studenti… è stato scritto da un pretino. Lorenzo Rocci. Lo vedete qui alla destra.
Lo sapevate, voi?

“No, è perché… fra qualche giorno ho la maturità”.
Gli sorrido. “Lo so. In bocca al lupo!”.
“E quest’anno è uscito Greco”.
Brr. A maggior ragione: in bocca al lupo!”.
“E io pensavo… insomma: quando ho scoperto che Rocci è un prete, ho pensato che magari potevo mettermi a pregarlo. Così magari fa il miracolo e mi fa andare bene la versione. Secondo Lei me lo fa, il miracolo?”.
Gli sorrido, senza rispondere.
Ahò! Magari è contento, se lo prego! È un prete: sarà ben contento, no?!”.
“Beh. Penso di sì”.
“Me lo farà un favore, no? In fondo, prego! E poi, magari, se non è proprio-proprio un santo, non lo pregano neanche in tanti. Secondo me è contento”.

Aspetta che circoli la notizia, amico – e, secondo me, cominceranno a pregarlo in molti.

38 thoughts on “Ma c’è, il Rocci, in Paradiso?

  1. ahahahah anche se non ho fatto il classimo e non so molto di grego ho letto tutto il tuo post che mi ha regalato un sorriso :)

    aggiungo solo un appunto: ma tu gli hai davvero risposto “Suppongo di sì, figliolo … cioè lo hai chiamato figliolo??? Deformazione professionale a furia di stare con i preti e i santi? Scusa ma quella frase mi ha fatto davvero ridere :P

    un sorriso :)

    1. :-DD
      Ebbene sì: quando voglio essere scherzosa, uso spesso il termine “figliolo” :-D
      Non so quanto fossa far piacere a quelli che vengono chiamati in questo modo (ma col sorriso sulle labbra, lo faccio sempre in tono lievemente ironico), soprattutto se hanno diciannove anni…
      …ma: ebbene sì! :-D

      Deformazione professionale a furia di frequentar cattive compagnie, dici? ;-)

  2. Secondo la mia figliola che sul Rocci piange calde lacrime da qualche anno… questo prete che nemmeno lei sapeva fosse un prete… non è che attiri moltissime preghiere ma qualche parolina non proprio gentile ….

    1. E’ perché non sta ancora preparando la maturità. Quando si troverà da sola contro la seconda prova, sola con il suo Rocci… allora, comincerà a sentire il bisogno di un qualche santo a cui votarsi :-DD

      (Massima solidarietà alla figliola, brr… il Greco non era decisamente la mia materia preferita!)

      1. (Comunque, io, a margine, consiglio veramente il GI. Il Rocci usa dei caratteri tremendi ed è una cosa da far perdere diottrie a chiunque: il GI è molto più leggibile, ed ha anche un buon numero di frasi in più. Ora, io non dico di cambiar dizionario al quarto anno dopo che ti sei giù abituata ad uno, e non dico che il GI sia risolutivo per farti perdere meno tempo… però, secondo me, un po’ di fatica te la risparmia! :-D)

  3. Bello il pezzo, autentica l’emozione (ho ancora il mio Rocci lì che mi guarda – e ho fatto la maturità classica nell’84-), convinti sorrisi. Hai guadagnato anche un follower su twitter.
    Grazie!

  4. Mio fratello aveva il Rocci :) Fino a qualche anno fa stava in soffitta, ma non lo vedo da una vita, chissà dove è finito…

    Per latino io avevo (dovrei dire ho… perchè li posseggo ancora anche se inutilizzati) un vecchissimo IL cadente a pezzi e un novissimo Nomen (regalo di Nonna, che bei ricordi con lei!), tra i due mi trovavo decisamente meglio col secondo. Se ripenso a queste cose mi viene un po’nostalgia :P Non di latino, di quello proprio no, se dovessi studiarlo ora non so come farei. Una mia insegnante diceva che il latino è come la matematica, se sei bravo ad una delle due sei bravo anche all’altra, ma è una cosa sbagliatissima, non condivido per niente! Nostalgia dunque, di alcune cose degli anni della scuola, la spensieratezza forse, non so!

  5. …anch’io ho avuto un sobbalzo, quando lo hai chiamato “figliolo” ahahahah….comunque, un post carinissimo, mi ha fatto tornare indietro con gli anni (parecchi, purtroppo, se consideri che ho fatto la maturità nel 1993…!!! help…)…In effetti, io più che i santi, sono sempre andata “alla fonte” e le mie preghiere hanno sempre cercato di raggiungere il “Capo” :))) però, in effetti, se avessi saputo che il Rocci era un gesuita, magari….sai com’è, anche a me uscì greco, alla maturità :-/

    1. Sai che in effetti anche io vado quasi sempre “alla fonte”, quando prego?!
      E’ buffo, perché la gente sa che ho questa grande passione per i santi, e pensa, comprensibilmente, che io passi le mie giornate a pregare questo o quel santo sconosciuto. E invece, in effetti, anche io ho sempre la tendenza di importunare direttamente il Grande Capo ;-)
      C’è un unico santo a cui mi rivolgo con una certa frequenza, perché è il “mio” santo per eccellenza e quindi ha diritto a un trattamento privilegiato :-P … ma per il resto, sì, anche io tendo ad andare direttamente “alla fonte”. In effetti è buffo: amo moltissimo i santi, però mi “limito” più che altro a considerarli dei modelli; medito sulla loro vita e sui loro testi e su tutto quanto… ma raramente mi rivolgo a loro, quando prego.
      Piuttosto buffo, in effetti! (Ma è proprio un tratto della religiosità della mia famiglia: anche mia mamma e mia nonna hanno/avevano lo stesso identico atteggiamento).

  6. Il Rocci!!!
    Ho continuato ad usarlo fino al dicembre di due anni fa, dato che mi sono laureata in Scienze dell’Antichità, curriculum filologico-letterario. La mia prof di greco e latino al ginnasio era del tuo stesso parere: spesso ci diceva che generazioni di classicisti ci hanno perso diottrie su diottrie, ma nonostante questo ci sconsigliava di adoperare il Montanari, ossia il GI.
    Sapevo che Lorenzo Rocci era un sacerdote, perché mi era stato raccontato in una lezione di Storia della Filologia Classica, se ben ricordo.
    Quanto al pregare gente non canonizzata… ho parecchie persone in mente, ma, da quando un prete che conosco mi ha dissuasa dal farlo soprattutto in relazione ad una in particolare, non me la sento granché. Vorrei fargli presente che perfino il Papa ha le sue (cfr. Udienza generale del 13 aprile 2011), ma non voglio offenderlo.

    1. Uh, adesso mi hai fatto venire in corpo una doppia curiostà: come mai vi sconsigliavano di usare il GI, e come mai ti sconsigliavano di pregare gente non (ancora?) canonizzata :-D

      Cioè. Scherzi a parte: la prudenza nei confronti dei santi “con la S minuscola”, quelli che non sono (ancora?) andati incontro a un processo di canonizzazione, posso capirla. Capisco i possibili rischi e le eventuali perplessità… anche se, come dici giustamente, pure il Papa ha detto di ispirarsi a santi “non canonizzati”, quindi tanto sbagliato non potrà essere ;-)
      Però mi incuriosiva sapere, se non sono indiscreta, se magari quel sacerdote ti aveva dissuasa evidenziando un pericolo “in particolare”. Così, giusto per curiosità :-)

      In compenso… se posso capire le perplessità sui santi, non riesco proprio a capire le perplessità sul GI :-D
      Io lo trovavo ben fatto: seriamente! Oltre ad essere più chiaro da un punto di vista puramente grafico (…e già quello è un dettaglio non trascurabile), mi pareva anche fatto bene. Rispetto al Rocci, aveva anche un sacco di “frasi” in più, cosa che lo rendeva particolarmente gradito agli studenti a cui di tanto in tanto poteva capitare di trovarsi tradotta una frasetta che era riproposta paro paro nella versione ;-) (A me è successo!).
      Ma a parte questo… ehm… dettaglio :-D, a me non sembrava fatto male! Non sono una Grecista e quindi magari c’è qualche valida ragione per cui preferire il Rocci… però, io mi trovavo meglio col GI.

      (Per chi si chiedesse come mai ‘sta squinternata utilizzasse due diversi dizionari: io avevo comprato il GI, e di base usavo quello; però, siccome mi capitava spesso di fermarmi a scuola nel pomeriggio, talvolta facevo i compiti lì… e in quel caso, usavo un vecchio Rocci che stazionava in presidenza, a disposizione degli studenti. Quindi, di fatto, li usavo entrambi!)

      1. Risposta alla curiosità numero uno: la prof diceva che il GI era per certi versi incompleto rispetto al Rocci, ma ciò non significa che lo bandisse dalla classe. Alcuni miei compagni, infatti, lo avevano. All’università l’ho tranquillamente adoperato e non mi sono affatto trovata male. Certo, se rivedessero la veste tipografica del Rocci sarebbe molto meglio.

        Risposta alla curiosità numero due: sei anni fa alcune suore mi hanno raccontato la storia di un giovane testimone. Successivamente, ho incontrato gente che l’ha conosciuto: alcuni me ne hanno tessuto le lodi, altri mi hanno riferito che non è degno di esser preso ad esempio e, quel che mi fa più soffrire, mi hanno detto che io non devo occuparmene perché non c’entro nulla con lui. Per salvare capra e cavoli, un prete che è al corrente di questa vicenda e del mio interesse a riguardo mi ha esortata a pregare prima un Eterno Riposo, nel caso che l’anima di questo ragazzo sia ancora in Purgatorio, poi un Gloria al Padre, perché a suo dire lui vede Dio faccia a faccia.

  7. Dimenticavo: quante risate al leggere alcune proposte di traduzione un po’ antiquate, come quella per “poieo”= “fo”, “fabbrico”, “costruisco”, oppure quando mi è stato riferito (ma non ho mai controllato) che l’avverbio “porro”, ovviamente in caratteri greci, viene tradotto proprio… “porro”, ma in latino!

    1. :-DD

      Nella mia personale graduatoria delle traduzioni improbabili vince una frasetta citata in una veeeecchia copia del Campanini-Carboni, che usava mia mamma alla scuola media, nel tempo che fu. Il dizionario continua a girarci in casa, e l’avevo usato come “base” nell’estate fra la terza media e il ginnasio, quando cominciavo a studiacchiare un po’ di Latino per non arrivare del tutto impreparata alla scuola superiore.
      Embeh: a un certo punto, non so più a che proposito, il Campanini – Carboni tirava fuori una frase esemplificativa che suonava, testualmente, così: errabat intra angos.
      Non so se sia tratta da qualche testo famoso, ma sono passati diec’anni da quel giorno e io continuo a cappottarmi dalle risate al pensiero di questo povero disgraziato che vaga con aria spaesata in mezzo a centinaia di agnelli, cercando non si sa bene chi o che cosa.
      E’ quasi diventato un modo di dire, a casa nostra: adesso, quando vogliamo parlare di uno un po’ tontolone che non riesce a far le cose come dovrebbe, usiamo sempre questa frase :-D
      E’ favolosa, nella sua assurdita!

      (Ché poi ho cercato su Google, e non l’ho trovata: a questo punto, non penso nemmeno che sia tratta da qualche opera famosa… altrimenti ci sarebbe! No?)

      1. Mia sorella mi ha appena detto che, alle prese con una delle sue prime versioni, incappò in un termine che il Rocci traduceva come “colEzione” . Credendo che fosse una sorta di carica onorifica, tradusse quella parola con “IL colEzione” per tutto il brano, sbagliando clamorosamente. Ovviamente, indicava la “colAzione”!

  8. Da brava cecata, ho usato il Rocci due volte in vita mia e ho capito che non avrei mai tradito il mio amato GI. Se fosse scritto un tantino tantino più grande, se non avesse tutta quella sua filosofia particolare per mettere le parole in ordine, l’avrei amato di più. Soprattutto per il primo motivo (non che il secondo mi schifi, eh; già sul GI a volte non trovavo qualcosa, figutiamoci che avrei combinato lì!).
    Non sapevo che Rocci fosse un prete, né tanto meno che il suo dizionario è stato il primo Greco antico-Italiano, devo essere sincera.
    Quanto alla preghiera… penso anche io che adesso sarà considerato molto di più nelle preghiere degli studenti! XD Credi che avrebbe aiutato me, se l’avessi saputo, anche se tigo GI?

      1. Allora è veramente deformazione professionale, a forza di discettar di Santi :-DD

        (P.S. Ricevute le e-mail, poi ti rispondo… è che in questo momento – guarda un po’ la novità… – sono di nuovo oberata dallo studio O.o)

  9. Questo post non mi sfiora minimamente, non avendo fatto il classico.
    Ma segnalo al volo alla mia ragazza che invece il greco antico se l’è scelto per la vita e mi pare proprio che usi il Rocci.
    Quanto non la capisco…

    1. Ecco. Io considero i Grecisti alla stregua dei Veri Martiri dell’Età Moderna (e questo vale anche per Emilia!) ;-PP

      Brr, tutta la mia ammirazione… io ho fatto il classico ed ero anche bravina, in Greco (anche se non era la mia materia preferita, anzi). Poi sono andata all’Università, ho felicemente rimosso tutto quanto e mi sono subito sentita meglio :-D, per poi ritrovarmi a fare la tesi su una serie di manoscritti fra cui figurava anche un Vangelo bilingue in Greco e Latino.
      Le pene che m’ha fatto patire…! ‘Maledetto codice pieno di noticine scritte in Greco che non riuscivo né a leggere (e passi: Paleografia greca non l’ho data), né a tradurre (il che mi faceva sentire, in effetti, particolarmente idiota)… @___@

  10. nessuno che – salvo mia svista – abbia citato il La Magna – Annaratone!
    Più piccolo, maneggevole, abbastanza completo: circolava negli anni 50/60…
    Quanti ,ricordi, anche sul latino… Calonghi, Gheorghes, Badellino, Campanini Carboni, D’Arbela …

    1. :-O
      La Magna – Annaratone??
      Ma giuro che non l’avevo proprio mai sentito nominare, nemmeno di sfuggita… e dire che, bene o male, i nomi dei dizionari più famosi mi arrivano, all’orecchio, prima o poi (anche solo per il fatto che in genere si trovano in biblioteca)…
      :-O
      E che fine ha questo, questo La Magna – Annaratone? Lo stampano ancora, o è proprio sparito dalla circolazione, che tu sappia?

  11. La Magna – Annaratone sì c’è ancora l’ho usato al ginnasio, poi al liceo il Rocci che mi sembrava più completo (nel senso che di una parola aveva tutti i possibili significati, mentre sul primo in qualche caso il senso traslato di una parola lo dovevi un po’ desumere). il primo ne guadagnavi in salute perché potevi metterlo nello zaino invece di portarlo a braccio, e anche per la questione lle dimensioni dei caratteri

    1. Ne ho trovato uno dell’87 in una bancarella e sino a questo post non ero riuscito a trovare niente riguardo questo vocabolario. Grazie comunque, a proposito avresti qualche altra notizia a riguardo?

      1. Sul Rocci, o sull’ignoto La Magna-Annaratone?
        Mi sa sul secondo, eh? ;-)

        Per chi volesse approfondire la storia del Rocci, il sito della Società Dante Alighieri ha pubblicato un bel po’ di materiale sul dizionario e/o sul suo ideatore: si trova tutto qui, scorrendo le varie voci del menù.
        Ma se invece a destare curiosità era il La Magna-Annaratone… passo la mano ;-)

  12. LA MAGNA – ANNARATONE! Niente scoliosi e diottrie intonse. (però sul Rocci c’erano un sacco di cose in più e farselo prestare era anche un buon veicolo per pizzini risolutivi ;)

      1. L’ho visticchiato durante una ricerca agiografica in università e mi sembra di sì. Se ci ripasso, provo a fotografare una pagina-campione.

  13. scusate ma non resisto: come può un’insegnante, che deve essere brava colta e preparata, scrivere “C’HO” (kho) per “CIO’ ” (ci ho) e “DIEC’ANNI” (diekanni) per” DIECI ANNI”? se ci tradiscono anche i professori del classico… Rinnovo le scuse, so di passare per pedante, ma non riesco a stare zitto.

    1. Ehm, io non sono un’insegnante, eh, né tantomeno un professore del classico… sono un’archivista :-)
      Sì, in effetti so che teoricamente sarebbe sbagliato (anche se, boh… è una regola talmente “pignola” e che vale solo per lo scritto che, secondo me, nell’arco di qualche decennio cadrà in disususo… ma giustamente, finché c’è ed è in vigore bisogna seguirla, ovvio!). Quando scrivo cose “serie” in un contesto “serio”, non mi sognerei mai di usare queste forme… ma qui sul blog ogni tanto lo faccio anche per dare un tono colloquiale a quello che scrivo (anche se, sì, so che in teoria è sbagliato).
      :-)

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