Pillole di Storia

Insegna anche tu la Matematica con il Vangelo!

Ché poi ti fanno un sacco di bei discorsi, eh. “Missione educativa”, “l’insegnamento è una vocazione”, “insegnare equivale a educare”, “si può formare un ragazzino a partire da qualunque cosa”, “si può parlare di Dio a un ragazzo a partire da qualunque cosa”.
E tu li ascolti e fai segno di sì con la testolina, e prendi appunti, e intanto ti domandi… okay, d’accordo: si può parlare di Dio, in classe, a partire da qualsiasi spunto…
…ma per davvero?

Io lo ammetto: sono una fortunata.
Io (non insegno, ma) se insegnassi insegnerei Italiano o Storia. È facile parlare di Dio durante una lezione di Italiano o Storia: okay.
Ma durante una lezione di Matematica??

Giuro, me lo son sempre chiesta.
Per quanto riguarda le materie umanistiche, è un discorso; ma se parliamo di materie scientifiche?
Di pura algebra?
Di numeri e teoremi?
Come fa, un insegnante di Matematica, a essere un bravo educatore cristiano?
Come cavolo fa a emergere, in una lezione di Matematica pura, la sua lodevole cristianità?

Me lo sono domandata per anni ed anni.
Poi sono andata in biblioteca.
Ho avuto modo di sfogliare un manuale di matematica destinato alle scuole elementari, scritto ad uso e consumo dei Fratelli delle Scuole Cristiane.
Era datato 1848.
E questo era lo schema che consigliava di adottare, nel momento in cui si dovevano insegnare ai bimbi le tabelline.

2 volte 2 fanno 4, come i 4 Evangelisti e le 4 virtù cardinali.
2 volte 3 fanno 6, come i 6 giorni della settimana.
2 volte 4 fanno 8, come le 8 Beatitudini e le 8 persone salvate dal diluvio per mezzo dell’Arca.
2 volte 5 fanno 10, come i 10 comandamenti di Dio e le 10 piaghe d’Egitto.
2 volte 6 fanno 12, come i 12 apostoli, i 12 segni dello zodiaco, e 12 mesi dell’anno.

2 volte 7 fanno 14, come i 14 Duchi di Savoia, le 14 Epistole di S. Paolo, e le 14 opere di misericordia.
2 volte 8 fanno 16, come i 16 Stati principali d’Europa e i 16 capitoli del Vangelo di S. Marco.
2 volte 9 fanno 18, come i 18 Conti di Savoia.
2 volte 10 fanno 20, come i 20 lustri per fare un secolo.

3 volte 3 fanno 9, come i 9 cori degli angeli.
3 volte 4 fanno 12, come le 12 Tribù d’Israele.
3 volte 5 fanno 15, come i 15 Misteri del rosario.
3 volte 6 fanno 18, come le 18 lune o satelliti in tutto.
3 volte 7 fanno 21, come i 21 re di Giuda e i 21 capitoli del Vangelo di S. Giovanni.
3 volte 8 fanno 24, come le ore in un giorno.
3 volte 9 fanno 27, come i libri del Nuovo Testamento.
3 volte 10 fanno 30, come gli anni di vita nascosta di Gesù Cristo.

4 volte 4 fanno 16, come i 16 Profeti.
4 volte 5 fanno 20, come i 20 soldi che fanno una lira.
4 volte 6 fanno 24, come i 24 capitoli del Vangelo di S. Luca.
4 volte 7 fanno 28, come i 28 capitoli del Vangelo di S. Matteo.
4 volte 8 fanno 32, come i 32 denti che ha l’uomo.
4 volte 9 fanno 36, come i 36 principali fiumi d’Europa.
4 volte 10 fanno 40, come i 40 giorni che Mosè restò sul monte Sinai, e i 40 martiri di Sebaste.

5 volte 5 fanno 25, come la durata della rotazione del sole.
5 volte 6 fanno 30, come le 30 diocesi ne’ Regi Stati di terra ferma.
5 volte 7 fanno 35, come gli archi al punto del Gard in Francia.
5 volte 8 fanno 40, come i giorni del diluvio, i giorni della quaresima, i secoli dalla creazione a Gesù Cristo, e i giorni che digiunò Gesù Cristo nel deserto.
5 volte 9 fanno 45, come i 45 libri del Vecchio Testamento.
5 volte 10 fanno 50, come i 50 giorni da Pasqua a Pentecoste.

 (Dai, dai… giochiamo a completare la tabellina? Soli riferimenti scritturali o agiografici: mi raccomando!)

12 thoughts on “Insegna anche tu la Matematica con il Vangelo!

  1. Beh ma perchè un docente di matematica deve parlare di Dio? Secondo me può avere un atteggiamento cristiano e già con questo atteggiamento insegna molto ai ragazzi. Però fortissima questa tabellina

    1. Come mi hanno detto una volta a un corso di formazione per educatori cristiani: si può (e quindi si dovrebbe) trovare un modo per parlare di Dio attraverso l’insegnamento di qualsiasi materia, perché in fondo in tutto il Creato è opera di Dio. E se è vero che la teologia è la scienza che parla di Dio e delle sue opere, e se è vero che l’insegnamento è l’attività di chi spiega qualcosa sul Creato, allora insegnare vuol dire anche far teologia.
      Nel momento in cui sali su quella predella e incominci una lezione, allora stai automaticamente parlando di Dio e delle sue opere.

      E fin lì mi sta bene: ma poi, nel concreto… un conto è parlar di Dio facendo Storia, e un conto è parlar di Dio con la tavola pitagorica alla mano ;-)

    1. Disgraziatamente, all’epoca, ‘sti pazzi insegnavano solo nelle scuole elementari (per usare un linguaggio moderno), e mi sa che limiti e derivate erano decisamente al di fuori del programma.
      Ma infatti, è ben per quello che ho chiesto il vostro aiuto: dobbiamo finire la tabellina!! La Matematica! Il programma ministeriale!!

    1. Io stessa sento di poter smentire ;-)

      (Però ad esempio è molto in stile lasalliano lo schema di interrogazione botta-e-risposta che citavo ad AlphaT… questa sì che è una cosa che fanno di frequente! Per coinvolgere ancor di più l’alunno, immagino, (e in effetti funziona!).

      1. Ne parlavo giovedi con fratel Gabriele e mi citava anche lui un libretto degli inizi del Novecento diffuso nelle loro scuole, in cui si spiegava appunto come “insegnare cristianamente” le singole discipline… :)

  2. Questi esempi non mi sembrano calzare molto perchè aggiungono dei dati religiosi ad un dato di base di matematica elementare; quindi al bambino gli fai solo studiare più cose, abbinandole anche in maniera un po’ forzata.
    Ma ci sono modi di applicare la matematica che ti fanno apprezzare E la matematica, E qualcos’altro.
    Ho un paio di idee su come adoperare le matrici al concetto di matrimonio, uno serio ed uno parodistico. Prossimamente

    1. Alle tue osservazioni, risponde direttamente l’autore del manualetto (che nello specifico era una guida per l’insegnante, quindi spiegava anche come far fare un esercizio e in base a quali ragioni pedagogiche bisognava insegnare in un certo modo). A detta dell’autore,

      nell’uso ordinario, quando si fa recitare la tavolta delle moltipliche, l’interrogante è costretto, se gli si danno false risposte, di dire il numero egli stesso, ovvero di pregar l’alunno di contar sulle dita: ma questo procedimento è secco, e non offre nulla di attraente; d’altronde non v’è cosa più fuggevole che un numero, il quale non s’attacchi ad un fatto particolare.
      Se il metodo che noi qui presentiamo, non è migliore dell’ordinario, non sarà sicuramente più cattivo, e ad ogni modo sarà qualche cosa. […]
      Ecco come bisogna prendersela interrogando.
      L’Interrogatore: – 2 volte 6?
      Se l’alunno risponde bene, non gli si chiederà di più, ovvero gli si potrà domandare se non evvi alcun fatto particolare che s’attacchi al numero 12. Se poi l’alunno risponde male, o non risponde, il maestro gli dice: Su via, cercate quanti apostoli vi sono? ovvero: Quante tribù d’Israele? ovvero: Quanti segni del zodiaco? Il ragazzo risponderà probabilmente 12; ed allora il maestro gli fa ripetere: Quanto fanno due volte 6? Qual fatto unite voi a questo numero 12?

      Non so se la spiegazione ti convince, ma mi immaginavo l’autore tutto scalpitante che mi gridava “aspetta, devo difendermi!! Lascia che spieghi meglio quello che avevo in mente!”.

      :-D

  3. Dieci e dieci, i dieci Comandamenti.
    Nove e nove, e nove Cori angelici.
    Otto e otto, le candele accese.
    Sette e sette, i sette Sacramenti.
    Sei e sei, i santi dell’altare.
    Quattro e quattro, i quattro Evangelisti.
    Tre e tre, i santi tre Re Magi.
    Due e due, l’asino e il bue
    bambino nella culla
    la luna e il sol
    chi ha creato il mondo è stato il Signor,
    chi ha creato il mondo è stato il Signor.

    (io sapevo sei, i gatti della madonna, ma va bene anche questa)

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