Pillole di Storia

[Pillole di Storia] Sulla mezzanotte, sull’antico computo del tempo… e sul cappello alle ventitré

Mentre comincio a scrivere questo post, sono le 20:52 del 31 dicembre. Fra poco più di tre ore scatterà l’ora X: e allora sarà tutto un guardare l’orologio, l’aspettare il dodicesimo rintocco, il contare i minuti ed i secondi che ci separano dalla mezzanotte… e poi, via alle feste.
Roba che, se fossi una persona normale, a questo punto chiuderei il post con un “auguri a tutti di buon anno!”, e andrei nell’altra stanza a fare il veglione.
E invece no: poiché normale non sono, rimango ostinatamente qui, attaccata alla tastiera, per tediarvi con una lezione di Storia… alla sera di Capodanno.

Veh che però è una lezione di Storia a tema, eh.
E l’argomento è… la mezzanotte.

***

Beh, sì. Siamo tutti quanti attaccati a un orologio a contare ansiosamente i minuti che ci separano dal nuovo anno: ma se fossimo uomini medievali, quando scatterebbe, per noi, l’ora X?
Sicuramente, non nella notte fra il 31 dicembre e il 1° gennaio: nel Medio Evo, l’anno cominciava in tutt’altra data, secondo tradizioni secolari che variavano da zona a zona. La scelta di festeggiare Capodanno il 31 dicembre è in effetti molto recente…
…ma non solo. In realtà, è molto recente anche l’abitudine di iniziare un nuovo giorno allo scoccare della mezzanotte.

Perché, voglio dire: se ci pensate bene, cosa accidenti mi significa, la mezzanotte?
Non è che succeda qualcosa di particolarmente significativo, a mezzanotte.
A mezzanotte sto dormendo, o mi preparo per andare a letto, o perdo tempo su Internet invece di far cose più produttive. Se non fosse per il pendolo in salotto che suona come un dannato, manco me ne accorgerei, che è arrivata la mezzanotte. Non è che a mezzanotte succeda qualcosa di così significativo al punto tale da farmi dire “okay: adesso inizia un nuovo giorno”.
Semmai, una sensazione del genere ce l’ho al mattino appena mi sveglio. Oppure, al mattino appena esco di casa, a seconda dei punti di vista.
Allo stesso modo, la sensazione di “ooh, e questo giorno s’è concluso!” io ce l’ho verso le 21:10, quando mi metto sul divano, spengo la luce, e guardo un film in televisione. O, più banalmente, quando affondo la testa nel cuscino e chiudo gli occhi.
In effetti, non è che io percepisca ‘sta differenza sostanziale fra le 23:59 e le 00:00. Non so voi.

Certo, certo: un orario in cui far cominciare il nuovo giorno dovevamo pur fissarlo, e questo è ovvio – ma fissarlo nel bel mezzo della notte, così, a casaccio…
beh: è una convenzione. Va bene finché tutti siamo d’accordo nel dire che il nuovo giorno incomincia a mezzanotte… ma, voglio dire: non c’è nessuna ragione logica, a monte di questa scelta. A un certo punto della Storia, i Francesi han deciso di fare così e tutto il resto del mondo gli è andato dietro. Ma è una convenzione, e niente più.

Gli uomini del Medio Evo erano gente decisamente più terra a terra, e avevano un computo del tempo molto più… sensato, se vogliamo.
Per un uomo medievale, la giornata finiva quando smettevi di lavorare. E chiamalo “scemo”, voglio dire. Pure per me, a dirla tutta, la giornata finisce nel momento in cui torno a casa.

Un uomo medievale, mediamente, rincasava al calar del sole. Tagliar legna in piena notte, decisamente non è cosa. Preparare arazzi, cardare lana, intagliare il legno quando fuori è buio, è da pazzi e da scialacquatori: ti rovini la vista, ché non si vede niente… e, con quel che costa la cera, finisci pure per indebitarti.
Al calar del sole, l’uomo medievale si ritirava in casa e, scaldandosi vicino al fuoco, faceva il bilancio della sua giornata. L’orologio del campanile batteva ventiquattro rintocchi (sissì, ventiquattro: anche se era solo tardo pomeriggio), e, da quel momento, aveva inizio il nuovo giorno.

Dal che, deriva una conseguenza interessante: per gli uomini medievali, la “mezzanotte” arrivava a un’ora diversa a ogni giorno dell’anno – nel senso che, ovviamente, il sole non tramonta alla stessa ora d’inverno come d’estate. Quindi, per un uomo medievale, la “mezzanotte” scoccava a un’ora completamente diversa man mano che scorrevano i mesi del calendario: verso metà dicembre, il nuovo giorno iniziava verso le (nostre) quattro del pomeriggio; quando si era in piena estate, la “mezzanotte” scattava molto più in là nella giornata, verso le (nostre) dieci di sera.

Sì, insomma: un piccolo guazzabuglio (che in realtà potrebbe complicarsi ancora, ma non andiamo troppo per il sottile) in cui la mezzanotte scoccava ad ore diverse della giornata a seconda del periodo dell’anno.
Ehm.
Ebbene sì.

L’unico punto fermo di questo delirio era che la mezzanotte scoccava al momento del tramonto – cosa che comunque aveva una sua logica, se vogliamo… nonostante alcuni piccoli difetti logistici che ne conseguivano (“scusi per i tempi d’attesa, abbiamo una coda infinita: il primo buco libero è il 17 marzo alle ore 11. Fisso un appuntamento per quella data?”. “Oddio. Sì. Dunque. Ore undici vuol dire che mancano tredici ore alla mezzanotte. Okay. Ma marzo è lontano. Chissà a che ora è, mezzanotte, a metà marzo. ‘spetti che prendo l’almanacco che magari mi dice qualcosa di interessante sul tramonto del sole. Mh. ‘spetti in linea, eh. Devo solo capire a che ora è mezzanotte in quella data, e poi son da lei).

***

“E in tutto questo delirio medievaleggiante” – mi par di sentirvi – “cosa diamine c’entra il cappello del titolo?”.
Beh, ma mi pare ovvio!
Abbiamo appena detto che la mezzanotte scoccava al calar del sole; quindi, le ore 24 suonavano quando il sole era appena tramontato.
Se tanto mi da tanto, le ore 23 suonavano prima delle ore 24, quando il sole stava pian piano cominciando a calare.
Se c’è un periodo della giornata che detesto, è quando manca circa un’ora al tramonto – ché il sole è bassissimo, è fastidioso, hai ‘sti raggi che ti vanno dritti negli occhi, non vedi niente, c’è il riverbero… se per caso hai gli occhi sensibili, è proprio il periodo della giornata in cui sei costretto a inforcare gli occhiali da sole.

E… se ci pensate: cos’altro è, il cappello alle ventitré, se non un “facente funzione” degli occhiali da sole?
Manca un’ora al tramonto, il campanile ha appena battuto ventitré colpi, hai ‘sto sole basso a ovest che ti dà fastidio agli occhi proprio mentre cerchi di concludere in fretta il tuo lavoro, ché manca poco prima che si faccia buio…
…e allora che fai?
In assenza di occhiali da sole, tiri il cappello da una parte e ti proteggi gli occhi con la tesa. Portando il cappello… per l’appunto: sulle ventitré.

Armani

Per la serie: “lo sapevate? Sapevatelo!”.

7 thoughts on “[Pillole di Storia] Sulla mezzanotte, sull’antico computo del tempo… e sul cappello alle ventitré

  1. BUON ANNO!! il mezzogiorno e’ il momento della giornata quando il sole e’ nel punto piu’ alto rispetto al luogo e quando in un posto e’ mezzogiorno al punto antipodale e’ mezzanotte. il centro del giorno, quando c’e’ piu’ luce e’ mezzogiorno e naturalmente il giorno finisce e inizia dopo e prima 12 ore da mezzogiorno, a mezzanotte!!

    1. Quando me l’ha spiegato il professore, a una lezione di diplomatica, io ero lì con gli occhioni sgranati che facevo “oooooohhhh!” ;-)

      Buon anno!!!

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