E se consentissimo al calendario liturgico di permeare la nostra quotidianità?

Qualche mese fa, ero a pranzo con una cara amica che, ai fini di questo articolo, introdurrò come “eccellente cattolica”.
Se dovessimo concorrere in una gara di santità, credo che lei vincerebbe facilmente. Va a Messa più spesso di quanto non faccia io (cascasse il mondo, non si perde una Messa feriale che sia una); recita più rosari di me; due volte all’anno sacrifica giorni di ferie per prendere parte a un ritiro spirituale. Insomma, una Cattolica con la C maiuscola e sottolineata. Una di quelle amiche che le guardi e pensi “beh: pregherai per me, quando sarai già nel Regno dei Cieli e io starò scontando il mio Purgatorio”.

Ebbene: quel giorno di qualche mese fa, ero a pranzo con questa cara amica, e, contrariamente alla mia abitudine, dopo aver mangiato ho ordinato anche un dessert. “Ne approfitto prima che inizi la Quaresima” ho spiegato in risposta allo sguardo di lei, un po’ stupito.
“Ah già”, ha detto lei. “Quand’è? Tra due settimane, o tre?”.

L’ho guardata come se fosse una pazza. Quel giorno era un sabato: le Ceneri sarebbero state da lì a due mercoledì. Glielo ho fatto presente quasi con riserbo, e lei ha buttato lì un disinvolto “oh bene. Allora hai ancora un po’ di tempo, dai!”.
Mentre affondavo il cucchiaino nella mia torta ai pinoli, continuavo a guardarla di sottecchi domandandomi: ma come è possibile che, a dieci giorni dal D-Day, questa non sappia quante settimane mancano all’inizio della Quaresima?

Sia chiaro: non vuol essere una critica alla mia amica (che peraltro ci legge). L’ho già detto: lei è una cristiana convinta, seria, anche migliore e più fervente di me. Proprio per questo mi sentivo come se il mio cervello stesse andando in controcircuito. Ma come fai a non ricordare quando inizia la Quaresima? È la prima cosa che cerco sul calendario quando lo inauguro a gennaio!

Pensa che ti ripensa, sono giunta a una rivelazione. La data del Mercoledì delle Ceneri è, in effetti, la prima cosa che cerco sul calendario a gennaio, ma la mia ansia non è data da un afflato spirituale, bensì da motivazioni molto pratiche. Come sapete se mi leggete da un po’, io ho il vezzo di prendere molto sul serio il digiuno quaresimale: rinuncio alla carne per tutti i quaranta giorni, sacrifico anche dolcetti e altri snack, e amo restare a casa dal lavoro il Mercoledì delle Ceneri e nei giorni del Triduo. Non sono pratiche obbligatorie; su di me sono fruttuose, quindi mi trovo bene a farle. Ma certamente la mia amica non sbaglia, nell’avere un approccio diverso alla questione, decisamente molto meno… culinario.

La differenza tra me e lei è che l’approccio culinario mi impone giocoforza una progettazione che parte da lontano.

A me occorre sapere con settimane di anticipo in che giorno cadranno le Ceneri, perché devo organizzare i miei menù in modo da smaltire per tempo tutta la carne che ho in freezer. “Fare Carnevale”, per me, è una cosa seria, perché se per quaranta giorni dovrai rinunciare a carne e dolci ti viene comprensibilmente il desiderio di concederti un’ultima abbuffata. Ogni anno c’è un momento ben preciso in cui svuoto i sacchi della spesa e so che quella è stata la mia ultima spesa ‘normale’; ogni anno c’è un giorno, nel bel mezzo del Carnevale, in cui entro al supermercato per fare la mia prima spesa di magro, e allora so che la Quaresima è vicina.
Un evento che incide così tanto sulla mia quotidianità non può che accompagnarsi a una attenta pianificazione. Sicché, per me, sentire una donna che, a due settimane dalla Quaresima, non ha idea di quanto manchi, è bizzarro quanto lo sarebbe sentire di una donna che, a dieci giorni da un viaggio lungo un mese e mezzo, non si ricorda bene quanto manca alla sua partenza. “Ma sei scema?”, le diremmo. “Dovrai ben svuotare il freezer, chiudere casa, preparare la valigia, fare un planning!”.

Certo: un viaggio di un mese e mezzo è una cosa molto pratica e concreta, mentre la Quaresima è un tempo spirituale.
Ma non è che sarebbe una cosa furba, rendere più concreta e pratica la nostra spiritualità?

È un interrogativo che mi è tornato in mente con prepotenza mentre, giorni fa, leggevo le tesi di Norman Wirzba a proposito della secolarizzazione della società… e della società cristiana stessa.
Se, una volta, la nostra quotidianità era tutta intrisa di religione, adesso – dice Wirzba – la fede è diventata un fatto intellettuale, astratto. La nostra fede è probabilmente più convinta e più formata rispetto a quella dei nostri trisavoli, ma è anche parecchio disancorata dalla nostra quotidianità. Gira e rigira, le giornate di un cattolico e di un ateo si svolgono grossomodo allo stesso modo, se escludiamo il tempo che uno dei due dedica alla preghiera.

Lo dico chiaro: secondo me, ‘sta roba non va bene.
Non voglio dire “io vivo la Quaresima meglio della mia amica”, perché non è vero e non lo credo affatto. Ma ritengo (perché l’ho provato) (letteralmente sulla mia carne) che il mio modo “vecchio stile” di vivere la Quaresima porti con sé dei grossi benefici (che forse mancano a chi, legittimamente, sceglie di viverla in modo esclusivamente “spirituale”).

***

Se bazziccate un po’ tra i blog cattolici femminili d’Oltreoceano, potreste forse avere familiarità con il concetto di Liturgical Living. In Italiano potremmo tradurlo come “vivere secondo la liturgia”: in sostanza, si tratta di permettere al calendario liturgico di plasmare la nostra quotidianità.
In buona sostanza, è quello che faccio io quando decido che, in Quaresima, il mio stile di vita sarà radicalmente diverso rispetto al “prima” e al “dopo”. O – per virare su esempi più allegri – è quello che fa la massaia vecchio stampo quando prepara il Pranzo Grosso Della Domenica per festeggiare il giorno del Signore.

È un modo di vivere la fede molto semplice, concreto, “terra a terra”, vecchio stampo. Non sostituisce, ovviamente – né tanto meno sminuisce – gli aspetti più “intellettuali” della nostra spiritualità, ma secondo me è ben contento di camminarci sotto braccio. L’uno e l’altro si sostengono a vicenda, e sospetto che, se riuscissimo ad eccellere sia nell’uno che nell’altro campo, allora sì che gusteremmo una vita spirituale veramente piena.

41lIW8TSGKLTra coloro che parlano di Liturgical Living, la blogger più famosa è probabilmente Kendra Tierney. Premetto che non sempre mi trovo in accordo con lei su quanto scrive nel suo blog, ma, per quanto concerne il tema che adesso mi sta a cuore, trovo che sia ben fatto e illuminante il suo bel The Catholic All Year Compendium edito da Ignatius Press.

Scorrendo le pagine del volumetto, strutturato come una sorta di almanacco, il lettore potrà scoprire una miriade di tradizioni, usanze e ricette gastronomiche con cui celebrare le principali festività cattoliche. O, per meglio dire, “con cui celebrare le ricorrenze cattoliche in genere” – ché l’autrice tira fuori dal cappello tradizioni legate a feste minori che, probabilmente, non sapevate manco che esistessero.

Kendra – madre di una tribù di figli il cui numero ormai si scrive con due cifre – sostiene che vivere liturgicamente sia, fra l’altro, un ottimo modo per far “respirare” la religiosità ai pargoli fin da quando sono piccolissimi. E certamente io credo che abitudini così profondamente cementate nella nostra quotidianità possano essere un’ottima ancora a cui aggrapparsi in quei momenti di stanchezza spirituale che prima o poi avvertiamo tutti.

A chi, incuriosito da parole simili a queste, volesse avvicinarsi al vivere liturgicamente, Kendra vuole innanzi tutto precisare che

tutte queste cose possono essere molto divertenti e significative al tempo stesso, ma sono del tutto secondarie rispetto alla frequenza della Messa nelle feste di precetto o all’assiduità ai sacramenti. Messa e sacramenti sono il cibo. Quest’altra roba è solo il condimento.

Ma messa in chiaro questa ovvia premessa, quali sono i consigli di Kendra per chi volesse provare ad accostarsi a questo stile di vita e non avesse bene idea di come cominciare?

1.      Comincia da quelle feste religiose che incidono già sulla tua quotidianità

Posso ragionevolmente immaginare che tutti voi facciate qualcosa “fuori dal comune” nei giorni di Natale di Pasqua, tanto per dire. Kendra suggerisce di partire da queste feste e di aggiungere qualche altra devozione tra quelle che si svolgono in quel periodo.
Chessò: se non avete ancora l’abitudine di farlo, frequentate tutte le celebrazioni del Triduo, e in vista del Natale mettete in casa un candelabro dell’Avvento.
Si inizia da poco, e su a salire.

2.      Comincia a festeggiare gli anniversari di Battesimo

Segnatevi sul calendario gli anniversari di Battesimo di tutti i membri della vostra famiglia: se non li ricordate, sappiate che gli archivi parrocchiali son lì per quello.
E poi festeggiateli, un po’ come festeggereste un compleanno.

3.       Comincia a festeggiare gli onomastici

In Italia, pare che la pratica di festeggiare gli onomastici sia molto diffusa al Sud, e molto poco al Nord. Ecco: amici nordici, non lasciamoci sfuggire questa bella tradizione.
E se ci sono dei santi che, per varie ragioni, sono particolarmente cari alla nostra famiglia, non dimentichiamoci di festeggiare anch’essi.

4.      Osserva i Venerdì e le Domeniche

In teoria, ogni venerdì dovrebbe essere “un mini Venerdì Santo”, e ogni domenica dovrebbe essere “una mini-Pasqua”. Il nostro stile di vita rispecchia questa consapevolezza?
Kendra suggerisce di astenersi dalla carne tutti i venerdì e di portare in tavola qualcosa di particolarmente buono tutte le domeniche. Io faccio entrambe le cose, e rincaro: considerate l’idea di indossare un “vestito buono della domenica”, nell’ultimo giorno della settimana.

5.      Se sei a corto di idee, osserva in modo particolare le festività cattoliche che sono accompagnate da usanze particolari universalmente conosciute

Tipo: Carnevale, le Ceneri, il Triduo di Pasqua, Ognissanti, San Nicola.
È già un buon numero.

6.      Cerca un modo di “vivere” nella tua casa le solennità dell’anno liturgico

Non tutte le solennità sono accompagnate da tradizioni specifiche e codificate, ma con un po’ di fantasia è certamente possibile inventare una tradizione nostra che aiuti i più piccoli (e non solo…) a percepire l’eccezionalità di quel giorno. Foss’anche solo un dolce portato in tavola alla fine del pranzo, quando normalmente ciò non accade.

7.      Se l’idea ti ispira, decora la tua casa seguendo i ritmi dell’anno liturgico

Tutti noi facciamo il presepio a Natale, ma perché non studiare qualcosa di simile (…anche più in piccolo…) anche negli altri periodi dell’anno?
Io, ad esempio, tolgo un paio di quadretti in occasione della Settimana Santa appendendo al loro posto gli ulivi e le palme intrecciate. Più ancora di tutte le altre, questa è chiaramente una questione di spazio e di gusti personali in fatto di arredo, ma è certamente un campo in cui noi signore potremmo sbizzarrirci.

Conclude Kendra:

Per quanto mi riguarda, ho scoperto che vivere la liturgia all’interno della mia casa è un modo eccellente per mettere in contatto la mia famiglia, la mia fede, la mia comunità e la storia secolare nella nostra Chiesa.

È esattamente ciò che ho scoperto anch’io, con l’aggiunta che – per quanto mi riguarda – vivere la fede in queste minuzie della quotidianità mi ha aiutata a percepire la religione come qualcosa di molto concreto, tattile, carnale nel senso buono.

***

Come notoriamente sapete, per me e per il mio cuore bambino l’anno inizia a settembre (non a gennaio) in concomitanza col primo giorno di scuola. E siccome a ogni Capodanno è d’uopo fare buoni propositi, il mio buon proposito per l’anno nuovo è proprio questo: mettere ancor più impegno per permettere alla liturgia di scandire la mia quotidianità.

E siccome ho arbitrariamente deciso che questa cosa interessa sicuramente anche voi, ho pure deciso che di tanto in tanto vi ammorberò per aggiornarvi sul modo in cui osservo questo buon proposito. Naturalmente, spinta dall’incontrovertibile (e probabilmente quanto mai erronea) convinzione che pure a voi interessi unirvi al “gioco”.

Vi sembra un buon gioco?

15 risposte a "E se consentissimo al calendario liturgico di permeare la nostra quotidianità?"

  1. Elisabetta

    Tutto giusto, se non che prima che noi nascessimo era già così! Vita scandita da stagioni, tradizioni e liturgie e tutte queste tre cose intrecciate… in USA non hanno le nostre tradizioni cattoliche (ne hanno di protestanti) e quindi se le devono per così dire creare…
    Aggiungo che dare un ritmo all’esistenza secondo riti, mutuati dalle stagioni , dalle tradizioni e anche dalla routine che da essa viene, è un ottimo modo per fare gruppo e anche per prevenire il disagio psichico stto un certobpunto di vista (il tempo negli ospdali, nelle carceri, nelle residenze psichiatriche è appunto sempre uguale e fuori “dal tempo”).

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    1. Lucia

      Sì, infatti.
      L’unica cosa che non mi piace molto, del libro di Kendra, è che l’autrice fa un pot-pourri di tradizioni cattoliche strane, le più svariate, mettendo assieme anche usi e costumi di terre remote tipo India e Filippine…
      …tutto molto interessante da leggere, per carità, ma a me piacerebbe invece provare a fare qualcosa di simile, ma più legato alle tradizioni e alla cultura del mio territorio. Niente contro le tradizioni indiane chiaramente, ma a me piacerebbe proprio riportare alla luce le usanze dei nostri trisavoli 😉

      La grande differenza è che, come giustamente dici, gli Americani hanno alle spalle una cultura relativamente recente e comunque influenzata dalle usanze protestanti, e noi invece abbiamo due millenni di storia locale a cui attingere.
      E poi, beh: Kendra è spinta a questo dall’essere una plurimamma, io sono spinta a questo dall’essere una storica della Chiesa 😉

      Quindi sì, il taglio che mi piacerebbe dare alla serie di post che ho in mente sul tema, è proprio quello che dici tu 🙂

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    1. Lucia

      Mio marito direbbe che sono venale 😂 ma io in queste occasioni sono dell’idea che farsi fare un regalo è sempre una buona idea 😂

      O, se non un regalo, almeno auto-festeggiarsi con una bella fetta di torta o qualcosa del genere, insomma. Far dire una messa a proprio nome è una cosa meravigliosa, chiaramente, ma secondo me è utile anche coccolarci con qualcosa di molto terra-a-terra per sottolineare che questo è giorno speciale 🙂

      Auguri!!

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  2. vitaincasa il lato rosa della vita

    Ho conosciuto Kendra su Instagram, a volte la trovo un po’ eccessiva (americana) in alcune cose, ma in generale la seguo molto volentieri, mi piace il fatto che trasmetta tante cose belle in un linguaggio moderno e accattivante.
    Riguardo alle ricorrenze di alcuni santi, credo vadano sfruttate di più, a volte invece neanche vengono ricordati alla messa.
    Dove abito io gode di particolare fortuna S.Antonio Abate, quasi più sentita come ricorrenza di quella del santo patrono. La tradizione parte da lontano, in quanto protettore degli animali, era molto invocato dai contadini di una volta per il bene degli animali, allora parte integrante della forza lavoro (i buoi trainavano gli aratri, ad esempio) e parte integrante della fonte di sussistenza. E c’era l’usanza nel giorno della festa di portare a benedire il fieno e le altre cose che mangiavano gli animali.
    Oggi, con la rinnovata sensibilità verso gli animali domestici, S. Antonio Abate si è riciclato alla grande, anzi, alla grandissima: messa (infrasettimanale) tre volte al giorno, di cui una presieduta dal vescovo, tutte affollatissime. Inoltre si fa un raduno davanti alla chiesa (non dentro) per la benedizione degli animali, molti portano cagnolini e gattini, qualcun altro i sacchi di crocchette… Ci sono anche i tradizionali panini per le persone, ovviamente, a offerta libera. Basta: nessun concerto, nessuna fiera abbinata. Per S. Antonio Abate, rimane tutto nell’ambito della chiesa (mentre le feste patronali ormai sembrano il pretesto per la festa paesana).
    Insomma, aldilà di questa nota folcloristica, che è anche un po’ un’esagerazione se vogliamo, io credo che commemorare i santi e il loro esempio sia il modo più “facile” per scandire di più l’anno liturgico, rispetto alle sole ricorrenze solenni. Le novene ai vari santi in privato, gli auguri di buon onomastico ai nostri amici in pubblico.

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  3. Luca

    Che bello! In effetti, di ricorrenze da festeggiare ne avrei; iniziando dal mio compleanno, poi festeggio il mio onomastico, regalandomi un libro o un CD; da quest’anno voglio anche iniziare a festeggiare una cosa importante per me (a metà dicembre sarà un anno…). Per le altre cose, proverò ad attrezzarmi, ed escogitare qualcosa! 😉

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  4. Celia

    Consigli utili.
    L’anniversario di battesimo lo sto – più che festeggiando – ricordando, da qualche anno.
    E sulla quaresima vorrei mettermici di più, a maggior ragione ora che ho cominciato a bazzicare il digiuno settimanale.
    E’ ora di abbozzare un calendario per il 2020…!

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  5. dolcezze

    A casa mia si prestava molta attenzione alla cucina delle feste: c’era il menu per Natale, per Pasqua, per san Giuseppe, per San Pietro e Paolo, per la festa della Patrona, per le Ceneri e persino per il Venerdì Santo. Si tramandavano per antica tradizione e il li ho mantenuti nella mia nuova famiglia. Soprattutto quando i bambini erano piccoli, un cero coi colori dell’anno liturgico faceva bella mostra di sé accanto alla Bibbia e veniva acceso durante la preghiera comune. Il cero rimane ancora, anche se, oggettivamente, la preghiera comune è limitata ad Avvento e Quaresima (e ai pasti).

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  6. vogliadichiacchiere

    Provo a seguirti, attrezzandomi adeguatamente! 💞

    Una festa a metá tra laico e religioso, la “giornata del ringraziamento” versione italiana . . . di cui si parla pochissimo
    https://www.chiesacattolica.it/documenti-segreteria/giornata-del-ringraziamento-2/

    Quello che trovo esagerato negli USA è che loro, per le feste “comandate”, laiche e/o religiose, sconvolgono proprio la casa e addobbano ad hoc!!!
    Forse una giusta via di mezzo . . . vi metto un altro link, per darvi l’idea di quello che c’è “dietro” a un tavolo alla festa del Ringraziamento. Se avete tempo, scorrete almeno le foto

    https://acasadibianca.com/2018/11/12/novembre-cinque-cose-belle/

    Ciao, Fior

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  7. magisamica

    Buongiorno (anzi, buonanotte; sono le tre e tre minuti). Sono capitato su questo ammirevole blog e non ho potuto fare a meno di leggere questo post, dato che il tema mi interessa particolarmente. Mi permetto di annotare, visto che mi pare che ancora nessuno ne abbia fatto cenno, che l’importante, e molto significativa, dimensione domestica delle espressioni della fede è un tipico aspetto della vita degli Ebrei. Mi astengo dall’avventurarmi in tentativi di interpretazione delle differenze che su questo ci sono col modo di vivere la fede che si è sviluppato nel nostro angolo cattolico di mondo. Ho sentito solo, leggendo il post, un po’ di nostalgia per la meraviglia feconda con cui, circa 35 anni fa, e più, scoprii l’ebraismo come radice della fede cristiana e come fonte di ispirazione morale e culturale, anche per questi aspetti. Faccio solo un fuggevole riferimento, per questo, alla parabola del povero Lazzaro, proposta dal nostro Lezionario proprio nella domenica appena trascorsa, in cui Gesù indica come inconsistente persino la fede nella risurrezione, se non è radicata “in Mosè e nei profeti”. Grazie per lo spazio e complimenti.

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  8. Umberta Mesina

    La tua descrizione del libro di Kendra e delle tradizioni miscellanee mi ha fatto pensare a quello di Maria von Trapp, “Around the Year with the Trapp Family”. Lì Maria raccontava le tradizioni austriache che la famiglia aveva mantenuto dopo essersi trasferita negli Stati Uniti. Forse un giorno lo tradurrò ma intanto in inglese si dovrebbe trovare su Ewtn; oppure si può acquistarlo, perché lo scorso anno è stato ripubblicato. Lì si capisce bene quel che dici sulle tradizioni del proprio territorio. Ed erano anche “sociali”, in un certo senso, non solo domestiche.

    Per l’Avvento io metto sempre una stella viola attaccata al lampadario della cucina, mentre a Natale la stella è rossa con un minipresepio. Non è possibile, a volte, vivere liturgicamente se stai in una casa che non è… liturgica, però la stella viola è un buon richiamo; e in realtà lo è anche quella rossa col minipresepio.

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