Quando vien la Candelora, dall’inverno siamo fora (ma non dimentichiamo le altre feste di inizio mese!)

Quando vien la Candelora dall’inverno siamo fora, recita il famoso adagio che tutti abbiamo nelle orecchie. Ma in realtà non è solo la festa del 2 febbraio a segnare la grande cesura tra i mesi del gelido inverno e le tiepide settimane in cui si comincia a pregustare la primavera. Influenzate dalle devozioni ai santi più popolari nel territorio, le varie culture europee hanno scelto date diverse, nel corso dei secoli, per individuare quel giorno glorioso in cui si può timidamente cominciare a dire che… ce l’abbiamo fatta, abbiamo passato l’inverno, la primavera non è più lontana.
Date diverse, ma tutte accomunate da un elemento: sono legate a festività che cadono nei primi giorni di febbraio.

1° febbraio: il giorno in cui le pecore lasciano la stalle

In questa data, la Chiesa festeggia Brigida di Kildare, santa molto amata in Irlanda (di cui è co-patrona) e piuttosto nota anche a chi si interessa delle tradizioni dell’Europa precristiana. Ricordata sul martirologio in una data suggestiva (il 1° febbraio: anticamente, la festa di Imbolc per i Gaeli), la badessa irlandese era destinata a inglobare, nella devozione popolare, molti di quei patronati e di quelle delle ritualità benaugurali che da tempo immemore venivano tradizionalmente praticate in quelle terre nel primo giorno di febbraio.
Divenne innanzi tutto la protettrice del bestiame, che proprio in quel periodo dell’anno, coi primi tepori di fine inverno, cominciava cautamente a uscire dalle stalle e in alcuni casi dava i suoi cuccioli alla luce (pare che nell’Irlanda medievale vi fosse la consuetudine di pianificare la gravidanza delle pecore per far nascere gli agnelli il prima possibile, già all’inizio di febbraio). Piccole croci intrecciate coi vimini venivano appese nelle stalle nel giorno di santa Brigida, affinché la pia donna volgesse sul gregge il suo sguardo benevolo e lo proteggesse nei mesi a venire. Il latte che veniva munto quel giorno era ritenuto particolarmente buono e salutare, pronostico di prosperità per l’anno entrante; e la festa non passava inosservata nemmeno a quegli esercizi commerciali che, di per sé, non avevano nulla a che fare con il ciclo agrario. In Irlanda, era infatti consuetudine che i negozi chiudessero per inventario proprio il 1° febbraio; e la cosa generò, col passar del tempo, una curiosa tradizione domestica. Anche nelle abitazioni private, le casalinghe presero l’abitudine di trascorrere il giorno di santa Brigida facendo l’inventario di ciò che era rimasto nella dispensa e tentando di fare previsioni su quanto ancora sarebbero durate le provviste che in quel momento erano presenti in casa. Era un gioco divertente da fare coi bambini, ma era anche una questione dannatamente delicata e seria: a fine inverno, in molte case, la dispensa cominciava a farsi vuota – e il periodo della raccolta era ancora ben lontano. Avere un’idea precisa di quante provviste rimanevano, e dunque organizzare i propri pasti di conseguenza, poteva fare la differenza tra la fame e l’abbondanza, in quegli ultimi scampoli di gelo.

Ma per fortuna, il freddo inverno non sarebbe durato ancora a lungo. Anzi: in Irlanda, era proprio la festa di santa Brigida a segnalare, culturalmente, che la primavera era ormai vicina.

2 febbraio: il giorno in cui la luce illumina le genti e disperde le tenebre invernali

Ciò che in Irlanda accadeva nel giorno di santa Brigida, nel resto d’Europa accadeva nel giorno della Candelora – quello in cui la Chiesa, a quaranta giorni dal Natale, festeggiava (e ancor festeggia) la purificazione di Maria e la presentazione al tempio di Gesù bambino.
Il profeta Simeone, che ebbe la ventura di accogliere al tempio la sacra famiglia, si sciolse nella commozione vedendo finalmente quel bambino la cui venuta attendeva da una vita intera. “Luce per illuminare le genti”, ebbe a definirlo; ed è proprio in omaggio a quella frase che le chiese presero l’abitudine di illuminarsi ogni anno con miriadi di candele benedette, in occasione della festa del 2 febbraio.

Naturalmente, non poteva passare inosservata alla popolazione questa improvvisa esplosione di luce, che pareva esser fatta apposta per svegliare e riscaldare un mondo ancora intorpidito per l’inverno. In Lussemburgo, nella fredda notte del 2 febbraio, i bambini passavano di casa in casa reggendo candele e piccole lanterne per annunciare che la primavera era vicina. Nei paesi anglosassoni, è famoso l’adagio “On Candlemas day, throw candles away” – evidentemente un richiamo scherzoso ai ceri benedetti, che in realtà alludeva al graduale aumento delle ore di luce, sempre più percepibile da febbraio in poi.

In Italia, dove era tradizione disfare il presepio non prima del 2 febbraio, è celebre il proverbio che assicura: “quando vien la Candelora, dall’inverno siamo fora”.
Interessante però è anche la chiosa per cui “se piove e tira vento, all’inverno siamo dentro”: l’adagio si inserisce nel contesto di un vasto numero di tradizioni che cercano di pronosticare il clima dell’anno entrante a seconda delle condizioni meteo che si verificano nel dì di festa.
La versione più celebre di questa antica usanza vive ancor oggi in Canada e negli USA, dove prende il nome di “giorno della marmotta”. Secondo la tradizione d’Oltreoceano, osservare il rifugio di una marmotta all’alba del 2 febbraio permette di pronosticare il clima dei mesi a venire: se la marmotta esce dalla sua tana e non riesce a vedere la sua ombra perché il cielo è nuvoloso, ciò è la promessa di un’imminente primavera. Ma se la marmotta esce dalla sua tana e vede la sua ombra, perché il sole splende alto, si può anche rimandare il cambio di guardaroba: continuerà a fare freddo fino metà marzo.
La tradizione statunitense, evidentemente priva di rimandi alle feste religiose, è in realtà nulla più della versione laicizzata di una credenza ben nota in Europa. “If Candlemas Day is bright and clear, there’ll be two winters in the year” recita infatti un proverbio scozzese: è lui, al di là di ogni ragionevole dubbio, ad aver ispirato la tradizione che ancor oggi è ben viva negli U.S.A.

3 febbraio: il giorno in cui i Milanesi portano in tavola il panettone

Molto più locale e molto più vicina a noi è invece la tradizione lombarda per cui è d’uopo, nel giorno di san Biagio, affettare il panettone che a inizio gennaio era stato messo da parte apposta per l’occasione.
La tradizione ha origini leggendarie e si basa su un episodio che si dice abbia avuto luogo in una chiesa milanese, in un momento imprecisato del passato. Nei giorni che precedevano il Natale, una pia donna aveva portato in chiesa il suo panettone affinché il sacerdote lo potesse benedire, secondo una consuetudine che in effetti è storicamente attestata. L’anomalia storica sta nel dettaglio per cui la donna non tornò mai a recuperare il suo dolce: forse era smemorata, forse una disgrazia glielo aveva fatto passare di mente o le aveva comunque impedito di tornare in chiesa. Ormai abbandonata ogni speranza di poter restituire il dolce alla sua legittima proprietaria, il sacerdote si mangiò con gusto il panettone… salvo poi sentirsi morire dentro quando, all’alba del 3 febbraio, si trovò con la pia donna che bussava alla porta della canonica chiedendo se per cortesia poteva riavere il suo panettone, grazie.
Non sapendo che pesci pigliare, il sacerdote rivolse al santo del giorno una disperata richiesta di aiuto dopodiché invitò la donna a seguirlo in sacrestia, dove certamente si sarebbe trovata una soluzione. L’idea era quella di rimborsarla in monete sonanti (ma che umiliazione, dover ammettere di essersi mangiato il panettone! E che dispiacere, non poter restituire il dolce a quella famiglia che magari lo pregustava!).
Ma la sorpresa arrivò nel momento in cui il sacerdote, aprendo la porta della sacrestia, trovò sul tavolo un panettone gonfio e fragrante, morbido come quello che è appena uscito dal forno.
Da quel giorno, in memoria di quel miracolo, è tradizione che in Lombardia l’ultimo panettone della stagione venga tagliato a inizio febbraio, in occasione della festa di san Biagio. Una tradizione che ha origini leggendarie ma che con ogni evidenza va inserita nel novero di tutte queste altre usanze di fine inverno – la Candelora è passata, il presepio è tornato negli scatoloni, le famiglie hanno gustato gli ultimi dolci di Natale: la primavera è davvero alle porte.

4 febbraio: il giorno in cui non succede niente

Principalmente, a causa del fatto che i santi del giorno non hanno mai goduto di un culto di dimensioni tali da generare usanze popolari di rilievo. Il più celebre tra i personaggi ricordati in questo giorno dal martirologio è san Gilberto di Sempringham, un poveretto che oggigiorno credo sia noto principalmente per il fatto d’esser stato coperto di insulti da Aelred di Rievaulx a causa della sua perfettibile gestione del caso della suora scopertasi incinta a Watton.
Scherzi a parte: fondatore di un ordine religioso (che fu brevemente) noto col nome di Gilbertini, il santo godette di una certa popolarità finché i suoi canonici ne tennero viva la memoria. Ma quando, nel Cinquecento, l’ordine fu sciolto, anche la devozione popolare nei confronti del fondatore declinò nell’arco di poche generazioni; conseguentemente, non si sono conservate usanze particolari legate a questa ricorrenza.

5 febbraio: il giorno in cui si vende l’olio e, coi soldi in tasca, si va alla fiera del bestiame

Celeberrima in molte città del Meridione, e in particolar modo a Catania che la venera come sua speciale protettrice, sant’Agata viene celebrata in quelle zone con le classiche modalità delle grandi feste patronali del Sud Italia: processioni spettacolari, strade illuminate a festa, abiti cerimoniali e giganteschi ceri votivi.
Interessante però è notare come attorno alla sua figura si siano create tradizioni speciali anche in quelle zone in cui la devozione per la santa non è polarizzata dalle feste patronali. È ad esempio ciò che accade in Liguria e in particolar modo nel genovesato: nel Medioevo, la val Bisagno (dove ancor oggi sono visibili i resti dell’antico ponte di sant’Agata) veniva invasa il 5 febbraio da un allegro esercito di mercanti e di bestiame. Era la prima grande fiera agraria della stagione, che si teneva in un periodo strategico per l’economia locale: ormai conclusa la raccolta delle olive, era il momento di stipulare i contratti per la vendita dell’olio. Sicché, forti dei denari appena guadagnati, i contadini potevano in quello stesso giorno cominciare a impostare i lavori per la primavera, acquistando bestiame, alberi da frutto e tutto ciò che sarebbe stato loro necessario.

La fiera di sant’Agata, che ancor oggi (Covid permettendo) si tiene ogni anno a Genova il 5 febbraio, ha donato alla città ligure una tradizione di lunga durata: quella di consumare i dolci tipici del giorno di festa – i gobeletti.
Presenti nella pasticceria di molte altre città della Liguria, i gobeletti non sono di per sé dolci specificamente legati alla festa di sant’Agata. Lo sono però a Genova, dove tradizionalmente vengono serviti proprio il 5 di febbraio. E con un caveat importante: la loro forma a mezzocono dovrebbe ricordare quanto più possibile la forma del pandolce ligure, il dolce che era (e in parte ancor è) il grande must delle feste di Natale, in Liguria.

Vogliamo definirla la versione genovese dal panettone di san Biagio? In realtà, il gobeletto genovese ricorda i dolci di Natale solo all’apparenza (gli ingredienti e le dimensioni sono ben diverse)… ma è in ogni caso interessante notare come, anche in questo caso, il folklore locale abbia sentito l’esigenza di tracciare un legame tra le due feste.  E per chi volesse darsi alle sperimentazioni culinarie, oggi Michela di Mani di Pasta Frolla vi propone proprio la ricetta dei gobeletti: ottima per un ripiego last minute per chi non è stato così previdente da mettere da parte il panettone eppure non vuole perdere l’occasione di poter festeggiare. Perché davvero l’inverno sta finendo, e davvero la primavera non è poi così lontana!

4 risposte a "Quando vien la Candelora, dall’inverno siamo fora (ma non dimentichiamo le altre feste di inizio mese!)"

  1. Anonimo

    Io sto con gli scozzesi. Oggi qui è bright and clear (come tutto l’inverno; sono due mesi che mi chiedo quando diamine dovrei potare gli alberi da frutto… ) e a naso le gelate arriveranno in Quaresima. Per consolarci, dopodomani ci pappiamo il torcolo di san Biagio, che è il patrono del mio paese.

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    1. Lucia

      Per adesso, bright and clear anche dalle mie parti (e con un vento che tirava così forte che tra un po’ portava via pure le persone 😂 Però senza pioggia). Ma tocca aspettare di vedere il clima di domani per fare previsioni accurate… 😛

      Io, da brava lombarda d’adozione (ho vissuto a Pavia durante i miei anni universitari) ho già il mio panettone pronto per san Biagio che aspetta fiducioso!

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  2. sircliges

    « La versione più celebre di questa antica usanza vive ancor oggi in Canada e negli USA, dove prende il nome di “giorno della marmotta”. Secondo la tradizione d’Oltreoceano, osservare il rifugio di una marmotta all’alba del 2 febbraio permette di pronosticare il clima dei mesi a venire: se la marmotta esce dalla sua tana e non riesce a vedere la sua ombra perché il cielo è nuvoloso, ciò è la promessa di un’imminente primavera. Ma se la marmotta esce dalla sua tana e vede la sua ombra, perché il sole splende alto, si può anche rimandare il cambio di guardaroba: continuerà a fare freddo fino metà marzo. »

    Ah ecco qual era…
    C’è un famosissimo film anni ’90 con Bill Murray, credo uno dei primi a esplorare il tema del loop temporale, il protagonista che si sveglia ogni volta e ripete lo stesso giorno, che è appunto il 2 febbraio e il protagonista è un meteorologo inviato a fare un servizio televisivo in una piccola città che aspetta il responso della marmotta per sapere se sarà colpita da un tempesta di neve. Il titolo originale del film è appunto “Groundhog Day”

    https://en.wikipedia.org/wiki/Groundhog_Day_(film)

    Evidentemente i distributori italiani hanno ritenuto che il titolo originale fosse troppo lontano dalla cultura italiana, così hanno optato per un titolo più esplicito

    https://it.wikipedia.org/wiki/Ricomincio_da_capo

    Forse uno dei pochi casi in cui il cambiamento di un titolo ha senso (più spesso si tratta di veri e propri stupri semantici… tipo “La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo” che diventa “un amore all’improvviso”… argh)

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    1. Lucia

      Vero!!
      Sì, concordo che nell’Italia negli anni ’90 sarebbe stato un titolo del tutto incomprensibile. Anche se, devo dire… per come funziono io, sarebbe stato uno di quei titoli così incomprensibili da incuriosirmi e da farmi venir voglia di approfondire, molto più di un generico “Ricomincio da capo” che sembra una roba di self-help o simili.

      Per la serie “comunicazione disruptive”, insomma… 😛

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