Tra serial killer e arti oscure: quando e perché iniziammo a temere Halloween

Ci sono storie così agghiaccianti che non sai nemmeno da dove cominciare per riuscire a descriverne l’orrore.
Ad esempio, in questo momento sono moderatamente in crisi. Esattamente, da dove la faccio iniziare, la mia storia?

Dalla tragica morte del piccolo Timothy, che perse la vita in una notte di festa dopo aver fatto Trick o’ Treating assieme ai suoi più cari amici?
O dalla sua straziante agonia nella folle corsa verso l’ospedale, col bambino che ansima, rantola e si contorce nelle braccia dei genitori?

No, forse dovrei iniziare descrivendo lo sguardo dei medici, quelli che non poterono far altro che constatare la morte del bimbo. La sintomatologia era da manuale e le analisi del sangue non diedero adito a dubbi: Timothy, otto anni, era morto dopo aver ingerito una dose di cianuro tre volte superiore a quella che potrebbe uccidere un uomo adulto.

Dovrei descrivere forse lo shock dei genitori, nel sentirsi dare la sconvolgente notizia?
Ecco, no: dovrei forse descrivere l’orrore del padre, in particolar modo. Era stato proprio lui, un’ora prima, ad aiutare suo figlio a scartare quel dolcetto ricevuto da chissà chi, nel corso del Trick-o’-Treating. Timothy aveva faticato ad aprirlo, la confezione doveva essere difettata. Ronald, il padre, era corso in aiuto scartando il dolcetto, sovrappensiero… ma, Dio!, mio Dio!, che cosa aveva fatto! Come aveva potuto essere così cieco? Col senno di poi, era evidente che la confezione era stata manomessa! Se solo Ronald avesse guardato meglio! Ma chi mai, chi mai avrebbe potuto immaginare…?

Ecco, sì, questo sarebbe un buon incipit. Anche se ce ne starebbe bene anche uno in medias res. La chiamata alla centrale di polizia, lo scambio di occhiate tra gli agenti tra gli agenti: a Deer Park, un qualche psycho ha avvelenato i dolcetti di Halloween e li ha distribuiti ai bimbi.
Immaginate la corsa angosciosa, le sirene delle volanti che squarciano il silenzio della notte, gli agenti che si attaccano ai campanelli delle case, le madri che strappano il dolce dalle mani dei figli mentre loro stavano già per dare il primo morso. Tra le mille, una storia: i signori Parker furono buttati giù dal letto alle due di notte e si sentirono morire dentro: il loro Whitney si era ingozzato di dolci fino a poco prima di andare a letto. Con mani tremanti aprirono la porta della sua cameretta e videro, sul comodino, un cumulo di cartacce… e qualche dolcetto rimasto intonso, tra cui uno che si rivelò poi essere avvelenato. Whitney dormiva sereno nel suo lettino, a pochi centimetri da una dose letale di cianuro.  

***

L’indomani mattina, dopo aver rilasciato la sua deposizione e dopo aver concesso qualche intervista ai giornalisti, Ronald O’ Bryan tornò a casa e telefonò al suo agente assicurativo. Casualità: nove giorni prima, l’uomo aveva alzato il premio dell’assicurazione sulla vita che aveva sottoscritto per i suoi due figli. Stante che adesso un figlio era morto, qual era la procedura per riscuotere la somma?

L’agente, che aveva appena finito di trasecolare per la notizia mandata in onda al telegiornale, trovò quella telefonata così tanto fredda da avvertire un brivido lungo la schiena. Sentì il bisogno di fare una telefonata alla polizia, segnalando anche la curiosa fermezza con cui Ronald O’ Bryan, nove giorni prima, aveva rifiutato anche solo di informarsi sull’esistenza di altre polizze più convenienti: lui si era detto unicamente interessato a una soluzione che liquidasse immediatamente l’intero premio in caso morte, dopo il pagamento di una singola rata.

Non fu quella l’unica telefonata strana che la polizia ricevette, quel giorno. Alcuni conoscenti di Ronald ricordarono di aver avuto, nei mesi precedenti, delle strane conversazioni in cui l’uomo aveva espresso un curioso interesse nei confronti del cianuro di potassio (all’epoca usato anche in ambito industriale): dove comprarlo? Ma è velenoso? E qual è esattamente la dose letale? E tu che sei nel settore, sapresti dirmi qual è il grossista che lo vende al miglior prezzo?

Ronald O’ Bryan fu arrestato il 5 novembre 1974, il giorno dopo il funerale del figlio, con l’accusa di omicidio premeditato e tentato omicidio (ché, per sviare da sé i sospetti, il folle aveva fatto scivolare dolcetti avvelenati anche nei cestini di altri bambini, che solo per miracolo non li avevano assaggiati prima che scattasse l’allarme).

Condannato a morte, fu ucciso con iniezione letale il 31 marzo 1984. Nell’imminenza della sua esecuzione, i suoi compagni di cella nel braccio della morte chiesero di poter rilasciare una dichiarazione… nella quale sostenevano che la pena di morte ci stesse tutta. Il giorno dell’esecuzione, gli (sparuti e intimiditi) manifestanti che si erano riuniti davanti al carcere per protestare contro la pena capitale furono investiti da una gragnuola di caramelle tirate loro addosso dalla folla rabbiosa che aveva raggiunto il carcere per irridere un’ultima volta l’assassino, al grido impietoso di “Trick or Treat?”.

***

Poche parole non bastano a descrivere l’orrore, lo sdegno e la rabbia furiosa in cui sprofondarono gli Stati Uniti dopo la tragica vicenda.
Perché… : presumibilmente, anche noi ci inquietiamo pensando a un padre che avvelena il figlio, oltretutto cercando di ammazzare nel mentre anche qualche altro bambino a caso.
Ma a noi Italiani manca quella componente culturale che ci permette di comprendere a fondo le implicazioni di un gesto così efferato, commesso proprio nella notte di Halloween.

Perché Halloween è una festa fortemente sentita, negli USA.
Il Trick-o’-Treating è una cosa “sacra”, nessun adulto vi si negherebbe: in quella sera, mentre i bambini si divertono, gli adulti rinsaldano i rapporti di buon vicinato. C’è come una muta, implicita richiesta: “vicino: se io avessi bisogno, tu ci sarai per me?”. Non a caso, ancor oggi viene considerato un grave sgarbo tenere la porta chiusa di fronte ai bimbi che passano per il Trick-o’-Treating.

Insomma: nell’orrore globale di un padre che avvelena il figlio (e potenzialmente gli amichetti), faceva tremare le vene e i polsi il pensiero che questo gesto efferato fosse avvenuto proprio nella notte di Halloween, sfruttando il gioco più amato dai bambini. Era un po’ come se in Italia qualcuno ammazzasse il figlio e i suoi cuginetti servendo ai bambini un panettone avvelenato durante il pranzo di Natale in famiglia: un dettaglio che aggiunge orrore all’orrore.

E che, ovviamente, trasforma la festa in un momento di angoscia vera.

Ché – a partire da quel tragico Halloween 1974 – i genitori cominciarono a inquietarsi sul serio. L’efferato gesto era stato commesso davvero da uno psicopatico, dunque chi mai poteva sentirsi al sicuro? Altri folli avrebbero potuto seguire le sue orme, magari per un terrificante effetto emulazione.

Fra l’altro, proprio in quel periodo (fine anni Settanta, inizio anni Ottanta) gli Stati Uniti erano stati funestati da una serie di omicidi agghiaccianti commessi da serial killer allo sbaraglio. A Chicago, un animatore di feste per bambini aveva adescato, sodomizzato e ucciso trentatré adolescenti nel giro di pochi anni. Ad Atlanta, un sociopatico fece ventotto vittime in tre anni, colpendo quasi esclusivamente bambini. Nell’autunno 1982, un serial killer mai identificato riuscì a uccidere sette persone manomettendo, non si sa bene come, pastiglie antidolorifiche contro il mal di testa.

Insomma: in quegli anni, i telegiornali erano pieni di storie inquietanti di psicopatici a piede libero; la percezione individuale del rischio era decisamente alta. Iniziava a fare un bel po’ paura, il pensiero di mandare il proprio figlio ad accettare caramelle dagli sconosciuti.

L’industria dolciaria colse la palla al balzo e cominciò a dire che sì sì, non per mettervi angoscia, ma può succedere (per stare un po’ più tranquilli, facciamo una bella cosa: accettiamo solamente dolcetti confezionati, avendo cura di controllare che la confezione sia integra!).
Da Est a Ovest, molti ospedali cominciarono a offrire un singolare servizio: le famiglie che avessero voluto sentirsi più sicure avrebbero potuto consegnare i dolcetti a un infermiere che li avrebbe immediatamente sottoposti a radiografia, per identificare eventuali corpi estranei inseriti nell’impasto. Agghiacciante fu la dichiarazione di un ospedale del Kansas, nel motivare la sua contrarietà a questa campagna: si rischiava di fare più male che bene, infondendo nei genitori un senso di falsa sicurezza. I raggi X, spiegò un medico, possono evidenziare chiodi e lamette da rasoio infilate nei dolcetti, ma non di certo un veleno. E quello è ben più letale.

In questo clima di terrore generalizzato (e gente, credetemi: la paura era vera!), l’industria cinematografica pensò di bene di aggiungere il carico da novanta lanciando film a tema. Nel 1978, Halloween di John Carpenter terrorizzò gli spettatori con la storia di un assassino in fuga che fa una strage il 31 Ottobre. Nel 1982, il sequel mise in scena le gesta di uno scienziato pazzo che manometteva le maschere di Halloween dei bambini rendendole letali.

***

Soffermiamoci per un attimo su questo concetto, ché è importante: negli incubi dei genitori (rilanciati dalla cultura pop), l’elemento inquietante era sempre uno: il pensiero che il male potesse annidarsi proprio negli elementi più innocui di questa festa family-friendly.

Nessuno, all’epoca, avrebbe affermato “vieto ai miei figli di festeggiare Halloween perché m’è giunta voce che in quella stessa notte ci sono delle sette che fanno riti strani”. Gli altri genitori lo avrebbero guardato strano rispondendo qualcosa sulle linee di: “ambeh, e tu evita di portarli ai riti strani. Mo’ che c’azzecca la setta di pazzi con lo stampino per biscotti a forma di zucca?”.

Ecco: il problema era proprio quello, il problema era che il male poteva annidarsi dentro al biscotto. Un vicino pazzo, un serial killer mascherato, una maestra d’asilo psicolabile: la minaccia si annidava nell’ombra e il peggio del peggio poteva accadere, proprio nelle innocenti festicciole per bambini.

E questa sfumatura va capita bene, perché è in questo contesto che spunta suor Charity.

***

Suor Charity è suora catto-satanista (o qualcosa del genere, nun se capisce bene) partorita dalla fervida fantasia di Jack Chick, un cartoonist battista dalle tendenze religiose che vengono definite un po’ ovunque con l’etichetta di “fondamentalismo”.

Giusto per far capire il genere, il portale Catholic Answers definisce (non a torto) la filosofia di Chick come “una visione del mondo piena di paranoia e di complottismo in cui nulla è davvero ciò sembra e pressoché ogni cosa è in realtà un piano diabolico per condurre anime all’Inferno”. In tutto ciò, il buon Chick era influenzato da quel sentimento di marcato anti-cattolicesimo che alberga in alcune Chiese protestanti – sennonché lui la sparava grossa anche per gli standard dei suoi correligionari, arrivando a dire che la Santa Sede aveva segretamente fondato la Massoneria, il Nazismo e l’Islam (?!) per perseguire i suoi sordidi scopi.

Il problema è che il nostro amico, oltre a esser disturbato, era anche assai abile nel marketing. Cartoonist di professione, nel 1970 fondò in California la Chick Publications, una casa editrice che si poneva uno scopo preciso: evangelizzare le masse attraverso brevi fumetti con morale.

Tipo, che ne so: The Death Cookie, per spiegare alle masse il dogma cattolico della transustanziazione.

Mi direste che non c’è mercato per questa roba – e invece il mercato c’era, e pure fiorente. Nei suoi primi cinquant’anni di attività, la Chick Publications, tuttora attiva, diede alle stampe 800 milioni di copie di fumetti, che venivano spammati a destra e a manca quando ancora non esisteva lo spam. Il meccanismo, però, era lo stesso: i brevi cartoon venivano distribuiti in chiesa dopo la funzione domenicale, infilati nelle buche delle lettere, offerti ai passanti – se ne faceva insomma un volantinaggio spinto.

Ebbene: nel 1986, la Chick Publications diede alle stampe The Trick, fumetto dedicato alle perfide malefatte di una congregazione di suore catto-wicca-sataniste-nun-se-capisce-bene.

Suor Charity, la perfida badessa, chiama a raduno le consorelle per metterle a parte del suo folle piano: poiché il loro signore Satana è particolarmente legato al 31 Ottobre (è il suo compleanno, ci informa l’amico Chick), le sue serve hanno intenzione di fargli un bel dono. Negli anni passati, hanno già ottenuto buoni risultati offrendo a Satana sacrifici umani (sono loro a capo del complotto per uccidere i bambini nella notte di Halloween), ma adesso hanno pensato di fare un upgrade. Il piano è: avvelenare i dolcetti da consegnare ai bimbi durante il Trick-o’-Treating, ma non con un veleno destinato a uccidere il corpo. Al contrario: incantati con malefiche arti, i dolcetti satanici avveleneranno l’anima dei bimbi, corrompendoli e portandoli sulla cattiva strada.

Va da sé: la fantasticheria di Chick sarebbe probabilmente stata derubricata a “delirio paranoide” se non fossimo stati in un Paese che pochi anni prima aveva eseguito la condanna a morte di un folle che per davvero aveva tentato di ammazzare i bimbi del circondario con un dolcetto di Halloween avvelenato.

Quando i fatti di cronaca sono più orribili di qualunque incubo, anche la fantasia comincia a galoppare – e così, la storia di Chick ebbe un’eco inaspettata (che stupì persino lo stesso autore!), toccando evidentemente corde particolarmente sensibili nel cuore degli Americani provati dall’orrore. In ambito evangelico, prese rapidamente piede la convinzione che anche i più innocui giochetti di Halloween potessero trasformarsi in una “porta aperta” che permetteva alle tenebre di penetrare nel cuore dei bimbi. Molte comunità, che avevano serenamente festeggiato Halloween fino all’anno prima, opposero improvvisamente un secco “no” alla festa. Altre sentirono il bisogno di “redimere” la data organizzando party di vario tipo che nascevano in aperta contrapposizione con i festeggiamenti “standard” di Halloween.

A chi volesse approfondire questa storia (e, soprattutto, scoprire quante implicazioni porta ancor oggi) consiglio mille e duemila volte questo interessantissimo approfondimento a firma di Scott P. Richert, tradotto per i non anglofoni da Umberta Mesina.

L’articolo è stupendo e ve ne consiglio davvero la lettura, ma qui riporto la conclusione:

Al volger del millennio, Jack Chick aveva fatto grandi passi in avanti nel suo attacco contro Halloween, e non solo tra i suoi amici fondamentalisti cristiani. Molti cristiani comuni, incluso un numero considerevole di cattolici che avevano celebrato Halloween gioiosamente e innocentemente quando erano piccoli, decisero di non consentire ai loro bambini di prender parte al dolcetto-o-scherzetto e alle altre feste di Halloween. I motivi comunemente addotti arrivavano pari pari dagli opuscoli di Jack Chick che molti di loro avevano ricevuto nella loro infanzia: le supposte origini pagane celtiche e babilonesi di Halloween; l’affermazione ridicola che Halloween sia il compleanno di Satana; i possibili pericoli per l’incolumità fisica e spirituale dei loro bambini, se gli avessero permesso di accettare dolcetti dai vicini che vedevano ogni giorno.
(In anni recenti, questi motivi sono stati rinforzati dall’affermazione che papa Benedetto XVI abbia messo in guardia i cattolici dal celebrare Halloween: una leggenda urbana che ho smontato in Did Pope Benedict XVI Condemn Halloween?) […]
Il danno però è stato fatto e un’intera generazione di cristiani, inclusi molti cattolici, è stata indottrinata in falsità riguardo ad Halloween diffuse da un uomo convinto che i cattolici non siano cristiani; che i cattolici adorino divinità babilonesi e non Gesù Cristo; e che i cattolici abbiano creato l’Islam, il comunismo e la massoneria per sovvertire la vera cristianità e che abbiano suscitato Hitler per commettere il genocidio degli ebrei.

I bambini cattolici non devono celebrare Halloween per essere dei buoni cattolici, tuttavia dovrebbero comprendere le vere origini di Halloween come vigilia del giorno di Tutti i Santi. Ma se state considerando di tenere i vostri figli a casa per Halloween mentre gli altri passano una serata di innocente divertimento solo perché vi è stato detto che Halloween è “la notte del diavolo”, ho un solo consiglio da offrire: considerate la fonte.

E noi abbiamo cercato di fare proprio questo, nella diretta andata in onda un paio di giorni fa sul canale di Cattonerd, dove una storica ha discusso delle origini vere di questa festa e una cattolica proveniente da un passato di paganesimo e satanismo ha spiegato come ai pagani e ai satanisti non gliene possa importar di meno del biscotto a forma di zucca per cui stravedono i nostri pargoli. Per chi volesse recuperare la (lunga!) chiacchierata, il video è visibile qua – e sembrerebbe quasi di aver colto nel segno, se a un certo punto i “telespettatori” hanno lanciato per acclamazione popolare l’hashtag #RiprendiamociHalloween.

Sarà la volta buona che ce ripigliamm’ tutt’ chell che è ‘o nuost, come dicono in Gomorra?

14 risposte a "Tra serial killer e arti oscure: quando e perché iniziammo a temere Halloween"

  1. Alberto Vivenzio

    …complimenti per l’approfondimento …ho seguito i suoi lavori su halloween e ne sono stato piacevolmente colpito per la serietà e il lavoro di approfondimento profuso attraverso, almeno così mi è sembrato di percepire, una seria onestà intellettuale…

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    1. Lucia

      Grazie mille, anche per tutte le ricondivisioni! 🙂

      Beh… per l’onestà intellettuale, diciamo di sì, dai 😅
      Fra l’altro, nota a margine: non si direbbe, ma non è che Halloween sia la mia festa preferita di tutto il calendario, per dire. Ce ne sono molte altre che amo assai di più.

      L’ho presa “sotto le mie protezioni” principalmente per il fatto che, poverina, una festa più bistrattata e malcompresa di Halloween non esiste 😅

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  2. Pingback: Tra serial killer e arti oscure: quando e perché iniziammo a temere Halloween — Una penna spuntata « Il sito di Alberto

  3. sircliges

    Che storia agghiacciante! Certo che è stato anche stupido, questo serial killer, a passare all’azione così poco tempo dopo aver alzato la polizza assicurativa. Dexter non sarebbe mai stato così imprudente (a parte che Dexter non avrebbe mai ucciso un bambino).

    Si sa poi cos’è successo alla madre del bambino, la quale se ho capito bene si ritrova senza marito e con un figlio a carico e uno stigma sociale non indifferente?

    P.S. osservazione incidentale, nella vignetta “The Death Cookie” il mago usa la formula magica “hocus pocus”. Ho letto da qualche parte che questa specie di abracadabra potrebbe essere nata proprio in ambito protestante per parodiare la formula della consacrazione cattolica “Hoc est corpus”. E’ plausibile?

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    1. Lucia

      La madre del bambino restò con la figlia Elizabeth di cinque anni e avviò le pratiche per il divorzio il giorno successivo a quello in cui il marito fu dichiarato colpevole. Nel 1984 ai tempi dell’esecuzione, si era risposata e il nuovo marito aveva adottato la figlia.

      A titolo di curiosità, Ronald passò tutto il resto della sua vita a dichiararsi innocente (contro ogni evidenza), continuando a dare la colpa a un qualche psicopatico a piede libero che aveva avvelenato i dolcetti dei bambini. La sua ultima dichiarazione prima dell’esecuzione fu “I forgive all—and I do mean all—those who have been involved in my death. God bless you all, and may God’s best blessings be always yours” 👀

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      1. sircliges

        Giusto per fare l’avvocato del diavolo, avevano trovato qualche prova concreta della sua colpevolezza, o la sentenza di condanna si basava semplicemente sulle “coincidenze” dell’assicurazione e delle allusioni al cianuro sentite dagli amici?

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        1. Lucia

          No no, c’era anche altro:

          1) col senno di poi, ci si rese conto che le caramelle avvelenate erano state date solamente ai due figli di Ronald e agli altri bambini che si erano uniti a loro nel Trick-o’-Treating (figli di amici di famiglia). Un altro dolcetto avvelenato era stato dato a un bambino appartenente alla parrocchia di Ronald, che Ronald aveva incontrato sulla strada del ritorno da casa. Col senno di poi, tutte le parti interessate si ricordarono che era stato proprio Ronald a regalare quella specifica caramella di quella specifica marca (dettaglio facile da ricordare, perché si trattava di un Pixy Stix, una specie di cannuccia contenente all’interno polverine dolci tipo zucchero. Insomma, una forma particolare rispetto ai classici dolcetti)

          2) Ronald, al contrario, disse di ricordare che a dare i Pixy Stix ai bambini era stato un suo vicino di casa. Il problema è che questo vicino di casa faceva il controllore di traffico aereo e nella notte di Halloween era in servizio, oltre 200 persone lo avevano visto al lavoro proprio nelle ore in cui teoricamente lui avrebbe dovuto avvelenare i bambini

          3) qualche giorno prima di Halloween, Ronald aveva visitato un grossista di prodotti chimici alla ricerca di cianuro (alla fine non l’aveva comprato – non lì – perché la dose minima da acquistare era un sacco da 5 libbre e lui ne voleva di meno)

          4) c’era anche un forte movente economico, perché Ronald era sull’orlo della bancarotta ed era pieno di debiti. Il fratello e la sorella della moglie trovarono un tantinello strano che, nel giorno del funerale del figlio, Ronald parlasse entusiasticamente delle vacanze che avrebbe potuto fare e delle cose che avrebbe potuto comprare alla sua famiglia coi soldi dell’assicurazione sulla vita che sarebbero arrivati presto.

          Insomma: l’unica prova veramente schiacciante era la testimonianza riguardo la provenienza dei Pixy Stix avvelenati, ma diciamo che il quadro indiziario non lascia molti dubbi 👀

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          1. sircliges

            “il fratello e la sorella della moglie trovarono un tantinello strano che, nel giorno del funerale del figlio, Ronald parlasse entusiasticamente delle vacanze che avrebbe potuto fare e delle cose che avrebbe potuto comprare alla sua famiglia coi soldi dell’assicurazione sulla vita che sarebbero arrivati presto.”

            vabbè allora era proprio 😐
            ma proprio tanto 😐 😐

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          2. Lucia

            🤣

            Non so in che termini si sia espresso, io voglio sperare (ipotizzo, eh) che magari abbia detto qualcosa sulle linee di “faremo un lungo viaggio per riprenderci dallo shock, cambieremo casa, coi soldi dell’assicurazione potrò comprare un villino in campagna” o cose simili.

            Mi immagino uno scenario simile perché sennò davvero ‘sto poraccio diventa una macchietta 😅

            Però ecco, diciamo che comunque tutto quell’entusiasmo fu trovato un tantinello strano, da parte di uno che in teoria aveva appena perso tragicamente il figlio per mano di uno psicopatico 😅

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    2. Lucia

      Sull’etimologia di “hoocus pocus”, segnalo questo interessante articolo:

      https://perpendiculum.blogspot.com/2017/11/etimologia-della-formula-hocus-pocus-e.html

      In sintesi, un prete anglicano di metà Seicento, John Tillotson, ha effettivamente fatto risalire la formula magica a una storpiatura delle parole di consacrazione. Ogni tanto si legge in giro che la storpiatura sarebbe passata attraverso un grado intermedio con la battuta blasfema “hoc est porcus meum”. In realtà questa teoria lascia assai perplessi perché la frase è sgrammaticata (la forma corretta sarebbe “hic est porcus meus”, che però ha molte meno assonanze con la formula di consacrazione e con le parole magiche.

      Altri la fanno derivare dalla formula, frequentemente usata dai giullari, “hiccus doccius”, a sua volta derivata da “hic es doctus” (in genere usata in chiave satirica per riferirsi a uno che invece è tutt’altro che colto).

      In sintesi: mistero 😅

      Piace a 1 persona

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