Venerdì 13 e altri giorni sfortunati
Come e perché si sviluppa in una società la credenza che certi giorni siano jellati?
E soprattutto, con quale criterio una popolazione stila un elenco di giorni nefasti?
Storia e Folklore
Come e perché si sviluppa in una società la credenza che certi giorni siano jellati?
E soprattutto, con quale criterio una popolazione stila un elenco di giorni nefasti?
Una tradizione ormai dimenticata, quella che sto per descrivere: vi fu un tempo non lontano in cui era tassativo andare in spiaggia il 10 agosto, in occasione della festa di san Lorenzo, e fare in quel giorno sette bagni di mare.
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Ebenezer Scrooge aveva un cuore così freddo che trasudava gelo ovunque egli andasse: “la sua bassa temperatura se la portava sempre addosso”, scrive Dickens, “al punto che l’ufficio diventava gelido al suo ingresso persino nei giorni canicolari”.
Una abilità notevole, non v’è dubbio. Una abilità di cui però, col passar dei secoli, s’è persa la portata: sì, perché (si potrebbe chiedere il lettore moderno) in effetti che caspita è un giorno canicolare?
E qui bisogna fare una premessa: nel Medioevo, esisteva un confine molto labile tra “devozione in senso stretto”, “pratiche terapeutiche che facevano affidamento sull’intercessione dei santi” e “attività che noi oggi definiremmo al limite del superstizioso, come la creazione di amuleti dalle presunte proprietà soprannaturali”.
Gli amuleti per le partorienti dedicati a santa Margherita d’Antiochia sono un esempio perfetto, in questo senso.
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Aaaahh, che bello il ritmo delle quattro stagioni e che belle le grandi festività d’un tempo che segnavano l’anno agrario seguendo l’avvicendarsi di solstizi ed equinozi e scandendo così il passare del tempo!
Belle a parole, beninteso; bellissime sulla carta. Ché, con buona pace delle “ruote dell’anno” che ambiscono a descrivere lo scorrere del tempo secondo il calendario tradizionale che sarebbe stato in uso nell’Europa pre-cristiana, una indagine un po’ più approfondita ci porterebbe a scoprire che, storicamente, le cose non stavano esattamente così.
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A Roma, nella domenica di Pentecoste, una profumatissima cascata di petali di rosa scende lieve sul capo dei fedeli che sono convenuti per l’occasione all’interno della chiesa del Pantheon.
In Inghilterra, nel villaggio di St. Briavel nei Cotswolds, la straordinarietà del dì di festa è sottolineata da una cerimonia di tutt’altro tenore. Ché, ad abbattersi sulla crapa dei fedeli nella domenica di Pentecoste, non sono lingue di fuoco, né tantomeno una pioggia di delicatissime rose… bensì, una gragnuola di pane e formaggio.
Non chiedetemi perché, non chiedetemi con che logica; non chiedetemi che cosa si fosse bevuto l’agiografo prima di decidere che era una buona idea scrivere una leggenda in cui un santo si abbandona a intrallazzi con Satana.
Personalmente, mi son fatta l’idea che l’agiografo scrivesse sotto i fumi dell’alcool dopo essersi scolato un intero barile di birra, il che spiegherebbe moltissime cose.
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Quando, mesi fa, il ministro Franceschini ha invitato gli operatori culturali a condividere sui social immagini di primule in segno di sostegno alla campagna vaccinale, io sono scoppiata a ridere. Mica per altro eh! ma nel periodo storico di cui parlo io, la primula non era un fiore molto amato (a voler usare un eufemismo).
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Il nostro amico si lanciò nella sua impresa di Disinfestazione Draghi quando era già un santo di mezza età. Fu solamente nel XIII secolo che san Giorgio cominciò a prendersela coi mostri sputafuoco, forse spinto dal desiderio di ridare lustro alla sua immagine pubblica dopo una carriera militare che stava cominciando a stargli stretta.
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Dovete andare a fare un prelievo di sangue, fissare un appuntamento dal dentista, mettervi in coda per andar dal medico?
Ecco un agevole elenco delle date da evitare – parola di monaco medievale!