I teloni del digiuno: una quaresima passata a fissare un telo

Le notizie più antiche sui teloni quaresimali risalgono all’inizio del XI secolo. L’abate Aelfric di Winchester riferisce che durante la quaresima si dovevano velare le reliquie e le croci (e fin lì ok) e che tra il presbiterio e la navata doveva essere steso un gigantesco telo, per impedire ai fedeli di vedere l’altar maggiore.

Ma perché?

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Un vescovo nega la Comunione per paura dell’epidemia!! (Ed è in corso la sua causa di beatificazione)

“Ommioddio, non c’è più religione, questa Chiesa va a scatafascio! I santi preti di una volta si stanno rivoltando nella tomba!! E questi nostri pavidi vescovi terrorizzati dal contagio ci negano il diritto di ricevere l’Eucarestia proprio quando ne avremmo più bisogno!!1!!1!”

È possibile (ma non troppo probabile) che qualcuno l’abbia detto per davvero, quando il provvedimento entrò in vigore nel 1854. 
L’epidemia in questione era quella di colera e il provvedimento recava la firma dal venerabile Angelo Ramazzotti, vescovo di Pavia, per il quale è attualmente in corso la causa di beatificazione.

Cattolico indinniato che te la prendi con la CEI: stacce. 

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Alla scoperta degli Acquariani, i paleocristiani astemi che si rifiutavano di consacrare il vino

Ma non solo: c’è stato anche chi consacrava pane e formaggio, chi distribuiva pane e sale, chi riempiva il calice con olio, latte o miele. Persino San Tommaso apostolo, se dovessimo dar retta ai suoi “Atti” apocrifici, doveva essersi distratto un po’ durante l’Ultima Cena, visto che, al momento di celebrare l’eucaresia consacrava – a detta degli Atti – pane indiano e verdurine miste.

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