Le dieci ragioni, non strettamente liturgiche, per cui mi piace la Messa in latino

C’è voluto un trasferimento a Roma, perché io diventassi una estimatrice della “Messa in Latino”. Ciò che prima era sempre stato un vago punto nella mia wish list, a Roma è improvvisamente diventato una possibilità concreta: praticamente a due passi da casa, avevo una chiesa che officiava in forma straordinaria.

E fu così che, un bel dì, ascoltai la mia prima “Messa in Latino”. E poi la seconda, la terza, la quarta.
Dopo quasi due anni da quella ‘prima volta’, penso di potermi definire a buon diritto una habitué. Una habitué, peraltro, non esclusiva: se ho occasione di frequentare la Messa in Latino, ne sono felice; se non ho occasione, mi sta benissimo la Messa “normale”.

Curiosi di sapere come mai la forma straordinaria mi piace così tanto?
Per (almeno) dieci valide ragioni.

1) Trovi addirittura preti cattolici, a officiarla!

I die-hard della Messa in Latino staranno ridacchiando – “eh già: per trovare un prete cattolico che fornisca insegnamenti ortodossi, oggigiorno l’unico modo è frequentare le comunità tradizionaliste!”.
No, col cavolo, io sto dicendo un’altra cosa. Sto dicendo che puoi trovare preti cattolici addirittura a una Messa in Latino; ovverosia: la Messa in Latino non è appannaggio di gruppi scismatici, più o meno ereticali. Se pensate che siano i lefebvriani gli unici a officiare in forma straordinaria, fortunatamente vi sbagliate di grosso: più o meno in ogni diocesi, esistono bravissimi preti diocesani che offrono questo servizio in accordo col loro vescovo. Gruppi come l’Istituto Cristo Re Sommo Sacerdote o la Fraternità Sacerdotale San Pietro sono, a loro volta, in piena comunione con Roma.

Per frequentare la Messa in Latino, non c’è bisogno di mescolarsi con scismatici, eretici, o svirgolati. Certo, ci sono anche quelli – ma basta scegliere con criterio la chiesa in cui andare, e dovreste essere in una botte di ferro.

2) Se non stai super-attento a quello che succede sull’altare, va a finire che non ci capisci niente

Per molti, questo è un difetto: “buuuhh, è noto a tutti che nelle Messe in Latino i fedeli perdono il filo!”.
No: con un buon messalino, sei perfettamente in grado di seguire.
Indubbiamente, se hai la (s)ventura di perdere il filo, può effettivamente volerci un po’ a recuperarlo.

E questo dettaglio secondo me è meraviglioso: perché, sapete cosa? Io a Messa mi distraggo. Non dico che passo la Messa a farmi i fatti miei, ma faccio il mea culpa: talvolta mi capita, di distrarmi. E visto che, tutto sommato, quando mi distraggo non succede niente, continuo a distrarmi qua e là a cuor leggero.

Cosa succede se, invece, mi distraggo a una Messa in Latino? Con i lunghi silenzi di cui è pervasa, rischio seriamente di passare dieci minuti a fissare perplessa il prete, nel disperato tentativo di capire a quale punto si sia arrivati. Mi è già successo; non è stato bello.

Per la precisione: mi è già successo, una volta sola… perché dalla seconda volta in poi mi sono auto-imposta la massima attenzione, proprio evitare inconvenienti di questo tipo. Durante la Messa in Latino, la mia attenzione è al massimo per tutta la durata della celebrazione, proprio perché “so” che non posso permettermi di farla calare.

Il risultato è che, durante la Messa in Latino, io personalmente mi concentro più a lungo e meglio.

3) Eppure, è facile da seguire

C’è un po’ questo mito da sfatare: se vai alla Messa in Latino, il prete parla da solo dandoti la schiena e tu non ci capisci niente.
Beh, pianino a dare giudizi affrettati. Se ti compri un buon sussidio che ti aiuti a seguire la Messa; se lo leggi con attenzione; se rimani concentrata per tutta la cerimonia… in realtà, segui eccome. E segui bene, senza problemi.

Forse è vero che ai tempi dei nostri nonni non erano così diffusi messalini ben fatti, e il popolino, abbandonato a se stesso, non ci capiva un cavolo di niente. Oggidì, esistono millemila sussidi per chi ne ha bisogno: se si vuole seguire, si segue benone eccome.
Non c’è nemmeno bisogno di padroneggiare il Latino alla perfezione (i messalini hanno sempre una agevole traduzione a fronte).

4) Alle donne viene dato un ruolo tutto speciale

È noto che, durante le Messe in Latino, le donne sono invitate a coprirsi il capo.
Almeno ai miei lettori di vecchia data, è noto anche che, a causa di romanzesche vicende che non starò qui a dettagliare, io e il mio fidanzato siamo stati costretti ad anticipare di molto la data del matrimonio, organizzando la cerimonia suppergiù in due settimane.
All’altare ci siamo andati con gli stessi vestiti che qualche giorno prima avevamo usato per andare in ufficio; l’unico elemento che gridava “SPOSA!” nel raggio di dieci chilometri era il bellissimo velo di pizzo che io portavo in testa.

Ricordo che il mio parroco, finita la cerimonia, mi ha sussurrato “chi è che ti ha fatto questo bel velo in così poco tempo?” (evidentemente pensando di doversi complimentare con una qualche mamma).
E ricordo anche che, colta alla sprovvista, io l’ho preso per scemo. “Eh?? No… è il solito velo da Messa che metto sempre alla Messa in forma straordinaria”.

Il velo muliebre è qualcosa che va capito; e in tempi di femminismo post-sessantottino e di veli islamici imposti con la forza, è ovvio che non è così facile capirlo.
Ma un segno che ha il potere di conferire a tutte le donne la radiosa dignitosità di una sposa che va all’altare, non è proprio possibile definirlo “maschilista” e “patriarcale”.
Anzi.

5) È come partecipare a una rievocazione storica – con la differenza che è tutto vero!

Ammetto che per me – appassionata di Storia – è piuttosto emozionante pensare che la celebrazione a cui sto assistendo si ripete sempre uguale da diverse centinaia d’anni; che gli stessi canti, le stesse preghiere che scivolano fuori dalle mie labbra sono stati intonati e recitate da generazioni prima di me.
È un po’ come essere in una rievocazione storica di real history, solo che qui il “real” è reale per davvero.
Una motivazione senz’altro futile per frequentare la Messa in Latino – però, ammetto che è stata la ragione principale che mi ha spinto ad andarci la prima volta.

6) Se conosci un po’ di Storia, è bellissimo vederla all’opera

Ad esempio: vi è mai capitato di sentir parlare del “bacio della pace” (nei libri di Storia, su questo blog…)?
Non vi è mai venuta la curiosità di vedere come concretamente si attuasse nella liturgia questa bizzarra pratica, con preti che si baciano tra di loro nel bel mezzo della Messa?
Ecco: andare a una Messa in Latino vi permette di vedere in azione tutte quelle curiosità liturgiche che avreste detto relegate alle pagine di un manuale di Storia della Chiesa.
Anche quella è un’esperienza da non perdere!

7) Se non conosci affatto la Storia della Chiesa, potrebbe venirti voglia di approfondire

Non vi è mai capitato di sentir parlare del “bacio della pace”, quindi non vi capacitate di cosa caspita sia quello strano balletto che i preti mettono in atto a un certo punto della Messa, facendo mosse senza senso con l’atteggiamento più ieratico di questo mondo?
Delle due, l’una: o li prendete per scemi, oppure andate a prendervi un libro in grado di spiegarvi cosa caspita stava succedendo.
E anche questa è cultura!

8) È arricchente, riscoprire certe vecchie tradizioni

Indubbiamente è cultura anche il riscoprire certe tradizioni, tanto care ai nostri nonni quanto ignote ai nostri figli.
Baciare le mani di un sacerdote il giorno della sua prima Messa; pregare per i raccolti con le rogazioni; recitare la preghiera a San Michele Arcangelo con la stessa disinvoltura con cui si snocciola sovrappensiero un’Ave Maria…
Non è che io vada alla Messa in forma straordinaria per fare un corso accelerato di Storia del Cattolicesimo in real time. Però capita, ed anche quello è un arricchimento in più. Sarebbe un’esperienza da fare, di tanto in tanto, anche solo per sapere da dove veniamo.

9) Sono le riunioni di cattolici con l’età media più bassa in assoluto

Sei un giovane cattolico e fatichi a trovare coetanei che la pensino come te – o, peggio ancora, coetanei con cui avviare un serio progetto di vita? Lascia perdere i gruppi estivi e le riunioni parrocchiali del movimento ggiovani: io non ho mai visto così tanti cattolici under-35 come alle Messe in Latino che ho frequentato!
Seria, eh. Potrei citare una comunità in cui l’età media dei frequentatori, a occhio e croce, si aggira attorno ai 12 anni (includendo in ciò: amorose coppie sulla quarantina, con figlioletti che seguono devotamente Messa a mani giunte).

Non sto suggerendo di usare la Messa in Latino come un sito per incontri (ci mancherebbe altro), ma vedere tutti questi giovani, così motivati, macinarsi magari mezz’ore di automobile con figli piccoli pur di arrivare immancabili a quell’appuntamento domenicale, e proprio a quello… beh: scalda davvero il cuore, e fa pensare che non tutto è perduto.
Una terapia anti-depressiva che non tutte le comunità sono in grado di offrire.

10) Se guardi i sacerdoti, pensi che, dopo tutto, la Chiesa sta in una botte di ferro.

I preti che officiano in forma straordinaria, te li immagineresti come dei nostalgici ottuagenari attaccati al ricordo del tempo che fu.
Niente di più lontano dal vero, almeno per quanto riguarda la mia esperienza: ovunque io sia andata, ho sempre trovato, oltre la balaustra, sacerdoti giovanissimi, ferventi, palesemente motivati, capaci di controbilanciare la ieraticità della liturgia con omelie ‘all’acqua di rose’ perfette  for dummies; pronti nell’aiutare i nuovi arrivati bisognosi di chiarimenti; dolci e caritatevolmente fermi nelle confessioni.
Grazie a Dio è pieno di preti che rispondono all’identikit anche nelle chiese “normali” chiese (e ci mancherebbe altro!), ma la concentrazione di giovani vocazioni in queste fraternità sacerdotali è tale e tanta da strapparti davvero un sorriso. Se persino in questi tempi di magra c’è un tripudio di bravi, giovani, volenterosi sacerdoti, persino per certi cammini di fede old-style… allora, possiamo davvero sentirci in una botte di ferro. Ci sarà pure crisi, e tanta, ma la situazione non è disperata.

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19 risposte a "Le dieci ragioni, non strettamente liturgiche, per cui mi piace la Messa in latino"

  1. ago86

    Ciao carissima! Innanzitutto ben tornata, è un pezzo che mi chiedevo che fine avessi fatto 🙂
    Passando alle cose formali, potresti segnalarmi un messalino che spieghi la Messa in Latino? E’ una delle cose che ho pensato anche io: non essendoci mai stato non so come “comportarmi”, e non sarebbe il massimo che stia a guardare cosa fanno gli altri fedeli.

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  2. lopsicotaccuino

    Ciao Lucia! Sono contenta di rivederti da queste parti… ahahah! 😀
    Bellissimo questo articolo, purtroppo che io sappia dalle mie parti non c’è nessuna chiesa dove si dica la Messa in latino, quindi non la vedo semplice partecipare, ma vedrò di organizzarmi in qualche modo. Mi associo alla richiesta di un buon sussidio liturgico, anche se mia nonna ha un libretto con la messa in latino che usava lei… ma temo non sarebbe molto efficace, per quanto tenero possa essere. 😀
    A presto!

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  3. Pingback: I miei cinque suggerimenti per il niubbo della Messa in Latino – Una penna spuntata

  4. Mariella

    Cara Lucia,
    ho scoperto da poco il tuo blog, e mi complimento per gli interessanti articoli storico-religiosi che tratti con competenza e vivacità.
    Tuttavia ti confesso la mia perplessità nel leggere l’esaltazione della Messa preconciliare, del velo, ecc…, dovuta essenzialmente al fatto che io, nonna sessantenne, quel periodo l’ho vissuto, e non ne ho affatto un buon ricordo. Nello specifico:
    1. Per quanto io ami il latino (sono un’ex insegnante di lettere) rammento la noia mortale di una celebrazione di cui da piccola non capivo nulla io, né i miei genitori, né le mie pie nonne, che recitavano il Rosario durante la Messa per fare almeno qualcosa che capivano… No, non era bello.
    2. Lo straniamento era dovuto anche al sacerdote di spalle, asserragliato dietro la balaustra, lontano dal popolo… No, non era bello.
    3. Ho sempre vissuto l’obbligo del velo come un’ingiusta imposizione a noi femmine, un segno di inferiorità rispetto ai maschi (e parlo della mia infanzia, quando di femminismo dalle mie parti non si parlava proprio); l’allergia mi è cresciuta con san Paolo, sant’uomo, per carità, ma un filino troppo semitico per i miei gusti (mentre quel sessantottino di Gesù permetteva che una donna gli asciugasse i piedi con i capelli sciolti, che scandalo!😄). No, non era bello, e infatti non ho messo il velo nemmeno per sposarmi!
    4. Due pesi e due misure: l’uomo adultero era facilmente perdonato dalla società e dalla Chiesa, la donna additata e trattata severamente. Idem per la regolazione delle nascite non conforme alle norme della Chiesa (essenzialmente, il vecchio coitus interruptus ): nello stesso confessionale, il marito veniva assolto, la moglie no (sperimentato sul campo da tutte le donne della famiglia e dintorni; di un buon parroco si diceva “Dev’essere bravo, le donne non si lamentano…”). No, non era bello.
    5. Sempre per la serie ” la fortuna di nascere femmina”, a scuola dalle suore l’insegnante pontificava: “Ricordatevi che se un uomo pecca con una donna, la colpa è della donna!”, e a me venivano i cinque minuti e la voglia di strozzarla… No, non era bello.
    6. Quanto al vestiario, l’aggettivo “modesto” mi fa venire l’orticaria solo a pronunciarlo, perché era il cavallo di battaglia delle suore, che ci facevano inginocchiare per vedere se l’informe grembiulone di nylon nero toccava il pavimento. Ti dirò, le Messe più sentite a cui ho partecipato sono state, anni dopo, quelle quotidiane ai campi di lavoro estivi organizzati dai Gesuiti, in cui tutti eravamo in short e/o smanicati, ma concentrati e fervorosi come non mai… Quello sì, era bello…
    7. Le pratiche di pietà preconciliare ottenevano solo l’effetto di spaventare i bambini sensibili: rammento i tenebrosi veli viola sulle statue il Venerdì Santo, il catafalco di velluto nero con teschi digrigranti agli angoli ai funerali, e soprattutto i terrificanti esercizi della buona morte, in cui dovevamo pregare e meditare seguendo le varie, terribili fasi della nostra futura agonia… No, non era bello.
    8. Invece è stata bellissima la sensazione di libertà dopo il Concilio Vaticano II, quando con i genitori sfogliavamo entusiasti il libretto della nuova Messa in italiano, potevo vedere in faccia il celebrante e sentirmi partecipe, ricevere nelle mie mani l’Ostia, essere libera di entrare in chiesa senza sentirmi una cristiana di serie B perché femmina…
    Per questo mi sento a disagio quando vedo i giovani esaltare il vetus ordo: come una nonna turca emancipata che vede la nipote mettersi il velo in stile mrs. Erdogan, mi corre un brivido lungo la schiena, perché io quello stile l’ho vissuto sulla mia pelle…
    Non pensare che io sia una femminista sessantottina: vado a Messa tutti i giorni, ora che sono in pensione, prego con il Rosario e la Coroncina della Divina Misericordia, e so apprezzare anche le preghiere in latino, ora che l’ho studiato ed insegnato (Sancte Michael Archangele è uno dei miei must!). È solo che non tornerei indietro nemmeno di un secondo alla Chiesa preconciliare, e ringrazio Dio dal più profondo del mio cuore per il dono del Concilio Vaticano II.
    Scusa la lunghezza dell’intervento, ma la piena dei ricordi nei vecchi diventa spesso inarrestabile.
    Dio ti benedica🙏 e buona continuazione del blog! 😘

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    1. ago86

      Cominciamo col dire che nel suo commento mischia delle cose che con la Messa in Latino e col cattolicesimo c’entrano ben poco, ma andiamo con ordine.

      1-Se ad una persona non viene insegnato cosa avviene durante la Messa, questa può essere in latino, greco, italiano o swahili, ma non capirà nulla lo stesso. Fermo restando che uno non va a “capire cosa fa il prete”, ma va ad adorare Dio;
      2-Il sacerdote è appunto, sacerdote, colui che agisce in persona Christi durante la Messa. E non è “di spalle”, ma rivolto all’altare come tutta l’assemblea, per sottolineare che anche lui è un essere umano come gli altri, non il “presidente di una assemblea liturgica”;
      3-Queste sono sue cose personali: da nessuna parte san Paolo afferma che le donne sono inferiori all’uomo, e il velo serve fondamentalmente a distinguere. Diversità non vuol dire inferiorità: gli uomini sono costretti a stare a capo scoperto, ma questo non implica che siano inferiori alle donne. Mutatis mutandis, il discorso del velo muliebre è questo. Quanto a Gesù “sessantottino” – al di là della boutade – un conto è la persona umana di Cristo e un altro è la celebrazione liturgica: un conto è Gesù che agisce nella terra d’Israele, un altro conto è Cristo che si immola sulla Croce – lì occorre un contegno diverso, se permette;
      4-Questa storia dei due pesi e due misure è più culturale che altro. Certamente una ingiustizia, ma non in nome della dottrina, anzi a tradimento della stessa per motivi culturali;
      5-Idem: non era certo una parte del catechismo che veniva enunciata;
      6-Anche qui sta mettendo in campo cose che c’entrano poco con la liturgia; più esperienze personali e soggettive che argomenti oggettivi;
      7-Qui vale quanto detto al punto 1: se una cosa non viene spiegata, non viene capita e risulterà un peso. Ciò vale anche per la Messa conciliare – finché non mi venne spiegato che è il sacrificio di Cristo e soprattutto il significato di ogni parte della Messa, da bambino mi annoiavo tantissimo e mi chiedevo che ci stavo a fare;
      8-Qui mi pare che stia mischiando cose culturali con cose liturgiche e religiose, oltre a mettere in mezzo personaggi che poco c’entrano con tutto, a mo’ di spauracchio.

      Il giudizio che ricavo dal suo commento è che per lei la Chiesa è nata nel 1962, mentre prima sbagliava tutto ed era cattiva. Se per lei lo Spirito Santo è arrivato nel 1962 fa l’errore speculare a certi tradizionalisti lefevbriani secondo cui lo Spirito Santo se ne è andato via lo stesso anno. Due facce della stessa medaglia, e tutto per questioni soggettive di gusti personali (“non era bello”, “è stato bellissimo” etc.).

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  5. Claudia

    Il discorso della moda modesta forse al giorno d’oggi si può vedere in un altro modo. Lontano dalle suore coi loro grembiuli informi, credo che oggi non sarebbe male se le ragazze amassero non essere sempre in mostra, soprattutto quando sono così giovani da non essere pienamente consapevoli di quello che si fa. A scuola di mia figlia (scuola media pubblica) hanno proposto delle divise perché molte ragazzine andavano in classe combinate come escort. Io dal canto mio cerco di spiegare a mia figlia che la velina è combinata in un certo modo perché sta recitando un ruolo per il quale viene pagata. Uscita dallo studio se deve andare a comprare il latte mette qualcosa che copra le natiche. Finora non ha mai voluto niente di eccessivo….speriamo che continui così.

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  6. Mariella

    Per Ago 86:
    Dato che il titolo del post parlava di ragioni non strettamente liturgiche, ho pensato di poter esprimere le mie, seppur di parere contrario; prova ne è che la lettrice Claudia mi ha risposto su un tema marginale come il vestiario.
    Non essendo una teologa, mi sono affidata semplicemente alle sensazioni ed ai vividi ricordi della mia infanzia; se ciò ha disturbato qualche lettore, me ne dispiace, ma questo è stato il mio vissuto spirituale ed emotivo, e non posso cancellarlo.
    Andrei piano a darmi della scismatica genere lefevbriano: non ho MAI detto che tutto ciò che la Chiesa ha fatto prima del 1962 fosse da buttare; mi sono semplicemente rallegrata di essere cresciuta dopo, perché, pur UBBIDENDO SEMPRE ai suoi dettami, non ne apprezzavo lo stile, e sono oltremodo lieta che lo Spirito Santo abbia ispirato il Concilio. Punto.
    Fraternamente, “ut unum sint”, nonostante le differenti sensibilità.

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  7. Lucia

    Hola!
    O anche: ohilà!
    Per una volta che si sviluppa una discussione interessante su queste pagine, io sono in vacanza e arrivo in ritardissimo. Tipico 😉

    Innanzi tutto, ciao Mariella e benvenuta! Grazie per i complimenti :-* e grazie anche per gli spunti di riflessione, che in parte, ti devo dire, condivido pure.
    E spiego (soprattutto a chi leggesse qui senza conoscere affatto il magico mondo del cosiddetto “tradizionalismo cattolico” e non avesse bene il polso di che cosa si sta parlando).
    Leggendo certi siti e certe pagine di “tradizionalismo cattolico”, soprattutto per signore, leggo effettivamente cose che – oggettivamente – non stanno né in cielo né in terra. Così su due piedi, potrei linkare una pagina che sostiene che le maniche corte siano immorali (dovrebbero arrivare almeno a coprire il gomito), una pagina che esorta le donne a dare fuoco a tutti i loro pantaloni, una pagina che ha una inquietante sezione in cui linka articoli riportati tutti i casi di abuso su bambini avvenuti negli asili in giro per il mondo, e ciò a dimostrare che le donne che non si dedicano alla famiglia a tempo pieno sono delle stolte che condannano i loro figli a chissà quali sofferenze immani.
    (Davvero eh. Potrei linkarle sul serio, esistono! XD)
    Ecco: tanto per iniziare e per mettere i punti sulle I, quelle forme di tradizionalismo (?) hard core sono molto lontane da me e mi lasciano non poco interdetta (ci sarebbe da riflettere molto seriamente per cercare di capire come mai piacciano, e come mai le pagine che citavo sopra abbiano così tanti fan, e così giovani).
    Io non sono tra di loro, tanto per capirci.

    Sui tuoi vari ricordi di una Chiesa “misogina”, mi piacerebbe dire che erano casi marginali, che sarà stato un caso, che chissà poi se è vero, che non era sempre così… però, ehm. In effetti, non lo dirò. Da storica della Chiesa, da archivista ecclesiastica soprattutto, ogni tanto maneggio documenti e leggo libri (scritti negli anni ‘3’0, ’40, ’50) che in effetti fanno inarcare le sopracciglia per davvero. Ago86 probabilmente ha ragione nel dire che il problema era culturale, più che strettamente religioso… però intanto c’era, e non fatico a credere a questi tuoi ricordi di una Chiesa opprimente, perché dalle carte traspare: a volte lo era sul serio. Per la serie “mal comune, mezzo gaudio”, posso dire che la rigidità più eccessiva io l’ho trovata (a cavallo della seconda guerra mondiale) in seminari e noviziati maschili… però ‘nsomma, lì siamo 😛
    Però – detto che questi eccessi, questa rigidità, e forse anche una certa misoginia di fondo da parte di molti sacerdoti – sono esistiti in passato, io penso che nessuno si auguri il loro ritorno in nome dell’amore per la tradizione liturgica. E ci mancherebbe!
    A livello “culturale”, grazie al cielo che le cose sono cambiate – e, se avessi una bacchetta magica per riportare la Chiesa Cattolica “indietro nel tempo” fino agli anni ’50, non la userei (nonostante tutti i problemi – e gravi – che ha la Chiesa Cattolica oggi).

    Però tutto questo non c’entra niente con la Messa in Latino XD
    Nel senso: quando io parlo della Messa in Latino parlo proprio della Messa in Latino, a livello di liturgia e di “paraliturgia” di contorno.
    Tu dici che ti ricordi la noia mortale di una Messa di cui nessuno capiva un tubo. Non fatico affatto a crederlo, peraltro è lo stesso ricordo che ha anche mia mamma (classe ’47). La mia esperienza è totalmente diversa perché, adesso, chiunque vada a una Messa in Latino ci va col suo messalino che spiega le varie fasi della Messa, riporta il testo latino con traduzione a fronte, e ti dice pure quando e perché inginocchiarti o stare seduto a seconda delle varie fasi della Messa. In tutte le chiese in cui si celebra in Vetus Ordo, ci sono sempre dei messalini lascati a disposizione dei fedeli che ne fossero sprovvisti, quindi ritengo che oggi sia praticamente impossibile andare a una Messa in Latino e non capire cosa succede.
    In passato succedeva e questa è una cosa che mi infastidisce abbastanza, perché, davvero, non ci sarebbe voluto niente a confezionare dei messalini decenti già all’epoca, invece di stampare millemila libretti per la Prima Comunione zeppi di devozioni private di ogni tipo, rispettabilissime senz’altro, ma secondarie.
    (Esistevano anche dei messalini decenti per bambini a onor del vero, io ne ho maneggiati parecchi, ma tu mi insegni che evidentemente non erano diffusi – o non erano diffusi a sufficienza).

    Sul versante “pratiche spaventose” tipo le statue velate… anche lì: (quasi) tutto sta nel modo in cui le si presenta ai bambini. Durante questa Settimana Santa, che ho trascorso in una chiesa che celebra in Vetus Ordo, io ho visto un papà prendere per mano il bambino in età da asilo e spiegargli, con molta tranquillità, come mai le statue erano velate e come mai il crocifisso era esposto per l’adorazione. Il bimbetto a me sembrava tranquillo, niente affatto traumatizzato. Come per tutte le cose, c’è modo e modo di spiegarle – probabilmente, a voi (della vostra generazione), da bambini, erano state spiegate in modo… ehm, perfettibile.
    Sono comunque pratiche che, se capite, secondo me hanno un senso – come, secondo me, avevano un senso quei funerali… molto funerei 😉 che tu ricordi. Qui è una questione di sensibilità, ma a me ad esempio danno proprio fastidio, a pelle, i funerali da “super cattolico” che adesso iniziano ad andar di moda, in cui i sacerdoti si vestono coi paramenti della festa, e tutti cantano canzoni allegre, e la Messa viene presentata come un momento di gioia. Avevo trovato molto interessante, tempo fa, un articolo (che purtroppo non ho salvato) di un tizio che si era trovato a un funerale di questo tipo e ne aveva proprio sofferto, perché gli sembrava che in qualche modo il clima “di gioia” gli avesse impedito di elaborare il suo lutto nel modo in cui avrebbe voluto. Lui faceva il paragone con i funerali del pre-concilio e diceva: beh, forse forse erano meglio quelli, nessuno ti “costringeva” a sorridere e a dire “sì sì dai, vai tutto bene” quando invece sei straziato dal dolore e magari hai solo voglia di piangere e di supplicare Dio di avere pietà del defunto.
    Qui è proprio una questione di sensibilità, il lutto è una cosa talmente delicata che non mi sognerei mai di dire cosa è giusto e cosa è sbagliato. Però quell’articolo mi aveva colpita perché la sensibilità di quell’autore è evidentemente molto simile alla mia, e avevo condiviso molto il suo disagio.
    Per dire: il clima che a te, piccina, turbava, magari ad altri invece “piaceva”.

    Il sacerdote che prega rivolto verso l’altare non mi ha mai disturbata (cioè, boh: posso capire che nell’insieme aumentasse il senso di straniamento dei fedeli, ma, ora come ora, è un dettaglio che proprio non mi turba. Se proprio, trovo più “problematico” il silenzio di tomba nel quale avviene la consacrazione – quello, su di me, non aiuta molto la concentrazione).
    La Comunione in bocca, figurati che ho cominciato a farla “in tempi non sospetti” e per ragioni di salute: a seguito di una noiosa serie di interventi maxillofacciali dovevo tenere il più possibile sterilizzata la bocca, e non mi andava di mettermi in bocca un’ostia che avevo tenuto in mano con delle mani “sporche” che pochi minuti prima avevano stretto altre mani potenzialmente sporche di chissà cosa. Forse illudendomi, ma prendere l’ostia direttamente sulla lingua mi sembrava più “sicuro” in quel momento.
    Questo succedeva anni e anni prima che io mi avvicinassi alla Messa in Latino, e, sorpresa!, già all’epoca mi ero resa conto che ricevere la comunione in quel modo, su di me, aumentava la riverenza per quello che stavo facendo (anche una patatina Pai la prendo in mano e la metto in bocca, ma solo l’ostia consacrata la ricevo con certe cautele).
    Così come, su di me, il velo da Messa (o, genericamente, l’abitudine di andare in chiesa a capo coperto e con “il vestitino buono della domenica”) è di aiuto, perché mi fa entrare nel mood “sto facendo qualcosa di straordinario, mi sto preparando per un evento speciale” prima ancora di uscire di casa, quando apro il mio guardaroba e decido di indossare il cappottino buono e non la giacca a vento (o, addirittura, di coprirmi la testa con un velo quando entro in un luogo sacro, proprio a sottolineare la totale alterità del luogo rispetto a tutti gli altri in cui potrei trovarmi nel corso della giornata).

    Insomma, moltissimo è questione di sensibilità. Infatti io dico sempre che la Messa in Latino in questo momento è probabilmente il meglio per me, ma non necessariamente per altri (e non necessariamente mi sarebbe piaciuta allo stesso modo quindici anni fa, quando, da ragazzina, invece apprezzavo moltissimo le Messe dei giovani con battimani, Padre Nostro che sembra una ola etc.

    Parlarne con gente della vostra generazione è sempre difficile perché (comprensibilmente) vi rifate a brutti ricordi del vostro passato e tendete a fare un po’ “di tutto un mucchio”, se me la passi. In realtà la Messa in Latino che conosco io è probabilmente molto diversa da quella che ricordi tu, in termini di partecipazione dei fedeli, di comprensione, etc, E, ovviamente la Chiesa in cui vivo io è fortunatamente molto diversa da quella che ricordi tu.

    Quando discuto della Messa in Latino con quelli della vostra generazione, io dico sempre che secondo me avete un po’ la tendenza a “gettare il bambino con l’acqua sporca” 😛 L’acqua sporca in effetti c’era, per certi aspetti, ma la liturgia, di per sé, non è che c’entrasse (semmai era un sintomo). Ma, corrette le cose che effettivamente non andavano (e che – concordo con Ago – secondo me dipendevano più dalla cultura in generale che dalla religione in senso stretto. Di certo, da nessuna parte veniva insegnato ai preti di assolvere gli uomini e non le donne per lo stesso peccato!), c’è molta bellezza e molto valore nella liturgia tridentina. Quello, non buttiamolo via con l’acqua sporca, ecco 😉

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    1. Lucia

      Ah: e sulla questione modestia nel vestire (che peraltro mi sta a cuore fin da quando ero ragazzina giovanissima, questa è proprio una cosa distinta dal mio “recente” amore per la Messa in Latino). Eh. E’ che, anche lì, i tempi sono cambiati.
      Non per fare la bigotta moralista, ma, veramente, oggigiorno andando in giro per strada si vedono le cose più allucinanti. Oltretutto proposte come se fossero normali (e non, che ne so, abbigliamento provocatorio acchiappamaschi per quando vai a rimorchiare in discoteca), e oltretutto proposte anche alle bambine. Giusto oggi leggevo un articolo sul blog di una blogger cattolica americana che spiegava di aver a malincuore disiscritto le sue bambine da un corso di danza classica, perché, andando ad assistere a una lezione aperta ai genitori, si era resa conto di come le lezioni di danza per bambine di quattro e di sei anni prevedessero mossette e sculettamenti da femme fatale che la avevano (comprensibilmente) fatta inorridire.
      Lontani gli anni in cui le suore misuravano la lunghezza dell’orlo del grembiulone delle scolare, adesso veramente vanno di moda delle robe che oggettivamente rasentano a tratti l’indecenza. Nel liceo cattolico che ho frequentato non c’era la divisa ma c’era un dress code abbastanza rigido in termini di regole di modestia nel vestire (non eccessivo, ma rigido: se “trasgredivi le regole”, venivi mandato a casa a cambiarti), e io ho sempre trovato che fosse una richiesta più che ragionevole da parte della direzione.
      In un mondo in cui spesso sembra che le donne “debbano” scoprirsi per forza (oppure vuol dire che non amano il proprio corpo e/o sono represse), io trovo che invece sia molto bello che le ragazze possano sentire anche un’altra campana.
      Anche perché, davvero, se guardi come si conciano oggigiorno tanti idoli delle ragazze, vedi cose che oggettivamente, direi, non stanno né in cielo né in terra…

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    2. Marco

      Prima di tutto buona giornata, e grazie per questo splendido blog che seguo da anni!
      È la prima volta che commento, tanto per complimentarmi per l’articolo tanto per confermare che, circa la messa in Latino, è davvero dirimente la sensibilità personale. Faccio un esempio molto semplice: io da bambino provavo una noia immensa per le messe “del fanciullo” e facevo di tutto per svegliarmi tardi e andare alla così detta “messa dei signori” con organo e incenso… Mentre per molti miei coetanei era il contrario. Quando adolescente ho scoperto la messa in latino, pur non assolutizzandola, l’ho spesso seguita con piacere ed attenzione, e la sua spiritualità mi ha aiutato moltissimo nel cammino di discernimento verso il sacerdozio che sto compiendo e che per ora è sfociato nella scelta del seminario, un normale seminario dove la messa è in italiano, che io ho imparato a comprendere meglio conoscendo la messa in latino. Quanto ai ricordi di coloro che la hanno vissuta, mia nonna (classe 1945) quando seppe che andavo ogni tanto alla messa in latino, volle assolutamente venire assieme a me, e da lei ebbi il Messalino, che conservo come una reliquia… Lei ha uno splendido ricordo della messa in latino, come molte signore che conosco. Probabilmente il contesto era certamente differente da quello del nord Italia, essendo del sud… Ribadisco però che molto si deve alla sensibilità soggettiva, tanto che mentre alcuni miei compagni sono molto inclini alla messa antica, altri non ne vogliono nemmeno sentir parlare (e tante sfumature intermedie tra le due posizioni).

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  8. Mariella

    Cara Lucia,
    grazie per le tue gentili spiegazioni. Sono oltremodo lieta che tu abbia compreso appieno il senso del mio intervento. Posso assicurarti che quanto ho detto corrisponde esattamente alla realtà della diocesi torinese di quegli anni (non so nel capoluogo, ma nelle parrocchie dell’hinterland era cosi); così pure il senso di sollievo non solo mio, ma delle due generazioni precedenti, di fronte alle riforme conciliari (evidentemente se l’erano passata peggio di me…).
    Ancor oggi, parlando con i coetanei, noto anche in loro gli stessi ricordi sgradevoli; in me più accentuati forse perché ero più sensibile ed obbediente, per cui gli effetti sono stati devastanti per la mia spiritualità: i miei confessori ed io abbiamo faticato parecchio per ricostruire una fede basata sulla Misericordia Divina e non sul terrore del minimo peccato…
    Quanto al ricevere l’Ostia sulla mano, penso che Gesù, incarnandosi, abbia messo in conto di dover toccare un bel po’ di gente non proprio pulita; quella della pulizia fisica, oltre che morale, nell’andare in chiesa è stata un’altra delle mie fobie, al punto che mi sentivo a disagio se avevo in tasca un fazzoletto sporco mentre facevo la Comunione; ora cerco di rammentarmi che gli apostoli all’Ultima Cena non avevano usato usato le salviette di Citrosil; certo, faccio attenzione, al segno della pace tengo la destra un po’ larga, salvando pollice e indice, controllo che non restino briciole di Ostia sul palmo: ma preferisco riceverLa così, che essere imboccata, mi farebbe sentire passiva, non consapevole di ciò che sto compiendo. Questione di sensibilità personale.
    Quanto al vestito della domenica, anche qui i ricordi della mentalità ipocrita e perbenista: mia madre mi raccontava che le signore facevano le “sfilate di moda” primavera/estate il Giovedì Santo, e ai Santi inauguravano l’autunno/inverno 🙄
    Posso capire che voi giovani, che non avete vissuto sulla vostra pelle una simile atmosfera, possiate essere attratti da queste forme di religiosità, e dato che la Chiesa lo permette, e vi fa piacere, continuate pure, se vi aiuta a pregare meglio; quanto a me ed alla mia generazione, siamo completamente appagati dall’attuale liturgia, la cui riforma è stata comunque voluta dallo Spirito Santo e non è lo sghiribizzo di qualche modernista, come talvolta capita ancora di leggere sui siti del genere che citavi all’inizio…
    Infine, il capitolo vestiario, con cui rispondo anche a Claudia: perfettamente d’accordo che si stia tracimando verso l’indecenza totale. Quanto a me, ho sempre seguito la regola dell’abito giusto nel posto giusto: tranquillamente bikini normale per me e le mie figlie in spiaggia (oggi, data la stazza, forse dovrei passare al burka 😄), gonna sopra il ginocchio, camicette smanicate in estate, maggior controllo in ufficio, chiesa, scuola, ma senza angosce. A scuola sono stata la Savonarola di turno, chiarendo ai miei allievi di scuola pubblica che mutande a vista, pance al vento, microgonne inguinali, braghettoni e canotte in classe anche no, e redigendo varie note vestimentarie sul diario. Certo è una battaglia persa, se i genitori non collaborano: giusto per dirne un paio, la madre che si presenta a colloquio con scollatura abissale e reggiseno decorato a vista, o l’altra che arriva a ritirare la pagella in canotta e short di tessuto tecnico, “Perché sa, sono andata a fare jogging e ho pensato di passare adesso…” 😱
    Bene, termino perché ho già abusato troppo della tua pazienza e di quella dei lettori; affettuosi auguri di ogni bene (e attendo nuovi interessanti post)!

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  9. claudia

    Un po’ di quella mentalità l’ho vista anche io. Ero bambina negli anni 80 e mi ricordo che non capivo perché alcune signore (quelle benestanti) portassero la pelliccia lunga fino ai piedi per andare a messa, in un luogo di spiritualità in cui ci si deve “spogliare” delle preoccupazioni mondane…..

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  10. Axel

    quando ero una ragazzina, anni ’90, prima di andare in processione per il Corpus Domini, mia mamma mi raccomandava di vestirmi bene. per non sfigurare!
    Ovviamente mi arrabbiavo, ma adesso, da adulta, . riconosco che aveva ragione, ma mi indicava i motivi sbagliati: come dice Lucia, quando . usualmente , ci vestiamo bene? per un occasione importante e quale occasione è più importante dell’incontro con Gesù o del seguirlo, nelle strade , davanti a tutti e adorarLO? oltre al fatto che indossare, la domenica , alla Messa, un abito diverso da quelli di tutti i giorni, più elegante, umanamente aiuta( poi oggi è completamene controcorrente, gli abiti della domenica sono sportivi, casual. fintamente poveri!)
    Vorrei aggiungere un ‘altra ragione non strettamente liturgica per cui mi piace la messa in latino: perché si vive l’universalità della Chiesa ed è la stessa messa , nella stessa lingua in Italia , a Londra, a Mosca, a Timbuctu’, !
    con l’inglese , il francese e lo spagnolo è possibile cavarsela, ma provate a partecipare ad una messa in una lingua ostrogota ( chiamasi ostrogote, per me, le lingue slave, sloveno, croato , quella ungherese, so benissimo che con gli ostrogoti storici nulla c’entrano, però sono abbastanza incomprensibili) e prima dello smarthphone!. con lo smarthophone è facile trovare i testi della liturgia della parola, ma poi la tentazione per quale ragione andare in Chiesa e non capire niente?

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    1. Lucia

      Sull’ultimo punto… io non ci avevo mai pensato, anche perché gira e rigira non mi allontano mai dall’Italia, però sì, è un aspetto che tanti viaggiatori mi hanno fatto notare, negli anni!

      Sulla questione abbigliamento: sì, infatti. Io trovo che sia una cosa che serve innanzi tutto a me. Cioè, ogni tanto mi sento dire “a Dio non interessa come sei vestita, gli va bene se vai in chiesa anche dentro a un sacco di patate”: non ne dubito, ma invece a me è di grande utilità psicologica, vestirmi “come si deve” per andare a in chiesa. E’ una preparazione psicologica che inizia fin dal momento in cui apro l’armadio e scarto l’impermeabile a favore del cappottino buono. E’ un gesto, piccolo, ma è un segno, e mi aiuta a entrare fin da subito nel mood giusto per la giornata.

      E’ un peccato che questo aspetto venga spesso frainteso, perché per me non è questione di sfoggio o di eleganza fine a se stessa. E’ che se vado a incontrare la Regina d’Inghilterra, non mi vesto con gli stessi abiti che metto per andare a far la spesa il sabato pomeriggio.
      E a Messa sto andando a incontrare il Re dei re…!

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  11. Claudia

    Forse mi sono espressa male, non intendo che la domenica si debba andare sciatti. È bello celebrare anche con un bel vestito. Ma alcuni outfit che vedevo in quegli anni mi sembravano eccessivi, anche perché all’epoca la pelliccia era uno status symbol. Oggi, fortunatamente, il concetto di status symbol è molto diminuito rispetto all’epoca.

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    1. Lucia

      No no, t’ho capita benissimo! (Anzi, volevo pure risponderti sopra, ma non ho fatto in tempo e sei arrivata prima tu XD)

      Un po’ del clima che tu dicevi, in certe parrocchie, lo si respira ancora adesso. Un mio caro amico, che per ventura è parrocchiano di una parrocchia molto posh in un quartiere ricco e fricchettone di Roma, mi guardava con un sorrisetto quando gli dicevo che, per me, non esiste a Natale andare a una Messa che non sia quella di mezzanotte, e commentava “aaahhn, perché ci tieni a metterti il cappottino bello, vero?”.
      Ehm, no. Ma, nella realtà in cui lui viveva, evidentemente è ancora molto forte l’associazione tra “certe Messe” e “certe sfilate di moda” 😉

      No, quando dicevo che a me spiace che questo concetto non venga compreso, intendevo proprio che… davvero mi spiace. Ma non lo dicevo con polemica, lo dicevo proprio con rimpianto.
      Nel senso che io mi rendo perfettamente conto che una bella famigliola ben vestita che tutte le domeniche va a Messa mettendo ai bimbi il cappottino buono rischia di essere interpretata, dalla maggior parte delle persone, come “la famiglia di fissati che ha scambiato la Messa per una sfilata di moda”, giustappunto. Ma mi sa che è anche inevitabile ahimè, visti gli eccessi e le incomprensioni (es. la mamma di Axel che la fa vestire bene per non sfigurare) che ci sono stati in tempi recentissimi.

      Per me, è un elemento importante delle mie domeniche, quindi continuo comunque ad andare a Messa col vestitino buono cascasse il mondo. Ma capisco anche le ragioni per cui questo atteggiamento può essere fonte di incomprensione, e me ne cruccio, perché per colpa di certi eccessi si finisce col perdere quanto c’è di bello in una consuetudine. (Appunto).

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