Pillole di Storia

Tesori dal Portogallo, fra devozione e architettura

Organizzare una mostra sugli arredi liturgici dev’essere una di quelle sfide da far tremar le vene e i polsi. Non perché sia difficile trovare reperti da mettere in mostra, ma perché, al contrario, ce ne sono decisamente troppi: si potrebbe organizzare un’esposizione permanente anche solo attingendo alle sacrestie di due-tre chiese sufficientemente antiche. E, comunque, il mondo è pieno di validissimi musei diocesani.
Come convincere il popolo a scomodarsi per vedere una mostra fatta di ostensori e reliquiari?
Bisogna essere creativi; mettersi nelle condizioni di offrire un “di più” ai visitatori.
Selezionare le opere attraverso un fil rouge che le collega, ad esempio, potrebbe essere un’ottima idea. Meglio ancora se il fil rouge è inconsueto, particolare. Toh, facciamo un esempio a caso: l’architettura.
Facciamo una mostra di arredi liturgici collegati l’uno all’altro perché, nel piccolo, riproducono determinati stili e determinate forme architettoniche.

A Palazzo Madama (non la sede del Senato: il palazzo storico di Torino) devono aver deciso di adottare suppergiù questa strada, durante la preparazione della mostra Tesori dal Portogallo. Architetture immaginarie dal Medioevo al Barocco. Dico “suppergiù”, perché la mostra, tecnicamente, non si focalizza solo sugli arredi liturgici: per citare il sito del museo, l’esposizione, più genericamente, “si concentra sui modi con cui i princìpi dell’architettura hanno dato forma anche a oggetti di piccole dimensioni, esaltandone i valori estetici e decorativi e svelando la costruzione del loro significato simbolico e sociale”.
Dunque, non troverete solamente reliquiari ed ostensori, se deciderete di visitare la mostra ospitata a Palazzo Madama. Troverete reliquiari ed ostensori nel post che leggete, questo sì… e a tal proposito, mettiamo un disclaimer: no, non sono stata pagata dai musei torinesi per scriver recensioni sul loro conto. Sto semplicemente usufruendo di un abbonamento che, per trenta euro all’anno, mi permette di entrare gratis in tutti i musei e a tutte le mostre organizzate a Torino e dintorni. Di conseguenza, mi sto dando alla pazza gioia saltellando da un allestimento all’altro… e, se trovo qualcosa d’interessante da raccontare, giustamente ve lo racconto.

 Tesori dal Portogallo


Tesori dal Portogallo
, dicevamo. Come il titolo lascia intuire, si tratta di un’esposizione “monografica” che accoglie reperti provenienti dal Portogallo (e dalle sue ex-colonie). È frutto di un accordo stipulato fra il museo torinese e il Museu Nacional de Arte Antiga di Lisbona, che in questo periodo sta ospitando una mostra sui Savoia. Torino ha mandato a Lisbona un tot. di pezzi da esposizione, Lisbona si è sdebitata dicendo “e voi? Cosa possiamo spedirvi?”.
La mostra, come dicevo, si snoda secondo il fil rouge dell’architettura: può, l’architettura, influenzare la realizzazione di oggetti di piccole dimensioni? Ma certo che sì – e questo è particolarmente vero (venendo all’argomento che mi interessa) per quanto riguarda la realizzazione dei piccoli oggetti di uso liturgico.
Vediamo assieme alcuni esempi.

***

I. I Reliquiari

Beh… dentro al reliquiario c’è una reliquia, no?
E la reliquia serve a ricordarci che il santo, ancorché morto e smembrato, è sempre assieme a noi e “vive” assieme a noi proteggendoci dall’alto, no?
Insomma: il reliquiario è la dimora terrena del santo dopo che è morto – è un po’ la sua casetta, no?
E allora, perché non costruire reliquiari che ricordano anche visivamente questo concetto presentandosi come casette (o come tempietti) dentro i quali il santo dimora?

Reliquiario di santa Lucia, inizio XVII secolo, argento e mica. Coimbra, Museo Nacional de Machado de Castro. Fare click sull'immagine per visualizzare la foto ingrandita.
Reliquiario di santa Lucia, inizio XVII secolo, argento e mica. Coimbra, Museo Nacional de Machado de Castro. Fare click sull’immagine per visualizzare la foto ingrandita.

Scusandomi per la bassa qualità delle foto (non è facile fare uno scatto decente, con le luci puntate contro l’obiettivo) proseguo questa carrellata con la tipologia di “reliquiario architettonico” numero due: il reliquiario costruito a mo’ di monumento funebre. E qui, la mia mente di (ex-)pavesina non può non correre al grandioso monumento funebre dedicato a Sant’Agostino, che custodisce nel basamento le reliquie del santo di Ippona.
Il concetto è sempre quello: questa reliquia è davvero il corpo del santo; questa reliquia dimostra che davvero il santo è esisto, è stato, ed è ancora carne in mezzo a noi; questa reliquia è davvero il santo, ancorché defunto… e quindi, raccogliamoci in preghiera di fronte alla salma di chi ci ha preceduto.

Reliquiario, 1425-1450, argento dorato. Coimbra, Museu Nacional de Machado de Castro. Fare click sull'immagine per visualizzare la foto ingrandita
Reliquiario, 1425-1450, argento dorato. Coimbra, Museu Nacional de Machado de Castro. Fare click sull’immagine per visualizzare la foto ingrandita

Oppure, più banalmente – e forse, in modo ancor più scenografico – il reliquiario può rievocare la morte del santo martire. E lì sì che l’estro dell’artista si può sfogare con vere e proprie costruzioni architettoniche in miniatura, ispirate ai canoni dell’arte classica… come succede, ad esempio, in questa raffigurazione del martirio di san Sebastiano. E, in questo caso, è san Sebastiano stesso (cioè: la sua statuetta) a contenere il vero corpo di san Sebastiano (cioè: la sua reliquia).
Più simbolico di così…

Reliquiario di san sebastiano, 1550-1575, argento parzialmente dorato. Coimbra, Museu Nacional de Machado de Castro. Fare click sull'immagine per visualizzare la foto ingrandita
Reliquiario di san sebastiano, 1550-1575, argento parzialmente dorato. Coimbra, Museu Nacional de Machado de Castro. Fare click sull’immagine per visualizzare la foto ingrandita

II. Le paci

Con buona pace di coloro per cui il Concilio Vaticano II ha trasformato la Messa di sempre in una ridicola pagliacciata, capitava talvolta, nelle Messe di una volta, che avvenissero cose abbastanza strane.
Prendiamo, a titolo d’esempio, lo scambio della pace. Oggigiorno, i fedeli si scambiano una discreta stretta di mano accompagnata da un sorriso, e niente più. I nostri tris-trisavoli, invece, avevano architettato dei sistemi alquanto creativi per manifestarsi vicendevolmente sentimenti di concordia.
Per dirna una, si baciavano in bocca.
Vi giuro. Meno male che nel Medio Evo non esistevano le fotografie, altrimenti i giornalisti scandalistici avrebbero in mano imbarazzanti fotografie contenenti preti che baciano chierichetti, fraticelli che baciano confratelli, vecchi che baciano infanti, uomini e donne che si scambiano baci omo davanti all’altare.
Proprio così: nel Medio Evo, il “segno della pace” era più propriamente detto osculum pacis… ed era un bacio sulla bocca. Ovviamente tale bacio non aveva valenze sessuali, però capite anche voi che un’assemblea di fedeli che comincia forsennatamente a baciarsi in bocca… beh, può creare alcuni problemi. Ma anche proprio di ordine logistico, se vogliamo.
Nel pieno Medio Evo, si decide quindi di cambiare le regole del gioco: i fedeli smettono di baciarsi vicendevolmente, e si mettono ordinatamente in fila per baciare un oggetto sacro. Che poteva essere un oggetto sacro di varia natura, a dire il vero: ostensorio, patena, Vangelo, reliquie del santo patrono…
Pian piano, si comincia ad avvertire l’esigenza di offrire ai fedeli un oggetto apposito da baciare in tal frangente… e nascono così le paci. Che sono dei veri e propri oggetti liturgici che venivano fatte passare tra i fedeli al momento del “segno della pace”: il fedele baciava devotamente la tavoletta… e via.
Molto spesso, si trattava di tavolette decorate con una scena sacra… e qui, abbiamo alcuni esempi. Nei quali la scena evangelica è “incorniciata” da una serie di elementi architettonici, a mo’ di tempietto.

Pace con Compianto sul Cristo deposto, fine XVI secolo, argento. Lisbona, Museu Naciona de Arte Antiga. Fare click sull'immagine per visualizzare la foto ingrandita
Pace con Compianto sul Cristo deposto, fine XVI secolo, argento. Lisbona, Museu Naciona de Arte Antiga. Fare click sull’immagine per visualizzare la foto ingrandita
Pace con Compianto sul Cristo deposto,1534, argento dorato. Lisbona, Museu Naciona de Arte Antiga. Fare click sull'immagine per visualizzare la foto ingrandita
Pace con Compianto sul Cristo deposto,1534, argento dorato. Lisbona, Museu Naciona de Arte Antiga. Fare click sull’immagine per visualizzare la foto ingrandita

III. Tabernacoli

Credo che tutti quanti abbiamo presenti i grandi tabernacoli a pianta esagonale: erano costruiti in questo modo proprio per richiamare quella struttura esagonale che, tradizionalmente, i cristiani hanno sempre associato al sepolcro di Gesù Cristo.
Credo che chiunque abbia presenti anche i “tipici” tabernacoli a forma di casetta o di chiesetta… insomma: quei normalissimi tabernacoli, tanto diffusi nelle nostre chiese, che hanno una porticina, un tettuccio, un crocifisso sul tettuccio, eccetera. E il simbolismo mi sembra così evidente che non vale il caso di perderci sopra altre parole.
Penso che molti abbiano presenti anche le “torri eucaristiche” – tipo, per intenderci, il tabernacolo della chiesa di San Lorenzo a Norimberga, che è alto qualcosa tipo 20 metri. Colonne slanciatissime che si innalzano verso il cielo hanno la funzione di sottolineare l’alterità, la celestialità di Cristo.
Personalmente, io non avevo ben presente quella tipologia di tabernacolo che viene definita “cofano eucaristico”. A quanto pare, si tratta di un tipo di tabernacolo… ispirato ai reliquiari. Perché se il reliquiario è la casa del santo, il tabernacolo non è forse la vera casa del vero Dio?

Apparentemente utilizzati tutt’oggi in alcune chiese, i cofani eucaristici messi in mostra si presentano come piccoli tempietti a base rettangolare con colonne che ne sostengono la trabeazione (nel primo caso), o come vera e propria chiesetta rettangolare in miniatura con colonne e rosoni ad arricchirne l’architettura.

Cofano eucaristico numero 61
Cofano eucaristico, Portogallo, XVI secolo, argento dorato. Lisbona, Museu Naciona de Arte Antiga. Fare click sull’immagine per visualizzare la foto ingrandita
Cofano eucaristico Goa
Cofano, Venezia, circa 1600, cristallo di rocca, legno dipinto e dorato, argento dorato, rame argentato. Lisbona, Museu Naciona de Arte Antiga. Fare click sull’immagine per visualizzare la foto ingrandita

IV. Ostensori

1215: il quarto Concilio Lateranense proclama dogma di fede quella che, fino ad allora, era solamente la “teoria” della transustanziazione. Poco tempo dopo, nasce la festa del Corpus Domini, dedicata alla celebrazione della reale presenza di Nostro Signore nelle specie consacrate.
Si sviluppa così una forte devozione verso il Santissimo Sacramento – e pian piano, i sacerdoti cominciano ad avvertire l’esigenza di esporre l’ostia consacrata all’adorazione dei fedeli.

Problema: ‘ndo ti piazzo l’ostia consacrata?
Un piattino sull’altare dava troppo poco nell’occhio – nascono così gli ostensori, cioè dei cosi ben visibili in cui poter collocare l’ostia.

I primi ostensori si sviluppano su imitazione dei reliquiari (anzi: i primi ostensori, con ogni probabilità, erano proprio dei reliquiari dismessi e riadattati alla bisogna). Pian piano, col passar del tempo, l’ostensorio comincia ad assumere forme sue proprie… che, no, non sono quelle a cui siamo abituati oggi. Il tipico ostensorio a forma di sole raggiante è una novità introdotta dal Concilio di Trento: nei secoli finali del Medio Evo, a dirla tutta, gli ostensori avevano un’altra forma…
…che, non a caso, è detta “forma architettonica”.

Ostensori piccoli
Raccolta di ostensorii, provenienze diverse. Fare click sull’immagine per visualizzare la foto ingrandita

Qui ne vedete una piccola carrellata.
Noterete che l’ostensorio aveva la forma di un tempietto, riprendendo quel concetto già ampiamente esplorato di “oggetto sacro inteso come dimora di Colui che veramente abita al suo interno”. Colonnato, cupola, trabeazione e crocifisso in sommità: tutto, in questi ostensori, richiamava le forme architettoniche delle chiese.
E il basamento?
Se notate, ‘ste chiesette-ostensorio erano appoggiate su un basamento assurdamente alto… che, okay, serviva a rendere l’oggetto più visibile da lontano, ma che aveva anche un altro scopo: era in realtà un calice. Ebbene sì: questi calici-ostensori erano predisposti per custodire il corpo di Cristo nelle due specie.

Come accennavo, il Concilio di Trento ha “propagandato” una diversa forma di ostensorio, che pian piano ha finito con lo scalzare la forma antica. Che però, a quanto pare, resiste stoicamente nella diocesi ambrosiana, laddove – mi dicono dalla regia – gli ostensori a forma architettonica vanno ancora per la maggiore!

V. L’arte sacra delle colonie

Concludendo questa breve carrellata, ho deciso di accorpare sotto questo titolo tutti quei reperti che, nella mostra di Palazzo Madama, provengono non dal Portogallo in sé… ma bensì, dalle sue colonie. In effetti, trovo sempre interessantissimo vedere in quali modi e con quali forme il cristianesimo è stato concepito da società così diverse e così lontane dalla nostra.

E così, ad esempio, in questo altare portatile proveniente da Goa l’immagine di Maria Vergine sembra essere custodita in una specie di tempietto buddista o cose del genere, più che in una chiesa di tipo ‘occidentale’

Altare portatile Goa
Altare portatile, Goa, XVII secolo, legno intagliato, ottone dorato e dipinto, avorio dipinto e dorato, gommalacca. Evora, Museu de Arte Sacra. Fare click sull’immagine per visualizzare la foto ingrandita

mentre, per dirla con le parole della didascalia della mostra, “la complessa lavorazione a filigrana nelle colonne e l’adozione del fiore di loto e della ninfea, presenti nelle colonne di diversi templi e palazzi hindu, indicano che [questa] pace è stata realizzata in India”.

Pace con Salvator Mundi, India (?), 1580 circa, argento parzialmente dorato, vetro. Lisbona, Museu Nacional de Arte Antiga. Fare click sull'immagine per visualizzare la foto ingrandita
Pace con Salvator Mundi, India (?), 1580 circa, argento parzialmente dorato, vetro. Lisbona, Museu Nacional de Arte Antiga. Fare click sull’immagine per visualizzare la foto ingrandita

Ma se dovessi indicare il mio oggetto preferito, forse non solo di questa collezione di natura “etnica” ma addirittura della mostra intera, dovrei parlare probabilmente di questo Crocifisso con calvario proveniente dallo Sri Lanka.
Facile, per me, imbambolarmi di fronte all’espressione e al corpo straziato di Nostro Signore che muore per darmi la vita; ma varrebbe la pena di notare anche gli elementi più inconsueti di questo crocifisso… che, se ci fate caso, trasuda “estremo oriente” in ogni singolo millimetro. Per citare ancora una volta i curatori della mostra, “come strumento di evangelizzazione e di comunicazione, l’arte supera le barriere linguistiche, e integra forme locali di devozione, tradizioni iconografiche, e tecniche”. In questo caso, “la base a gradoni richiama le costruzioni a piramide delle culture dravidiche (India, Sri Lanka e aree del Pakistan, del Nepal e del Bangladesh), in stretto parallelismo simbolico con il Golgota e con la montagna cosmica comune a tutte le religioni”.

Crocifisso con calvario, Sri Lanka, Kotte (?), Goa (?), 1610. Legno tropicale e tek, avorio naturale, policromo e dorato, argento, rubini, rame, cristallo di rocca, vetro colorato, veluto di seta, gommalacca, carta. Provenienza: Collezione Paimela, Lisbona, collezione privata. Fare click sull'immagine per visualizzare la foto ingrandita
Crocifisso con calvario, Sri Lanka, Kotte (?), Goa (?), 1610. Legno tropicale e tek, avorio naturale, policromo e dorato, argento, rubini, rame, cristallo di rocca, vetro colorato, veluto di seta, gommalacca, carta. Provenienza: Collezione Paimela, Lisbona, collezione privata. Fare click sull’immagine per visualizzare la foto ingrandita
Crocifisso con calvario, Sri Lanka, Kotte (?), Goa (?), 1610. Legno tropicale e tek, avorio naturale, policromo e dorato, argento, rubini, rame, cristallo di rocca, vetro colorato, veluto di seta, gommalacca, carta. Provenienza: Collezione Paimela, Lisbona, collezione privata. Fare click sull'immagine per visualizzare la foto ingrandita
Crocifisso con calvario, Sri Lanka, Kotte (?), Goa (?), 1610. Legno tropicale e tek, avorio naturale, policromo e dorato, argento, rubini, rame, cristallo di rocca, vetro colorato, veluto di seta, gommalacca, carta. Provenienza: Collezione Paimela, Lisbona, collezione privata. Fare click sull’immagine per visualizzare la foto ingrandita

***

Come vi dicevo: alla mostra di Palazzo Madama troverete tutto questo e molto più, nel senso che non si tratta di un’esposizione solo e unicamente dedicata agli oggetti con funzione liturgica.
Aperta dal martedì alla domenica fino al 28 settembre, la mostra è piuttosto consigliata a tutti gli interessati. “Piuttosto” nel senso che – voglio metter le mani avanti – l’allestimento non è proprio ricchissimissimo, e che, in alcuni casi, le didascalie potrebbero esser più illuminanti… però, i 12 euro del biglietto vi permettono anche di aggirarvi indisturbati per tutto Palazzo Madama, visitando le altre mostre in corso (fra cui una sui cappellini d’epoca, per la Kate Middleton che è in noi) nonché la collezione permanente del museo. Sempre compresa nel prezzo del biglietto c’è la visita al giardino medievale del castello (bellissimo e romanticissimo) e ad una delle torri del Palazzo. E da lì, se non c’è foschia, potrete godere di una vista panoramica di Torino a 360°… impreziosita, magari, anche dalla corona alpina.

*Naturalmente*, quando sono andata io c'era foschia.
*Naturalmente*, quando sono andata io c’era foschia

5 thoughts on “Tesori dal Portogallo, fra devozione e architettura

  1. la storia “del bacio della pace” non lo sapevo… ma non era più igenico il bacio con il vicino rispetto al fatto che tutti bacino “la pace”? :o)

    1. Oh cielo, più igienico direi proprio di no… pensa che schifo una intera chiesa piena di gente che bacia sulla bocca il vicino di banco alla sua destra e poi si gira per baciare sulla bocca quello alla sua sinistra, che nel frattempo ha già baciato un altro, e così via dicendo… Bleargh.
      Baciare un’immagine sacra mi sembra lievemente meno pericoloso, nel senso che almeno tutti quanti baciano un oggetto ma non c’è un ripetuto contatto diretto bocca-a-bocca. Ho idea che che in questo modo ci sia un pericolo di contagio lievemente inferiore (o magari è solo una mia impressione).

      Comunque, per chi volesse approfondire, ecco qui la pagina di Wikipedia inglese dedicata al bacio della pace:

      http://en.wikipedia.org/wiki/Kiss_of_peace

      Corredata da alcune immagini abbastanza equivoche, tipo questa scena di Pietro e Paolo che si dicono addio:

      Seriamente, mi stupisce che non si sia mai stato nessuno che ci ha montato sopra un caso dicendo “AHA, questo dimostra che la Chiesa antica era a favore delle unioni gay” :-D :-D

      1. io credo invece che se uno è contagiato, peggiore delle ipotesi, baci per primo una reliquia, tutto quelli che baciano dopo sono contagiati… se invece quello che bacia contagia solo una minima parte dei vicini (una panca) … pura considerazione statistica

        Per il resto in effetti è una pratica molto strana… e ora qualcuno prenderà questa immagine e ne dirà di cotte e di crude (come la storia del post precedente: ma tuo figlio come sta? Sempre trasparente?) ;o)

      2. Però, quanto tempo sopravvive mediamente un virus al di fuori del corpo umano, su una superficie cesellata (e che peraltro non tutti baciano nello stesso identico punto)?
        Non lo so, eh. A “naso” – ma non me ne intendo minimamente – mi sembra più pericoloso un bacio sulle labbra, in cui è quasi matematico che verrai in contatto con un minimo di saliva – e di saliva “fresca”, con dentro il virus che ha abbandonato solo in quel preciso istante il corpo dell’ammalato, e quindi è sicuramente bello pimpante e vitale.
        A me, sembra lievemente meno anti-igienico il far baciare un coso grosso suppergiù come un foglio di formato A4 e con una superficie irregolare.
        Come si suol dire: c’è un medico a bordo? :-D :-D

        Il figlio trasparente sta sempre peggio perché io non ho latte e non abbiamo soldi per comprargli il latte artificiale, quindi sta rapidamente morendo di fame. E’ la vostra occasione per salvare una vita, cominciando oggi stesso a versare alcune migliaia di euro sul mio conto in banca.
        u__u
        (Si sa mai, io continuo a provarci… :-P :-P )

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