La strana storia dello stonelifting di Indiana Stones (AKA: come ti risollevo una tradizione perduta – e più di un sopracciglio)

Un ex atleta irlandese riscopre per caso l’antica arte di sollevare pietre, e da quel hobby di lockdown nasce in pochi mesi un fenomeno virale.
Un piccolo caso di cronaca che riapre una domanda grande: come si tiene in vita il folklore senza imbalsamarlo, ma garantendo comunque un minimo di tutela a tutto ciò che è patrimonio storico?

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Perché facciamo così poca memoria delle epidemie? (Tre anni dopo)

Oggi, 18 marzo, è la giornata nazionale in memoria delle vittime del coronavirus, istituita nel 2021 «al fine di conservare e di rinnovare la memoria di tutte le persone che sono decedute a causa di tale epidemia».

Ma (con l’ovvia esclusione dei doverosi tributi istituzionali), qualcuno di voi ha la percezione che si tratti di una ricorrenza particolarmente sentita dalla popolazione?

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No, la Chiesa non ha inventato san Valentino per soppiantare i Lupercali. Davvero.

Mi metto alla scrivania con la disperata rassegnazione di chi è conscio d’essere voce di uno che grida nel deserto, ma questa cosa va detta a chiare lettere: no, non è vero che la festa di San Valentino fu istituita dalla Chiesa dei primi secoli per soppiantare i riti pagani dei Lupercali.

È sicuramente vero che la Chiesa dei primi secoli cristianizzò molte feste pagane, ma oggettivamente San Valentino non è una di queste.

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No, i druidi non facevano sacrifici umani nella notte di Samhain

Gira su Internet la storia secondo cui la pratica del trick or treating sarebbe l’eco di una tradizione druidica secondo cui, nei giorni precedenti la festa di Samhain, i sacerdoti celti passavano di casa in casa facendo la sinistra domanda “sacrificio o maledizione?”. Il sacrificio era quello di neonati: da immolarsi a Cromm Cruach, secondo la storiella. Che ovviamente è falsa!

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Alla ricerca del Natale autentico dei bei vecchi tempi andati

«Festa di èlite allargatasi alle masse, ricevimento per adulti trasformato in party per bambini, ricorrenza pubblica da vivere a livello comunitario poi diventata momento di incontri familiari»: così Judith Flanders descrive l’evoluzione che il Natale ebbe lungo i secoli, sottolineando che forse «è proprio questo ciclo di morte e di rinascita a essere il cuore stesso di Natale».

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Cosa resta dell’amor cortese

“Una primavera precoce, con la freschezza dell’aria che conserva ancora un sentore di neve. Ma una primavera a cui non seguirà l’estate”.

Così, nel 1971, Henri-Irénée Marrou definiva la breve esperienza poetica dei trovatori occitani che per primi cantarono l’amor cortese.

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