[Ma che sant'uomo!] I martiri del Giappone

(Abbiate pazienza, se potete).

Ma che sant'uomo!

ovverosia

Tutto quello che non volevate sapere sui Santi,
e che men che meno avreste osato chiedere

Il 24 marzo 1980, Monsignor Oscar Romero, Arcivescovo di San Salvador, veniva ucciso da un colpo di pistola mentre stava celebrando l’Eucarestia. Pochi minuti prima, nell’omelia, aveva ribadito la sua ferma denuncia contro il governo locale, che aveva avuto la bella pensata di localizzare le mine antiuomo facendo passeggiare dei bambini nelle zone a rischio: tutte le volte che un bambino saltava in aria, voleva dire che era appena stato scoperto un campo minato.
In memoria di Oscar Romero, ogni 24 marzo la Chiesa Cattolica ricorda tutti i suoi figli che sono morti in missione, martirizzati per la sola colpa di aver annunciato il Vangelo.

Di Santi uccisi in missione, è letteralmente pieno il martirologio.
Leggersi tutte le loro storie, per decidere quale raccontarvi, è una cosa lunghissima, deprimente, e anche un po’ inutile – nel senso che quando hai finito sei ancora al punto di partenza, e non riesci a decidere qualche storia raccontare a discapito delle altre.
Io ho fatto ambarabaccicciccoccò, e ho deciso di parlarvi dei Martiri del Giappone.



Francesco Saverio lo citano pure i libri di Storia: è stato il primo uomo a evangelizzare il Giappone, a partire dal suo arrivo a Kagoshima nel 1549.
Nell’arco di quarant’anni, il numero di Cristiani era aumentato esponenzialmente, alle pendici del monte Fuji. Nel 1587, nello specifico, passeggiavano per il Giappone quarantatrè sacerdoti, settantatrè frati, e circa duecentocinquemila laici.
Duecentocinquemila sudditi cristiani, però, non facevano mica tanto piacere all’Imperatore del Giappone: anzi, gli davano proprio, fastidio sul piano politico e su quello economico.
Quando una gran bella gnocca si rifiutò di diventare sua concubina adducendo la motivazione di essere cattolica, e di voler dunque conservare intatta la sua verginità… beh, quella fu la goccia che fece traboccare il vaso, per il povero Imperatore. Il 24 luglio 1587 bandì una persecuzione contro i Gesuiti, che all’epoca erano l’unico ordine religioso presente sul territorio.

Il decreto fu eseguito, ma solo parzialmente: in realtà, molti Gesuiti continuarono a operare nel segreto, muovendosi con cautela e molta circospezione.
E tutto andava bene, e tutti erano felici: ma l’Imprevisto era dietro l’angolo.
Mentre i Gesuiti organizzavano riunioni segrete, si inventavano un linguaggio in codice, e, insomma, facevano di tutto per lavorare in santa pace senza farsi ammazzare, attraccava sulle coste del Giappone una nave carica di Francescani. Un po’ esaltati, oserei dire.
Questi Francescani, che evidentemente avevano una gran voglia di incontrare Sorella Morte, trulli trulli si misero a predicare il Vangelo ai quattro venti, nel bel mezzo della capitale. Il che non è proprio consigliabile, se vuoi salvar la vita a te stesso e agli altri.
Ma non è finita!
Di lì a poco, si arenò sulle coste giapponesi una nave spagnola affidata a un capitano alquanto deficiente, che come prima cosa chiese di poter incontrare l’Imperatore del Giappone e si mise a esaltare davanti a lui la straordinaria potenza coloniale del Re di Spagna. E si premurò di far notare il significativo ruolo giocato dai missionari cattolici nella conquista delle sterminate colonie spagnole: e toh guarda che carini, tutti quei francescani che parlano agli uccelli sotto il monte Fuji! Uuuuhhh, maestà, ma io non sapevo che ci fossero cattolici anche nel vostro regno! Wè, che bellezza: magari, fra un po’ diventerete anche voi nostri coloni! Allegria!

Come se non bastasse, ci si misero anche i bonzi buddisti: pensarono bene di aizzare le loro divinità contro quei cattivoni dei Cristiani. E siccome la legge di Murphy vigeva  già allora, pensarono di osservarla anche i Calvinisti olandesi, che denunciarono i Cattolici definendoli spie spagnole.

Morale della favola: quei poveri Gesuiti, che se n’erano stati in santa pace a evangelizzare il Giappone per una quarantina di anni, nell’arco di pochi mesi si videro arrivare in casa orde di protestanti anticlericali, francescani imprudenti, bonzi indispettiti, Imperatori mazziati, politici deficienti.
Posso solo immaginare il sincero gaudio di quei poveracci, quando si diffuse la notizia che tutti i Cattolici del Giappone dovevano essere scovati, imprigionati, e uccisi.

 

Ma adesso facciamo un gioco: lavoriamo un po’ di immaginazione. Se voi foste un perfido capo di Stato deciso a liberarsi una volta per tutte dell’ingombrante presenza dei Cattolici, quale fra queste modalità di condanna a morte decidereste di adottare?
 

A.    Prendi il Cattolico, e gli amputi ad una ad una tutte le dita;
B.    Prendi il Cattolico, e gli imprimi a fuoco la croce cristiana sulla fronte;
C.    Prendi il Cattolico, e lo scaraventi nel cratere di un vulcano attivo;
D.    Crocifiggi il Cattolico, e dai fuoco alla croce;
E.    Immobilizzi il Cattolico, e lo tagli a fette membro per membro;
F.    Leghi il Cattolico a un palo, e lo fai bruciare a fuoco lento: infatti, ti sembra molto scenografica l’idea di una collina illuminata a giorno da centinaia di torce umane;
G.    Crocifiggi il Cattolico, e poi lo trafiggi di lame;
H.    Leghi il Cattolico a un palo in riva al mare, in un momento di bassa marea. Aspetti assieme a lui che la marea salga: quando l’acqua gli è arrivata alle spalle, gli offri la possibilità di abiurare. Se rinnega Cristo, (forse), lo liberi; se non lo fa, te ne vai e lo lasci lì ad affogare;
I.    Leghi il Cattolico come un salame e poi lo appendi a testa in giù, facendo in modo che il suo naso sfiori un bacile pieno di liquami e di cadaveri in decomposizione. Poi lo lasci lì a morire, (in una dolorosissima agonia della durata media di quattro giorni).

Beh… non so quale opzione avreste scelto voi, ma, nel dubbio, l’Imperatore del Giappone le adottò tutte quante.
Nessuno fu risparmiato: né nobili, né donne, né bambini. Torturati e uccisi nella maniera di cui sopra, furono anche diciotto bimbi che non avevano ancora compiuto i cinque anni.

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