Vite di Santi e Beati

[Ma che sant’uomo!] Il prodigioso Francesco da Paola

Speravate di farne a meno, ma io continuo imperterrita:

Ma che sant’uomo!

ovverosia

Tutto quello che non volevate sapere sui Santi,
e che men che meno avreste osato chiedere

Assorto in preghiera nella cappella del monastero, si era dimenticato di preparare la cena per i frati che lo ospitavano. Nel panico, era corso in cucina ad accendere il fuoco: giusto il tempo di farsi un segno di croce, e i legumi nel pentolone erano già miracolosamente cotti.
Un’altra volta, si era dimenticato di mettere le carbonelle nel turibolo per l’incenso (in effetti, doveva avere una pessima memoria, ‘sto ragazzino). Al rimprovero di un frate, era corso a prendere quelle che già bruciavano in un altro incensiere: in mancanza di contenitori adatti, quei bracieri ardenti li aveva trasportati nelle sue stesse mani, senza ustionarsi.
Non sto parlando di Harry Potter, ma di San Francesco da Paola – che, alla tenera età di tredici anni, aveva già in curriculum tutta una serie di prodigi capace di far impallidire qualsiasi maghetto di Hogwarts.

Francesco Martolilla era nato il 27 marzo 1416, da due genitori ormai anziani. Fino a quel momento, il loro matrimonio non aveva ancora prodotto alcun frutto:  così i due coniugi, fortemente devoti a San Francesco, avevano chiesto al Poverello di Assisi la grazia di un figlio.
E già lì, le cose avevano iniziato a farsi un tantinello inquietanti. Mentre i signori Martolilla erano, ehm, impegnati a concepire il figlio, un enorme fuoco si era acceso sul tetto della casa ad annunciare la grazia ricevuta.
E va bene che era un fuoco miracoloso, e va bene che poi si è anche miracolosamente estinto… ma io ho il serio sospetto che alla povera signora Martolilla sia preso un accidente.

Ad ogni buon conto, il piccolo Martolilla era nato nove mesi più tardi – ed era stato battezzato col nome di “Francesco”, per onorare il Santo piromane benefattore.
Pochi anni dopo, il bambino aveva contratto una gravissima infezione a un occhio: i medici davano la sua vista già per spacciata, e ai genitori non era rimasto che votarsi una seconda volta a San Francesco.
Poche settimane dopo, Francesco da Paola recuperava improvvisamente la vista. E a tredici anni, per adempiere al voto compiuto dai genitori, entrava nel convento francescano di Cosenza: per dodici mesi, avrebbe provveduto ai bisogni materiali dei religiosi che lo ospitavano, come una sorta di colf volontaria. Un buon modo, per mostrare la propria gratitudine al Santo cui doveva la vista.
“E allora, una volta entrato nel convento, rimase lì e si fece francescano”, starete pensando voi cari lettori.
E invece no. Dopo i suoi dodici mesi di lavoro presso il convento, Francesco da Paola decise di tornare a casa – o meglio, andò in pellegrinaggio con i suoi genitori, visitando Assisi, Roma, e Montecassino.
“E allora, una volta arrivato nella Città Eterna, sentì la vocazione e decise di farsi prete”, starete immaginando voi ingenui lettori.
Ma proprio per niente. Anzi, prese pure a male parole un cardinale, che, a suo dire, aveva un vestito “troppo elegante”.In compenso, tornato dal pellegrinaggio e rientrato nella nativa città di Paola, decise di darsi alla vita eremitica in un campo che apparteneva al padre. Era il 1429, e Francesco scavò egli stesso nel tufo la grotta in cui avrebbe vissuto per anni ed anni. Incredibile ma vero, nell’arco di poco tempo riuscì pure a fare proseliti: nel 1452, i ragazzi che si erano stretti attorno a Francesco erano così tanti che il vescovo di Cosenza concesse loro di poter costruire un monastero.

“E allora, tutto andò bene e San Francesco da Paola non dovette che occuparsi della sua comunità”, vi starete illudendo voi speranzosi lettori.
Macché.
In primo luogo, il soffitto della fornace in cui venivano fatti cuocere i mattoni si era crepato, e minacciava di crollare. Spegnere il fuoco per riparare la crepa avrebbe causato un terribile ritardo nei lavori di costruzione: al che, il povero Francesco,  in quanto (futuro) Santo si sentì in dovere di calarsi fra le fiamme e di riparare il soffitto in mezzo al fuoco.

Come se non bastasse, dalla montagna vicina al monastero si erano staccati alcuni grossi massi, che stavano precipitando dritto dritto sul cantiere. Francesco si passò una mano fra i capelli e poi implorò: “enormi massi, per carità, fermatevi!!”.
Voi non provateci a casa, ma fatto sta che Francesco era un Santo: i massi si fermarono per davvero.

Poi gli operai avevano iniziato a lamentarsi: la sorgente era troppo lontana, e faceva caldo, e loro non riuscivano a lavorare senza bere frequentemente!
Una persona normale li avrebbe presi a male parole illustrando loro quella splendida invenzione detta “borraccia”; un sant’uomo come Francesco, provvide a far miracolosamente sgorgare una sorgente a due passi dal cantiere.

E così, con una cospicua serie di aiuti dall’alto, il monastero di Paola fu finalmente eretto. Nel frattempo, Papa Sisto IV riconosceva ufficialmente il nuovo ordine, e molte città chiedevano la fondazione di altri conventi entro le loro mura.
A un certo punto, la presenza di Francesco fu richiesta anche in Sicilia: allora il nostro eroe partì con due confratelli, e, arrivato allo Stretto di Messina, chiese a un pescatore se, per l’amor di Dio, l’avesse traghettato fino all’altra sponda. Il pescatore rispose di no: Dio o non Dio, lui traghettava solo quelli che erano in grado di pagargli il servizio, e quei tre frati non avevano un soldo in tasca
Per nulla turbato, San Francesco si tolse il mantello e se lo mise sotto i piedi, legandone un bordo al suo bastone. E poi prese il largo su quella barca a vela improvvisata, (facendosi notare da decine e decine di testimoni, peraltro).
La fama di questo Santo cresceva di giorno in giorno: guariva gli ammalati, compiva prodigi, si scagliava contro gli Aragonesi che vessavano l’innocente popolazione. Tanta era la sua fama che, nell’arco di pochi anni, raggiunse anche la Francia, dove il re Luigi XI giaceva gravemente ammalato.

Un emissario del re di Francia raggiunse allora il buon Francesco, chiedendogli di andare a Parigi e miracolare il monarca.
“No, grazie”, rispose tranquillamente Francesco da Paola.
Il re di Francia mandò una ambasceria al Sommo Pontefice, e il Papa in persona chiese a Francesco di obbedire alla richiesta.
“Con tutto il rispetto, santità, ma: no, grazie”, ribadì Francesco con molta calma.
Luigi XI dichiarò che avrebbe abolito la Prammatica Sanzione qualora il santo si fosse deciso a raggiungere la Francia e a compiere il miracolo.
“Apprezzo l’intenzione, maestà, ma: no, grazie”, disse Francesco per la terza volta.

Dopo mesi di trattative, il Papa prese un Francesco ormai settantenne e in cattiva salute, e lo mandò in Francia senza ammettere repliche: il poveretto attraversò mezza Europa, sopportò mesi di viaggio, venne accolto trionfalmente negli appartamenti regali, vide il Re di Francia inginocchiarsi davanti a lui per salutarlo (!), e… e poi entrò in sciopero.
Nel senso che si rifiutò ostinatamente di guarire Luigi XI: in compenso gli parlò a lungo, gli fece capire l’ineluttabilità della condizione umana, gli rese familiare il concetto di morte, gli spiegò come salvare la sua anima.
Luigi XI si spense il 30 agosto 1483, sanato non nel corpo ma nello spirito: prima di morire, comandò che San Francesco da Paola restasse a corte, come guida spirituale della regina Anna e del principino Carlo.

Francesco non tornò mai più in patria, ma trascorse il resto della sua vita in una celletta che si era fatto costruire nei pressi del palazzo. Promosse la diffusione del suo Ordine, perfezionò la Regola, e curò minuziosamente la vita spirituale di coloro che erano a capo di uno dei più potenti Stati d’Europa.
Morì il 2 aprile 1507, un Venerdì Santo, all’età di novantun anni.

E, se c’è qualche appassionato di birra che mi legge, costui sappia che onora San Francesco da Paola tutte le volte che sorseggia la Birra Paulaner, “inventata” nel 1634 da alcuni monaci del suo Ordine.
Non so cosa ne dicano le Chiese Protestanti, con la loro avversione per le immagini sacre di ogni tipo… ma, se ordinate una birra in un pub tedesco, vi servono una birra e anche un santino:

14 thoughts on “[Ma che sant’uomo!] Il prodigioso Francesco da Paola

  1. Aerie: ma c’è anche in Italia, questa Paulaner? Io non l’avevo mai sentita nominare!
    Okay che sono astemia, ma in genere le birre più “famose” le conosco, dalle pubblicità in televisione e sulle riviste… :-)

    Nacochan: uh che bello, allora mi puoi correggere se ho sbagliato qualcosa :-)
    E sì… chissà cosa sarebbe successo!
    Forse avrebbero abolito davvero la Prammatica Sanzione (forse sarebbe stata più decisa la repressione degli ugonotti, a suo tempo).
    Forse la Francia avrebbe rinsaldato i suoi rapporti con il Re di Napoli, e Carlo VIII non avrebbe cercato di conquistare il Sud Italia.
    O forse non sarebbe cambiato assolutamente niente :P :P

    (In compenso, credo che San Francesco da Paola sia amato e venerato molto di più al Sud. A Torino c’è una via, dedicata a lui, ma per il resto non è un Santo molto conosciuto.
    Abbiamo l’onnipresenza di Don Bosco, in compenso :P)

    Daniele: e mica ha fatto solo quelli, di miracoli, eh u_u
    Poveraccio, era così bravo che lo sfruttavano tutti u_u

    Lon, è presto spiegata tutta ‘sta passione dei monaci per la birra! :) Dal momento che “liquidum non frangit jejunum“, nei giorni di digiuno completo era consentito bere (anche) la birra (che in effetti non è un alimento).
    Siccome la birra è molto nutriente, i monaci, bevendola, riuscivano a recuperare le forze per continuare a svolgere le loro normali attività anche nei periodi di digiuno.
    Di conseguenza, quasi tutti i monasteri avevano la loro personale produzione di birra “quaresimale” (che spesso era anche “rinforzata” rispetto alla birra “standard”, per essere ancor pù nutriente).

    minchiets: ecco.
    Le Paoline, la Piemme, e chi più ne ha più ne metta, bandiranno contro il mio blog una crociata ç.ç

  2. Vero… C’è una chiesa che dà sul mare qui dedicata a San Francesco da Paola, con una bella targa all’esterno che ne ricorda la traversata al dorso del suo mantello.

    Probabilmente si parlava del porte di Messina già nel Medioevo u.u

  3. In compenso, credo che San Francesco da Paola sia amato e venerato molto di più al Sud.
    Anche al sud, dipende dalle zone. Nel imo paese, per esempio, la maggior parte dei Francesco festeggiano il 2 aprile, invece che il 4 ottobre; basta che però ti sposti di pochi chilometri e già si torna a festeggiare altri San Francesco. XD

  4. Fuliggine, non saprei, ma, nel dubbio, facciamo così: (almeno) quando sei in presenza del boccale, comportati da bravo cristiano. Metti mai che San Francesco da Paola ti stia guardando… ;)
    (Se mi leggesse un Protestante… :P :P :P)

    Aerie: no no, secondo me mi oscureranno il sito u_u
    :P

    Daniele… un po’ tutte e due le cose, in realtà.
    Un po’, devo ammettere che “mi piace” il concetto di essere astemia, ma ovviamente non è la motivazione fondamentale.
    Un po’, l’odore del vino mi fa letteralmente venir la nausea; e tutte le rare volte che bevuto vino (leggasi: quando mi hanno fatto fare la Comunione con le due specie… sì, sto messa male, ditelo pure :P) l’ho trovato altrettanto nauseante.
    Magari potrebbe piacermi una roba tipo lo spumante, non so, ma francamente non ho tutta questa bramosia di assaggiarlo :P

    Lon, ma figurati! :)
    Calcola anche che il mio lavoro da studentessa è precisamente quello di aumentare la mia conoscenza in materia :P

    minchiets, tranquilla, non credo che sprechino acqua santa in quel modo… :P :P

    dabogirl: ossignur… :P

    Cappellaio Matto: ahahahahahahaha, siamo telepati per davvero – pure io avevo pensato alla battuta del ponte sullo Stretto! :P
    Potrebbero farlo diventare Patrono dei lavori di costruzione (a patto che lo costruiscano per davvero). Anche se, in effetti, lui s’arrangiava benissimo anche senza ponte… :P

    Nacochan: mappovero San Francesco da Paola, oscurato da un omonimo più famoso! :P
    Beh, però al Sud c’è un bel po’ di gente che lo conosce, a quanto leggo dai vostri commenti. Se non fosse stato per una via di Torino che porta il suo nome (e mi chiedo per quale ragione particolare, in effetti), io avrei del tutto ignorato la sua esistenza, invece.
    Del resto, il Sud Italia era pur sempre la sua terra d’origine :-)

  5. Allora tecnicamente non lo sei XD

    Cioè… anche a me fa schifo il vino (e conosco chi ne beve in quantità assurde, anche di marche del cavolo che sono proprio puro alcool O_O ) però ho provato un cocktail a base di vodka e fragola (credimi era… forte) ed era squisito O__O c’avevo un po’caldo, però stavo bene (prima ed ultima cosa bevuta fino ad ora, a parte una birretta un’altra volta e che faceva proprio schifo). Lucia Lucia… so di storie che potrebbero traumatizzarti XD (ok esagero, ma di poco)

    P.S. Ti mando un PVT

    Daniele

    Daniele

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...