Hogwarts amarcord

(Approfittando dell’uscita del sesto film, che ha riportato Harry Potter sulle prime pagine dei giornali)



Sirius Black chiuse con uno scatto il libro di Pozioni che aveva sulle ginocchia.
E attese.
James Potter gli lanciò un’occhiata di sottecchi sforzandosi disperatamente di restare serio, chino sui suoi esercizi per il G.U.F.O.
Il fuoco scoppiettò vivace nel caminetto, illuminando con le sue scintille la Sala Comune di Grifondoro.
E poi, improvvisamente, dal dormitorio delle ragazze si levò un grido.

Ommerlino!”. Remus Lupin sobbalzò sulla sua poltrona, versandosi addosso un po’ di succo di zucca: “ma che diavolo…?”.
James increspò le labbra in un sorriso pericoloso, e sprofondò ancor di più nei suoi esercizi di Trasfigurazione.
“AAAAAAAHHHHH! AIUUUTOOOOO!”.
Remus balzò in piedi, colando succo di zucca sul tappeto, e lanciò un’occhiata sconcertata ai suoi due amici che se ne stavano seduti tranquillamente. “Ma cosa fate, lì?”, li apostrofò ansioso, sfoderando la bacchetta: “andiamo a dare un’occhiata, c’è un problema, lì sopra!”.
“FATE QUALCOSA, MANDATELO VIAAAA, AIUUUTOOO!
Sirius, senza muoversi di un millimetro, fissò con grande interesse il suo libro di Pozioni.
James dette un colpo di tosse, curiosamente simile a una risata.
Le ragazze nel dormitorio, disperate, continuavano a urlare.
Remus, che si era già lanciato verso il dormitorio femminile, si immobilizzò a metà strada fra la sua poltrona e le scale, e fece dietrofront molto lentamente. “Cos’avete combinato, stavolta?”, sibilò fra i denti.
James e Sirius si scambiarono un’occhiata stupefatta. “Noi?”, esclamò Felpato, sgranando i suoi grossi occhioni neri.
State ridendo!”, li fulminò Lupin, incrociando le braccia con aria minacciosa e accennando alla grossa ‘P’ sulla sua divisa. “State ridendo e qualcuno sta urlando, il che vuol dire senza dubbio che ci siete voi di mezzo!”.
“Ma Remus, ragiona”, si intromise James, in tono fin troppo innocente: “come potremmo?”.
Sirius rincarò la dose: “è tutta la sera che siamo qui con te a studiare!”. E lanciò a Lupin una lunga occhiata risentita, con atteggiamento di lesa maestà.
Il Prefetto aprì la bocca per protestare, ma la richiuse senza aver trovato argomentazioni sufficientemente valide. Oltre le scale, nel dormitorio femminile, le urla disperate stavano lentamente scemando: Remus si lanciò cadere sulla poltrona accanto al fuoco, e scrutò gli amici con aperto sospetto.
Sirius borbottò qualcosa sui secchioni malpensanti, e sdegnosamente tornò al suo libro di Pozioni.
James, invece, lanciò una buffa occhiata, a metà fra la preoccupazione e l’impazienza, alle scale che portavano ai dormitori; e dalle scale che portavano ai dormitori scese, a passo di corsa, una strana massa rosa e semovente.

La massa rosa era un paio di slip, di taglio femminile: correndo e squittendo, zigzagò fra le sedie della Sala Comune e poi puntò dritto su James, andando a depositarsi davanti alle sue scarpe.
Remus guardò le mutande, poi guardò l’amico, e infine inarcò le sopracciglia in un silenzio eloquente.
James lo ignorò platealmente, e si chinò per raccogliere gli slip: dalle mutande sgattaiolò fuori un grosso topo grigio, che squittì gioioso ergendosi sulle zampette posteriori.
“Le hai prese dal baule giusto, vero?”, sussurrò James come se niente fosse. “Sono quelle della Evans?”.
Remus si nascose il volto fra le mani, con un singhiozzo; il topo squittì, in tono inequivocabilmente affermativo.
James sorrise, radioso, contemplando l’ambìto trofeo: “bravo, Codaliscia: ottimo lavoro!”.

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