[Calendario dell'Avvento] I Cri-Cri, ovverosia del Natale torinese

I Cri-Cri che abbiamo mangiato in famiglia per festeggiare San Nicola, non sono né un attacco di disgrafia che mi è venuto nel battere sulla nuova tastiera, né un piatto esotico a base di grilli comperato al ristorante cinese.
I Cri-Cri sono dei dolcetti torinesi tipici delle feste natalizie, o per meglio dire delle festività invernali: perché vengono prodotti da dicembre a febbraio, adattandosi perfettamente ad addolcire Natale, Avvento, e persino il Carnevale.
Leggenda vuole che debbano il nome a una certa “Cri”, affettuoso nomignolo per indicare una tal signorina Cristina, che, nella Torino di fine secolo, s’era innamorata di un suo amico d’infanzia e vicino di casa.
I due ragazzi abitavano in un palazzo con un grande porticato, sotto il quale sorgeva una bella pasticceria: e, per far contenta la sua “Cri”, ogni giorno lo studente passava dal negozio per comperare qualche caramella, da regalare poi alla sua dolce amata.
Il pasticcere, che aveva visto crescere i due bambini, sorrideva, felice, al loro amore. Ma, in pieno spirito sabaudo, assolutamente non commentava: si limitava a un sorriso complice, da rivolgere al ragazzo ogni volta che s’avvicinava al bancone. “Cri?”, gli domandava.
“Cri”, annuiva il ragazzo con un sorriso.
E, anche se non c’è uno straccio di prova per far supporre che questa storia sia vera, a noi Torinesi piace crederci.

Molto più probabilmente, in realtà, il nome “Cri-Cri” è onomatopeico. Cri-Cri, in effetti, è esattamente lo stesso rumore che produce un Cri-Cri quando finisce sotto ai denti d’un bambino: questi dolcetti infatti hanno una consistenza tutta particolare, che non è facile spiegare a chi non l’ha mai provata…

“Praline travestite da caramella”: forse potrei definirli così, per fornirvi una descrizione attendibile. I Cri-Cri sono dolcetti con un’anima di nocciola tostata, ricoperta di cioccolato fondente e rivestita di mompariglia (che sarebbero quelle piccole sferette di zucchero, utilizzate per i decori di pasticceria).

Ma l’immagine che vedete qui sopra, in realtà, non c’azzecca un bel niente coi Cri-Cri come li conoscono i Torinesi: l’aspetto più caratteristico di questi dolcetti è proprio l’essere incartati… come se fossero una semplice, grossa, caramella.
La carta che li avvolge è variopinta, di mille colori brillanti e accesi: le grandi pasticcerie espongono i Cri-Cri in grossi cesti di vimini intrecciati, che sembrano custodire un piccolo arcobaleno all’interno. È per questo motivo che i Cri-Cri, dolcissimi e multicolore, sono particolarmente adatti alle giornate di festa: a Carnevale sembrano tanti piccoli coriandoli da scartare, mentre a Natale non stonerebbero fra le decorazioni dell’albero.

Secondo la tradizione, questi dolcetti sono stati inventati così, per puro caso, da un garzone di pasticceria che aveva sbagliato a caramellare le nocciole: per rimediare al danno, il ragazzo avrebbe deciso di nascondere l’imperfezione ricoprendo di cioccolato fondente le sue tante nocciole.
Che sia vero o no, quel che è certo che i Cri-Cri cominciano ad essere prodotti a partire dal 1886, in una confetteria di Torre Pellice in provincia di Torino. All’inzio del ‘900, i Cri-Cri figurano nei cataloghi di tutte le più grandi aziende dolciarie torinesi, come la Caffarel e la Talmone: fanno bella mostra di sé nei salotti della Torino bene, e rallegrano le feste di tanti piccoli bambini…
È solo negli anni Settanta che, vittime dell’ondata di sensibilità salutistica che si scatena contro zuccheri e dolciumi, i Cri-Cri vivono un periodo di crisi, come molti altri loro “colleghi” della pasticceria piemontese. Per alcuni anni la loro produzione rallenta, e diminuisce la presenza sul mercato… ma, man mano, i Cri-Cri tornano orgogliosi alla ribalta, riguadagnando il posto d’onore sulle tavole di tutti i Torinesi.

Se interpellato in materia, ogni Piemontese vi consiglierà di comperare i Cri-Cri nelle ultime settimane prima di Natale, e comunque mai oltre l’Epifania. Solo in questo modo si può essere certi della loro freschezza, assicurandosi un gusto e un sapore inimitabili.

Non avranno la diffusione dei giandujotti, e sono meno famosi nel “nostro” cioccolato alla nocciola: eppure i Cri-Cri sono una piccola prelibatezza tutta torinese.
Da non perdere assolutamente, se mai aveste l’occasione di assaggiarne uno… in queste feste di Natale.

16 pensieri riguardo “[Calendario dell'Avvento] I Cri-Cri, ovverosia del Natale torinese

  1. Non dirlo a me…
    Io sono mirabilmente riuscita a scrivere un post sui torinesissimi Cri-Cri giusto il giorno prima della mia partenza per Pavia…
    Adesso, tutte le volte che apro il blog e scorro i commenti, mi trovo davanti l’immagine dei Cri-Cri e mi dispero, perché sono qui al confino in queste terre lombarde dove i Cri-Cri non esistono!

    (Però, in compenso, oggi ho trovato, nel pieno centro di Pavia, una bancarella che vendeva la bagna cauda. E’ già qualcosa, dai )

  2. Non dirlo a me…
    Io sono mirabilmente riuscita a scrivere un post sui torinesissimi Cri-Cri giusto il giorno prima della mia partenza per Pavia…
    Adesso, tutte le volte che apro il blog e scorro i commenti, mi trovo davanti l’immagine dei Cri-Cri e mi dispero, perché sono qui al confino in queste terre lombarde dove i Cri-Cri non esistono!

    (Però, in compenso, oggi ho trovato, nel pieno centro di Pavia, una bancarella che vendeva la bagna cauda. E’ già qualcosa, dai )

  3. Sia messo agli atti che AstridPurple ha assaggiato oggi i Cri-Cri, e su FaceBook sta avendo reazioni sintomatologicamente riconducibili a una alterazione dello stato mentale, causata dall’eccessiva bontà di questi dolci

    Come vedete, non sono l’unica a sostenere che ‘sti cosi danno dipendenza

  4. Sia messo agli atti che AstridPurple ha assaggiato oggi i Cri-Cri, e su FaceBook sta avendo reazioni sintomatologicamente riconducibili a una alterazione dello stato mentale, causata dall’eccessiva bontà di questi dolci

    Come vedete, non sono l’unica a sostenere che ‘sti cosi danno dipendenza

    1. Ma vero?! E’ incredibile come i Cri-Cri siano del tutto sconosciuti fuori regione. Da quando sono andata a vivere a Pavia, ogni anno cerco di portare deI Cri-Cri ai miei amici lombardi… e questi poveretti non sanno se ringraziarmi o prendermi a insulti per aver fatto scoprire loro questa delizia!
      (“Prendere a insulti” perché loro non riescono a trovarla da nessuna parte, intendo…).

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