Personale

La vera storia di Ceburaska, l’orsacchiotto comunista

Porca la miseria: il popolo voleva le arance.
Ma può, un onesto dittatore, doversi affannare su problemi così banali? Stiamo parlando seriamente di arance? Io sono a capo dell’Unione Sovietica, e tu mi vieni a scocciare perché il popolo reclama le arance e ha letto articoli secondo cui le arance fanno tanto bene e teme per la sua salute invocando vitamina C?

Sembra oggettivamente una scemenza, ma qualche “pezzo grosso” dell’URSS dev’essere stato costretto a porsi il problema per davvero. Perché i Russi avevano voglia di arance e di limoni – e gli agrumi, generalmente, non crescono in Russia.
Certo, certo: l’URSS non era composta solo di gelide lande spazzate dai venti – però, per quante arance tu potessi piantare nelle aree più calde, comunque non bastavano per soddisfare i fabbisogni di tutta l’Unione. E quindi, a malincuore, l’URSS si trovava costretta a rifornirsi da Paesi esteri: le arance erano uno dei beni di consumo che l’Unione Sovietica importava in maggior quantità.

Ha inizio in questo modo la triste storia di Ceburaska, un simpatico creaturo che un bel dì stava mangiando arance nella foresta tropicale, quand’ecco che… ohibò! Qualcuno prova a strappargli di mano la succulenta arancia! Ceburaska resiste, arpionandosi all’arancia come una patella col suo scoglio! E così finisce in una scatola! E la scatola viene chiusa! Ossignore, pensa Ceburaska! Prova a scappare, ma non c’è modo! Sente che qualcuno sta sollevando la scatola!
Persa ogni speranza di poter scappare, decide che tutto sommato si sta bene anche nella scatola: d’altro canto, è pieno di arance… (Si è già intuito, che Ceburaska è un tipetto goloso?).
E insomma: segue un lungo viaggio, la scatola arriva in Russia, un negoziante va ai mercati generali per comprare una scatola d’arance da rivendere al dettaglio… e pensate un po’ qualche gioia, per questo poveraccio, aprire la scatola per scoprire che è completamente vuota.

Cioè: è piena di arance mangiucchiate; in mezzo alle bucce, c’è un coso marrognolo, simile a un orso di peluche, che se la dorme della grossa.

Il negoziante non sa se mettersi a piangere o stranirsi per la visione: scaravolta la scatola sul tavolo, il coso marrognolo si sveglia di botto, spaventato cerca di mettersi in piedi ma è ancora troppo intontito dal dormiveglia: fa un passo, ma ruzzola sul piano del tavolo – e in questo suo ruzzolare, appare incredibilmente goffo e indifeso.
Il negoziante si intenerisce. “Čeburachnut’sja!”, gli dice in Russo: “proprio un bel ruzzolone, non è vero?”.
Il coso marroncino lancia un’occhiata timida a quell’omone grande e grosso, e accenna un sorriso. Nasceva in questo modo il decennale sodalizio fra Grande Madre Russia e Ceburaska, uno dei personaggi più amati di tutta la letteratura sovietica per ragazzi.

Cheburashka 4
Nato nel 1966 dalla penna di Eduard Uspensky, Ceburaska diventa molto presto il protagonista di un film di animazione, e, poco dopo, di numerosi cartoni animati a puntate. È proprio grazie a questi cartoni che Ceburaska guadagna particolare popolarità: del resto, questi cartoon made in URSS erano propagandati con una certa insistenza dagli uffici stampa del regime. Siamo pur sempre agli inizi degli anni ’70: se non ci diamo da fare per proporre prodotti di qualità, la gioventù sovietica comincerà a intristirsi invidiando i cartoni della Disney.
Cheburashka 2E in effetti, Ceburaska è il personaggio perfetto per far concorrenza a Mickey Mouse: a metà strada fra Topolino e gli orsacchiotti di peluche, il Nostro è un creaturino goffo e pasticcione… ma pieno di buona volontà. Arriva in Russia per un puro incidente: non ha genitori, non ha amici, non ha un lavoro – è la versione morbida e coccolosa di un orfanello delle fiabe: impossibile, non amarlo.
E infatti, Ceburaska fa il boom. Nell’arco di pochissimo tempo, riesce a farsi amare da tutti i bambini sovietici… ed anche dai loro genitori. Conquistando le luci della ribalta attraverso una serie di cartoni come questo, giusto perché possiate farvi una vaga idea:

Piccolo dettaglio?
Ceburaska è un cartone animato prodotto dall’Unione Sovietica, in piena Guerra Fredda.
E vorrai mica produrre un cartone animato di pura evasione, che si limiti a tenere i bambini attaccati alla tivvù senza impartir loro nemmeno qualche insegnamento!
Mannò, è ovvio: un cartone animato, giustamente, deve trasmettere valori.
E quali valori vuoi trasmettere, ai piccoli bimbi sovietici, se non quelli che li aiuteranno a diventare dei bravi adulti sovietici?
E così, il piccolo Ceburaska comincia a lavorare per conto del regime, trasformandosi in un fantastico strumento di propaganda… di peluche.

Cosa combina il nostro Ceburaska, dopo essere stato scoperto “con le mani nel sacco” nella scatola di arance proveniente da terre lontane? Beh: in prima battuta, viene portato in uno zoo – sennonché, il personale dello zoo non riesce ad identificare questo buffo creaturo peloso, e decide di rimandarlo al mittente. “Non sappiamo nemmeno se sia un animale, non possiamo mica tenerlo!”.
Il mittente – ovverosia il commerciante di arance – è altresì poco intenzionato a prendersi cura del coso mangione. Il povero Ceburaska si ritrova così in mezzo alla strada, senza nessuna idea di cosa fare della sua vita, e, soprattutto, senza modi per sbarcare il lunario.
Ma starsene con le mani in mano nella Russia comunista, non si può – e quindi, Ceburaska ha una idea geniale: farsi assumere come oggetto d’arredo in un negozio di giocattoli. Il buffo creaturino peloso comincia così a lavorare come acchiappa-attenzione nelle vetrine di un negozio di balocchi, portando a termine la sua missione numero uno in qualità di cittadino sovietico: trovare un’occupazione.
Passa un po’ di tempo, e Ceburaska stringe amicizia con Gena, un coccodrillo poco integrato nella società che lavora allo zoo, con la mansione di coccodrillo, ma sta ancora cercando un suo posto nel mondo. Assieme a Gena, il piccolo Ceburaska costruisce una casa di accoglienza per animali umanoidi con difficoltà di inserimento, portando a termine la sua missione numero due in qualità di cittadino sovietico: aiutare la collettività.

Cheburashka 1Le successive “prove di buona condotta” si susseguono con rapidità: in un cartone del ’71, il nostro piccolo amico peloso riesce a superare le perplessità del comitato organizzatore e riesce a farsi accettare all’interno del Pionieri, un movimento giovanile ispirato allo scoutismo che potremmo paragonare, per certi versi, ai nostri Balilla di età fascista. Normalmente, i Pionieri non accettano fra i loro membri creature sconosciute simili a orsi di peluche; però, Ceburaska è un così bravo lavoratore che val la pena di fare un’eccezione…
Nel 1983, ormai perfettamente integrato nella società umana, Ceburaska si iscrive gioiosamente alla scuola elementare. Ma ahilui, la scuola è chiusa per lavori di ristrutturazione – e l’animaletto non riesce a contenere lo sdegno, nello scoprire che i muratori del cantiere perdono tempo giocando a carte, invece di lavorare con buona lena. Nessuna paura, il governo è tuo amico: denunciati i lavativi alle autorità centrali, Ceburaska procura loro una bella lavata di capo. E nell’arco di pochi giorni, i lavori alla sua scuola vengono conclusi!
Qualche anno prima, dopo aver subito un borseggiamento, Ceburaska era stato costretto a scendere da un treno nel bel mezzo nel nulla, poiché non poteva dimostrare di aver realmente comprato il biglietto (che per l’appunto gli era stato rubato). Costretto giocoforza a tornare a casa a piedi, attraversando la foresta, Ceburaska nota alcuni laidi industriali che svuotano rifiuti chimici in un fiume, con pesanti rischi per l’ambiente. Zacchete, scatta la denuncia e i delinquenti sono prontamente incarcercati – con grande gioia degli animali del bosco, che finalmente potranno tornare a vivere in un ambiente salubre e sicuro.

Propaganda? Beh, ovviamente sì – però si trattava di una propaganda tutto sommato “sana”, in versione molto soft. Ceburaska incarnava il Bravo Cittadino che compiva il suo dovere e non temeva di denunciare le irregolarità che di volta in volta poteva incontrare – l’omertà è inutile e dannosa; ma se chiedi aiuto allo Stato, troverai immediato supporto!
Valori tutto sommato condivisibili: non si trattava certo di propaganda eccessivamente spinta. E in effetti, questo spiega come mai Ceburaska sia rimasto nel cuore di tanti Russi anche dopo la perestroika.

Certo, certo: i cartoni sovietici anni ’70 non hanno niente a che vedere con le meraviglie della Pixar dei nostri giorni. La Russia non prova nemmeno a competere: non sono mai stati realizzati sequel del cartone (o quantomeno – non sono mai stati realizzati in Russia. Nel 2010, un nuovo cartone di Ceburaska ha visto la luce nel paese del Sol Levante). Però, Ceburaska continua ad essere un personaggio popolarissimo, nei pressi di Mosca: tutti i negozi di giocattoli hanno un vasto assortimento di peluche a tema; e se, durante un viaggio in Russia, voleste cercare qualche gadget ispirato al vecchio cartone… beh: avreste solo l’imbarazzo della scelta.

Perché parlare di Ceburaska proprio adesso?
Beh, perché siamo in pieno clima olimpico – e, dando un’occhiata ai giochi invernali di Sochi, non posso non ripensare a quel lontano 2006 in cui è stata proprio Torino ad ospitare le Olimpiadi.
Cosa c’entrano le Olimpiadi con Ceburaska, mi chiedete?
C’entrano un sacco – perché Ceburaska, all’epoca, era la mascotte degli atleti russi. Presentandosi per l’occasione con una folta pelliccia bianca – a richiamare il candore della neve e del ghiaccio – Ceburaska è arrivato a Torino in compagnia dei suoi connazionali…
e ha conquistato la città.
Nella maniera più assoluta.

Cheburashka 3Ho “vissuto” molto poco le Olimpiadi di Torino, anche perché, con notevole tempismo, era riuscita ad ammalarmi proprio alla vigilia della cerimonia d’apertura. Ma se dovessi tirar fuori solo un ricordo – solo uno – di quei giorni di Olimpiadi, parlerei sicuramente di Ceburaska.
Ceburaska spopolava. Ovunque.
Gli atleti russi saliti sul podio festeggiavano la loro medaglia abbracciando scherzosamente un peluche di Ceburaska; i turisti russi lanciavano peluche di Ceburaska sulle piste del pattinaggio artistico, a mo’ di regalo per le loro connazionali che avevano appena gareggiato.
Le ragazze torinesi impazzivano per questo piccolo animaletto bianco, di cui non si conosceva assolutamente la storia… ma che sembrava tanto, tanto simpatico.
E le ragazze torinesi più schifosamente fortunate… disponevano di un papà disposto ad affrontare ingenti code nel negozio di gadget olimpici, pur di poter portare a casa un Ceburaska di peluche. In un’edizione tutta torinese, esclusiva per le Olimpiadi. In diretta dalla Russia, in tutto il suo splendore.

Ceburaska Torino 2006

Con mia enorme sorpresa, il povero Ceburaska non è annoverato fra le mascotte ufficiali delle Olimpiadi di Sochi… ma non posso credere che la Russia abbia rinnegato il suo amico, dopo tanti anni di duro servizio!
Che ne dite: scommettiamo?
Minimo minimo, secondo me, Ceburaska sarà invitato alla cerimonia di chiusura.
In fin dei conti, se lo merita!

11 thoughts on “La vera storia di Ceburaska, l’orsacchiotto comunista

  1. Che roba… i cartoni di propaganda sono un tema interessante.
    Difficile fare un bilancio morale su queste Olimpiadi, certamente però la Russia è un Paese che deve fare ancora tanto in tema di democrazia e libertà.
    Le Olimpiadi di Torino sono un grande vanto italiano! Io sono stato a Torino appena dopo le Olimpiadi (marzo o aprile), era ancora tutta addobbata.

    1. …credeteci o no, ma parzialmente addobbata lo è ancora: giusto poco tempo fa ho scoperto una rotonda in cui ancora adesso c’è una statua di Neve e Glitz, le due mascotte delle Olimpiadi :-D

      A titolo di curiosità, invece, vi ragguaglio sul destino del villaggio olimpico (di Torino): erano tante deliziose casettine colorate, con le inferriate colorate, una più carina dell’altra. Che io sappia, l’idea era di ospitarci gli atleti durante le Olimpiadi e poi di metterle in vendita e/o a disposizione degli studenti universitari, a mo’ di residenza EDiSu.
      Ebbene: a pochissimi mesi dalla fine delle Olimpiadi, ‘ste casettine hanno cominciato a cadere a pezzi. Giuro: si staccavano pezzi di balcone, si scrostavano pezzi d’intonaco… Cosicché il villaggio olimpico giace oggi tristemente abbandonato, nessuno se ne fa niente, sono pochissimi gli appartamenti abitati. Qualche tempo fa un gruppo di immigrati aveva occupato clandestinamente un’intera palazzina del villaggio, e mi risulta che le autorità non abbiano nemmeno fatto un granché per mandarli via, perché tanto – inutilizzata per inutilizzata…

    1. Isaia, vita della mia vita!!
      Mi hai trovata! Eccoti infine!!

      Senti, ho capito che stai passando un periodo difficile, ma sappi che io ti ho castamente amato fin dal primo momento e che tutto sommato desidero stare al tuo fianco, non vedo l’ora di passare romatici tramonti con te in riva al mare a recitare le litanie dei Santi.
      Ti cercherò fin nell’ultimo suk del mondo, mio fanatico idolo assassino!

      1. (A tutti quelli che stanno pensando di farmi internare: tranquilli, va tutto bene… è sempre il mio blog che è posseduto dagli spiritelli del Tredicesimo Apostolo, ma sono innocui… ;-) )

  2. Ma lo sai che mi hai fatto innamorare di ‘sto cartone animato? Me lo sono cercato sul Tubo, è bellissimo! Oddio, più che Ceburaska mi sta simpatico Gena, il coccodrillo malinconico… alla mia veneranda età ho passato ieri sera a vedermi gli episodi (anche se la sola parola di russo che capivo era “spassiba”)…. grazie :-)

  3. la canzone del coccodrillo dice “Andiamo sul nostro treno blu e anche se lasciare il passato è triste sicuramente il meglio deve ancora arrivare” e cose simili :) Grazie Lucia, io conoscevo Cheburashka, ovviamente, ma sai che non avevo mai letto la sua storia?? I cartoni sovietici comunque sono meravigliosi, come anche i film: pieni di moralità, di buoni insegnamenti…davvero. Buoni. Guarisci presto!

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