Vin Mariani: il tonico alla coca che piaceva pure ai papi e ai santi

Tutto era cominciato nel 1859, quando il dottor Paolo Mantegazza, giovane medico italiano appena rientrato in patria dopo quattro anni di lavoro nell’America del Sud, aveva dato alle stampe una Memoria sulle proprietà terapeutiche della coca, pianta originaria delle regioni tropicali d’Oltreoceano le cui foglie venivano frequentemente consumate dalle popolazioni indigene. Come il medico aveva avuto modo di notare, masticare foglie di coca e poi ingerirne il succo che se ne otteneva infondeva energie inaspettate, aiutando gli indigeni a resistere alla fame, al freddo, all’umidità e alla fatica di lavori fisici anche molto pesanti.

Che immagino sia un po’ quello che succede quanto ti fai di coca: ma il dottor Mantegazza, pace all’anima sua, non riuscì a prevedere le conseguenze della memoria medica che stava dando alle stampe.
O meglio: a onor del vero, Mantegazza si era reso conto del fatto che l’abuso di foglie di coca poteva avere conseguenze dannose e che un’assunzione prolungata nel tempo poteva generare l’instaurarsi di una dipendenza. Se ne era reso conto e lo aveva pure scritto, ma nessuno si curò un granché di questa noticina a margine: tutto subito, i produttori farmaceutici e gli industriali scelsero piuttosto di focalizzarsi sulle proprietà benefiche della coca, così come il medico le aveva descritte.

In breve tempo, si scoprì un modo per estrarre cocaina dalla coca anche senza dover passare ore a masticare foglie come un ruminante. A quel punto, i medici cominciarono a testare entusiasticamente questa sostanza facendone largo uso nei teatri operatori: nel 1884, Karl Koller riuscì a utilizzarla come anestetico locale nel corso di un delicato intervento di chirurgia oculare. Ispirato da questo successo, il dottor William Steward Halsted cominciò a somministrare cocaina a tutti i suoi studenti che dovevano sedersi sulla poltrona sul dentista, sfruttandoli insomma come cavie umane; dopodiché, soddisfatto dalle esperienze entusiastiche che gli venivano riferite dai suoi sottoposti, passò alla sperimentazione in prima persona e decise infine di utilizzare la sostanza in tutti gli interventi chirurgici che dirigeva. Il brillante risultato fu quello di trasformare Halsted e diversi suoi studenti in cocainomani all’ultimo stadio… ma ehi: per la scienza, questo ed altro!

(Per la cronaca, si ispira alla vita di Halsted la bellissima serie tv The Knick, un gioiellino che non potrò mai consigliare abbastanza agli appassionati di Storia della Medicina. Con il caveat che va decisamente guardato quando i figliuoli sono già andati a letto; però, va guardato).

***

Ma questa strana storia è destinata a diventare ancor più assurda.
Se, fino ad adesso, ho descritto somministrazioni di cocaina che quantomeno venivano fatte in ambiente controllato, i buoni risultati riscossi dai chirurghi spinsero gli industriali a interessarsi a questa sostanza anche per la produzione di farmaci da banco. A partire dal 1885, godettero di enorme (ed entusiastica!) diffusione le fantastiche Cocaine Toothache Drops, capaci di alleviare in pochi istanti il mal di denti:

ma, di nuovo: questa strana storia è destinata a diventare ancor più assurda.
Nel 1886, la Liebig lanciò sul mercato un brodo di carne alquanto particolare che conteneva ferro, foglie di coca, estratti di carne e anche un po’ di chinino (che non fa mai male). “Di valore inestimabile” per tutti i pazienti che si sentivano un po’ sotto tono, il mirabolante Coca Beef Tonic era consigliato anche a quei lavoratori in ristrettezze economiche che non potevano permettersi di visitare regolarmente il macellaio. Ma no panic: gli estratti di carne contenuti nel tonico, coadiuvati dalla cocaina, sarebbero stati più che sufficienti per garantire uno sprint di energia!

Ecco: è in questo contesto storico, cioè in un’epoca in cui della cocaina si faceva un uso piuttosto disinvolto, che nasce la bevanda preferita degli intellettuali di fine Ottocento.
Stiamo parlando del Vin Mariani, naturalmente!

Mariani era il cognome del chimico francese (originario della Corsica) che nel 1863, intrigato dalla lettura del memoriale medico di Mantegazza, aveva cominciato a fare esperimenti lasciando macerare foglie di coca in bottiglioni di pregiato vino rosso. Dopo qualche anno di sperimentazioni caserecce, Angelo Mariani si ritenne soddisfatto del risultato e nel 1880 lanciò una produzione industriale su larga scala.
Il successo del Vin Mariani fu travolgente (“e non sorprendentemente”, fanno notare alcuni storici, tenuto conto che ogni bottiglia di tonico conteneva il 10% di alcool, l’8% di cocaina e il 6% di zucchero. Insomma, diciamo pure che era fatto per piacere).

Nella inconsapevolezza generalizzata dei potenziali rischi che avrebbero potuto derivare da un’assunzione eccessiva, il Vin Mariani si diffondeva in ogni dove rendendo milionario il suo inventore… e, soprattutto, raccogliendo gli endorsement dei personaggi pubblici più impensati. In un’epoca in cui anche gli intellettuali e i politici di spicco apprezzavano l’idea di riciclarsi come testimonial a sostegno di quei ritrovati medici da cui avevano tratto un reale beneficio, il Vin Mariani ottenne il plauso pubblico di personaggi come Émile Zola, Henrick Ibsen e Artur Conan Doyle.
Ma non ho ancora nominato i veri pezzi grossi: se non ci turba più di tanto l’idea di un letterato che alza il gomito per far fluire meglio la scrittura, come reagiremmo allo scoprire che Thomas Edison aveva l’abitudine di doparsi con questo tonico quando doveva lavorare fino a tarda notte?

E tuttavia, non è nemmeno Edison il personaggio che potremmo annoverare come il più improbabile sostenitore del Vin Mariani. In questa gara immaginaria, suppongo che il primo premio andrebbe assegnato a pari merito a tre pontefici (!): Leone XIII, Benedetto XV e Pio X apprezzavano così tanto questo ricostituente da insignire il suo creatore con una medaglia d’oro (anzi: con tre medaglie in tutto, una a pontificato).

Leone XIII ebbe addirittura la benevolenza di far arrivare al signor Mariani i suoi elogi pubblici, autorizzandolo a divulgarli a scopo pubblicitario. E conoscendo gli ingredienti contenuti nel tonico, dobbiamo ammettere che fa abbastanza ridere trovarsi di fronte a immagini così:

Purtroppo o per fortuna, il successo del Vin Mariani non era destinato a durare.
A inizio Novecento, le leggi sul proibizionismo impedirono a Mariani di esportare il suo tonico negli Stati Uniti, che costituivano per lui una buona fetta di mercato. (In compenso, negli USA, un certo Pemberton approfittò di questa improvvisa assenza per rilanciare con forza sul mercato una bibita analcolica che aveva tra i suoi ingredienti foglie di coca e frutti di cola…).
In Europa, legislazioni sempre più rigide stavano gradualmente vietando la commercializzazione di sostanze a base di coca, la cui potenziale pericolosità diventava sempre più evidente man mano che la ricerca scientifica progrediva, sottolineando i rischi di un consumo sistematico e incontrollato. Alcune ditte reagirono modificando le ricette dei loro prodotti per ridurre drasticamente il dosaggio della sostanza; altre, semplicemente, chiusero la linea di produzione e si dedicarono ad altro, consapevoli del fatto che, di questo passo, di lì a pochi anni nessuno sarebbe stato più disposto a vantarsi con gli amici di essere un consumatore di coca.

In effetti, entro le prime decadi del Novecento, i brodi di carne, i vini ricostituenti e gli antidolorifici da banco addizionati con cocaina erano già scomparsi dalle case della brava gente. O tempora, o mores!


Per approfondire:

Coca Wine. Angelo Mariani’s Miraculous Elixir and the Birth of Modern Advertising di Aymon de Lestrange, un interessantissimo e curiosissimo libro d’arte
Quackery. A Brief History of the Worst Ways to Cure Everything di Lydia Kang e Nate Pedersen, un librettino molto divulgativo ma mooolto divertente 

8 risposte a "Vin Mariani: il tonico alla coca che piaceva pure ai papi e ai santi"

  1. Pingback: Davvero la Coca Cola ha inventato Babbo Natale? – Una penna spuntata

  2. Francesca

    Quello che mi preoccupa… è la durata media (di permanenza sulla pagina) del “tipico” lettore di articoli in internet 😂😭🤣
    Certo, tu mi dirai che i tuoi lettori non si possono proprio annoverare tra i “tipici” … E insomma, speriamo bene 😂

    (già temo qualche furba testata giornalistica “mordi e fuggi” che comincerà ad elencare i papi – e quindi la Chiesa – come tradizionali sostenitori del consumo di coca fin dai tempi “remoti” 😆 …)

    Interessante articolo! Per chi lo legge TUTTO 😇

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  3. Ago86

    Ho la stessa preoccupazione di Francesca. L’articolo va letto FINO ALLA FINE, altrimenti non si comprende!!!

    E poi non è nemmeno troppo lungo, e leggendolo viene voglia di vedere come finisce.

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  4. Lucia

    LOL 😂
    Maddai, è anche un articolo molto breve per i miei standard, il mio lettore-medio lo finisce di sicuro 😂😂

    E comunque, se qualche testata ci fa i titoloni, non date la colpa a me 😂 Scherzi a parte, la storia è abbastanza nota (quantomeno, la parte che parla della fascinazione pontificia per questa bevanda), perché nel 2017 un erede di Mariani ha deciso di rimettere in produzione un tonico ispirato a quello del suo antenato. Ovviamente la ricetta è molto diversa da quella ottocentesca (eh beh), ma resta il marchio famoso a far parlare di sé.
    E insomma: inevitabilmente, a scopi di marketing, la ditta che produce oggi il vin Mariani ha tirato fuori dal cassetto anche l’aneddoto curioso di questi testimonial insospettabili. Qualche titolone c’era già stato all’epoca, in effetti (ma con toni non eccessivamente scandalistici) 😛

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    1. Francesca

      Sì, dai, al massimo – se mai si verificasse una boutade giornalistica – ci sarà qualche ora in più di straordinari per Matteo Bruni e per il Card. Parolin…. per redigere eventualmente un comunicato stampa chiarificatore: per coloro che non sono in grado di andare oltre le 20 righe di lettura in internet 😁

      Grazie. È davvero una storia super interessante, da molti punti di vista. Non ultimo quello della Scienza Medica e Farmacologica… e anche quello della Chiesa che dava fiducia a medici e scienziati (in periodi storici che oggi la gente crede non lo facesse)… Ma gli spunti di riflessione che si possono trarre sono davvero tanti. Grazie 👍

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