Personale

Ostensione / 4: Passio Christi, passio hominis

Una sfitta lancinante; un dolore così improvviso da levarti il fiato. Vorrei urlare, ma capisco in un secondo che non è un modo di dire, quando si dice che “ti mancano le forze”: e allora mi concentro per respirare, e il dolore va più a fondo, e la schiena mi si bagna di sudore – un sudore gelido – mentre tremo per i brividi.

A Torino, al Politecnico, c’è un certo professore che si dice abbia bocciato uno studente dopo avergli chiesto che differenza c’è tra un buco e un foro. In conseguenza di ciò, tutti i liceali torinesi avvertono l’esigenza di cercare la risposta, ché non si può mai sapere cosa succede nella vita: se non ricordo male, la differenza è che un buco si apre da un solo lato, tipo il buco del chiodo se appendi un quadro; il foro, invece, trapassa la superficie da parte a parte, tipo i forellini nella cintura e cose simili.

Alla luce di questi fatti, posso certamente sostenere ch’era senza dubbio un buco, quello che mi si è aperto in mezzo al piede. Un buco bello grosso, però, che non è diventato “foro” per questione di centimetri: un buco profondo e doloroso, che ci ha impiegato sei mesi per richiudersi, mentre io passavo i giorni a disinfettarmi la ferita e a coprirla con cerotti appositi per le “piaghe suppuranti”. C’era scritto proprio così, sulla scatola. “Piaghe suppuranti”.
A distanza di nove anni da quel giorno, nessuno è mai riuscito a capire per davvero cosa caspita abbia causato l’incidente. Fatto sta che ho sentito un dolore assurdo, ho visto coi miei stessi occhi la carne spappolata che si staccava dal mio corpo; e mi sono trovata, improvvisamente, con un buco in mezzo al piede.

Era un lunedì pomeriggio; c’era il sole. Era una splendida giornata. Stavo leggendo il mio manuale di Educazione Tecnica: studiavo i sassi. Facevo Seconda Media, e il giorno dopo ci sarebbe stata un’interrogazione.
Era il 2 aprile, del 2001. Era un lunedì: due settimane dopo, sarebbe stato il Lunedì dell’Angelo.

“Pasqua”, fintantoché ho voluto concedermi questa vacanza, è sempre stato sinonimo di “vacanza al mare”.
A Natale no, a Natale si restava qui a Torino: ma a Pasqua, complici i primi caldi, salivamo in macchina e puntavamo verso Imperia.
Mi piaceva tantissimo, la Pasqua, quand’ero piccola, perché potevo fare delle lunghe passeggiate. Si partiva con mia mamma, di mattina; si camminava pian piano, in riva al mare. Di chiesa in chiesa, (e ce n’erano tantissime), trovavamo sempre qualcosa di bello da vedere: una rievocava l’Ultima Cena, con tredici piattini su un tavoluccio in legno; l’altra inscenava la Via Crucis, con statuette, immagini, musiche soffuse. Era utile, era bello; e mi piaceva veramente un sacco.
“Pasqua”, quand’ero piccola, significava “andare al mare”. E “passeggiare in lungo e in largo”, “visitar le chiese”, “vedere cose nuove e belle” (e anche – lo ammetterò – “mangiare il pan del marinaio”).

Quell’anno, nella Pasqua del 2001, com’è ovvio non ho fatto niente di tutto questo.
Il pan del marinaio non l’ho mangiato perché stavo troppo male per godermelo (quando sto male, per qualsiasi scemenza, a me viene la nausea). Le chiese non le ho viste, le cose non le ho fatte; e le passeggiate, ovviamente, me le son scordate proprio: perché ogni passo fa un male dell’accidenti, lo sapete?, con un buco in mezzo piede.
Il problema vero, in realtà, non è quel buco. Un buco nella carne non fa mai piacere, ma il problema grande è l’ubicazione. Se hai un buco al braccio, ti arrangi per non usare il braccio: ma se hai un buco al piede – un buco profondo, dico; un buco sanguinante e purulento – è incredibilmente doloroso, camminarci sopra. Cinquanta chili di peso, o giù di lì, caricati ad ogni passo sul tuo piede sanguinante: fa un male dell’accidente. Fra tutte le brutte ferite, sospetto che una brutta ferita al piede sia fra le più dolorose in assoluto. Sono convinta che, se una cosa del genere mi fosse successa in questi anni, ne avrei piantato un dramma melanconico e infinito.
Un buco al piede. Sanguinante. Pieno di pus. Che non si chiude, non guarisce, non si allevia: continua a far male – un male dell’accidenti – e ti impedisce di camminare: anche solo andare in bagno, partendo dal salotto, vuol dire confrontarsi con delle sfitte lancinanti. A tredic’anni, dovevo essere molto più coraggiosa di adesso: perché se dovessi ripetere quest’esperienza oggi, credo che urlerei come un’ossessa invocando la morfina.

A tredic’anni, invece, ero molto più filosofa. Quel giorno di aprile mi ero messa la giacchetta: ero tornata a casa a piedi (!), lottando per non piangere. Avevo iniziato le medicazioni, imparato a fasciarmi la caviglia: prendevo il mio cerotto per le piaghe suppuranti, lo cambiavo ogni tre ore per evitare che il pus si accumulasse, facevo i pediluvi di Amuchina (e se c’è una cosa che detesto ancora oggi, è l’odore di Amuchina). Se dovevo lamentarmi, mi lamentavo con me stessa, per non allarmare i miei già ansiosi genitori; avevo preteso di partire, come se niente fosse, perché non esisteva una Pasqua senza il mare.

Anche quel giorno, Sabato Santo, avevo preteso di far tutto come al solito. Volevo andare in giro per le chiese, o quantomeno volevo vederne almeno una: così ero salita in macchina, mi ero fatta portare in macchina alla chiesetta più vicina (distanza: all’incirca, tre isolati); e poi, avevo varcato la sua soglia.

Era tutto buio, in chiesa. Buio e fresco, col fumo dell’incenso che si levava dall’altare: era tutto silenzioso – ero sola; sola con mia mamma – ed era tutto immobile. Immobile, e silente.
A pochi metri, nei pressi dell’ingresso, era sdraiata un’enorme statua. Era una statua di Gesù deposto, a grandezza naturale: non dico un Crocifisso; intendo proprio un Gesù deposto. Già morto, calato dalla croce: gli occhi chiusi, il sangue dal costato, i colpi di flagello, su quel corpo ricomposto. Non credo esista statua più adatta, per commemorare il Sabato di Pasqua: e l’atmosfera stessa, all’interno della chiesa, era un poco sepolcrale.

Mi sono avvicinata al tavolone, zoppicando. Ho lanciato uno sguardo alla grande statua (uffa: adesso mi toccava di recitare la preghiera); ma poi lo sguardo mi è caduto sui piedi di Gesù, distrattamente.
E ho sgranato gli occhi.
Toh guarda, che sorpresa.

Non ci avevo mai pensato, anche perché ovviamente non è che mi metta a fare paragoni simili, però era proprio vero. Anche Gesù aveva un buco nel suo piede: proprio come me.
Peggio ancora: ce l’aveva proprio dove ce l’avevo io. Stesso posto.
E stesse dimensioni.
Mi sono appoggiata al tavolo, perché il piede cominciava a farmi male, e gli ho lanciato un altro sguardo; silenziosa.
Aveva un buco proprio come il mio; e davvero, era anche nello stesso posto. Sanguinava – gli sarebbe servito per davvero, un cerotto per piaghe suppuranti – e aveva l’aria di far male. Mi sono girata verso mia mamma, istintivamente: volevo dirle “guarda, mamma! Gesù ha male al piede proprio come ce l’ho io!”.
Avevo già aperto la bocca per parlare; poi l’ho richiusa, senza dir nulla. Mi sono chiesta chi glielo avesse fatto fare: perché, porca la miseria, un buco nel piede è fastidioso! Per la crocifissione, non posso garantire: ma di quel buco nel piede, sanguinante e purulento, io personalmente avrei fatto a meno, e anche molto volentieri. Se fossi stata Dio, decisamente non sarei rimasta lì come un idiota ad aspettare educatamente che un pazzo mi bucasse il piede.
Ahio.

La storia di Gesù, la conoscevo molto bene – avevo tredic’anni: era come minimo da dieci, che me la raccontavano. Però non mi ero mai posta la domanda di chi caspita glielo avesse fatto fare: perché morire in croce non è affatto bello (o quantomeno, non è bello farsi fare un grosso buco nel tuo piede); e mi sembrava improvvisamente una cosa molto grande, che Gesù si fosse fatto bucare un piede per amor mio.

Per amor di chicchessia, io non mi faccio bucare un piede nemmanco se mi pagano.

Ho lanciato un’occhiata agli occhi chiusi di Gesù: ero persino dispiaciuta; potevo, vagamente, immaginare quanto male avesse dovuto sopportare.
Ho preso un bel respiro: se l’aveva sopportato lui, sarei riuscita a sopportarlo anch’io (avevo tredic’anni e usavo come metro di paragone Iddio creatore. Lo so. Come vedete, l’autostima non mi manca).
Ho sorriso, e ho lanciato un lungo sguardo alla sagoma di Cristo. Era triste, dolce, e incoraggiante, quella vista.

Sono rimasta in chiesa ancora un po’. Sentivo molto male, ma tanto avevo già capito che non serviva a niente lamentarsi.
Sono rimasta accanto alla statua di Gesù; così, tanto per fare. Per tenergli compagnia.
Poraccio. Altro che buco: in confronto a me, sembrava un colabrodo. Magari la gradiva, un po
’ di compagnia.

Ed era fresco, e buio, e silenzioso, quel Sabato Santo del lontano 2001.
E la chiesa profumava, del profumo dell’incenso.

 

13 thoughts on “Ostensione / 4: Passio Christi, passio hominis

  1. Cara Lucyette! Tredici anni nel 2001, così giovane e già così saggia ! Ti ringrazio per questo post e per tutti i precedenti. E magari per i successivi. Un abbraccio, Ornella 

  2. Ornella, ma tu sei troppo buona: io ringrazio te per il commento! :-PPerò non ero (sono) affatto saggia, dai: direi nella media… ;-)Suibhne: a parte che il peccato di superbia è decisamente il "mio" peccato per eccellenzia :-D, io però non avevo pensato che ero come Gesù (uppercarità!). Avevo pensato che Gesù era come me :-)

  3. Ma…un buco nel piede?Hai le stigmate?Ora capisco il perchè dei tuoi studi e di questo blog "religioso"…:PMa cos'è successo?Com'è che ti è venuto il buco?E adesso è guarito?Chiara

  4. … Stavo facendo la TENS per un altro problema che avevo/ho alla caviglia (la TENS, per chi non lo sapesse, è uno strumento che produce scariche elettriche usate per stimolare i nervi attraverso la cute. Dovrebbe essere utile nella terapia del dolore).Comunque, ero attaccata alla TENS per fare questa terapia, e… evidentemente qualcosina è andato storto, perché mi sono ritrovata con una ustione estremamente profonda nel mio piede, in corrispondenza dell'elettrodo. Mi hanno poi detto che le ustioni di questo tipo possono essere estremamente dolorose (e dure a guarire) perché sono a stile "buco di sigaretta", piccole piccole ma profonde. O quantomeno: a me è venuta una ustione relativamente piccola come dimensioni, ma bella profonda :-)Poi ci sono altri dettagli raccapriccianti tipo l'infermiera che mi toglie velocissimamente la spugnetta, e la spugnetta che si porta via un pezzo del mio piede… ma poi scendiamo troppo nello splatter ;-)Comunque: l'ustione ci ha messo sei mesi per richiudersi del tutto (adesso si vede ovviamente la cicatrice, a riprova che non me lo sto inventando :-P), ed è guarita "a metà", per così dire. Ovviamente non mi fa più male come una volta, ma è comunque fastidiosa, soprattutto in certe circostanze eccetera.Ma il 2 aprile prossimo saranno passati dieci anni… e dopo dieci anni, decisamente, ci si abitua. Quindi non è un dramma! ;-)Grazie per l'interessamento! (Accetto fin d'ora idee, proposte, suggerimenti, su come festeggiare il decimo anniversario di convivenza fra me e la mia ustione u__u)

  5. Un buco nel piede deve essere davvero una cosa brutta…ma secondo me è cosa brutta anche girare torino alla ricerca di un liquore chiamato bicerin :)L'anno prox avrete gli alpini, secondo me ti piaceranno meno…eheh :)

  6. Ah, perché? C'è il raduno degli alpini a Torino, l'anno prossimo? Mio padre sarà contento, allora! :-)Comunque… sì: un buco nel piede è dolorosissimo proprio per il fatto che ci carichi sopra il peso ad ogni passo. Ma girare per Torino alla ricerca di un liquore inesistente… quello sì, che è un vero dramma! :-P :-P

  7. "Passio Christi passio hominis"le stimmateeeeeeeSanta Lucyette da Torino. Prega per noi…in caso di miracolo a chi indirizziamo le grazia ricevuta?(una battuta, senza voler essere blasfemo) Diego

  8. Wow… in odor di santità fin dagli albori dell'adolescenza!!! :)Io so cosa si prova a bucarsi un piede con un chiodo o con un fil di ferro… per fortuna che quei tipi di buchi sono piccoli e profondi ma si richiudono facilmente mentre le ustioni, da quello che so, fanno più fatica perchè portano via tanti elementi indispensabili alla cicatrizzazioneCmq, tornando all'ostensione, sabato sono riuscito a pregare anche io davanti al Sacro Lino. Le emozioni sono state tante e lo sono ancora (se riesco stasera scrivo un post parlando anche di questo)… tutto molto bello e organizzato bene fino all'uscita, grazie a tutti voi volontari con il "giumbottino" viola :o)Ho detto fino all'uscita perchè il bookshop era troppo nascosto :P e il pullman aspettava… ti vorrei chiedere un piacere se è possibile e ti mando un mail al riguardo se non ti spiace.Intanto un sorriso :)

  9. Diego: se ricevete miracoli da Santa Lucyette, iniziate a fare indagini perché la cosa si fa interessante – a quanto pare, nell'America di fine Ottocento, "Lucyette" era un nome di persona relativamente diffuso! (Non ne avevo assolutamente idea: l'ho scoperto solo dopo che una mia amica aveva coniato per me questo nickname).Quindi magari c'è una pia donna statunitense che è sulla buona strada per la canonizzazione e aspetta solo che qualcuno segnali i suoi miracoli… non si può mai sapere :-P :-PStella, scommetto che mio padre rispolvererà il suo cappello, allora! ;-)Marinz, in effetti sì: immagino che una ustione sia decisamente peggio di un chiodo/proiettile o simili, a giudicare da quanto tempo ci ha messo la mia per richiudersi! Chissà come mai, però. Cioè: chissà cos'è, che fa la differenza.C'è un medico, a bordo? :-PQuanto alla Sindone: sì, in effetti devo dire che l'organizzazione era impeccabile… leggevo tempo fa, sul quotidiano, che è venuta a Torino una delegazione da San Giovanni Rotondo, apposta per capire come avevamo fatto a gestire così bene le frotte di pellegrini! :-D :-DIn compenso, ti do pienamente ragione sul bookshop: era assolutamente nascosto, poco visibile, e non riesco a capire come mai, nei cartelli, non abbiano quantomeno segnalato che si trovava dentro al Palazzo della Regione. Io non l'avrei mai trovato, se non l'avessi saputo prima!Peccato, perché aveva delle cose veramente molto belle (libri, soprattutto: ma libri belli, di un certo spessore). Del resto, però, l'altro difetto del bookshop è che c'erano sempre delle code lunghissime alle casse… quindi, evidentemente, c'è stato qualcuno che è riuscito a trovarlo! ;-PPerò in realtà io non ero fra i volontari col giubbotto viola, eh! Diamo a Cesare quel ch'è di Cesare ;-)Purtroppo, non potevo stare a Torino per tutta la durata dell'Ostensione (e non potevo sapere in anticipo dove sarei stata in questi giorni: per i volontari, hanno cominciato a raccogliere le adesioni qualcosa tipo due anni fa!)… quindi, ufficialmente, ero una emerita sconosciuta :-PHo fatto da "guida" a alcuni gruppi che conoscevo, ma (purtroppo) era una cosa alquanto amatoriale ;-)E, a proposito di aiuti amatoriali, ovviamente mandami pure la mail: mi fa piacere aiutare, se posso! :-DConta solo che, se devo fisicamente procurarti qualche cosa da Torino, adesso sono tornata a Pavia per gli esami, quindi ci vorrà un pochino di tempo… ma ovviamente, per qualsiasi cosa, lo faccio davvero, davvero, volentieri! :-)

  10. Presumo, anzi sono abbastanza certo, che quelli di Gesù fossero fori, non buchi :PMi spiace molto per il tuo piede, potevi denunciare chi ti ha praticato quella terapia in ogni caso… immagino comunque che tu sia rimasta segnata in ogni senso O_O fisicamente, mentalmente, non oso immaginare! Non so perchè ma spesso le scarpe nuove, e quando succede poi non le metto più per il trauma, mi fanno delle feritine dietro al tallone, rosse come il sangue ma proprio superficiali. Resto una settimana a disinfettarle con l'acqua ossigenata, spesso si infettano facilmente, e fanno un male cane, quindi non oso immaginare quanto possa fare male un buco profondo nella carne :SDaniele

  11. "immagino comunque che tu sia rimasta segnata in ogni senso O_O fisicamente, mentalmente, non oso immaginare"Aiuto… mo' non esageriamo, eh! Fisicamente, va beh, non è un dramma… mentalmente, in effetti, ora che mi ci fai pensare, mi rifiuto di usare accendini e fiammiferi: mi fa impressione avere una fiamma così vicina alle mani. Secondo me, son fifona io di mio; ma se mi dici che posso usare come scusa la mia vecchia ustione… :-P :-PPer il resto, ahimè: sembra che io abbia subito degli evidenti traumi psicologici, ma purtroppo son così proprio di mio! :-DQuanto alla precisazione dei fori di Gesù, non commento, ché se no mi viene fuori la classica battuta sulla puntigliosità degli ingegneri ;-)

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