[Ma che sant’uomo!] Alle radici

“Allora. È tutto chiaro?”.
Il giovane Romano annuì volenterosamente, guardando fisso il suo compagno. Benedetto da Norcia sospirò per un istante e poi ritenne di dover ripetere il concetto: “io non voglio più vedere anima viva. Nessun contatto. Zero. Voglio fare l’eremita. Chiaro?”.
“Certo”, assentì il ragazzo.
“Cioè: lo capisci, no? Sono già stato in convento, stavo bene, ma… boh? Non so”. Benedetto si inumidì le labbra con la punta della lingua, riflettendo su come formulare il suo pensiero, e poi ammise: “mortificazioni, digiuni, giorni e notti in preghiera… Bello, eh. Un po’ eccessivo, secondo me – arrivavi a fine giornata che non ti reggevi in piedi; se non ci fosse stata qualche anima pia che ci portava il cibo da fuori, saremmo morti di consunzione in pochi giorni – ma comunque…”. Si strinse nelle spalle. “Non lo so. Non mi ci trovavo. Sembrava una gara a chi si mortificava più degli altri. Se la vita comunitaria diventa una specie di competizione agonistica, tanto vale far l’eremita”.
San Romano di Subiaco annuì, un poco incerto.
Quindi”, continuò Benedetto, “vado a chiudermi in questa grotta. E mi raccomando – non voglio vedere nessuno, eh!”.
Il ragazzo annuì, compreso.
“Quando tu mi vieni a portare il cibo, una volta al giorno, devi lasciarlo a distanza di sicurezza, in quel cestino là. Non devi assolutamente chiamarmi: per nessuna ragione al mondo”.
Romano adocchiò il cestino ed annuì, prendendo mentalmente nota.
“Dopodiché, suonerai quella campanella là, per dirmi che è arrivato il pranzo”.
“Ah-ah”, annuì il ragazzo.
“Così, quando tu te ne sarai andato, io uscirò dalla mia grotta e mangerò il mio pane secco. Senza interrompere l’eremitaggio, per l’appunto”.
A San Romano, la cosa sembrava alquanto macchinosa; ma non disse niente. Salutò il suo amico, gli strinse la mano, gli augurò buona avventura, e silenziosamente se ne andò via.
Quanto a San Benedetto da Norcia, vestì l’abito da penitente e cominciò a fare l’eremita in una grotta di Subiaco. Che buffo: lui aveva sempre creduto di essere portato alla vita di comunità… ma anche così si vivacchiava, in fondo in fondo.

Ogni giorno, quando aveva tempo, San Romano di Subiaco si avvicinava alla grotta di Benedetto, e posava un tozzo di pane nel cestino. Suonava la campanella per avvisare, e silenziosamente se ne andava. Il giorno dopo, ritrovava il cestino vuoto.
San Benedetto, che aveva fatto voto solenne di non uscir più da quella grotta, aspettava il suono della campanella per tirare giù il cestino, mediante una carrucola. Mangiava, pregava, e andava a letto. E grazie tante.
Era diventata una routine, ormai.

Ecco, appunto.

Avete presente, quello che ti insegnano alla prima lezione dei corsi di autodifesa?
‘Se c’è qualcuno che vuole farvi del male, il più gran favore che potete fargli è avere una routine’. E in effetti, è anche ovvio: se io voglio aggredire una persona, e so per certo che alle sette spaccate di ogni giorno esce da casa e percorre una certa strada… beh: posso farmi venire in mente un tot. di modi per molestarla.
E… in effetti, c’era qualcuno a cui rodeva assai, che Benedetto fosse vivo.
Era qualcuno che probabilmente immaginava quello che avrebbe potuto concludere l’ometto se avesse continuato a vivere; e che, di conseguenza, era comprensibilmente un po’ angosciato.
Sto parlando del Demonio, naturalmente, e ne approffito anche per darvi un consiglio: se siete dei Santi e il demonio vi tormenta, date retta a me.
Evitate la routine.

Voglio dire: non è che ci volesse un genio, ahò.
Era piuttosto evidente, bastava star lì a guardare: San Benedetto da Norcia poteva mangiare solo se San Romano gli portava il cibo, e poteva sapere che era arrivato il cibo solo se San Romano faceva suonare il campanello.
In un primo momento, Satana pensò di far fuori San Romano; poi, decise di non complicarsi eccessivamente la vita, e optò per la via più spiccia.
Rubò il campanello.

Giuro.

Rubò il campanello; e l’indomani, San Romano non trovò più campanelle da suonare.
‘Boh’, constatò Romano, stringendosi nelle spalle. ‘Si sarà scocciato di ‘sto campanaccio che lo distraeva dalle preghiere, e l’avrà tolto. Verrà a prendersi il pane da solo quando ha tempo’.
E se andò.

A dieci metri di distanza, nella grotta, San Benedetto attese ansiosamente il suono del campanello. Invano.
‘Boh’, pensò fra sé, amaramente. ‘Si vede che non è riuscito a venire. Avrà altri impegni. Pazienza: digiunerò, quest’oggi’.

Nascosto dietro a un albero, il demonio si strofinò le mani, ridacchiando.
A notte fonda, si avvicinò al cestino per raccattare il pane; l’indomani mattina, San Romano trovò il cestino vuoto e ne dedusse che il suo amico s’era arrangiato benissimo da solo, senza bisogno di campane. Lasciò un altro tozzo di pane, se ne andò silenziosamente; e San Benedetto passò un altro giorno a digiunare, nella snervante attesa di una campanella che non suonava.
E passò il terzo giorno; e poi il quarto.
A quinto giorno, l’Onnipotente convocò nel suo studio l’angelo custode di San Benedetto e gli domandò, all’incirca: “senti un po’, ragazzo. Ma perché il tuo protetto non si dà una mossa e non esce da quella stramaledetta grotta per guardarsi attorno, invece di star lì, chiuso lì dentro, a morir di fame?”.
L’angelo custode, imbarazzato, si strinse nelle spa nelle ali; e allora, Dio ordinò che fosse inviato a San Benedetto un intero team di fattorini angelici esperti nell’arte della panificazione, per portare un po’ di cibo a questo povero affamato.
Ehm.

Ma che davvero?”, mormorò il Nostro Uomo, sconcertato, fissando ad occhi sgranati i suoi amici angeli.
Gli angeli si guardarono, incerti, e risposero di sì.
San Benedetto deglutì un boccone, voracemente. “Cioè… mi state dicendo che ho passato cinque giorni a morir di fame, per il semplice fatto che non avevo modo di sapere che era arrivato il pranzo?!”.
Gli angeli fischiettarono, un po’ in imbarazzo. Messa così, in effetti, sembrava un po’ umiliante.
“E quel buon uomo del mio amico si rifiutava di avvisarmi a voce, solo perché sei mesi prima gli avevo detto che non volevo essere disturbato per nessun motivo al mondo?!”.
Un angelo si fissò la punta dei piedi, con molta concentrazione.
“Ma è ridicolo!”, commentò il sant’uomo, sconcertato.
L’angelo-capo si schiarì la gola, timidamente. “Sì, beh. In effetti, passare l’esistenza chiuso in una grotta a morir di fame non è il massimo della vita, probabilmente. Magari, tu personalmente, saresti più portato a fare altro…”, azzardò con aria vaga.
Altro?”, domandò Benedetto, addentando il pane. “Ciomp. E cosa?”.
L’angelo si guardò attorno, evasivo. “Mah, io non lo so… magari saresti più adatto a un’altra forma di vita religiosa, che ne so. Vedi un po’ se ti viene in mente qualcosa di interessante: si sa mai…”.

E fu così che – pensa che ti ripensa – San Benedetto da Norcia realizzò che, effettivamente, star chiusi in una grotta a pregar da mane a sera non era, probabilmente, lo scopo della sua vita.
Ci voleva qualcosa di più…
Ci voleva qualcosa di diverso
Di lì a qualche anno, fondò Montecassino; e il resto della Storia, la conosciamo tutti quanti.

***

La terza decina del rosario missionario, questo week-end, è bianca.
Nulla mi toglie dalla testa che sia bianca perché vuole imitare il candore delle nevi alpine: questo fine-settimana, si prega per l’Europa (e, per inciso, sono appena tornata a Torino. La corona delle Alpi in una giornata di cielo limpido è qualcosa di così fantastico da levarti letteralmente il fiato).
Disgraziatamente, a quanto pare, la decina dell’Europa è bianca come il latte per ricordare il colore bianco dell’abito del Papa. Questo week-end, si prega per l’Europa; ma si prega anche per il Papa, che giustamente ci vive dentro.

E… sarà anche stata una scelta scontata, ma non m’importa.
Si sta parlando di Europa? Si sta parlando di Papa Ratzinger?
E allora… non potevo non citare San Benedetto da Norcia; diamine.

Non bisogna essere storici di chissà quale esperienza, per constatare che, probabilmente, l’Europa sarebbe un po’ diversa da quella che conosciamo oggi, se non fosse stato per il nostro padre Benedetto.
Potrei raccontarvi il perché e il per come; potrei dilungarmi per intere pagine; potrei decantarvi le meraviglie del monachesimo occidentale, e di come abbia plasmato – di fatto – l’Europa in cui viviamo.
Potrei, ma vi annoierei; e del resto, basta un dettaglio.

L’abbazia di Montecassino, poraccia, ha avuto in dono la speciale dote di attirare guai.
Invasioni, bombardamenti, scorrerie: non s’è fatta mancar niente. Sarebbe stato troppo semplice, sennò.

A un certo punto, agli albori del Medio Evo, l’abbazia di Montecassino è stata minacciata dall’invasione longobarda. E i monaci, giustamente, sono scappati dal loro convento, per rifugiarsi a Roma. Sembrava più sicuro.

Bene.
Lo sapete cosa hanno deciso di portarsi dietro, fra quei pochissimi bagagli che sono riusciti a preparare in fretta?

La misura per il pane.

La misura per il pane: ovverosia, l’unità di peso che serviva a calcolare quanta farina serviva per preparare una pagnotta. Le singole pagnotte venivano preparate badando a metterci la stessa identica quantità di grano: in questa maniera, i monaci ricevevano tante pagnotte assolutamente identiche, e non si correva il rischio che qualcuno mangiasse più di un altro.

Saccheggi, guerre, scorrerie, fughe in piena notte: e quelli cosa mettono in salvo?
La bilancia per gli alimenti.

Che era anche giusto, in fin dei conti: una comunità non sopravvive a lungo, se non riesce a tutelare i giusti diritti dei suoi membri.
E ci va una regola, un peso, una misura, affinché una comunità fiorisca e prosperi. Soprattutto se il mondo che hai sempre conosciuto sta letteralmente cadendo a pezzi, e tutto lascia presagire che, di lì a poco, si aprirà per l’intera Europa un… Evo totalmente nuovo.

Immaginate questa scena: state fuggendo da casa vostra perché il mondo conosciuto sta per essere sopraffatto da un’invasione aliena; e potete mettere in salvo solo un paio d’oggetti. Cosa scegliete?

Scegliete forse una tabella riassuntiva delle unità di pesi e di misure?
No, eh?
Beh, non la sceglierei neanch’io.

Ma infatti io non ho fondato una civiltà; mi pare ovvio.
San Benedetto da Norcia, coi suoi monaci… di fatto, invece, .

11 pensieri su “[Ma che sant’uomo!] Alle radici

  1. utente anonimo ha detto:

    potete mettere in salvo solo un paio d’oggetti. Cosa scegliete?

    Mi ero fatto anch'io questa identica domanda, ai tempi dell'indipendenza di Timor Est, vedendo delle foto degli abitanti in fuga dai massacratori islamici indonesiani: portavano con sé statuette della Madonna e quadri di Gesù. Mi ero chiesto quale posto avrebbero occupato, oggetti del genere, in una mia lista da fuga improvvisa; ed era risultata una domanda troppo imbarazzante.

    Cìcikov

  2. cecilia2day ha detto:

    Wow. No, dico: wow.

    Cosa salverei se dovessi fuggire di corsa da casa?
    Beh, visto che ho a disposizione due scelte, su una ci devo riflettere (sì, lo so: dovessi davvero fuggire dovrei saperlo subito).
    Ma una te la posso dire: la copertina patchwork a rombi fatta da mia nonna, tutta sbrindellata. E' solo una coperta, ma se la perdessi perderei un intero mondo. Quando hai una coperta, il resto si trova.

    Buona domenica :)

  3. ClaudioLXXXI ha detto:

    1) la mia chiavetta USB (sperando che nel mondo nuovo esistano ancora computer in grado di leggerlo), dove ho le bozze per tutti i post e i racconti ancora da scrivere
    2) lo scapolare che mi ha regalato la mia fidanzata

  4. cecilia2day ha detto:

    Mentre ero sotto la doccia ho avuto l'illuminazione: appunto, come Claudio, la chiavetta usb. Con le poesie, più importanti di tutti gli altri miliardi di parole che nella vita ho buttato fuori, nel bene e nel male… ciù.

  5. Lucyette ha detto:

    Ecco, vedete?
    Quello che ci frega tutti, (me compresa), è che metteremmo in salvo qualcosa che ha una valenza affettiva. Ma pure io, eh! Io porterei con me i miei bambolotti, a cui sono "affezionatissima" perché sono stati i miei oggetti transizionali quando sono andata a vivere a Pavia tutta da sola.
    E poi cercherei di ficcarmi in tasca anche la chiavetta USB, sì: tanto è piccolina, magari ci sta ;-)

    Però ovviamente è una scelta che farei pensando a me. Al resto dell'umanità sopravvissuta, ovviamente, della mia chiavetta USB e dei miei pupazzi gliene tangerebbe comprensibilmente poco…

    Un'altra cosa che i monaci (anglosassoni, però) hanno deciso di mettere in salvo, in frangenti simili, sono stati i manuali di grammatica latina. Temevano che, perdendo i manuali con le regole di grammatica, di lì a poco non ci sarebbe più stato nessuno in grado di capire i testi dell'antichità classica.
    E tutte le volte che ci penso, io mi stranisco: mi sembra veramente incredibile che in quei frangenti ci fosse gente che prestava attenzione a queste cose. Bilancia da cucina, libri di grammatica… proprio i classici oggetti che ci verrebbe in mente di mettere in salvo da un'apocalisse, mh?

    Ma il mondo che conosciamo, probabilmente, non sarebbe lo stesso, se non ci fosse stato qualcuno che ha messo in salvo queste cose.

  6. cecilia2day ha detto:

    E' anche vero, però, che io non dispongo di manuali di grammatica latina in esemplare raro, nè di bilance particolari, ecc…
    … se qualcosa di salvabile e significato possiedo, è del tutto intangibile ed automaticamente lo porterei fuori dalla stanza insieme alla mia persona: quel poco di utile ma non necessariamente comune e conosciuto che so sulla salute, per esempio.
    E allora, meglio la coperta che all'occasione può coprire anche altri.

  7. Lucyette ha detto:

    Eh, ma il bello è proprio che questi ogetti messi in salvo non erano chissà quale rarità: erano proprio normalissimi libri di grammatica; normalissimi pesi; cose che si trovavano a centinaia delle case di chiunque. Niente di speciale, insomma.
    L'intuzione di questi geniacci era stata quella di capire che anche queste cose banali hanno un valore enorme, di cui magari ci si rende conto solamente quando questi oggetti scompaiono del tutto dalla circolazione.

    Per la serie: le tue capacità medico/infermieristiche sono sicuramente preziosissime; ma se nel frattempo vanno distrutti TUTTI i manuali di biochimica o di anatomia esistenti al mondo (e tu magari ti dimentichi i dettagli di una certa cosa che avevi studiato, o molto banalmente muori di vecchiaia senza esser riuscita a mettere per iscritto le tue conoscenze e tramandarle ai posteri), di lì a qualche decennio cominciano a sentirsene le conseguenze.

    Ma infatti ripeto che erano i monaci ad esser dei geniacci.
    Dovessi scegliere un tot. di oggetti da mettere in salvo di fronte a una apocalisse imminente, io penserei a un sacco di cose ma non a questi oggetti banali, eppure indispensabili.
    Erano questi monaci ad esser troppo avanti, punto e basta :-P

  8. cecilia2day ha detto:

    Lungi da me deprezzare i monaci! =D
    No, sarà che di libri son piena fin sopra la testa, e proprio perché tanti altri possiedono anatomie varie; mi sentirei ben meschina se mi buttassi proprio su quello. Personalmente non farei altro che dare libero sfogo alle mia fissazione, eheh.
    Ma sono comunque sicura, come tu dici, che qualcosa di umile ma intelligente da portarmi via anche nella mia casetta c'è, e prima o poi lo individuerò.
    Ti faccio sapere – sperando di doverci solo speculare :p

  9. Lucyette ha detto:

    In ogni caso.

    Ho rigirato la domanda a mia mamma: "se dovessi scappar via di casa in fretta e furia e potessi scegliere solo due oggetti da portarti dietro, cosa prenderesti?".
    Lei, senza un attimo di esitazione, ha risposto tranquillamente: "le pastiglie per la pressione alta, e il libretto delle mutua".

    Certa gente sa essere così spoetizzante

  10. cecilia2day ha detto:

    Inutile dire che approvo la scelta della mamma :)
    Anche se casomai le metterei in mano la tessera sanitaria ;)

    Quanto alla poeticità, guarda…
    … una sera di tanti anni fa, mentre camminavano verso l'ospedale per andare a trovare mio fratello, mio padre fece un commento abbastanza banale ma felice: "Guardate che bel cielo stellato stasera!".
    Ebbene, mia zia rispose, nient'affatto turbata e senza neppure voltarsi: "Asciugano le salviette che ho steso!" – naturalmente, in dialetto e con voce baritonale -.-

  11. utente anonimo ha detto:

    Mi sono chiesto cosa porterei con me se potessi scegliere solo 2 oggetti.
    Però poi ho pensato che al momento di scappare, la mente corre veloce, e magari si afferrano cose che altrimenti non si sa manco dove stanno per casa. Mi unisco anche questa settimana ma un po'in ritardo :P

    Daniele

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