Personale · Presepio

I doni dei pastori

Una Meraviglia... un po' più contenuta (Presepio Dolfi)

Ma, dopo essercisi meravigliati alla presenza del Signore, non si può mica restare lì con le mani in mano.
La meraviglia è la comprensibile reazione di chi incontra Dio per la prima volta; ma dopo lo stupore, subentra naturalmente la volontà di… adorare il Cristo. Fra i pastori che sono giunti alla capanna, troveremo dunque (o dovremmo trovare, quantomeno) un pastore che sgrana gli occhi e urla al mondo il suo stupore… ma anche altri pastori che, superato questo momento di sconcerto, fanno l’unica cosa sensata che si può fare in questi casi. E cioè, pregare.

Preghiera (Presepio Komet)

Talvolta, si tratta di una preghiera molto composta: mani giunte, e capo chino. Talvolta il pastore (che generalmente è una donna, in questi casi) poggia al cuore le mani giunte, in un misto di preghiera e di gratitudine incredula. E talvolta, l’adorazione si esplicita in forme più evidenti: uomini che si tolgono il cappello; si genuflettono; si inginocchiano proprio, in adorazione del Bambino.
Si tratta, peraltro, se ci fate caso, dello stesso atteggiamento che hanno anche Maria e Giuseppe, nella maggioranza dei presepi.

Adorazione (Presepe Kastlunger)

Ma ovviamente, la cosa non finisce lì.
Sì, insomma, voglio dire: per cos’è che sono famosi, i pastori del presepio?
Se pensi al pastore che va alla grotta, pensi immediatamente al pastore che porta i doni: è una associazione immediata, per l’appunto. Il pastore che viene detto dell’Offerta incarna la terza, naturale reazione che può (e deve) avere un uomo alla presenza del Signore. Prima, ci si meraviglia; poi si prega; e poi, si passa all’azione.
Cioè, si portan doni al Bimbo.

Offerta (Presepe Rifos)

“Doni”, se ci pensate, può voler dire un sacco di cose.
Non voglio fare uno post per l’Istituto del Sostentamento al Clero, ma “portare doni” può voler dire, molto banalmente, donare al Bambinello tutto ciò che gli può servire nell’immediato. È il tipico atteggiamento dei pastori del presepio (e dei Re Magi): c’è chi porta una pagnotta, c’è chi dona qualche panno; c’è chi si avvicina alla capanna con un cesto colmo di provviste… e così via dicendo.

Ma se ci pensate, nel presepio c’è un sacco di altra gente che sta donando al Bambino… dei doni immateriali.
Avete presente i musicisti, no?
Lo zampognaro, il pifferaio, il flautista, e così via dicendo.
Noi li definiamo, genericamente, “i musicisti”, perché di fatto si caratterizzano per questa azione; ma in realtà, non si tratta forse di una declinazione un po’ diversa dell’offerta dei pastori? In fin dei conti, cosa stanno facendo queste statuette, se non offrire il loro tempo, e le loro capacità, al Bambinetto appena nato?
In un certo senso, lo zampognaro del presepio è quasi il simbolo del… volontariato: non dona un oggetto tangibile, ma dona se stesso e i suoi talenti.
E io, che fino a qualche tempo fa avevo sempre schifato pifferai e zampognari… ho improvvisamente cominciato a guardarli sotto una nuova luce, quando mi è stata fatta notare questa chiave di lettura.

Suonatore di tromba (Presepe Ulrich)

***

Nei presepi popolari – quelli che non ci tengono più di tanto a creare una ambientazione storicamente impeccabile – è presto entrato in voga l’uso di inserire, fra i pastori del presepio, qualche personaggio che porta in dono a Gesù Bambino un qualche prodotto… tipico della regione. Nei presepi piemontesi, troveremo il pastorello che porta in dono un bel formaggio; in Liguria, ci sarà la focaccia ligure; in Sicilia la ricotta; in Germania, noccioline e mele rosse… e così via dicendo.
È un modo che la tradizione ha, per rendere ancor più stretto il legame fra i pastori di Betlemme e i fedeli di qui ed ora. È un modo per dirci: ehi, aprite gli occhi!! Quei pastori lì siete voi: tutto quello che stanno facendo i pastori, potete (e dovete) farlo anche voi, quest’oggi!!

Una statuetta del presepio provenzale porta in dono un mazzo di lavanda (Santons Richard)

Pastori di Betlemme che portano in dono al Bambinello i prodotti tipici della regione che ospita il presepio, dunque. Arrivati a questo punto, lo step successivo era quasi prevedibile. L’esito naturale di questa usanza era fare un passo in più: dai prodotti tipici della regione che ospita il presepio, si è passati rapidamente ai prodotti tipici natalizi della regione che ospita il presepio. Soprattutto nei presepi costruiti ex novo da un artigiano che li ha scolpiti a mano (magari per una esposizione cittadina), capita spesso di vedere i pastorelli che offrono a Gesù Bambino i dolci tipici regionali… per Natale. Cosa che ha anche senso, visto il contesto.
Capiterà quindi di trovare un panettone nei presepi milanesi, degli sfruffoli in quelli campani, della frutta secca fra le statuette del Tirolo… e così via dicendo.

E a questo punto, vi lascio con una domanda, che è di fatto una mia curiosità.
Se foste voi ad andare alla grotta con un prodotto natalizio da regalare a Gesù Bambino… voi, cosa gli portereste?
Sì, insomma: qual è il dolce (o il cibo, o la tradizione…) che rappresenta per eccellenza il Natale, a casa vostra? Son curiosa!

Se Gesù Bambino venisse a bussare a casa mia, non avrei dubbi. Innanzi tutto, gli leggerei un libro di fiabe; poi, gli offrirei in dono la Casetta di Hansel e Gretel.
Evidentemente non è una tradizione piemontese, ma è una tradizione a casa mia: i miei genitori l’hanno scoperta durante una indimenticabile vacanza natalizia in Liechtenstein, e l’hanno “importata” nel bel Piemonte.

Sì, insomma: se penso al Natale a casa mia, io penso alla casetta.
E voi?
A questo punto, son curiosa: qual è il simbolo del Natale per eccellenza, a casa vostra?

20 thoughts on “I doni dei pastori

  1. Da noi, anche se siamo a Milano, essendo mio padre mantovano, tipicamente, il giorno di Natale si mangiamo cappellacci in brodo o tortelli di zucca, ma sicuramente non può mancare il panettone o il torrone :oP

    Un sorriso :)

    1. Tortelli di zucca? A Natale? :O
      Ullallà! E’ la prima volta in assoluto che sento di un piatto di magro che vien mangiato a Natale: un piatto senza carne me lo figuravo di più per il cenone della Vigilia!
      Ma è proprio una tradizione Mantovana, o magari è un’abitudine tipica della tua famiglia?

      Ecco: un’altra cosa che NON può mancare a Natale (o meglio, a Santo Stefano, quando andiamo a fare il pranzo in famiglia a casa di mia zia) è il pandoro da “pucciare” nella crema al mascarpone di mia nonna.
      Aaahh *__*

      1. Normalmente si mangia il “primo di magro” o cmq leggero, almeno nella mia famiglia, non facendo veglioni ma solo il pranzo di Natale… quindi o i tortelli o i cappellacci.

        Non commento sul pandoro essendo milanese, per me esiste solo il panettone: lo hai mai provato “grigliato” e cosparso di maraschino? :oP

  2. Da piccolo il pandolce genovese, quello basso e friabile, non mi piaceva quasi, perchè mio nonno ne comprava tutto l’anno e mi stufava (e siccome gli piaceva la roba “ben cotta”, io la detestavo e non mi piace granchè ancora oggi quello che sa di bruciacchiato, certi pandolci compresi).
    Col tempo ho riscoperto questo dolce e, specialmente quando ne ho assaggiati di fatti in casa, preparati da qualche zia… beh, non c’è niente da dire, è una gran cosa.

    A Natale per me non manca mai qualche schifezza industriale di panettone con aggiunta di creme, glassature, cioccolato…
    Mi ricordo ancora quando ero bambino che ci bombardavano di pubblicità su questi prodotti, che allora erano al lancio. E così mi era rimasto impresso, a me goloso, il panettone “due creme”, poi sopravanzato nella spietata concorrenza da qualcosa tipo “tre creme”.
    Così, credo fosse a Pasqua, in un megapranzo con tutto il parentado, dei miei parenti di Torino avevano portato una colomba “semplice”, e io, bimbo malizioso, avevo esclamato:
    “Ah, avete portato la colomba zero creme!”
    “…”
    Non contento del silenzio imbarazzato, ho reagito in base alla ipotesi operativa che non avessero sentito, quindi ho esclamato più forte: “Ah, la colomba ZERO CREME!”
    Non so come sia poi andata, credo mia madre mi abbia preso da parte. Fatto sta che per anni i poveretti si sentirono in dovere di presentarsi ad ogni occasione forniti di dolce rigorosamente arricchito da creme… :-)

    Poi vivendo da solo mi sono inventato una tradizione mia, specialmente coi panettoni in offerta postnatalizi: fetta scaldata 10 secondi nel microonde di panettone milanese, RIGOROSAMENTE CON CANDITI (quelli senza canditi li vieterei con pene severissime) :-P su cui spalmare abbondante Nutella (a Pasqua, per rendere la cosa più primaverile, la colomba tradizionale con su tanta marmellata di pesche). Roba da coma diabetico, insomma.
    Da goloso sui dolci sono ecumenico; sono un fan del torrone e mi rifornisco di dolcetti speziati nordici…
    Ma quello che mi fa più atmosfera da giorno di Natale è il plus abbastanza superfluo di mangiare frutta secca prima del dolce.

    1. Uh! Ecco un’altra che campa di rendita per qualche mese a forza di panettoni in offerta postnatalizi!!
      Io poi faccio letteralmente incetta di cotechini in offerta post-capodanno: si conservano per tantissimi mesi, e dopo Capodanno praticamente te li regalano… ma roba che me ne prendo davvero sette o otto in un colpo solo e poi me li centellino durante tutto l’inverno e l’autunno successivo :-D

      ROTFL, meravigliosa la colomba zero creme…
      Mi ricordi un episodio che è successo quand’ero piccola: c’è questo nostro amico di famiglia, medico, che spesso viene a cena a casa nostra; quand’ero piccola, non so bene perché, i miei genitori approfittavano di queste occasioni per farsi fare le ricette mediche per le pastiglie contro l’ipertensione di mia mamma (non ho idea del perché non andassero dal medico della mutua, non so nemmeno se adesso si possa ancora fare: ricorrevano all’amico medico per evitare la coda, presumo).
      Comunque, c’era questo amico che veniva spesso a cena da noi, portava il dolce, e poi tirava fuori questi fogli intestati per farci le ricette. Una volta, chissà come mai, era venuto a cena ma non aveva portato il dolce: e io, bimbetta di tre anni, mi ero molto stupita nel vedere che lui era arrivato a mani vuote. “Oggi Marco no portato panna: solo fogli!”.
      Ma dicono che l’avevo detto proprio con un tono di pacata constatazione: non era nemmeno una protesta… :-P

    1. Uh! Sono un dolce tipico di Natale?
      Ma sai che allora forse le ho viste giusto due-tre giorni fa in un presepio storico napoletano? (C’è una bella mostra di presepi a Pavia: domani do anche qualche indicazione in più per chi è interessato :-P)
      E c’era una signora di questo presepio che aveva proprio questi dolci in mano… non sapevo fossero un piatto natalizio… :-)

      1. Mentre a San Giuseppe si fanno le zeppole cosiddette “bollite” (in realtà sempre nell’olio), dall’aspetto simili a quelle di Natale ma dalla composizione e preparazione decisamente diversa.

  3. Se dovessi portare un dono al Bambinello, sicuramente una cestino di cavallucci .Questo come dolce tipico della Toscana dell’est, ma per tradizione porterei anche un cesto di mandarini. In casa mia non sono mancati mai. Addirittura la nonna metteva le bucce sopra la stufa per aromatizzare l’aria di casa. Io continuo a farlo con il caminetto. E’ un aroma che mi ricorda il Natale. Per il presepe la statuetta del pastore dormiente sotto la sua grotta, in riva al fiume. Il silenzio che incombe intorno gli permette di riposare. Sono certa che al canto del Gloria corre subito, con gioia, seguendo la Luce, alla grotta. In silenzio si inchina commosso davanti a quel re Bambino.

  4. Beh, una cosa che desidero sempre ardentemente nel menù natalizio sono i passatelli in brodo! Mi sta venendo un’acquolina… :)
    E poi ci sono i “viennesi” Babbi che associo immediatamente al Natale, soprattutto nei regali…
    Il dono “immateriale” che farei è quello che mi piaceva tanto da bambino e non faccio da tantissimo: una bella tombolata!!! :)

    1. Ooops, poveretto! Hai ragione!
      Avevo deciso all’ultimo di spostare “la statuetta del mio cuore” da questo post a quello sui mestieri, ma mi ero dimenticata che ti avevo preannunciato questa fantastica statuina… beh, adesso la trovi ;-)
      Io vado letteralmente pazza per le due Landi che trovi qua: il premio della mia Statuetta Preferita In Assoluto se lo aggiudica la mamma col bambino; anche se nemmeno la coppietta di sposi scherza… :-)

      Ma guarda poi che dettagli! Son bellissime!

  5. Fichi secchi tagliati a metà con mezza noce dentro. E il profumo dei mandarini.

    Credevo che tu, Lucyette, avresti portato un cesto di cri-cri ;-)

    1. Cri cri!!
      Uh, ma che memoria! :-))

      E’ vero: dovessi scegliere qualche dolcetto con cui accompagnare la casetta di Hansel e Gretel, sceglierei senz’altro i Cri Cri. Quando ne sto sentendo la mancanza, in questa Pavia che non conosce tali delizie per il palato!
      Ma ci stavo pensando proprio in questi giorni, mi hai letto nel pensiero: per fortuna che dopodomani torno a Torino… e ne farò incetta! :-)))

    1. Beh, ‘nsomma, da un punto di vista storico secondo me no: l’albero di Natale ha sicuramente delle radici molto antiche, ma l’albero di Natale “moderno” come lo conosciamo oggi è una cosa abbastanza recente, anche più del presepe.

      Però è vero che l’albero di Natale è simbolo per eccellenza nel senso che fa subito aria di festa… ;-)

      1. Diciamo che da noi in famiglia si e’ sempre fatto sia l’albero che il presepe.
        Adesso mia sorella si è sposata e continua a fare l’albero ma io in casa coi miei ho ripristinato il presepe che mi fa tornare bambino e accettare il vero senso del Natale

      2. Ah, beh, sì, se parliamo di “epoche recenti”, sì!
        Io ero partita col mio sguardo da storica e pensavo a “simbolo per eccellenza” nel senso di “simbolo con più secoli alle spalle”, scusa ;-)

        Da noi si è sempre fatto sia albero che presepio, devo dire. Forse con una predilezione per il presepio, per il banale fatto che ingombra meno di un pino, quindi talvolta se ne facevano anche più di uno – magari, uno in salotto e uno in entrata.
        Però ad esempio nelle famiglie di origine dei miei genitori (cioè: nelle famiglie dei miei nonni, in sostanza) l’albero non si faceva. In effetti nessuna delle mie nonne l’ha mai fatto, nemmeno in anni recenti quando ormai l’albero di Natale era diventato decisamente “di moda”. Adesso che mi ci fai pensare, mai visto niente di niente: né ghirlande, né pinini in miniatura, niente… :-O

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