Personale

Alma

C’è un manuale che si chiama Blogging for Dummies (non scherzo, c’è per davvero: l’ho trovato alla Feltrinelli qualche anno fa, e adesso fa mostra di sé sullo scaffale della mia libreria!).
Ordunque: c’è questo manuale che si chiama Blogging for Dummies. Il testo fornisce una serie di consigli a tutti i blogger (non l’avreste mai detto, eh?). Alcuni consigli sono talmente deliranti che meriterrebbero un post a parte, a onor del vero; altri consigli invece sono più utili, e possono in effetti essere applicati.

La regola aurea di Blogging for Dummies è: “non scrivere , se non sei ispirato”.
Valido consiglio per il blogger che vuole postare in ogni caso, ma non trova l’ispirazione, è:  “metti da parte una serie di video che ti piacciono, e riproponili sul tuo blog quando non hai idee migliori”.

Orbene: oggi, non ho idee migliori.
Però, ho un video carino che aspetta solo d’esser postato.
Mi sembra sufficientemente ben fatto da meritare diffusione, e sufficientemente poco noto da non essere ancora diventato un tormentone (spero).
E poi, soprattutto, è un cute thriller (così si definisce) che parla di bambole… E io veramente aspettavo l’occasione giusta per postarlo da qualche parte; perché le bambole – lo sapete – son la mia passione…

23 thoughts on “Alma

    1. Ago, ma è meraviglioso! *__*
      Il disegno mi riporta all’infanzia, ed io amo il macabro.
      (Tra parentesi, ho notato ora l’eccezionalità del mio commento, eheh).

    1. Vero?
      Proprio robe da intelligentoni… ;-)

      No, beh: a parte gli scherzi, qualche consiglio utile lo fornisce per davvero. Occielo: un buon 70% dei consigli è proprio una roba molto terra a terra; dedicata, presumo, a chi è proprio alle prime armi (o a chi proprio non sa come gestire un sito).
      Però altri suggerimenti sono utili.

      Ad esempio, io avevo oziosamente provato ad applicare un consiglio del libro: cioè, postare a intervalli di tempo regolari (nel mio caso, ogni due giorni), cosa che a quanto pare contribuisce moltissimo a fidelizzare i lettori. (Un po’ per una questione di aspettative – “uh, chissà quale sarà il post di domani” – e un po’ per una questione di comodità di chi legge, che magari non ha voglia di caricare venti volte la stessa pagina per vedere se il blogger s’è deciso ad aggiornare, e allo stesso tempo non ha voglia di arrivare sul blog per poi scoprire – se lo scopre! – che dall’ultima visita sono stati pubblicati a sorpresa cinque o sei post e adesso deve mettersi in pari con tutti gli arretrati sennò non ci capisce più niente).
      Per dire.
      Non ho idea se nel mio caso questo stratagemma sia servito a fidelizzare lettori che altrimenti non sarebbero rimasti; però, da quando ho cominciato a rispettare questa “regola”, in effetti ho molte più visite. Più visite rispetto a quando magari pubblicavo tre post nell’arco di due giorni e poi non aggiornavo per tutto il resto della settimana, per dire.

      Altre considerazioni molto interessanti le faceva a partire dall’analisi delle statistiche del sito: ad analizzarle bene – dice il libro – un blogger sarebbe in grado addirittura di capire quali sono gli argomenti più graditi, qual è la lunghezza ideale di un post, qual è l’orario migliore per pubblicarlo (!!), e così via dicendo.
      Ovviamente queste considerazioni sono molto utili per un blog “professionale”, io non ho nessuna intenzione di mettermi a studiare le statistiche del sito per poi cronometrare il momento giusto per dare l’okay all’invio di un post, altrimenti diventa peggio di un lavoro…
      …però, insomma: di considerazioni interessanti, ce ne erano :-)

      1. Io sono un’appassionata di statistiche, eheh! ;)
        Con WordPress in particolare, che è molto organizzato, certe analisi sono intuitive ed anche senza la pretesa di attirare grandi folle di lettori è bello ottimizzare la scrittura, specie se si è abbastanza prolifici… dopotutto blogghiamo anche per comunicare, no?

      2. Ricordo distintamente che agli inizi del mio blog mi ero dato una scadenza di un post due-tre giorni, che ho subito cominciato a non rispettare.
        Il mio blog non fidelizza i lettori. Pazienza. Se uno mi vuole seguire, deve fare un po’ di sforzo. Sono un blog “elitario”.

      3. Beh, Claudio, il libro in realtà non insisteva neanche tanto sulla frequenza, ma proprio sulla cadenza dei post. Tipo: mediamente, pubblichi due post al mese? Benissimo: allora dovresti pubblicarne uno ogni due settimane (e non, ad esempio, due nell’arco di cinque giorni, e poi blackout per tutto il resto del mese).
        Si sottolineava certo l’utilità di postare frequentemente; ma più ancora, si sottolineava (in questo caso) l’utilità di postare a intervalli di tempo più o meno prevedibili.

        Cecilia, sì: anche io amo tenere d’occhio questo aspetto, mentre scrivo.
        Senza farne un “lavoro” o un’ossessione, eh: però mi piace anche solo cercare di capire quali sono gli interessi o le abitudini di chi mi legge, anche solo per tentare di far piacere anche a loro, mentre scrivo, e non solo a me :-)
        Wordpress da questo punto è fenomenale, ha tutta una serie di statistiche che su Splinder non potevo neanche immaginare nei miei sogni di blogger più spinti: fantastico!! :-OO

  1. Molto inquietante O.O
    C’è chi ha proprio paura delle bambole, certo che a vedere certe scene XD
    Però l’idea è brillante, non c’è che dire.

    1. Già… io qualche problemuccio con pierrot e clown ce l’ho – e non sto pensando ai clown malvagi di IT.
      Mi fai anche venire in mente la devitalizzazione nel test di Rorschach: esiste una precisa categoria per classificare le immagini interpretate come bambole, pupazzi, spaventapasseri, burattini e via dicendo, che sono tutte rappresentazioni di esseri umani (ma privi di vita). Yum.

    2. Chissà come mai c’è questa paura diffusa con le bambole.
      Cioè, mi stupisce: posso capire chi ha paura di ragni, gatti, spazi aperti, spazi chiusi, aereo, nave, sporcizia, o chi più ne ha più ne metta – in effetti sono tutte cose che, a vario titolo, possono incutere timore. Ma le bambole teoricamente dovrebbero essere dolci, tenere, un oggetto da amare… chissà come mai c’è tanta gente che ha paura dei pupazzi, invece.
      Boh! :-)

      Cecilia, tu dici che dipende dal fatto che le bambole “sono” esseri umani ma non sono vivi, quindi sembrano di riflesso esseri umani morti?

      1. Forse perché le bambole ricordano gli esseri umani, sono creazioni dell’uomo a sua immagine e somiglianza, ma non hanno un’anima. Un po’ come i golem. Forse è da lì che nasce la paura delle bambole: sono creature che rispecchiano l’uomo, e quindi anche il male nell’uomo.

      2. E’ una domanda da rivolgere ad uno psicologo, e possibilmente specializzato in questi test.
        Ma personalmente direi che sì, se il fatto di avere davanti una simbolizzazione di esseri umani già di per sè mette alla prova (ci vuole una certa età di sviluppo anche solo per capire che quello lì rappresenta un essere umano, ma non lo è; entrarci in rapporto giocando sapendo di giocare è meno scontato di quanto appaia); per quante concettualizzazioni si facciano credo che alla nostra mente “stoni” un po’ troppo quell’assenza di vita in un nostro… “simile”.
        Tant’è vero che ci viene in qualche modo spontaneo immaginare che – improvvisamente o meno – si alzi in piedi da sè, cammini e parli. E siccome quest’idea non è naturale, ma doppiamente inquietante, ne nascono i film horror…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...