Quaresima in cucina · Tradizioni e folklore

Un tesoro, nel campo

Tornate a casa, dopo la Veglia di Pasqua: e l’entusiasmo è così palpabile nell’aria (ma anche nel vostro corpo: è questo il bello!!) che vi vien proprio voglia di ridere, e di festeggiare. Se frequentate la mia parrocchia, magari avete preso parte al “buffet” che si tiene dopo la Messa, e il parroco vi ha regalato tanti ovetti di cioccolato per spezzare il digiuno: e voi li divorate, ad uno ad uno, e vi sembra di non aver mai assaporato niente di più buono in vita nostra.
(Beh, no. Prima di ricevere gli ovetti, evidentemente, avrete anche mangiato l’Ostia consacrata. E vi sarà apparsa, in ogni fibra del vostro corpo, esattamente per quel che è: il cibo più buono e più celestiale della Terra. È per questo, che dico che digiunare è splendido).

E insomma, le luci si saranno accese, e le campane avranno suonato, e si sarà cantato l’Alleluja, e sarà stata ufficialmente Pasqua: e voi tornate a casa, così felici che vi vien proprio voglia di festeggiare e di ridere e anche di mangiare, naturalmente, perché è Pasqua e a Pasqua si mangia, anche e soprattutto se è mezzanotte e mezza e voi siete appena ritornati a casa.
E quindi mangiate, e mangiate tutte quelle cose che, per quaranta lunghi giorni, avete desiderato silenziosamente: e mangiate carne, e mangiate dolci, e mangiate cioccolato, e mangiate maionese, e mangiate vattelappesca quello a cui avete scelto di rinunciare, e magari mangiate anche uova, perché no? Perché magari era da quaranta giorni che sognavate di mangiar uova (e quando le uova erano proibite in toto, era un sogno assai comune).

E mangiate le uova sgusciandole sotto le vostre dita, e siete così contenti (perché è Pasqua e state mangiando uova, e le campane suonano) che vi vien voglia di fare cose stupide, di quelle cose un po’ sciocchine che si fanno quando si è euforici: e allora aprite la porta e andate in giardino e gettate i gusci delle uova sul prato verde, e magari muovete qualche passo di danza o che so io; e mi rendo conto che detta così sembra una cosa decisamente idiota, ma se ne fanno tante di cose idiote quando si è felicissimi ed elettrizzati.
O quantomeno, suppongo che almeno una volta nella Storia sia successa una cosa del genere, in Germania, nei pressi di Magonza; perché altrimenti non riesco a spiegarmi bene le origini della leggenda.

Beh. In ogni caso, la leggenda dice questo.
Se tornando dalla Veglia di Pasqua, a notte fonda, organizzando un pranzo a mezzanotte, mangiando un uovo, e tenendo da parte i gusci, uscite in un qualche luogo aperto e gettate i gusci d’uovo sul terreno, senza vedere dove sono caduti perché è buio (è notte fonda)…
ebbene: i gusci d’uovo, cadendo, andranno a depositarsi in un certo posto… e quello è il posto in cui scavare, l’indomani all’alba.
Perché – proprio come la pentola d’oro dei Leprecauni, sepolta là dove finisce l’arcobaleno – anche in questo caso c’è un tesoro, nascosto là dove sono caduti i gusci d’uovo.

Ma attenzione: il trucchetto vale solo se lo fate la notte di Pasqua, con sincera fede ed emozione, dopo aver mangiato un uovo, per spezzare il digiuno della Quaresima.
E vale – questo lo trovo buffo e delizioso! – solo se siete senza peccato. Beh: diciamo “senza peccato grave”, ovvia. Insomma: il trucchetto vale solo ed esclusivamente se avuto l’accortezza di confessarvi, recentemente. Perché una Confessione a Pasqua fa bene all’anima e fa bene al cuore.

E fa bene anche alle tasche di chi getta gusci d’uovo nel giardino, aehm, a detta di questa usanza.

E – per la cronaca – io trovo deliziosa questa leggenda, che è una commistione così ben riuscita tra foklore e religiosità… da strapparmi un sorriso, ma per davvero!

8 thoughts on “Un tesoro, nel campo

  1. Curiosità: in Slesia c’è una tradizione molto molto molto simile, che però non è legata alla Pasqua. Racconta di un’oca che fa uova d’oro (ehm, sì), e può essere trovata solamente da chi si è confessato, dunque è senza peccati o quantomeno senza peccati gravi, ed è appena andato a Messa.
    Una volta, un Gesuita che stava chiudendo la chiesa dopo aver detto Messa, è uscito sul sagrato e s’è trovato l’oca lì davanti. Toh.
    O quantomeno, così racconta la leggenda ;-)

  2. Sì, è davvero buffa, chissà com’è nata questa leggenda… magari fosse vera!!! Interessante l’usanza della tua parrochia, del buffet dopo la messa pasquale; mi sa che la propongo al mio parroco :-)

    1. Nella mia parrocchia di Pavia, organizzano da sempre un piccolo buffet dopo la Messa di mezzanotte a Natale (mi si dice. Non ho mai passato il Natale a Pavia). A Pasqua invece distribuiscono un ovetto decorato dai bambini del catechismo, ma niente di commestibile ;-)
      Invece a Torino ti offrono proprio qualche dolcetto per spezzare il digiuno, e l’ho sempre trovato un pensiero straordinariamente carino. In effetti anch’io stavo pensando di suggerirlo al parroco di Pavia (non l’ho mai fatto fino ad ora perché gli anni scorsi non ero ancora tanto in confidenza con lui da permettermi consigli eccetera :-)

  3. OT: ciao, volevo ringraziarti perché, via Viv, ho avuto modo di contattare il tuo Anthony wp, che mi ha risposto e pare stia risolvendo il mio problema nel commentare. Grazie dunque per l’aiuto!

    1. Mi sa che (almeno quando hai commentato qui) il problema non si era ancora risolto del tutto, giacché ho trovato il tuo commento stasera, per puro caso, dando un’occhiata alla cartella dello “spam”… ma, ehm, prego! Ci mancherebbe altro! Spero che poi il problema si sia risolto del tutto :-)

      Vero, che il mio adorato Anthony è un mito? Non delude mai u_u

  4. Da noi la grossa abbuffata pasquale si fa… la mattina del Sabato Santo.
    Non si capisce bene come mai ma dopo la processione delle 6.00 c’è una “tradizionale” colazione per tutti i giovani. Passino le brioches, passino i biscotti a chili, passi la panna montata, ma il bacon, i wurstel e il prosciutto…
    Da che ho memoria si è sempre fatto così, anche se non dev’essere molto vecchia come “tradizione”.
    E da che ho memoria, dopo una colazione del genere digiunare fino al giorno dopo è quasi un sollievo.
    Lo so, così è barare, ma le tradizioni son tradizioni…

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