Pillole di Storia

[Pillole di Storia] Il matrimonio, ca. 1200 A.D.

“Feudo”: dal latino medievale feudum, di etimologia incerta, deriva probabilmente da una voce di origine germanica avente come significato quello di “ricchezza”, “bene”. Noi – che abbiamo un’idea un po’ distorta di “feudalesimo”, frutto delle semplificazioni che, per forza di cose, ci vengon proposte sui banchi di scuola – tendiamo generalmente a intendere il feudo medievale come un pezzo di terreno che il Grande Capo assegna al suo Vassallo. In realtà, un “feudo” poteva esser qualsiasi cosa: si poteva concedere in feudo una qualsiasi fonte di ricchezza (ad esempio una decima, o un pedaggio). Teoricamente si sarebbe potuto concedere in feudo letteralmente qualunque cosa… sennonché, nel Medio Evo, l’opzione “pezzo di terra” sembrava quella più conveniente. Ma il “feudo”, giuridicamente, (e anche un po’ riduttivamente: ma siam su pur sempre su un blog) era qualsiasi ricchezza che il signore concedeva al vassallo. Ricchezza di cui il signore manteneva comunque il pieno possesso, anche se poi, a livello pratico, il vassallo aveva tutte le ragioni del mondo per considerare il feudo “roba sua”, affidata alle sue cure in modo vitalizio (salvo gravi colpe).

Faccio un esempio, per spiegarmi.

Provate a pensare – che ne so – a una vecchia nonna che è stata amante della bella vita, e che decide di affidarvi quel suo splendido collier di diamanti per cui sbavavate fin da quando eravate piccole. “Tientelo finché vuoi, mia cara”, dice affettuosamente la dolce vecchierella. Tecnicamente non te l’ha regalato, il collier resta comunque suo, e si presume che tu (glielo) custodisca con cura, senza rovinarlo o darlo via. Ma di fatto, sapete entrambe che la nonnetta in sedia a rotelle non verrà mai a chiederti indietro quei gioielli che ha deciso di mettere a tua disposizione.
Il collier di diamanti, di fatto, non è tuo; però, materialmente, è come se lo fosse (o quasi).

L’esempio è banale, parziale, e riduttivo… ma forse aiuta a capire qual era il rapporto fra vassallo, signore e feudo, in alcuni secoli del Medio Evo.

Ecco: secondo me, bisognava aver chiara questa premessa, per poter capire appieno le parole di Adamo di Perseigne.
Dapprima maestro dei novizi del monastero di Pontigny, nel 1188 diventa abate del monastero cistercense di Perseigne, da cui appunto prenderà il “cognome”. Teologo, intellettuale, predicatore della crociata, Adamo era – fra le altre cose – la guida spirituale di tante ragazze di buona famiglia. Ragazze nobili, ragazze ricche: ragazze destinate al matrimonio, di conseguenza.
Adamo si rivolgeva proprio ad una di loro – alla contessa del Perche, nello specifico – mentre metteva per iscritto una delle più sorprendenti ed incantevoli definizioni di “matrimonio” che, a mio parere, siano mai state vergate da una penna medievale.

Che cos’è il matrimonio?, chiede Adamo di Perseigne alla sua figlia spirituale.
Il matrimonio è un feudo: nulla di meno.
Il matrimonio è un feudo con cui il Re dei re concede ad un suo amico il dono incredibile, meraviglioso, di poter considerare sua, per tutto il resto della sua vita, quella donna che diverrà sua sposa. Quella donna che Dio ha creato e che ama con tutto il cuore; quella donna che gli “appartiene” (perché ovviamente noi siamo di Cristo; di nessun altro, se non di Cristo)… ma che Lui ha deciso, nella sua sapienza, di affidare per tutta la sua vita alle cure amorevoli di un certo uomo.

E badate: ho detto “affidare”, non “donare”.

Il feudo non è un pezzo di terra che il signore dona al vassallo, dopodiché se ne lava le mani: questo terreno non è più mio, me ne disinteresso, facci quello che vuoi, e non venirmi a rompere le scatole.
Il feudo è un bene che il signore affida al vassallo, pur restandone comunque il pieno proprietario. È un affido, è una custodia; è un modo per dire: io ti affido questo bene e te lo concedo finché vivrai – perché ti conosco e perché ti stimo, e ti considero la persona più adatta e più fidata per prendersi cura, giorno dopo giorno, di questo mio bene così prezioso.

…e se Dio potesse parlare a un futuro sposo, non gli direbbe forse la stessa cosa?
Non gli direbbe, forse, che sta per affidargli (non per “dargli” o “fare sua”: per “affidargli”, che è diverso) una delle cose più preziose e care che esistono per Lui al mondo? Non gli direbbe forse, (e non direbbe forse alla sposa, a parti inverse), “amico, amica: io sto per mettere nelle vostre mani una delle cose più belle e più preziose che esistano su tutto il mondo. Io sto per affidare a te, marito (e sto per affidare a te, sposa) una terr una persona che ho creato e che mi sta a cuore, e che ho guardato crescere giorno dopo giorno, e che amo con dolcezza. Io la affido a te, marito (e io lo affido a te, moglie) perché so che ne avrai cura: e la custodirai, e la proteggerai, e la aiuterai a dare frutto, con quelle stesse identiche attenzioni che ho anche io nei suoi confronti”.

Non è forse questo, se ci pensate, un matrimonio?
Non è forse questo, il biglietto di felicitazioni che Dio potrebbe aver voglia di indirizzare a due sposini?
“Amalo. Proteggilo. Custodiscilo con lealtà, e trattamelo bene: te lo affido con grande gioia… perché so che non mi deluderai”.

Il matrimonio come un rapporto feudale. Il coniuge come un dono (anzi: un affido) che viene dall’alto; come un tesoro prezioso da custodire con meraviglia e amore… anche perché non è una cosa tua di diritto, a cui potresti anche abituarti: è un dono immenso e meraviglioso che ti è stato fatto dal tuo Signore; e di cui, un giorno o l’altro, dovrai anche rendere conto.

Davvero: a voi non sembra una definizione di “matrimonio” sorprendentemente meravigliosa?
Così moderna per il messaggio che vuol passare… e al tempo stesso così buffamente medievale, per il termine di paragone che non può non strapparci un sorriso.
Per quanto mi riguarda, io la trovo stranissima, originale, profondissima, e significativa. È una di quelle riflessioni che riescono ancora a meravigliarti e a farti pensare, nonostante arrivino a te da un passato lontanissimo che sembrava disperso nella notte dei secoli.

Dedicato a due ragazzi a cui il Re dei re sta per affidare un feudo

13 thoughts on “[Pillole di Storia] Il matrimonio, ca. 1200 A.D.

    1. :-)
      Verissimo, e pensa che avevo storto il naso io stessa mentre lo scrivevo: anch’io sono una sostenitrice della tesi per cui col cavolo che in una relazione il maschio e la femmina devono avere lo stesso identico preciso ruolo totalmente simmetrico, anzi.

      Però ieri sera avevo scritto il post, poi l’avevo riletto, e poi avevo pensato che in qualche modo dovevo “correre ai ripari”… avevo paura che un post in cui paragonavo una donna a un appezzamento di terra dato in feudo rischiasse di scandalizzare i cuori deboli (e/o poco avvezzi alla mentalità medievale) :-D (E tutto sommato, mi pareva che la precisazione “femminista” non cambiasse comunque il significato della riflessione) (anche se, sì, in effetti concordo: suona un po’ assurda anche a me… ma se non la mettevo secondo me era ancor peggio :-P)

      1. A proposito di medioevo, che tu sappia, è vero che (in Francia) preti e vescovi giocavano a palla in Cattedrale la notte di Pasqua??? :)

      2. Urgh… a palla in Cattedrale nella notte di Pasqua? Mi cogli un po’ alla sprovvista: sapevo di occasioni in cui si giocava a palla in chiesa, ma quelle che ricordo io avevano luogo nel periodo di Natale. Il che ovviamente non esclude che la cosa si facesse anche Pasqua: magari sono solo io che non lo so!

        Comunque, sì: nel Medio Evo facevan cose strane, in chiesa. Per drammatizzare il “momento” che stavano vivendo onde renderlo più vivido agli occhi dei fedeli, mettevano in scena un piccolo teatrino in cui “ricreavano” con gli strumenti in loro possesso le varie scene del Vangelo. So per certo che durante la Messa di Natale c’erano chiese in cui grosse candele accese venivano tirate da una parte all’altra della navata (!) a mo’ di effetto speciale per simulare la stella cometa (!), e so che c’erano celebrazioni in cui si giocava “a palla” con una vescica di pecora svuotata (che veniva lanciata nell’aria e, volando, faceva rumore, a mo’ di trombetta) per ricreare il caos della strage degli Innocenti. (Conemporaneamente, c’erano religiosi travestiti da soldati romani che andavano materialmente in giro per i banchi tirando botte ai fedeli, giuro, non sto scherzando O.o)
        Ecco: questi sono gli unici due casi di oggetti contundenti lanciati in aria per la chiesa che mi vengono in mente in questo momento :-D

        Però, visti i chiari di luna, non mi stupirebbe scoprire che facevano cose analoghe anche a Pasqua… :-)

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