Pavia

Pavia, 17 marzo

Ci sono cose (tipo gli shock e i grandi traumi) che ti rimangono impresse per sempre, quando sei all’Università e devi preparare un esame complicatissimo di “Storia della Cartografia e delle Tecniche Cartografiche”.
Una di queste cose che ti segnano per sempre è il concetto di “triangolazione”.
Inventata nel 1617 dal geodeta Snellius, mannaggia a lui, la triangolazione è una tecnica che permette di calcolare la distanza fra due punti, sfruttando le proprietà dei triangoli.
Avevo anche provato a spiegarvi come funziona, ma risultavo troppo confusionaria e comunque non è questo il punto. Per chi volesse capire come si triangola un terreno, qui c’è una pagina di Wikipedia che lo spiega diffusamente; per chi preferisse un sunto, della serie “topografia for dummies”, basti sapere che per fare una triangolazione c’è bisogno di far riferimento a una qualche struttura che sia lontana un tot., e che allo stesso tempo sia ben visibile dal punto in cui ti trovi (sennò come la vedi?). In genere, le strutture lontane ma al tempo stesso ben visibili sono quasi sempre delle cose molto alte: montagne, campanili, cupoloni, grattacieli…
Insomma: non fatevi domande, ma fidatevi di me. Per effettuare una triangolazione, un topografo ha bisogno di avere come punto di riferimento un coso alto, collocato a qualche chilometro di distanza dal punto in cui si trova lui.

Il 17 marzo del 1989, a circa dieci chilometri dalla piccola Pavia, c’era un giovane topografo che intendeva fare una triangolazione prendendo come punto di riferimento la torre civica di Pavia.

Dicasi “torre civica di Pavia” un coso grande grosso, alto quasi 80 metri, che da tempo immemorabile faceva bella mostra di sé, attaccato al Duomo.
Era ‘na roba alta 78 metri, eh.
Pure gli orbi vedrebbero un coso di 80 metri che si erge in mezzo al nulla a 10 chilometri di distanza, voglio dire.
Il nostro povero topografo doveva anche sentirsi piuttosto idiota, mentre cercava come uno scemo ‘sto colosso monumentale che doveva pur esser da qualche parte… eppure, non si vedeva proprio.

Cerchiamola a sinistra.
Niente.

Cerchiamola un po’ più a destra.
Niente.

Aguzziamo la vista per vedere meglio.
Zero.

Oddio, avrà pensato il topografo: ma non è che ho sbagliato città? Quella lì di fronte a me è Pavia, vero?
Ma certo che è Pavia: quello è lo skyline di Pavia, quello è il cupolone del duomo… e dove caspita è finita ‘sto accidentaccio di torre civica, se quello è il duomo di Pavia e la torre civica ci sta attaccata?!

“Senti: è da mezz’ora che cerco la torre civica come un cretino, e non la trovo”, aveva detto il nostro topografo tornando alla sua automobile, e accendendo la radio portatile. “Ti giuro, non c’è. L’ho cercata dappertutto, ma non c’è”.
“Come sarebbe a dire, che non c’è?”, aveva protestato il suo capo, comprensibilemnte incredulo. “È una roba alta 80 metri: come fai a non vederla?!”.
“Appunto: io non la vedo. La sto cercando come un cretino, ma ti giuro che non la vedo. Lo so che è assurdo, ma… Secondo te è possibile, che sia caduta?”.
Seee… come no. Caduta…”.

La torre civica di Pavia era rovinosamente crollata una manciata di minuti prima, alle 8:55 di quell’assurdo venerdì mattina.
Nessun preavviso, nessuna avvisaglia – o forse sì, diranno dopo i Pavesi: forse è stato sottovalutato il rischio; forse, a saperlo, si sarebbe fatto qualcosa di più. Ma nessuno poteva prevedere che alle nove di quel venerdì mattina la torre crollasse improvvisamente su se stessa, riversando ottomila metri cubi di granito sulle case circostanti e sulle auto parcheggiate in piazza. Sulle persone che stavano facendo due chiacchiere dal barbiere, senza immaginare che da quel negozio non sarebbero mai più usciti.

In Duomo si sta dicendo Messa, il sacerdote è quasi arrivato alla benedizione finale. La torre civica – che, per l’appunto, sorgeva proprio accanto alla cattedrale –frana dalle sue fondamenta e trascina con sé una parte del Duomo: sotto gli occhi sconcertati del parroco e dei fedeli, si squarcia con un boato l’abside del battistero.

I morti saranno quattro; i feriti gravi, quindici.

A guardare le foto di quei giorni, sembra veramente che piazza Duomo sia appena stata bombardata: case distrutte, calcinacci ovunque; persone che piangono i loro morti, soccorritori che tentano il tutto e per tutto per estrarre i superstiti dalle macerie.

Anche se non siete Pavesi, non sarà difficile immaginare come un evento di questo genere abbia lasciato un lieve trauma fra la gente che abita da queste parti. Il crollo della torre civica è una delle prime cose che mi è stata raccontata, quando sono arrivata a Pavia nel 2007 e ho chiesto a un’anima pia “mi racconti qualcosa della città”. Il crollo della torre civica è un evento che, comprensibilmente, viene citato con una certa frequenza da quei Pavesi avanti negli anni, quando ricordano i tempi passati. Qualche volta, me l’hanno accostato ad altri eventi di pari impatto: le alluvioni più disastrose; i bombardamenti del ’44.

Quel topografo che il 17 marzo dell’89 cercava inutilmente la torre civica di Pavia, avrebbe dovuto atttendere quella sera per scoprire, dai telegiornali, la tragedia assurda che era successa sulle rive del Ticino.

Qualche tempo dopo, il nostro topografo avrebbe fatto conoscenza con una ragazza.
Qualche tempo dopo quell’incontro, quella ragazza avrebbe fatto amicizia con me.
Qualche mese fa, per puro caso, il topografo ha raccontato a me questa storia che ha dell’incredibile…
…e a me, in quel momento, son letteralmente venuti i brividi, pensando ad un topografo che cercava disperatamente proprio quella torre che, una manciata di minuti prima, era appena crollata rovinosamente, segnando in maniera indelebile la Storia della mia città.

ll crollo della Torre Civica; foto di “Il Mondo di Pavia”

12 thoughts on “Pavia, 17 marzo

    1. Sì?!
      Mia mamma invece no, non se lo ricordava assolutamente… però io ero piccola e lei era stravolta perché, oltre a dover pensare a me che ero una peste, era appena tornata al lavoro, in quel periodo… quindi ci sta che quel giorno non avesse letto i giornali, o comunque avesse la testa altrove :-)
      Infatti mi son sempre chiesta che risonanza avesse avuto la notizia nelle altre zone di Italia, perché appunto i miei genitori, da Torino, non se la ricordavano per niente…

      1. Aaaahh… ecco :-)
        Chissà invece se la notizia era finita “in prima pagina” (o comunque fra le notizie del giorno, via) anche per chi non si trovava in zona!

  1. Hai scritto “la mia città”… non so se mi ha fatto venire i brividini di commozione più questo o più la storia della torre… Altro che trauma, in effetti, perdere così un simbolo della città (e con tanto di danni e di vittime); io poi vivo in una città di torri… E quel povero topografo, che si sarà dato dello scemo nel non vedere la torre per scoprire poi che non era scemo ma era caduta???

  2. Il povero topografo ha cercato la spiegazione più logica in base al “rasoio di Occam”, ma non venne creduto subito.
    Il suo capo si fece un chilometro a piedi per andare a dare dello scemo al topografo e indicargli LUI dove dovesse puntare il teodolite per “mettere lo zero” del rilevamento. Per certe cose ci si riferiva ad un sistema locale senza coordinate globali con il GPS (all’epoca non esistevano).
    Quando nemmeno il suo capo vide la torre civica di Pavia accettò la versione della torre caduta.
    La zona di Pavia è abbastanza piatta ma avevamo altri punti da usare, non mettemmo lo zero (perchè arbitrariamente era già stato fissato sul parafulmine in cima alla Torre Civica di Pavia) ma l’angolo letto nei giorni prima. La Torre rimase nella cartografia di quel rilievo come punto “fantasma”

  3. Me ne ricordo anch’io era da poco in Italia e abitavo abbastanza vicino a Pavia.
    Io non l’ho letto questo avvenimento ma se ne parlava in città per tutti i giorni a seguire.
    Il retroscena invece, tragicomico, è da brividi. Lui cercava al Torre e altri ne avrebbero fatto volentieri a meno.

  4. Saggiamente si è deciso di valorizzare i resti, anziché buttarsi in progetti faraonici di ricostruire un falso antico, mentre la facciata di San Michele si sta sgretolando.
    Invece a Milano piuttosto di risistemare decentemente i navigli che ci sono blaterano di riesumare quelli interrati più di sessant’anni fa. Stessa boiata di Mussolini che voleva rifare la Roma imperiale

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