Babbo Natale & co.

Ma perché credere in Babbo Natale?

Ma insomma: arrivati quasi alla fine di questo Calendario dell’Avvento, ci si potrebbe porre la domanda – ma perché la gente si ostina a credere a Babbo Natale?
Giuro che è l’ultima volta che tiro in ballo il libro dei due socio-psico-antropologi, ma in effetti gli autori si ponevano una domanda che mi sembra anche interessante. Per quale ragione al mondo i genitori di ogni latitudine continuano a insistere, e insistere, e insistere con la favoletta di Babbo Natale, arrivando persino a negare l’esistenza quando il bimbo un po’ grandicello comincia a dubitare, e chiede di conoscere la verità?

Ve la ricordate la giornalista di Fox News che, qualche anno fa, aveva negato in diretta televisiva l’esistenza di Babbo Natale, e poi, sotto il fuoco di proteste che ne era derivato, era stata costretta dall’emittente a chiedere scusa per le sue parole (!!), e ad affermare pubblicamente che Babbo Natale esiste davvero?
Cerchiamo di essere razionali per un attimo, e rendiamoci conto dell’assurdità: ma in quale altra situazione al mondo, un giornalista televisivo potrebbe essere costretto a fare pubbliche scuse dopo aver proclamato l’inesistenza di un personaggio di fantasia, che… beh… sappiamo tutti che non esiste?
Robe dell’altro mondo, che non stanno né in cielo né in terra.
E allora, perché noi adulti siamo pronti a tirar fuori gli artigli per combattere a difesa di un personaggio che… non esiste affatto?
Ci deve pur essere una spiegazione.

Nel loro libretto, i due socio-psico-antropologi si interrogano sulle ragioni che possono spingere gli adulti d’oggi a un comportamento così irrazionale. Insomma: che beneficio ne abbiamo, continuando a raccontare ai nostri figli la storiella di Babbo Natale?

Non lo facciamo per ragioni disciplinari. Non lo facciamo perché nostro figlio si comporterà come un angioletto per tutto l’anno, solo perché vuole ricevere dei bei regali da Babbo Natale. Suvvia.
La funzione disciplinatrice di questo personaggio è decisamente venuta meno fino a scomparire del tutto: non so voi, ma io non conosco nessun bambino che si comporti bene durante l’anno per ricevere regali a Natale. Semmai può cercare di esser meno pestifero alla Vigilia, toh; ma non mi sembra un risultato tale da giustificare anni di menzogne.

Non lo facciamo per questioni pedagogiche. Non lo facciamo perché ci piace l’idea di raccontar frottole ai bambini: anzi, in linea di massima siamo proprio dell’idea opposta – nei limiti del possibile, ai bambini deve sempre esser raccontata l’assoluta verità, su tutto. Soprattutto dal ’68 in poi, siamo diventati tutti concordi nell’affermare che il rapporto con i propri figli dovrebbe esser improntato alla sincerità assoluta: niente frottole, niente bugie, niente storielle inventate ad hoc per evitar le domande scomode.

Non parliamo di Babbo Natale perché ci tiri fuori dagli impicci, mentre noi ci arrabattiamo nel tentativo di spiegare un argomento tabù.
Questo può capitare (e capitava spesso) nel passato per altri personaggi della tradizione; ma non è certo il caso del vecchio panzuto.
La cicogna che porta i bimbi toglieva i genitori dall’imbarazzo di rispondere all’annosa domanda “come nascono i bambini?”.
Gli angioletti che hanno preso il nonno e l’hanno portato con loro su nel cielo è un escamotage che ho sentito usare personalmente, non più di qualche mese fa, da parte di persone che assolutamente non sono credenti, ma che non sanno come altro spiegare ai figli piccoli il mistero della morte.
Ma un cavallo a dondolo sotto l’albero di Natale ha poco a vedere con il sesso, con la caducità dei corpi, o con qualsiasi altro elemento scabroso che mi possa venire in mente.
Quindi, insomma: perché non spiegare con chiarezza da dove sbucano i regali?
Sarebbe anche più gratificante per gli adulti, voglio dire: io spendo tempo, soldi e fatica per trovare il Regalo Perfetto per mio figlio, e poi gli vado a raccontare che no, non deve ringraziare me, ma un panzone inesistente che gli ha portato i doni perché è buono?
Ma…?

A quanto pare, una certa Cindy Dell Clark, psicologa, ha raccolto una serie di interviste ai genitori, domandando loro per quale motivo raccontassero ai figli la storia di Babbo Natale. Le risposte fanno tutte leva su una generica gioia che i bambini dovrebbero provare al pensiero dell’omone panzuto che lascia i regali sotto l’albero: “mi piace vederli emozionati. È la gioia nei loro occhi, la meraviglia, l’eccitazione”. “Lasciamogli credere che c’è qualcosa di magico nel mondo”. “È sempre stato magico, per me, da bambina. Credo che sia questo che cerco di far vedere ai miei figli: la magia”.
“I genitori”, commentano gli autori del mio libretto, “sembrano rimpiangere il tempo dell’illusione, prima dell’incontro con la ‘dura’ realtà, idealizzando l’infanzia come una magica età dell’oro, di cui Babbo Natale costituisce una parte essenziale”.
Insomma: parlare di Babbo Natale sarebbe un modo per proteggere i bambini dalla triste realtà del mondo che li circonda. Un tentativo di tenerli lontani dal male, di farli crescere nella convinzione che ci sia ancora del buono, in questo triste universo; e che valga ancora la pena confidare nel futuro e amare il prossimo.

Boh, non so: genitori in linea, voi condividete?
Sarà che non ho figli e che sono molto giovane, ma io non idealizzo l’infanzia proprio per niente. Non me la ricordo come una “età dell’oro”, particolarmente più fulgida rispetto a quelle (in effetti ancora poche) che son arrivate dopo.
Sarà che non ho mai creduto a Babbo Natale (e molto poco a Gesù Bambino) e che son cresciuta comunque senza traumi, ma personalmente non avrei nessun problema a raccontare fin da subito che i regali li comprano mamma e papà, e grazie tante.
Eppure, una qualche ragione ancestrale che ci spinge ad amare Babbo Natale ci deve pur essere, visto che il primo che prova a negare la sua esistenza rischia di essere scannato vivo.

Insistiamo così tanto su Babbo Natale “perché lo fanno tutti, e non c’è niente di male”? Mi sembrerebbe già di per sé una motivazione ragionevole (nessuno vuole crescere un figlio disadattato e fuori dal mondo); ma sarà davvero l’unica ragione?
O non sarà che forse siamo noi adulti a insistere tanto su Babbo Natale, perché siamo noi adulti che abbiamo bisogno di ricorrere a lui, perché infonda un po’ di magia in queste nostre vite che ormai percepiamo troppo tristi e spente?

Non lo so, eh.
Lo chiedo a voi: sarei curiosa di sentire il vostro parere.
Io non sono proprio nelle condizioni di commentare, perché, da piccola, la famosa “magia del Natale” la avvertivo in tanti dettagli ma assolutamente non in Babbo Natale & co… quindi, da questo punto di vista, non posso che tacere e chiedervi: “voi che ne dite”?

31 thoughts on “Ma perché credere in Babbo Natale?

  1. Sono messa come te…non lo so e non mi è mai stata raccontato la storia di Babbo Natale. Fin da piccoli i miei genitori hanno raccontato di Gesù Bambino a me ed i miei fratelli, che i regali ci facevamo nel piccolo in ricordo del dono grandissimo che ci è stato fatto da Dio.
    D’altra parte però, non ho nulla contro Babbo Natale, purché non sostituisca Cristo. Forse la gente ha bisogno non solo di *sentire* ma anche di *vedere* qualcosa o qualcuno che rappresenti la gioia, o meglio, l’allegria. Non so…
    Ma se vedo le decorazioni e gli addobbi delle case americane, mi viene la melanconia piuttosto che l’allegria. Troppo, è troppo di tutto, esageratamente sforzato, esibizione allo stato puro. Mi fa tanta tristezza, altro che gioia.

    1. …a me in realtà no, non viene la malinconia nel vedere le case (eccessivamente) addobbate. Boh. Capisco il tuo pensiero, ma è una cosa che a me non fa effetto.
      (In compenso, già che parliamo di decorazioni, conosco persone credenti che festeggiano il Natale come nascita di Cristo e tutto quanto, ma in casa non mettono manco un presepino, manco una ghirlanda, niente di niente… ecco, quello mi mette un po’ di malinconia perché secondo me ti perdi molto a vivere un Natale così. Capisco che vuoi fare l’alternativo e far la lotta al consumismo, ma secondo me è una fissazione come un’altra. Anzi, io credo che certi riti, come il presepio in casa o il candelabro dell’Avvento, ben lungi dall’essere solo una decorazione fine a se stessa possano anche aiutarti in qualche modo a “sentire” di più l’atmosfera di festa (anche religiosa). Insomma, un aiuto. Non so se mi son spiegata).

      Uhm, interessante la tua osservazione sul fatto che la gente ha bisogno di vedere “quasi in carne ed ossa” la gioia delle feste. In effetti potrebbe essere molto vero, è una spiegazione che mi convince!

      1. Ohhhhhh, in casa mia c’è un presepe grande in ingresso e uno più piccolo in cucina. La corona d’Avvento, mazzi di composizioni natalizi con le stelle nei punti strategici, tante, tante candele e le ghirlande sopra le porte. Direi che non manca nulla.
        Io parlavo delle renne sopra la casa, come minimo tre Babbi Natale in giardino e tutta la casa fuori incendiata da mille luci intermittenti. No, questo mi fa davvero senso. ^__^

  2. Ho tre figli intorno ai vent’anni. E con loro ho cercato, sin da quando erano in fasce, di non raccontare MAI panzane, perché ho un rispetto immenso per le intelligenze dei bambini, che secondo me meritano la verità sempre. Quindi ho evitato accuratamente anche le panzane esteticamente “graziose” come quelle concernenti fate, cicogne e babbi natali appunto. Personaggi che venivano conosciuti e abitualmente “frequentati” come protagonisti di fiabe e simili, in contesti in cui era chiarissimo che si trattava di invenzioni. I miei genitori avevano fatto lo stesso con me. Il pensiero magico è una fase che i bambini gestiscono in totale autonomia, e non ha bisogno di alcun rinforzo né tantomeno di artificiosi prolungamenti. A mia volta ricordo che da bambina nulla mi angosciava maggiormente che non riuscire a distinguere il vero dal falso. C’era un santo che diceva di aver ammazzato tutte le cicogne… io ho fatto fuori Babbo natale.

    1. “Ho fatto fuori Babbo Natale”… brr, sei l’incubo di ogni bambino :-DD

      Scherzi a parte… wow: posizione coraggiosa, la tua!
      Per pura curiosità: non hai mai avuto “rimostranze” o problemi vari, da parte degli altri genitori o degli stessi figli?
      Spiego quello che intendo: io mi trovavo un po’ nella stessa situazione dei tuoi figli, nel senso che i miei avevano provato a farmi credere a Gesù Bambino ma non avevano avuto fortuna. Fin da piccolissima, sapevo perfettamente che i regali li portavano mamma e papà.
      Il problema che si era venuto a creare era con le mamme degli altri bambini (compagni di scuola ecc.), che mi consideravano comprensibilmente una “mina vagante” sempre sul punto di spiattellare la verità ai loro figli. E questo ovviamente non andava bene, perché loro volevano far credere i loro figli il più a lungo possibile.
      Quindi capitava che:
      a) mia mamma dovesse fronteggiare le occhiate di disapprovazione delle altre mamme, che probabilmente pensavano “ma proprio nella nostra classe doveva finire, questa?” :-P
      b) io venissi istruita a mentire ai miei compagni di classe (!), e a fingere con loro di credere a Babbo Natale (!!).

      E per carità, ripeto, son cresciuta bene lo stesso, ma ricordo chiaramente che mi cascavano le braccia quando, in quarta-quinta elementare, dovevo ancora far finta di credere a Babbo Natale, circondata da bambini che ai miei occhi cominciavano ad apparire come dei veri e propri rincretiniti che credevano ancora alle favole. Mi ricordo chiaramente il Natale della mia quinta elementare: alcuni miei amici mi chiedevano la mia opinione sull’esistenza o meno di Babbo Natale, e io mi sentivo letteralmente circondata da imbecilli: non riuscivo a capacitarmi che i miei coeateni si facessero ancora questi problemi :-P
      Per carità, non credo di aver subito particolari traumi a causa di questo ;-) , però in effetti ho timore che un bambino cresciuto così possa forse correre il rischio di sentirsi un po’ “diverso”. Forse è l’unica ragione che potrebbe dissuadermi dall’usare la tua strategia, ove mai dovessi avere figli… boh? E’ l’unica mia perplessità, per il resto ti do ragione in assoluto.

      Tu/voi non avete mai avuto questi “problemi”?

      1. Sì, qualche incidente c’è stato. Alla scuola materna la mia seconda figlia con grande non-chalance svelò la non-esistenza del biancobarbuto a qualche amichetta, con conseguenti rimostranze delle mamme alle maestre, le quali vennero da me, che dovetti raccomandare ai miei figli di osservare da quel momento in poi una specie di diplomatico “Don’t ask, don’t tell” sull’argomento. Il risultato fu quello che hai raccontato tu: la costernazione, di tanto in tanto, nello scoprire che in terza o quarta elementare c’era ancora qualche loro amico che ci credeva! Ma diversi, no, non si sentivano. E credimi, non è mancato loro nulla della magia e della suggestione cui ogni infanzia ha diritto :)

      2. Nel mio caso specifico, non mi sentivo “diversa” io… avevo l’impressione che fossero diversi gli altri, in cui “diverso” in questo caso è un eufemismo per “subdotato” :-PPPP
        Davvero, a un certo punto provavo un misto di costernazione e compatimento per quei poveri citrulli che credevano ancora a queste storielle. E’ l’unica cosa che mi fa dubitare un pochino su questa scelta (nel mio caso il problema non era la mia autostima ma la bassa stima che cominciavo ad avere degli altri bambini, il che non è simpatico).

        Comunque confermo: pur non credendo in Babbo Natale, non ho mai fatto fatica a sentire tutta quella bellissima magia del Natale di cui tanto si parla! :-D

  3. Io non ho figli ma sono del partito “Babbo Natale = magia dell’infanzia”! Per me è stato così, credevo a Babbo Natale e anche quando non ci credevo più continuavo a “far finta” di crederci! Da sorella maggiore ho protetto la credenza in Babbo Natale della mia sorellina proprio perché credevo in questa magia… Anche se non ho mai pensato che l’infanzia fosse un’età magica (né quando la vivevo né a posteriori) ma che fosse speciale sì e Babbo Natale nel mio immaginario è una di quelle cose che connota l’infanzia, assieme ad altre… una di quelle cose che deve esserci.
    Comunque proprio pochi giorni fa mi sono imbattuta in questo post dove alcune mamme dibattono proprio sul tema che poni tu: http://esterdaphne.blogspot.it/2012/12/voglio-credere-babbo-natale.html

    1. Quindi tu confermi bene o male la teoria dei due psicologi… giusto? :-)
      Beh, è un punto di vista interessante – molto lontano dalla mia esperienza, quindi forse fatico a capirlo a fondo, ma per me interessantissimo. Adesso che mi ci fai pensare, nel mio immaginario non ho nessun personaggio particolare che connota la mia idea di infanzia; semmai potrei dire che una delle cose che connotano l’infanzia nel mio immaginario sono le lunghe estati nella casa del mare, toh, quello sì. E in effetti, avessi dei figli, cercherei in tutti i modi di far ripetere anche a loro la stessa esperienza.
      Quindi in effetti posso capire quello che dici, forse: basta sostituire Babbo Natale col paesello ligure, e forse ci siamo :-D

      1. Sì, la confermo. Be’, un po’ il concetto è quello della tua “casa al mare” ma con più forza poiché condiviso da milioni di persone… ;-) Ma sai che non avevo conosciuto nessuno che da piccolo non credesse in Babbo Natale e da adulto non ne comprendesse la magia??? Come tu fai fatica a capire tale credenza (e tanti sforzi per perpetrarla nei figli) io fatico a capire la tua non-credenza!

  4. Francamente, il problema Babbo Natale io non me lo sono mai posta. Qui da me si è sempre più avvertita la figura della Befana, e mi ricordo che ci credevo, perché ricordo perfettamente che la notte prima del 6 avevo paura a muovermi nel lettino, sia mai che pensasse che volevo sorprenderla e scappasse via! E, sì, penso che mi facesse anche un po’ paura la sua figura di vecchia strega (in effetti, a pensarci ora, pè un po’ terrorizzante… ma sono cresciuta lo stesso normalmente, quindi gli picologi in ascolto mi ignorino, grazie! XD)
    Dicevo? Ah, sì, Babbo Natale. Non mi ricordo, quindi, se ci ho mai creduto, ma ora come ora è una tradizione che mi è sempre piaciuta: a Bari fecero persino una mostra molto bella che raccontava come da San Nicola si fosse arrivati a pensare a Babbo Natale così come lo intendiamo oggi.
    Personalmente, penso che ai miei figli non toglierò il gusto di pensare a Babbo Natale come a qualcosa che potrebbe esistere (ma davvero, comunque, in un mondo di bimbi disillusi come il nostro, qualcuno ci crede ancora?), almeno se ci vogliono credere loro: mi piace l’idea di un nonnino che viene a portare i regali ai bambini, un nonnino magico, buono e gentile. Mi piace pensare che i bambini possano, almeno quando sono piccoli, credere alla magia, a qualcosa di “falso”, sì, ma buono, lontano dalla triste realtà: quella hanno tutto il tempo per scoprirla. Non è tanto questione di sogni perduti, per me, perché da grande capisci che i sogni si possono anche realizzare se ci si mette d’impegno (oddio, non sempre, va beh), quanto piuttosto di qualcosa di tenero e magico in cui è bello credere. Un po’ come l’esprimere un desiderio quando cade una stella. Non ti nascondo che ogni tanto, quando sono particolarmente giù, mi piace prensare che possa esistere, da qualche parte, un Babbo Natale che possa realizzare un mio desiderio.

    1. comunque, in un mondo di bimbi disillusi come il nostro, qualcuno ci crede ancora?

      In base alla mia esperienza, sì: non so se smettano di crederci a un’età più giovane rispetto a quella delle altre generazioni, però conosco tanti bambini che ci credono. I due psicologi del libro spiegavano anche quello: i bambini credono a quello che dicono mamma e papà, e per esperienza sanno che mamma e papà non mentono. Vanno sulla fiducia; e se mamma e papà insistono e giurano che Babbo Natale esiste… beh, per quale ragione al mondo mamma e papà dovrebbero mentire?

      Uhm, però io ho un’obiezione circa le motivazioni che hai portato sul perché credere a Babbo Natale.
      Tutto bellissimo e molto condivisibile, ma – dalla prospettiva di un credente – mi sembra che lo stesso ruolo che tu attribuisci a Babbo Natale possa facilmente essere attribuito a Dio. Dipinto magari in una versione un po’ zuccherosa e parziale “a prova di bambino”, ma comunque Dio. “Un nonnino magico, buono, e gentile, che fa magie ed esaudisce i tuoi desideri”, dicevi… con qualche aggiustatina qua e là, non è poi molto diverso dall’immagine di Dio Padre che avevo io da piccola. E per di più, Dio è a disposizione dei bambini 365 giorni all’anno, mica solo a Natale. (Ed esiste davvero, aggiungo per chi ci crede).
      Quindi, nella prospettiva di un credente, che ragione c’è di parlare di Babbo Natale, se le ragioni per cui lo si tira in ballo sono (solo) quelle (pur validissime) che dici tu?

      Oh, sia chiaro: non è che io ce l’abbia con Babbo Natale, anzi! Però, mentre leggevo il tuo commento, pensavo “beh, ma tutti questi attributi potrebbe averceli anche Dio, agli occhi di un bimbo!”

  5. Leggo adesso gli altri tuoi commenti… sì in effetti alle elementari quei pochissimi bambini che non credevano in Babbo Natale erano considerati alla stregua di “untori” che con il loro realismo potevano distruggere prematuramente il tenero incanto dei bambini ancora “credenti”. Ricordo alcuni episodi – avremo avuto sei/sette anni, a nove non ci credeva più nessuno – in cui bambini “non credenti” (due o tre su tutta la classe) si divertivano, per dispetto, a urlare che Babbo Natale non esisteva, scatenando a volte pianti nei compagni credenti e sdegno dei genitori dei credenti verso i genitori dei non credenti.
    Io all’epoca ero già una “non più credente” ma cercavo di salvaguardare la fede di chi ancora ci credeva, quindi mentivo ai miei stessi compagni. Sì, decisamente l’infanzia non è una romantica età dorata, ora che ripenso a queste cose…

  6. Ma a questo punto direi che per te, il fatto di saperlo prima, è stato un utile fattore di distinzione, un modo per imparare a mettere in discussione il pensiero di gruppo. (Non hai poi risposto sul fatto che secondo me non ci credevi per una gaffe dei tuoi che ha rivelato la finzione.)
    Per altri, potrebbe essere una scuola di incredulità, in questo mondo materialista produrre un effetto peggiorativo.
    In questo senso, penso che l’intelligenza dei genitori dovrebbe stare (…se ci fosse) nel capire che c’è modo e modo di dire le cose; che non devono sforzarsi il più possibile per prolungare una credenza in Babbo Natale dei loro figli (come a tenerli il più possibile in un mondo ovattato); e soprattutto nell’evitare una idea “piatta” one-size-fits-all di racconto, che porta il pupillo a non saper distinguere il grado di committment messo in frasi come “Dio esiste”, “Io e papà ci vogliamo bene”, “Babbo Natale porta i regali” eccetera.
    (Certo, la cosa funziona se i genitori mentono su una cosa fiabesca, ma sul resto il bimbo si può fidare. Altrimenti è peggio.)
    L’ideale sarebbe magari calcare accenti da fiaba in modo che il bambino ci arrivi da solo, relativamente presto. Farlo approdare dolcemente alla verità, mostrandogli come il modo di raccontare questo omone rosso è diverso da quello di cose reali, e che lui impari a trarne delle conclusioni e a leggere il contenuto non detto delle affermazioni altrui.

  7. Io pure sono d’accordo con la teoria psicologica sulla magia del Natale :P
    I bambini di oggi credono in genere, se i genitori ce li fanno credere, però sono molto più furbi di una volta, si interrogano di più sull’effettiva esistenza di Babbo Natale, o almeno fanno domande più specifiche, vi potrei fare un campionario di domande abbastanza strane che mi sono state poste dai nipotini, domande del tipo… ma Babbo Natale come fa a sapere che regalo voglio? Ma come fa a leggere tutte le lettere? E se le poste perdono la lettera? Ma ce l’ha una mail Babbo Natale? o.o (!!!??) E come fa Babbo Natale a stare a tutti i centri commerciali allo stesso tempo? E perchè sta pure in tv ma come fa? o.o E perchè i grandi se li comprano i regali e non glie li porta Babbo Natale mentre ai piccoli ci pensa Babbo Natale? Ma perchè i negozi sono pieni di giocattoli se poi li porta Babbo Natale? E come mai dissemina i nostri regali pure a casa degli altri (zii, parenti vari che si presentano a casa coi regali “portati da Babbo Natale” ma lasciati alla casa sbagliata)?
    Buone feste a tutti :P

    1. Sì, ecco: ‘sta cosa di Babbo Natale rincretinito che dissemina regali altrui nelle case dei parenti (!) mi sembra talmente stupida da farmi sollevare le sopracciglia ogni volta. Ma che senso ha?? Mi sembra quanto di più inverosimile esista al mondo, e mi domanda come faccia un bambino, anche se piccolo, a prenderla per buona senza farsi delle domande. Ma che è, un rimbecillito che perde regali in giro per il mondo, ‘sto scemo?
      Nonnò: noi (anche quando io credevo ancora in Gesù Bambino) avevamo sempre scelto una strada alternativa – i regali che trovavo io sotto l’albero in casa mia erano i regali magicamente arrivati da Gesù Bambino; i regali che mi portavano i parenti erano regali che mi erano stati fatti dai parenti.
      Ma che senso ha, sennò?
      ‘sta cosa dei regali disseminati in giro non l’ho proprio mai capita, mi sembra quanto di più inverosimile possa esistere al mondo, giuro!

  8. “Ho smesso di credere a Babbo Natale da quando avevo sei anni. Mamma mi portò a vederlo ai grandi magazzini e lui mi chiese l’autografo.” (Shirley Temple)

    “Eravamo così poveri che a Natale il mio vecchio usciva di casa, sparava un colpo di pistola in aria, poi rientrava in casa e diceva: spiacente ma Babbo Natale si è suicidato.” (J. La Motta)

    1. “Non vi è nulla di più triste che svegliarsi la mattina di Natale e scoprire di non essere un bambino” (Erma Bombeck)

  9. Appoggio in pieno la teoria della psicologa, si racconta di Babbo Natale perchè è “magico”, perchè è bello credere in un vecchietto che riesce ad entrare in casa e ti porta un regalo.
    Riguardo ai babbi natale in casa dei nonni, penso che mi indirizzerò sul fatto che babbo viene solo in casa nostra, ma il mio bimbo è ancora troppo piccolo, ne riparliamo l’anno prossimo.

    Anche io ho aiutato mia madre a mantenere il segreto con il mio fratellino, mi sono sentita molto responsabile.
    La verità è spesso sopravvalutata, ci sono bugie che possono essere dette, non c’è niente di male a credere in Babbo Natale

    1. Sì, la questione della bugia, “mai parlare di Babbo Natale ai bimbi perché le bugie non vanno mai dette”, sembra un pochetto sopravvalutata anche a me. Nel senso: non è questa la ragione principale per cui potrei anche fare a meno di raccontare la storia di Babbo Natale ai miei figli se ne avessi, voglio dire.
      Il mio punto di vista, semmai, è… “ce n’è bisogno?”. Non avendo mai creduto in Babbo Natale, e non avendo mai avuto problemi nel sentire la famosa “magia delle feste”, sono ovviamente in una posizione un po’ particolare ;-)

    1. Non ho idea del perché questo “Tutto sui Regali” abbia cominciato a linkare spasmodicamente questo blog, ma il contratto stipulato fra madre e figlio per l’uso dell’I-Phone è fantastico :-D

  10. La fantasia e l’emozione che questa suscita nei bambini e’ l’elemento che sviluppa una forma di intelligenza emozionale .

    Perche’ dobbiamo negare al nostro cervello di sviluppare un emisfero destro legato alla fantasia , al mondo del magico e anche del mistico , perche’ negare una crescita neurale ???

    facciamo degli esempi concreti :
    un giorno parlavo con un ragazzo laureato in Astrofisica e con dottorato di ricerca, gli ho fatto i miei complimenti per l’alto livello e pregio culturale raggiunto , e questo mi risponde : ” sai chi sono i migliori nel mio settore ? quelli che viaggiano con la fantasia e immaginano l’universo in modo diverso da come lo concepiamo, e poi, trasformano questa fantasia in equazioni matematiche e ragionamenti fisici ”

    questa frase mi ha colpito moltissimo e nel mio percorso personale , mi sono accorto che l’elemento magico e’ parte integrante dell’essere umano .
    Si dice che Einstein immaginasse di viaggiare su un raggio di luce alla stessa velocita’ della luce , e poi sappiamo tutti cosa ha scoperto .

    nelle tecniche di meditazione buddista, si lavora moltissimo con le immagini proiettate , nella PNL si lavora con le immagini , nelle tecniche di autoipnosi si lavora con le immagini , nelle tecniche di memorizzazione si creano delle immagini , e tutto questo e’ ormai riconosciuto dalle neuroscienze , si creano nuove connessioni neurali , i neuroni cominciano a lavorare in sinergia , in simbiosi , si creano nuovi dendriti .

    l’elemento della fantasia è quanto di piu’ stimolante per il nostro cervello .

    ai miei bimbi racconto la storia di Babbo natale , e quando sara’ il momento rielaboreremo insieme il lutto di un’immagine che ci ha accompagnati nell’infanzia .

    1. Ciao Roberto.
      Sai suggerirmi in che modo rielaborare il lutto della figura di Babbo Natale.

      Il padre di mio figlio, 8 anni, gli ha spiattellato stamattina che lui, befana e topo non esistono, così come non esiste Dio. Purtroppo ha paura di quello che la maestra di religione ha raccontato, come da programma, a scuola. Si denota una certa sua insicurezza, altrimenti perchè prendersela se tu genitore conosci la verità e la sostieni semplicemente? Per il prossimo anno l’ha tolto dall’ora.. contradditorio sicuramente con il fatto di avergliela fatta seguire fin’ora. Il motivo per cui parlo sempre di lui è che io non ho certezze, mentre lui, pare di si, è un realista.
      Spero che tu riceva la mia risposta.

      1. continuo…per non ho certezze intendo dire sul fatto che sia sbagliato o meno conoscere la storia della religione cattolica e per semplicità fargliela fare a scuola. Quindi, poichè lui ce l’ha non ho avuto problemi a lasciargli fare questa modifica.

  11. Senza dilungarsi in inutili elucubrazioni, io non racconterei di questo babbo solo se lo facessi passare per vero, perché è un vero e proprio prendere in giro l’intelligenza del bambino. Gliela racconterei come mito, come favola alla Fedro, Esopo ecc, un qualcosa di dichiaratamente finto nella storicità ma vero nel significato.
    Del resto se la persona media non ha certo la capacità critica per guardare in faccia i miliardi di condizionamenti e di assurdità che portiamo avanti solo per convenzione. Poi quando viene fuori il figlio diverso come minimo li manda a quel paese per essersi sentito preso per il kulo per tutti quegli anni. E a ben vedere.
    Se vi credete davvero geniali nel “stimolare la fantasia” o simili fandonie, cominciate dal metteri voi a creare il vostro personale fantasy

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