Babbo Natale & co. · Pillole di Storia

Babbo Natale, l’anima del commercio

E un giorno si festeggiò il capodanno del nuovo secolo; e, una manciata d’anni più tardi, scoppiò la prima guerra mondiale. Gli Stati Uniti, entrati in guerra, andarono incontro a morte e disagi vari… ma anche a un’improvvisa espansione del mercato estero.
Poi si siglò la pace, tutto ritornò quietamente come prima… e gli Stati Uniti, che non potevano più basare la loro economia sulla produzione di mitragliatrici, cercarono un qualche modo di tenere alte le compravendite.
Compravendite di qualsiasi cosa, eh; mica solo di armamentario bellico. Basta che fosse.

Il Natale del consumismo, se vogliamo, nasce proprio in quel periodo. Nasce in quel ventennio compreso fra le due guerre mondiali, quando la classe media cominciava ad essere nella condizione di potersi concedere qualche spesa extra, una volta l’anno… e quando le aziende produttrici avevano capito come spennare i propri polli.
Commercianti e agenzie pubblicitarie, da una parte all’altra degli Stati Uniti, cominciano a sfruttare le varie feste del calendario per aumentare la vendita interna in tempo di pace. San Valentino, 4 luglio, Thanksgiving Day: niente scampa a questo processo. Ma il Natale, ovviamente, si prestava di per sé ad essere una festa “ad alto tasso di commercializzazione”: d’altro canto, non era sempre stata tradizione fare regali ai propri figli, nel mese di dicembre?
Poco importa che, una volta, i regali di Natale fossero perlopiù costituiti da dolci e frutta secca: roba da mangiare, insomma. Basta fare un po’ di pubblicità, basta insistere per qualche anno, e vedrai che passerà il messaggio che si può e si deve regalare anche oggettistica, per Natale!

Sì, insomma: giocattoli, vestiti, gioielli, accessori per la casa… tutte cose il cui acquisto non è strettamente necessario, ma fa bene all’economia, e quindi “zitto e compra”.
Arrivano gli anni della crisi e della grande depressione, e il messaggio (rivolto ovviamente a chi non è proprio con le pezze ai piedi) diventa ancora più pressante. Comprate, comprate: l’economia ne ha un gran bisogno!
Insomma: tutti i pubblicitari degli States cercano disperatamente di esortare gli Americani a fare acquisti, sotto Natale… e quale testimonial migliore potevano desiderare, se non Babbo Natale?

Come dicevo ieri, non è certo stata la Coca Cola ad assumere Santa Claus come “testimonial” per la sua bibita. Negli anni Venti e Trenta, Babbo Natale aveva unito la sua immagine a quella di svariate aziende, a scopo pubblicitario. Vi copio qui una breve selezione di pubblicità dei primissimi anni Venti, giusto per dimostrare con chiarezza che Babbo Natale non è stato “inventato” dalla Coca Cola proprio per niente – ripeto ancora una volta: la leggenda metropolitana della Coke che “crea” Babbo Natale NON ha niente a che vedere con la realtà.Babbo Natale pubblicità 7

Babbo Natale pubblicità 8

Babbo Natale pubblicità 6

Babbo Natale pubblicità 5

Babbo Natale pubblicità 3

Babbo Natale pubblicità 2

Babbo Natale pubblicità 4

Negli anni Venti e Trenta, negozi e grandi magazzini erano pieni di figuranti di Babbo Natale, appositamente istruiti in vere e proprie scuole di formazione che si moltiplicavano, in quegli anni. Parlavano con i bambini che si mettevano in fila aspettando il loro turno, dispensavano saggi consigli; promettevano ad alta voce questo o quel giocattolo, badando bene a farsi sentire dai genitori lì vicini. Ad ogni angolo della strada, un omone vestito da Santa Claus suonava la campanella augurando buon Natale ai passanti: nel 1949, questi figuranti erano diventati così numerosi che il Consiglio Comunale della città di Boston aveva chiesto al sindaco di permettere un solo Babbo nella città, perché “ci sono Santa in ogni angolo, e i bambini cominciano ad essere confusi”.

Nel 1945, insomma, quando l’America cominciava a influenzare con una certa “prepotenza” gli usi e costumi dei vari Paesi europei, il personaggio di Babbo Natale era già legato a doppio filo a quel concetto di “Natale consumista” che in quegli anni stava emergendo.
Ma in fin dei conti, forse, un personaggio come Babbo Natale, nato nell’America della rivoluzione industriale e arrivato a maturazione nei primi anni del Novecento, non poteva nemmeno uscir fuori in maniera tanto diversa.
Forse il suo era un percorso inevitabile: voi che dite?

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