Pillole di Storia · Quaresima 2013

[Pillole di Storia] “Credo in un solo Dio, che è anche figlio di se stesso”

Consiglio per il futuro: quando vi chiederanno, l’anno prossimo, quale penitenza avete intenzione di fare per la Quaresima, voi NON pensate a digiuni, o sacrifici, o mortificazioni corporali,. Piuttosto, annunciate di voler scrivere un nuovo post sul vostro blog, ogni giorno, per ogni giorno di Quaresima che Nostro Signore manda in terra (e, possibilmente, organizzatevi per fare in modo di dover scrivere pure una tesi di laurea e un inventario d’archivio nello stesso lasso di tempo).
Peggio di questo, credetemi, c’è solo l’autoflagellazione.

***

Ad ogni modo: arieccome con un nuovo post (dopo averne saltati cinque o sei che avrebbero dovuto venire prima…), e arieccome ostinatamente qui a parlare di Costantino. Nello specifico, oggi parlerei di quel famoso gesto di Costantino che è letteralmente passato alla Storia…
…e cioè: il famoso concilio di Nicea.
Cos’è, perché viene convocato, e cosa c’entra Costantino.
È una storia lunga che inizia tanto tempo fa, in un paese lontano lontano dove abitava un certo Ario…

***

Il “paese lontano lontano”, per esser più precisi, era la grande Antiochia. Lì, teneva una scuola un famoso teologo di nome Luciano, che la Chiesa Cattolica venera pure come Santo martire.
Luciano era un brav’uomo, vi ripeto: non è stata colpa sua, il fatto di aver avuto fra i suoi studenti un certo Ario.
Il teologo di Antiochia era uno che, nelle sue lezioni, insisteva molto circa il fatto di interpretare la Bibbia, i Vangeli, gli insegnamenti della fede, nel senso più letterale possibile. All’epoca, stava avendo molto successo la Scuola di Teologia di Alessandria d’Egitto: la tendenza di questi teologi era quella di interpretare le Scritture in senso un po’ più allegorico. E va bene l’allegoria se parliamo di Adamo ed Eva e della mela; ma – si diceva Luciano – se andiamo avanti a interpretar la Bibbia a suon di allegorie, correremo il rischio di dire che l’intera Bibbia è una fantastica allegoria di massa.
Concepimento virginale? Bah! Allegorie!
Morte in croce e risurrezione? Bah! Allegorie!
A iniziare con questi metodi, si rischiava di finire su un piano inclinato… e a Luciano, no, questa cosa non andava giù. Ai suoi studenti, devotamente riuniti nella sua aula di lezione, Luciano insegnava a prendere la Rivelazione nella maniera più letterale possibile. Tutto quello che riguarda Cristo è assolutamente e rigorosamente vero, e ogni evento, anche il più strano, può esser spiegato razionalmente.
E questa poteva anche essere una buona linea d’azione… sennonché, il piano inclinato esisteva pure in questo senso.

Io me la immagino, eh, quella lezione lì ad Antiochia.
Me lo immagino, quel giorno di inizio IV secolo, in cui uno studente di nome Ario alza educatamente la manina e poi fa notare, al professore che gli dà parola: “beh, scusate, maestro. Ma allora, vuol dire che Gesù Cristo non è affatto identico a Dio Padre”.
Io me la immagino, quella giornata di lezione. Si sarà levato nell’aula un certo brusio, e San Luciano avrà fissato lo studente con l’aria di chiedersi se per caso ‘sto tizio non fosse pazzo. “Come, prego?”, deve avergli chiesto un po’ perplesso.
Lo studentello di nome Ario deve essersi stretto nelle spalle. “Beh. Come fa un Figlio ad essere la stessa cosa di suo Padre?”.
Io mi immagino Luciano che sgrana gli occhi, senza capire.
“Se il Figlio nasce dal Padre, vuol dire che il Figlio viene dopo ed è una conseguenza di suo Padre. Se vogliamo metterla sul punto di vista dell’interpretazione letterale, come facciamo a dire che Dio Padre e Dio Figlio sono esattamente la stessa cosa? Ci sarà stato un momento della Storia in cui Dio Padre esisteva già, ma non esisteva ancora il suo Figlio il Cristo”.
“Ma che, sei scemo?”, deve avergli chiesto San Luciano.
“Mannò!”, aveva insistito Ario. “Se vogliamo dire che la Bibbia va presa alla lettera perché tutto quanto ci racconta è spiegabile razionalmente… beh… questa cosa qui non è spiegabile razionalmente. È illogica. È totalmente scorretto in termini di logica, dire che un Figlio è la stessa cosa di suo Padre. O no?”.

ArioArio, pover’uomo, (che vedete qui ritratto in un’incisione di età moderna) non voleva mettere in discussione la divinità di Gesù Cristo. Per farla breve (ed anche per farla semplice, ché io non sono una filosofa), Ario si era formato in una scuola di pensiero che aveva una impostazione molto simile alle scuole greche di filosofia. La teologia greca pre-cristiana (tipo Platone e Plotino, per capirci) aveva sviluppato l’idea di una divinità che può anche avere – se me la passate – diverse gradazioni di divinità.
Ai Greci (e pure ad Ario) sembrava perfettamente normale che ci fosse Qualcosa o Qualcuno che era divino al 100%, e poi Qualcos’Altro o Qualcun Altro che partecipava a questa sua divinità solo per il 90%… e così via.
Quindi, Ario proponeva una soluzione di questo tipo: Dio Padre è dio al 100%; Gesù fa sempre parte della Trinità, ma è un po’ meno divino di suo Padre. O, comunque, non è la stessa cosa di suo Padre.

Questo concetto, se vogliamo, c’ha pure una sua logica, e infatti la teoria di Ario comincia a diffondersi fra la gente. Poi – grande avanzamento nella sua carriera – Ario diventa parroco in una chiesa di Alessandria d’Egitto, e dal pulpito della sua parrocchia comincia a diffondere queste sue idee.
Le idee si diffondono a macchia d’olio, sembrano molto convincenti… nel 319, Sant’Alessandro Vescovo di Alessandria si scoccia di questa mina vagante che seminava zizzania nella sua diocesi e pensa bene di condannare Ario, definendolo eretico e scomunicandolo.
Ario non si dà per vinto e si limita banalmente a cambiare diocesi: si sposta a Nicomedia, presso un suo vecchio amico di nome Eusebio, e comincia a diffondere anche lì la sua eresia.

Eresia che Ario seppe promuovere abbastanza bene, a onor del vero. Fosse vissuto ai nostri giorni, sarebbe stato un grande comunicatore sempre in giro fra talk show, ed attivissimo su Twitter.
Nella popolosa Nicomedia, e nelle piazze circostanti, Ario organizzava delle dispute teologiche per mostrare la bontà della sua tesi a studiosi e intellettuali. Allo stesso tempo, diffondeva brevi aforismi (twittava, in buona sostanza!) per poter raggiungere anche i meno colti, e far arrivare anche a loro il suo messaggio.
E il messaggio si diffondeva bene, anche perché sembrava semplice e linearissimo.
Sotto un certo punto di vista, è più facile pensare “sì, okay: è ovvio che un figlio non può esser padre di se stesso”. Molto più semplice pensarla in questo modo, che seguire le disquisizioni dei teologi che cercano di spiegarti la Trinità.
Il messaggio ariano era semplice, lineare, “ovvio”: a prova di scemo. Il popolino lo abbracciava anche perché aveva l’impressione di poterlo seguire bene, (una volta tanto).

Sì: messaggio lineare, semplice, e molto amato dalle folle… ma pur sempre ereticale.
Ed è proprio per questa ragione che entra in scena Costantino. L’Imperatore cristiano, di per sé, non avrebbe avuto nessun interesse nell’intervenire in un dibattito teologico che riguardava preti in lite fra loro. Discutessero pure, si diceva Costantino, ma discutessero in maniera civile: il conflitto Ariani / Cattolici, invece, stava degenerando a livelli infamanti. I pagani che guardavano alle vicende della Chiesa vedevano di fronte a sé una Cristianità disunita e in perenne lite, con vescovi e preti che si dicevan le peggio cose accusandosi l’un l’altro.
Un’immagine poco edificante, che Costantino non aveva intenzione di tollerare: era una scenetta desolante che toglieva credibilità alla Chiesa… e, di riflesso, anche a quell’Imperatore che si era giocato il tutto per tutto per appoggiare quella litigiosa comunità d’ingrati.

E quindi, basta: Costantino perde la pazienza, convoca 220 vescovi a Nicea, e indice un grosso concilio in cui i teologi riuniti decidano una volta per tutte chi dei due ha ragione. Se Ario con le sue tesi, o se i suoi oppositori con le loro.
Era il 20 maggio 325.

Concilio Nicea 1

Il concilio di Nicea non si occupò solo ed esclusivamente del problema ariano: ad esempio, in un mese e mezzo di lavoro, i padri conciliari stabilirono norme precise per il calcolo della Pasqua, confermarono la nascita verginale di Gesù Cristo, cassarono l’idea di nominare diaconesse femmine, e osservarono che non era il caso di tagliarsi i genitali per conservar intatta la propria purezza.
All’epoca, c’era un sacco di gente che, per non far cose zozze, andava sul sicuro e si amputava gloriosamente il pene.
Ma poi, ovviamente, si discusse anche delle tesi ariane. E fu una discussione violenta, infuocata, accesa ed accanita: è passato alla storia l’episodio in cui Babbo Natale, esasperato, molla un ceffone ad Ario che l’aveva appena sparata grossa.
(“Babbo Natale” sarebbe San Nicola di Mira, e… sì, davvero: prese a sberle l’odioso Ario, in un momento di esasperazione).

Concilio Nicea 2Ario, a onor del vero, non riuscì a difendersi in maniera brillante.
Alle domande dei teologi, non riuscì a fornire una spiegazione valida su come conciliare le sue tesi con la divinità di Cristo. Ai teologi di Nicea parve che Ario stesse cercando, in maniera velata e subdola, di negare la divinità di Cristo e di dire che solo Dio Padre è vero Dio. Ario non riuscì a difendersi da queste accuse e non riuscì a spiegare in che modo il “suo” Gesù Cristo potesse esser Dio, senza però esser identico… beh… a Dio.
Insomma: a farla breve, le tesi di Ario furono condannate, tutti i suoi scritti dati al rogo, e l’eretico presbitero venne esiliato giù giù in Illiria. “La Storia non finisce qui”, nel senso che le idee di Ario non moriranno con lui e continueranno a diffondersi per molto tempo “facendo danni” ancora a lungo… ma, per quanto ci riguarda, la cosa interessante è proprio il concilio. Questo concilio indetto da Costantino, e su cui s’è tanto favoleggiato nel tentativo di dimostrare, poi, chissà che cosa.
La storiella dei Vangeli apocrifi che vengono “identificati” in questo concilio è, per la cronaca, una bufala di proporzioni enormi messa in giro da Voltaire (il quale, bontà sua, ci dettaglia pure che “i Padri del Concilio distinsero tra libri delle Scritture e libri apocrifi grazie a un espediente piuttosto bizzarro: avendoli collocati alla rinfusa sull’altare, vennero detti apocrifi quelli che caddero in terra”). In realtà, non è affatto vero: nel concilio di Nicea non si discusse mai di Vangeli apocrifi, e il canone dei quattro Vangeli circolava già da molto tempo.

Un’altra diffusa convinzione errata circa il concilio di Nicea è quella che parla di ‘sto gran coinvolgimento dell’Imperatore Costantino. Costantino che indice il concilio, lo presiede, lo comanda… cose così.
Aehm.
A dirla tutta, non è che Costantino abbia fatto un granché, in ‘sto bel concilio.
L’ha convocato e c’è rimasto, quello sì: ha ospitato tutti i vescovi nel suo palazzo di Imperatore, e s’è premurato di fare delle regolari capatine per essere certo che i religiosi non battessero la fiacca.
Ma NON s’è mai sognato di dare il suo parere circa le intricate questioni teologiche, anche perché in quel campo era ignorante come ‘na capra… e anche perché, ad ogni modo, sotto sotto non gliene importava un fico secco di quale delle due fazioni avesse la meglio nel concilio. L’unica cosa che gli importava era che ‘sti pazzi esagitati la piantassero una buona volta di farsi la guerra fra di loro (anche perché, diciamocelo… l’immagine di San Nicola che prende a botte un confratello non è proprio una scena altamente edificante, soprattutto agli occhi di un pagano). L’unico interesse di Costantino era quello di ristabilire unità e pace nella Chiesa – cosa che sembrava anche esser riuscito a fare, sul momento.

Costantino e i vescovi del Concilio tengono in mano una copia del nuovo Credo
Costantino e i vescovi del Concilio tengono in mano una copia del nuovo Credo

Nel luglio 325, il concilio di Nicea si concludeva.
Erano state prese decisioni importanti: la Chiesa, apparentemente, sembrava tornata ad essere concorde sui principi-base della sua fede.
Aveva addirittura stilato un Credo.
Sì: aveva messo per iscritto i punti fondamentali della sua fede, in maniera tale che tutti potessero conoscerli, e capire fin da subito laddove la perplessità rischiava di sfociare in eresia. Non era, questo, il primo Credo della Chiesa Cattolica (esisteva già, ed era diffuso a Roma, il “credo degli apostoli”… che è lo stesso che probabilmente recitate a Messa in questa Quaresima). Ma il Credo di Nicea… come dire… forse è più famoso?
Forse.

Vogliamo leggerlo assieme, questo credo niceno, e magari giocare a “trova le differenze” con il credo che recitiamo oggi?
In questo anno, che è anche l’anno della fede, una rispolveratina al nostro credo potrebbe anche non far male…

Credo in un solo Dio, Padre Onnipotente, creatore di tutte le cose visibili in visibili.
E [credo] in un solo Signore nostro, Gesù Cristo, Figlio di Dio, nato dal Padre.
Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero; generato, non creato, della stessa sostanza del Padre: per mezzo di lui, tutte le cose sono state create.
Per noi uomini e per la nostra scalvezza discese e si incarnò, e si fece uomo. Morì. Il terzo è risuscitato ed è salito al cielo, e tornerà per giudicare i vivi i morti.
Credo nello Spirito Santo.

(E… no, non mi sono sbagliata a fare copia-incolla: il credo niceno si conclude davvero così, per la serie “massì, citiamo pure lo Spirito Santo ché sennò ci rimane male”. Sigh. Povero Spirito Santo, Lui).

10 thoughts on “[Pillole di Storia] “Credo in un solo Dio, che è anche figlio di se stesso”

  1. Mi ricorda il buon Gregorio di Tours https://unapennaspuntata.wordpress.com/2010/07/09/vampiri-innamorati/ che durante un simposio stabilì con i suoi confratelli che Gesù era “figlio dell’uomo” (ma non era figlio di Dio? O al limite di dio e una vergine?). E’ il famosio simposio che mio zio citava sempre (quello in cui a suo dire concessereo l’anima alle donne :| ) come momento clou di tutta la Cristianità… poteva scindersi in due la Chiesa e invece si fecero una risata sulle traduzioni dal latino.

    http://www.cristianocattolico.it/catechesi/apologetica/l-anima-delle-donne.html

    1. Beh, “Figlio dell’Uomo” è il modo in cui Gesù stesso si definisce più volte nei Vangeli (assieme anche a “figlio di Dio” e “figlio di David”). Serviva a sottolineare ancor di più, se ce ne fosse stato bisogno, che Gesù era vero Dio, sì, ma anche vero uomo, essendo nato da Maria ed essendo uomo identico a noi in tutto fuorché nel peccato.
      Non è che se lo sia inventato Gregorio di Tours, eh: lo si trova nei Vangeli :-D

  2. Fino a non molto tempo fa lo Spirito Santo era un po’ troppo lasciato in disparte, o sbaglio?

    Rispolverare il Credo fa sempre bene e, personalmente, mi ha aiutata a capire che alcuni miei ex comparrocchiani sbagliavano nel dire “dAlla stessa sostanza”, ma non ho mai osato correggerli per non fare la figura della pedante.

    1. “Fino a non molto tempo fa”? Perché, tu hai l’impressione che adesso sia tenuto tanto in maggior considerazione?
      Onestamente io non direi: salvo il caso di conclave (o di iniziative “dall’alto”, tipo la CEI che invita le parrocchie a riflettere, nel tal anno, sulla figura dello Spirito), a me non sembra che ci si pensi tanto…

      Mi dicevano giusto qualche giorno fa che Escrivà definiva lo Spirito Santo “il grande sconosciuto”, (o qualcosa del genere), presumo perchéla gente continua a ignorarLo :-P

      1. Basti pensare ai vari movimenti, come il Rinnovamento nello Spirito, che ne fanno una componente fondamentale del proprio modo di pregare.

  3. Che poi tra l’altro la cosa grave fu proprio che l’arianesimo fu alquanto forte anche dopo il Concilio di Nicea.
    Hai notato Lucia che quando a scuola si parla un po’di arianesimo i professori per tagliare corto storpiano un po’tutta la vicenda.

    1. Io invece ci dedicherò tutti i restanti post da qui a Pasqua, tiè! :-DDD

      Scherzi a parte… ehm, sì, è vero. Io però mi sento solidale con i professori, nel senso che i programmi ministeriali per la Storia sono fatti talmente male e in maniera talmente illogica che per certe epoche devi davvero fare i salti mortali per comprimere tutto, anche al costo di semplificare troppo.
      Adesso non so come siano i programmi con la nuovissima riforma (quella per cui alle elementari fai solo Greci e Romani ecc… che mi sembra ancor più illogica onestamente, ma vabbeh), ma se penso ai programmi ministeriali in voga quando ero al liceo io… brr… :-S

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