Pillole di Storia · Quaresima 2013

[Pillole di Storia] L’eredità di Costantino

Costantino morì il 22 maggio 337, pochi minuti dopo essersi fatto battezzare.
Talvolta, questo episodio viene citato da quelli che vogliono dimostrare che Costantino, sotto sotto, non era questo gran cristiano, tant’è vero che non mai nemmeno avuto cura di farsi battezzare quand’era ancora vispo e pimpante.
In realtà, la situazione è parecchio più complicata: dovete pensare che, in epoca antica, la Confessione… non era ripetibile. Ci si poteva confessare una volta sola, e la penitenza era molto gravosa. Va anche detto che le colpe che, in quel tempo, abbisognavano di una confessione ad hoc erano veramente molto poche (omicidio, apostasia, e forse qualcos’altro)… però, insomma: confessato una volta, e perdonato una volta, la Chiesa non ti offriva più altre occasioni di misericordia.
Va anche detto che l’omicidio e l’apostasia non sono quel tipo di peccati che la gente, di solito, commette ogni due o tre settimane…
…però, beh: un Imperatore come Costantino, che giustamente si occupava anche di difendere la patria, aveva “sulla coscienza” il sangue di tanti nemici ammazzati in guerra.
Per persone che si ritrovavano in quella situazione, era prassi abbastanza comune aspettare l’agonia prima di farsi battezza. Il battesimo, com’è noto, lava tutti i peccati pregressi: ti fai battezzare, muori cinque minuti dopo… tecnicamente, sali al cielo immacolato come un bimbetto.
Un po’ strano, come ragionamento, se riportato ai nostri giorni… ma all’epoca, teneva.

E dunque, Costantino si sente ormai prossimo alla morte: fa chiamare un sacerdote, chiede d’esser battezzato, dopo pochi minuti spira…
…molto bello e molto santo, no?

Non proprio.

Perché… sapete chi è stato, a battezzare Costantino?
Un certo signor prete di nome Eusebio di Nicomedia.
Se il nome vi sembra vagamente familiare, dipende dal fatto che l’avete letto in questo post: Eusebio di Nicomedia era un vecchio amico, nonché compagno di studi, nonché confratello di religione… del famoso sacerdote Ario. Quello che ha fondato l’Arianesimo.
Proprio così: Eusebio di Nicomedia era il capofila del partito ariano. Quando, dopo il concilio di Nicea, tutto sembrava esser perduto per gli adepti di questo credo, Eusebio era stato in grado di accattivarsi l’Imperatore fino al punto di farsi invitare a corte, e di diventare il suo “confessore”.
Beh, appunto: come dicevo prima, all’epoca non ci si confessava; ma Eusebio di Nicomedia faceva le funzioni di consigliere spirituale dell’Imperatore; mettiamola così.
Ed era ariano, ripeto. Assolutamente, e totalmente, ariano.

È lecito dire che fosse ariano anche Costantino, alla luce di questi fatti?
Beh, forse sì. Con buona pace del concilio di Nicea che aveva convocato e presieduto, sembra in effetti non improbabile che Costantino, nel suo intimo, nutrisse simpatie per la “ragionevole” dottrina ariana. Benché, dal punto di vista politico, vedesse l’Arianesimo come il fumo negli occhi, può darsi che, privatamente, Costantino trovasse molto più lineare il credo ereticale, così tanto terra-a-terra.

Ad ogni modo, Costantino, il grande promotore del concilio di Nicea, si fa battezzare da un prete ariano e poi muore, poco dopo. Rufino, nella sua Storia ecclesiastica, racconta – unico fra tutti i biografi – un curiosissimo episodio relativo a questo evento. A detta dello storico, parrebbe che Costantino, oltre a essersi fatto battezzare, avesse chiesto all’ariano Eusebio anche un piccolo favore. Gli avrebbe consegnato – a detta di Rufino – una copia del suo testamento, in cui nominava il figlio Costanzo suo erede universale.
“Ma attenzione”, gli aveva detto: “affido a te questo documento, e ti chiedo di consegnarlo solo e unicamente nelle mani di Costanzo, e di lui solo. Che si annunci la mia morte solo quando l’erede si sarà già insediato a corte; e che nessuno dei miei nemici venga a sapere che sono malato, altrimenti farebbero di tutto per uccidere mio figlio e rubargli il trono”.

E così, dice Rufino, tutti i servitori presenti nel palazzo

finirono per appoggiarlo con l’occultare volutamente ogni indizio della morte dell’imperatore fino all’arrivo di Costanzo; così […] tutto rimase al sicuro e senza mutamenti.
Quando giunse Costanzo, il prete gli consegnò il testamento.
Per questo favore, il nuovo imperatore […] si sentì legato a lui da tanta gratitudine che, pur avendo aspirato al potere di comandare tutti, si rassegnò pacificamente a farsi comandare da lui. Ne derivò che quel prete, una volta legato a sé lo stesso imperatore, cominciò a insinuare consigli sull’opportunità di riabilitare Ario…

…e, certo: Rufino è l’unico a raccontarci questa storia; di conseguenza, l’episodio non sembra molto attendibile.
Ma, ad ogni modo, la dice decisamente lunga su come le cose si sian messe male per la Chiesa, dopo la morte del suo protettore…

2 thoughts on “[Pillole di Storia] L’eredità di Costantino

  1. Avrrei un paio di domande (due di numero)…
    Visto che ci sono persone che dal loro Blog di cucina traggono libri, dal loro blog sul precariato traggono libri e film, dal loro blog sul riciclo creativo traggono libri… etc.

    – Hai mai pensato di organizzare bene questo blog e farne un libro?

    Seconda domanda…
    – Per una mia ricerca ho consultato alcuni documenti non proprio recentissimi e ti avevo scritto un email… L’hai mai ricevuta?

    Terza domanda
    – Perchè stai leggendo alla ricerca di una terza domanda se ti ho anticipato che erano solo due? Così debbo cambiare l’incipit e scriverci “(tre di numero)”.

    Quarta e quinta domanda
    – Dovrei farlo? Cambiare L’incipit?

    Sesta domanda
    – E quindi dovrei scriverci “(sei di numero)”, sei d’accordo?

    Prima affermazione
    – Oggi non sono tanto normale

    Seconda affermazione
    – Per gli “ieri” e per i “domani” vedi la prima affermazione.

    Ciao :)

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