Ricordi di fine infanzia

La professoressa Rosa era odiata indiscriminatamente da tutti i miei compagni di classe, quand’ero in Seconda Media. Io, naturalmente, la adoravo.
La mia professoressa era l’unico raggio di luce in una Scuola Media che, per il resto, faceva davvero accapponare i capelli. Niente da ridire a livello di preparazione didattica (alla fine, sono entrata al ginnasio senza alcun tipo di lacuna, quantomeno nelle materie importanti): ma a livello umano, di professionalità, di dedizione al lavoro e – più globalmente – di svolgimento della professione, i miei docenti, spiace dirlo, lasciavano mediamente molto a desiderare.
Completamente manchevole, fra le altre cose, era la richiesta di disciplina, e i miei compagni di classe se ne approfittavano. 
La professoressa Rosa era di gran conforto, per una ragazzina appena uscita da otto anni di asilo e scuola dalle suore domenicane, e dunque abituata a un rispetto delle regole, dell’ordine, delle normali regole di viver civile. Il modo, fermo ma garbato, con cui la professoressa Rosa manteneva la disciplina in classe fu la principale causa delle sue sofferenze negli ultimi anni della sua vita, ché a un certo punto la classe le si rivoltò contro in un modo che, in un mondo normale, sarebbe probabilmente stato da espulsione, ma che il nostro consiglio di classe accolse con una scrollata di spalle.
Perché una tredicenne che urla “tanto ti resta poco da vivere” a una professoressa notoriamente malata di cancro, rincarando “
stanno già togliendo il tuo nome dall’armadietto in sala professori, e quando saprò che sei morta io riderò di gioia” è chiaramente qualcosa da derubricare a ragazzata. 

Ad ogni modo, effettivamente era vero (e lo sapevamo). La professoressa morì circa un anno dopo quell’episodio.

 

La professoressa Rosa ci teneva a vedere i quaderni ordinati, e ai suoi studenti chiedeva sempre di schematizzare le lezioni di Scienze su un grande raccoglitore ad anelli. Io, oltre a schematizzare, approfondivo: facevo ricerche sull’Enciclopedia, ritagliavo figure dalle riviste, le appiccicavo sui fogli e ci inserivo sotto le didascalie: ne ricavavo proprio un bel lavoro, certosino.
Quel giorno, avevo quasi finito i miei compiti delle vacanze. Eravamo quasi a metà settembre, era un martedì, e di lì a poco sarebbe ricominciata la scuola. Solo più un anno, Terza Media, e poi finalmente me ne sarei andata da quella gabbia di matti.Ma in quegli ultimi nove mesi avrei reso orgogliosa di me la professoressa Rosa, l’avevo deciso: e al mio ritorno fra i banchi avrei sfoggiato il più colorato e il più preciso di tutti i quaderni, che per l’appunto stavo completando in quegli ultimissimi scampoli di vacanza.
Non c’era più molto da fare, per fortuna. Dovevo solo attaccare al loro posto gli schemi illustrati sulla fotosintesi clorofilliana, che avevo trovato sulla pagina scientifica di un quotidiano.La professoressa ne sarebbe stata felice.

Ritagliavo e incollavo, e nel frattempo stavo seduta sul divano del salotto guardando la Melevisione. Mi direte che era un programma da bambini piccoli, ma non me n’è mai importato niente: era divertente; a me piaceva molto, ai tempi, la Melevisione.

C’era Tonio Cartonio, che poi è sparito senza motivo e senza una convincente giustificazione di trama, e c’era Fata Gaia, la tenera fata bruttina e grassoccia. C’era strega Rosarospa, cattiva e quasi imbattibile, e c’era Lupo Lucio, che mi stava tanto simpatico, perché era un lupo imbranato e pasticcione e per di più aveva quasi il mio stesso nome. C’era Principessa Odessa, che aveva studiato danza classica e ballava molto meglio degli altri colleghi attori, quando doveva, e c’erano le canzoni che ballava Principessa Odessa, e che mi piacevano davvero molto.
Avevo tredici anni e i Backstreet Boys non sapevo quasi che esistessero: a me piaceva la musica classica, sapevo a memoria le canzoni dello Zecchino d’Oro, e adoravo le melodie della Melevisione, grazie tante.

Stavano cantando, quel pomeriggio, e io canticchiavo assieme a loro attaccando sul quaderno le immagini della clorofilla per la professoressa. 
Era il primo pomeriggio, e mia mamma si era appena alzata per andare in cucina: mi avrebbe portato quel bicchiere di latte che le avevo chiesto. 
Finita la Melevisione saremmo uscite per una passeggiata e per fare due compere in cartoleria: mi serviva un nuovo portapenne.
Tonio Cartono e Principessa Odessa stavano chiacchierando e io sorridevo, e poi lo schermo è diventato completamente nero e, dopo mezzo minuto abbondante (“MAMMA! La televisione si è rotta!”), è partita la sigla del telegiornale.

Era un’edizione straordinaria, in diretta da New York.

32 risposte a "Ricordi di fine infanzia"

  1. utente anonimo

    Anche io ero davanti alla televisione, ma stavo vedendo tutt’altro.

    Ero allo stesso tempo molto concentrato sugli “ultimi” compiti per le vacanze di antologia italiana (la cui insegnante era odiata da tutti, me compreso), però ora non ricordo che brano stessi leggendo.

    Quando le trasmissioni si interruppero per il telegiornale me ne accorsi ma… continuai a studiare, ero troppo concentrato per mettermi ad ascoltare, e non potevo permettermi distrazioni. Credevo fosse un incendio, non stavo sentendo cosa dicesse il giornalista francamente.

    Poi ho visto la torre crollare, e anche io chiamai mia mamma, con tono spaventato

    Daniele

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  2. Lucyette

    trustme… decisamente, direi di no.

    Astrid e Daniele, io credo che averlo visto in diretta, fin dall’inzio, fin dal primo impatto, sia stato piuttosto shockante. Mio padre ad esempio era in ufficio, a un certo punto l’han chiamato e gli han detto “c’è stato un attentato a New York e al Pentagono”… drammatico, certo, ma non credo l’abbia vissuto con così tanto coinvolgimento.
    Io invece ricordo benissimo che, quando era stata colpita solo la prima torre, sul tg di Rai Uno si parlava di tragico incidente. C’era Lilli Gruber (credo), e c’erano alcuni ospiti intervenuti, e parlavano della sicurezza aerea, e di questa casualità tragica, e dei soccorsi, e dei pompieri, e speriamo che si salvino, e cosa sarà mai successo?, e nel frattempo parlavano e inquadravano la torre che bruciava in diretta.
    In diretta si è visto arrivare un secondo aereo, e in diretta lo si è visto infilarsi nella seconda torre.
    Ricordo benissimo che c’è stato un silenzio di mezzo minuto buono in studio, e quando la conduttrice ha faticosamente ripreso a parlare le tremava la voce.

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  3. FolleGiocattolaio

    Uhm…
    Io invece ero ad un matrimonio. La notizia iniziò a circolare tra gli invitati durante il ricevimento serale. Prima della cena.
    Naturalmente, trattandosi di notizie che viaggiavano “bocca a bocca” vigeva una certa imprecisione ed incertezza.
    Si parlava addirittura dello scoppio di una guerra a larga scala.
    Ma alla fin fine era un matrimonio. Non se ne parlò troppo.
    La mattina dopo avevo il mio primo giorno di scuola (bel modo di iniziare un anno…Totalmente assonnato u.u), e la classe era in fermento.
    Non ricordo però molto di quella mattina.
    In compenso, so per certo che acquistai un quotidiano all’uscita, e mentre tornavo a casa in bus riuscì finalmente a capire qualcosa sull’accaduto.

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  4. ElfoErech

    Ero al lavoro, in un garage… arriv ail mio capo e mi da la notizia…
    Pensavo ad uno scherzo “Ma và… un aereo ha beccato il World Trade Center”… poi ho ripensato alla foto del B52 infilatosi nell’Empire State Building… ma non capivo come un aereo di linea potesse volare tanto basso… non ci sono aereoporti da quel lato d’America, c’è l’isola di Manhattan e basta…
    Poi, il giorno dopo, compresi e pensai agli Iracheni, piloti allenati in Iraq o Iran… altro che terroristi del deserto, mica è facile portare un aereo passeggeri e beccare un palazzo… gente addestratissima in Russia o in qualche altro paese.
    Oggi, dopo la guerra in Irak e Afghanistan so che sono stati gli USA a farsi questo.

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  5. Lucyette

    O.T.
    La Melevisione in realtà è un gran bel programma per bambini, e la Tv per ragazzi sarebbe un posto decisamente “migliore” se altre reti la imitassero. C’è un bosco delle fiabe con personaggi tratti dai racconti di fate che tutti i bambini conoscono, e trasposti sulla scena con fini spesso ironici (il lupo cattivo è un imbranato, il principe azzurro è la caricatura di se stesso, la fata che dovrebbe salvare il mondo non sa fare le magie…). Le puntate hanno trame lineari e interessanti (per un bambino), e i messaggi che lasciano sono spesso educativi e condivisibili. I piccoli passano un pomeriggio a divertirsi e a imparare qualcosa (es. il ciclo dell’acqua, la differenza fra mammiferi e uccelli, e quelle cose del genere), senza venire immersi nella violenza di certi cartoni animati e senza trovarsi davanti a supereroi e superantagonisti.
    Se mi dici che la televisione non è un’agenzia educativa cui affidare i propri figli, ti do ovviamente ragione, ma la Melevisione resta, secondo me, un gran bel programma per un bambino di fine asilo – inizio scuola elementare. Se avessi un figlio gliela farei guardare volentieri; non lo metterei davanti ai Teletubbies, e nemmeno ai cartoni del pomeriggio di Italia1 (ammesso che ci sia ancora).

    FolleGiocattolaio, pensa a quei poveri sposi che cercavano di festeggiare il giorno più bello della loro vita mentre dal resto del mondo arrivavano notizie del genere…
    Che poi… scusa, ma al di là del dramma leggendo il tuo commento sono scoppiata a ridere 😛 Alla fin fine era un matrimonio, per cui non si parlò troppo della notizia dello “scoppio di una guerra a larga scala”? Ammazza che autocontrollo che avevate, voi invitati! 😉
    😛

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  6. utente anonimo

    Anche io ho visto la melevisione per un po’, credo solo la prima “stagione”. Mi sembrava carino ma… un po’sciocco eh, Tonio Cartonio faceva venire i nervi alle volte

    Teletubbies al rogo!!!!!!

    Comunque sia, non penso sia stato Bush eh, scusate ma sembrano decisamente della cavolate queste teorie del complotto (tipo lo sbarco sulla luna che non c’è mai stato secondo alcuni)

    Daniele

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  7. Lucyette

    Aerie, figuriamoci se mi dispiace! Anzi, grazie mille, e benvenuta!

    Folle Giocattolaio, se lo dici tu… 😛

    Daniele, anche io sono decisamente scettica, diciamo così, quanto alle teorie varie dei complottisti (11 settembre, scie chimiche, mancato sbarco sulla luna, e chi più ne ha più ne metta). Ma non ho nessuno strumento per ribattere consapevolmente a chi propone certe teorie, e in fin dei conti nemmeno ho approfondito l’argomento, per cui… per cui, in genere faccio l’ignava 😛
    E quanto alla Melevisione: beh, tu calcola che quando è “uscita” noi eravamo già grandicelli. Piuttosto fuori target, per gli standard del programma. Nemmeno io mi godevo pienamente la visione del programma, che a tratti appariva davvero troppo infantile, ma immagino che se fossi stata di qualche anno più giovane l’avrei letteralmente adorato, ecco 😉

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  8. mariluf

    Io ero in pensione già da un po’ (10 anni e rotti…) ed ero ad Acqui per le cure termali. Con un’amica, eravamo al parco, lavoravamo all’uncinetto e guardavamo gli scoiattoli, chiacchierando tra noi. Passa una signora di corsa, dicendo qualcosa come “Hanno attaccato l’Amarica, l’ha detto la televisione”. Ci siamo guardate un po’ incredule, ma ad ogni buon conto siamo tornate subito all’appartamento che ci ospitava, e abbiamo acceso la tv. E abbiamo visto forse il secondo in diretta, ma non ricordo più bene. E abbiamo cominciato a pregare.
    Ciao!

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    1. Lucia

      Sì, sono dell’88 🙂
      E, sì, poi la professoressa lo vide, lo vide. Scienza non era nemmeno la mia materia preferita, anzi, ma io mi ci mettevo di impegno proprio per renderla soddisfatta, mi faceva una pena infinita per come le mancavano di rispetto gli altri: si vedeva che lei ci stava male.

      Credo di avercelo ancora quel quadernone, da qualche parte!

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      1. mikahel369

        Bhe io, queste cose le ho viste nel primo anno di ITIS quando, però io ero al quinto, nel ’87 credo, quindi siamo lì.
        E facemmo spedizione punitiva. È tragico vedere certe cose, insensibilità totale, ma oramai l’uomo è divenuto apatico a tutti i livelli.

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        1. Lucia

          Nel mio caso (ma noi eravamo appunto ragazzini piccolissimi: tutt’altra fascia di età) mi sono fatta la convinzione che la causa di questi comportamenti non fosse “apatia” in sé. Secondo me, nella mia classe, il problema era che c’erano tanti ragazzini ancora immaturi, troppo immaturi per rendersi conto della reale gravità delle loro azioni, che si lasciavano prendere dall’effetto-branco e dal desiderio di sentirsi grandi e fichi, e giocavano a chi la sparava più grossa.

          Cioè: la ragazza che ha urlato quella frase a una donna notoriamente piena di metastasi, l’ho incontrata recentemente (abita ancora nello stesso quartiere dei miei) ed è ‘na donna normale, con un lavoro rispettabile, integrata nella società. Sono assolutamente strasicura che adesso non si sognerebbe mai di dire una cosa del genere a un malato di cancro.
          Al limite lo pensi 🤣, se proprio sei una brutta persona, ma non lo dice a voce alta a meno di non essere uno psicopatico grave.

          Nel caso che ho vissuto io, io penso che questi comportamenti (ce ne sono stati più di uno) fossero causati da un misto di stupidità infantile, effetto-branco, e una componente adulta che evidentemente preferiva scrollare le spalle e dire “beh dai son ragazzate” invece di intervenire in modo efficace. Più che apatia, secondo me in quel caso era proprio inconsapevolezza.

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          1. mikahel369

            L’effetto branco ci può stare, ma l’inconsapevolezza può essere solo risultato di apatia. Io o qualsiasi amico mio, credo, non avremmo mai pensato di rispondere male ad una maestra o prof, figuriamoci a sfotterla. Quelli sono la finevanni 80, era molto diverso, apparte te e pochi come te, gli altri erano tutti stravizziati da cose inutili e vedevano cose che non avrebbero dovuto essere accessibili alla loro età.
            Questo crda distacco percettivo dalla realtà di tutti i giorni, è una cosa inconscia, e innesca cattiveria e malumore.
            Pef fortuna non in tutti.

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          2. Lucia

            Beh sì.
            Cioè, di base concordo, ma io intendevo: alla fin fine, io non penso che i miei compagni di classe fossero cattivi nel senso di esseri umani con una malvagità più alta della media. Non arrivavano nemmeno da situazioni familiari o socio-culturali difficili, per dire.

            Probabilmente a causa di una educazione troppo lassista (e, io credo, impartita così in buona fede), sicuramente a causa di letture e visioni non adatte alla loro età (e questo si vedeva tantissimo nel caso dei miei compagni, era proprio palese), abituati (col permesso dei genitori) ad atteggiarsi “da grandi” quando ancora non lo erano e non avevano nemmeno la maturità necessaria per capire: alla fine, se ne uscivano con questi comportamenti deprimentissimi.

            E’ vero che ragazzini di altri tempi, educati in modo diverso, probabilmente non si sarebbero mai permessi, però è anche vero che secondo me in quel caso era inconsapevolezza data dall’età. Già solo qualche anno dopo, io questi li vedevo per strada, e, voglio dire, non s’erano dati alle baby-gang e al teppismo, erano semplicemente maturati.

            (Non lo dico per giustificarli, eh! E’ che ho passato anni a chiedermi che cosa diavolo gli dicesse il cervello a questi…)

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      2. Celia

        Ecco, volevo giusto chiedertelo anch’io.
        Prima ho immaginato che i compagni ti distruggessero il quaderno, poi che una volta tornata a scuola avessi scoperto che la maestra era già partita… e non avesse potuto vedere il quaderno 😦
        Insomma mi son presa male un bel pezzo prima di arrivare a leggere del telegiornale.

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        1. Lucia

          🙂
          No, no.
          Le Torri Gemelle sono state attaccate a pochi giorni dall’inizio della mia Terza Media. L’episodio con l’insurrezione adolescenziale e gli auguri di morte è stato in Terza Media, verso marzo.
          Dopo quell’episodio, la professoressa ha (secondo me) comprensibilmente deciso di mandare a quel paese tutti quanti e di mettersi in malattia (i genitori sapevano che si stava aggravando, ma lei aveva detto inizialmente che avrebbe provato a portare la classe fino alla fine dell’anno scolastico).
          Ma la cosa bella è che io ero rimasta talmente male per la sua scomparsa (nel senso che dopo le vacanze di Pasqua non era tornata in classe, senza preavviso) che mia mamma era riuscita a ottenere dalla segreteria scolastica il numero di telefono di casa della professoressa, e io l’avevo ancora sentita qualche volta per manifestarle la mia vicinanza.

          Problemi di bullismo devo dire che non ne ho mai avuti nella mia vita, nemmeno alle scuole medie in un contesto in cui (e non è una parola grossa) io odiavo tutti e credo che tutti odiassero me. Ma ho sempre avuto la fortuna di un carattere molto forte e di una bella parlantina, che, probabilmente, hanno aiutato a sedare sul nascere ogni tentativo (che pure c’è stato).

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          1. klaudjia

            Ho una figlia dodicenne e se dicesse una cosa del genere la prenderei a schiaffi “due alla volta finché non diventano dispari” ! Vorrei sapere come hanno reagito i genitori della ragazza.

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          2. Lucia

            Che io sappia, non hanno reagito in modo particolare, o almeno noi non abbiamo mai saputo di punizioni particolari (con “noi” intendo anche i miei genitori, per dire. Sai, magari se ne parlava tra famiglie).

            So che c’era stato un consiglio di classe dopo questo episodio (ultimo di una escalation di maleducazione partita già da un po’, e non solo da parte di questa ragazza) ed era stata valutata l’ipotesi di annullare la gita scolastica imminente, o per questa ragazza nello specifico o per tutta la classe (che avrebbe comunque meritato la punizione, per altre cose). Alla fine si era optato, appunto, per il “vabbeh che vuoi, sono ragazzate”, e non è stato preso alcun tipo di provvedimento.

            🙄

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    1. Lucia

      Sì infatti.
      Da adulta, a distanza di anni, io ancora mi chiedo cosa diavolo abbia detto il cervello a tutte le parti coinvolte (alunna, genitori di lei, consiglio di classe), e da adulta mi spiace pure puntare il dito contro dei professionisti che, io presumo, avran preso le decisioni che han preso convinti di star facendo la cosa giusta.
      Però voglio dire: con tutta la buona volontà, non trovo proprio possibile giustificarli 😐

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  11. Murasaki Shikibu

    Una sospensione di cinque giorni e abbassamento del vito di condotta direi che ci stavano tutti – e io vengo considerata molto indulgente, specie verso chi risponde male agli insegnanti. Ma non credo che dopo suano diventati tutti integerrimi cittadini. O meglio lo credo, ma sarebbe interessante scrutare le loro pagine di Facebook, dove ricordarsi a vicenda che tutti siamo mortali e soggetti a morire di malattia (ricordandolo con particolare vigore a chi è ammalato davvero) è consuetudine assolutamente al passo con i tempi.
    Anche se è vero che a tredici anni si fanno cose di una crudeltà inenarrabile con una leggerezza altrettanto inenarrabile. Solo alcuni, però.

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    1. klaudjia

      Condivido in pieno e da madre direi che quei cinque giorni (a mia figlia) li avrei fatti passare come volontaria in qualche reparto oncologico/mensa poveri/ a fare commissioni per qualche famiglia con disabile. Sono molto severa su queste cose ….mi rendo conto…

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  12. Murasaki Shikibu

    Io ero al supermercato a fare la spesa, e sentii parlare di un attentato, mentre rimettevo a posto il carrello. L’inserviente – che a occhio sembrava piuttosto africano – deprecava la terza guerra mondiale in arrivo con gran fervore. Io non ci feci gran caso (uff, sempre questo catastrofismo…) e andai a rinnovare la patente. All’ACI c’era un megaschermo, e così guardai e riguardai a sfinimento i video sul crollo dei grattacieli. Molto affascinante, devo dire. Tornata a casa mi attaccai al telefono e al computer con gli amici. Non ero spaventata, solo inorridita. Era successa di là dall’oceano, ma sotto quei grattacieli c’eravamo un po’ tutti.

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