Lucia e la ricerca dell’Isola Che Non C’è

In una delle rare occasioni in cui mi concedo di raccontare qualcosa di me su queste pagine, ho deciso di parlarvi della mia indefessa e pluridecennale ricerca dell’Isola Che Non C’è.

***

In quel piccolo tratto della Liguria di Ponente in cui mi è dato di trascorrere le mie giornate, capita, talvolta (quando tutte le stelle si allineano correttamente in cielo, e in terra esistono le giuste condizioni di nitidezza e luminosità) di intravvedere all’orizzonte il profilo della Corsica.

Inizialmente avevo scritto “intravvedere, lontano lontano, all’orizzonte”, giusto per dare un tocco più poetico alla frase. Il problema è che l’affermazione potrebbe essere non sempre vera: ché la Corsica, quando la vedi, la vedi un po’ come le pare a lei: talvolta lontanissima e sfocata, un puntolino lontano, e talvolta così grossa da farti pensare “mannò, sarà una nuvola: così grossa, non può essere lei”.
Eppure è lei, indubitabilmente: se non altro, perché tutti i Ponentini hanno negli occhi il suo skyline, e quello non muta. Altro che nuvola: è proprio la Corsica.

Quand’ero bambina, e mi incantavo di fronte alle storie di mare che i vecchi del paese erano ben lieti di condividere, mi era stato detto che vedere la Corsica fosse un segno rarissimo di buon auspicio. Onestamente, non so se si tratti di una superstizione che esiste davvero nella Liguria di Ponente, o se questi signori si limitassero a raccontarlo a me, bambina, per aggiungere un po’ di pathos alla loro narrazione.
Eppure, così è, e io me la son bevuta. Sicché, fin dalla mia più tenerissima infanzia, io ho passato tutti i miei giorni al mare a scrutare ansiosamente la linea dell’orizzonte nella speranza di assistere anch’io a quella magia. Quando mi capitava di visitare uno di quei borghi arroccati sugli speroni rocciosi dell’entroterra, speranzosa cercavo ovunque il mare nella speranza di poter scorgere qualcosa, almeno da lì, forte del mio punto d’osservazione sopraelevato.
Eppure, mai nulla.

La Corsica, da bambina, l’ho vista una sola volta, al tramonto, passeggiando con la mia mamma. Avevamo appena svoltato dalla via Aurelia in uno di quei carrugi che puntano dritti al mare, ed ecco, ce la siamo trovata di fronte a noi, così assurdamente nitida, grossa, e maestosa, da far pensare che “no, vabbeh, è una nuvola. Non può essere vero”.
E infatti, non mi sono nemmeno goduta il momento, razionalmente convinta com’eravamo che, okay la giornata tersa, ma ‘sta roba enorme all’orizzonte non poteva essere così enorme quella sera, e poi risultare invisibile per tutto il resto del tempo.

L’indomani, i vecchi del paese ci avevano anche rassicurate: “no, no! Era la Corsica, davvero”. Ma il dubbio restava: o la Corsica è l’isola di Lost e si sposta a suo piacimento, o come caspita era possibile che si fosse vista così grande e così bene??

***

E passarono gli anni, e Lucia crebbe e si sposò, e un bel dì (era il suo primo giorno al mare da sposata, giusto per aggiungere al tutto un po’ di poesia) si svegliò al mattino, guardò fuori dalla finestra, e ohibò vide la Corsica, all’orizzonte, in lontananza.

A ‘sto giro era una apparizione molto più discreta, non quella roba inquietante di vent’anni prima. E, soprattutto, a ‘sto giro esisteva Google, il quale seppe spiegarmi in pochi attimi l’arcano.

A quanto pare, la Corsica – quell’isola che io ho disperatamente cercato di vedere per anni, e che in effetti avevo anche visto, e non una volta sola! – è fisicamente impossibile a vedersi. È una fredda questione di matematica, di numeri, e di curvatura della crosta terrestre: al livello del mare, l’orizzonte naturale ci consente di vedere fino a 30 km di distanza. E la Corsica dista da noi 180 km circa.
Fisicamente impossibile, matematicamente impossibile, razionalmente impossibile vederla da costa – ed altrettanto impossibile, assicurano gli esperti, veder “spuntare” oltre l’orizzonte, come pennoni di una nave, le vette delle montagne corse. Per alte che siano, restano comunque troppo lontane per poter essere viste dalla Liguria, se il punto d’osservazione è al livello del mare.

E, ma allora?
Io la Corsica l’avevo vista, l’avevo vista forte e chiara!
Giuro!

E invece no.
Non l’avevo vista – ché è fisicamente, matematicamente, razionalmente impossibile vederla. Avevo visto, semmai, la sua rifrazione.

Non provo nemmeno a spiegare il concetto (che, peraltro, è poco chiaro pure a me), ma a quanto pare, in determinate occasioni, quando in un cielo terso un flusso d’aria calda sovrasta uno strato d’aria più fredda, può capitare che i raggi solari producano effetti strani, nell’attraversare quei due strati d’aria. È un fenomeno analogo al miraggio, che prende il nome, dolcissimamente poetico, di Fata Morgana. E sotto il potere della Fata Morgana, può capitare che un oggetto (realmente esistente, magari anche oltre la linea dell’orizzonte) appaia all’osservatore molto più vicino di quanto non sia in realtà, o molto più grosso di quanto non sia in realtà, o addirittura deformato o cangiante nell’aspetto (!!) man mano che passano i minuti e variano le condizioni di luminosità.

Fenomeni ottici come la Fata Morgana sono spesso ritenuti alla base delle tante leggende marinare che circolano, dall’Olandese Volante giù giù fino alla mille terre immaginarie che i navigatori di tutti i tempi si son sognati d’avvistare. E in effetti, essere stata testimone diretta di uno di questi fenomeni (peraltro, apparso ai miei occhi con una intensità spettacolare, quand’ero piccola) è una di quelle cose che ti rende improvvisamente molto più umile e ti fa valutare con rinnovata empatia le tante leggende su isole sommerse e vascelli fantasma di cui sono piene le pagine dei libri.
(“Guardate capitano, un’isola enorme a poche miglia da qui!”. “Ma dove? Non c’è niente”. “Ma come?? Oddio! Vi giuro che fino a cinque minuti fa c’era!”. Ma roba da perdere il senno, poracci ‘sti marinai d’un tempo. Altroché!).

Quando ho condiviso questa mia scoperta con alcuni turisti, nei successivi avvistamenti corsi che ho avuto, il turista di turno è immancabilmente rimasto deluso, come se la mia spiegazione scientifica gli avesse rovinato tutta la magia.
Ma sapete cosa?
Una scoperta del genere, secondo me, invece la magia la crea.

Non è incredibilmente fantastico ed elettrizzante, rendersi conto di star vedendo (e lo stai vedendo quant’è vero che sei in vita!) qualcosa che è matematicamente, fisicamente,impossibile vedere?
E ciò nonostante, è lì: c’è e non c’è, celata a quegli occhi sgranati che invece la guardano.
Gente: ho trovato l’Isola Che Non C’è.

***

Dopo essersi fatta desiderare per venti-venticinque anni, l’Isola Che Non C’è ha cominciato ad apparirmi con una ragionevole frequenza. Pare che il fenomeno di cui vi parlavo si verifichi più facilmente in inverno, e sia invece estremamente raro a vedersi in estate. Se sei una scolaretta torinese che al mare ci va solo in vacanza, capisci bene che la cosa comincia a farsi problematica.

Ultimamente, invece – in quegli splendidi, tiepidi tramonti invernali che solo il mare è capace di donarti dopo una giornata di freddo frizzantino – l’Isola Che Non C’è s’è mostrata ai miei occhi più d’una volta. Nell’ultima settimana, poi, è stato tutto un tripudio di avvistamenti. In questa foto scattata ieri pomeriggio (e un po’ sgranata, purtroppo, ché avevo dietro solo il cellulare) potete intravvederla, se guardate bene, là, al centro della foto, lungo la linea dell’orizzonte.

E non vi sembra incredibile? State guardando qualcosa che tecnicamente non c’è.

***

Se devo dar retta agli anziani del paese (che nel frattempo son già morti, poveretti) dovrei presumere che questa serie di avvistamenti a raffica sia presagio di un 2019 di fortuna sfolgorante. E, per questa volta, credo che mi piacerà dal retta di buon grado a questa convinzione – ed anche estendere su tutti voi i buoni auspici che la magica apparizione corsa sarebbe in grado di donare.
‘Estenderli su tutti voi’ non si capisce bene in virtù di cosa, ma stiamo pur sempre parlando di un’isola che non c’è e che appare e scompare a suo piacimento.
È chiaramente una magia di fine anno, e con la magia – si sa – tutto è possibile.

Corsica Isola Che non c'è Liguria

7 risposte a "Lucia e la ricerca dell’Isola Che Non C’è"

  1. Luca

    Mi piace tantissimo leggerti, ogni volta! Mi piace il tuo mix di racconto serio inframezzato (di tanto in tanto) con del sottile umorismo; per quel poco (proprio poco) che ti conosco mi sono fatto l’opinione che tu sia una persona stupenda: per quello che fai, per il tuo come scrivi, per la tua simpatia che ogni volta traspare tra le righe.
    A parte questa sviolinata iniziale (non è una sviolinata, ma è tutto vero), non conoscevo il termine tecnico per definire la comparsa/scomparsa della Corsica.
    Ti mando un abbraccio grande. Oltre, naturalmente, agli auguri per un 2019 effervescente! ❤

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  2. mariluf

    Grazie, Lucia! Ach’io ho intravisto, in un paio delle mie rare puntate al mare ligure, la Corsica, e ni emoziona lo scoprire che quel che vedevo era una Fata Morgana…. Grazie della spiegazione! Anche per me aumenta la magia della csa. Auguri!!!!

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  3. marinz

    Bellissimo post… e leggendoti mi veniva in mente la canzone di Guccini (L’isola non trovata) che cita proprio questo fenomeno con queste parole: “Appare a volte avvolta di foschia magica e bella” … tanti auguri di buon 2019 … un sorriso 🙂

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