Quando allontanarsi da un falso amico, secondo Aelred di Rievaulx

Ogni tanto, mi domando oziosamente cosa penserebbe Aelred di Rievaulx delle nostre facili amicizie 2.0, quelle per cui “hai scritto sui social qualcosa che m’è piaciuto, adesso pigio follow e vado in giro a dire che siamo amici!”.

Influenzato dalla spiritualità del cosiddetto “cristianesimo celtico”, che aveva sempre dato un grande risalto a questo aspetto, Aelred di Rievaulx teneva l’amicizia in altissima considerazione. Per il monaco inglese, nato nel 1110, l’amicizia vera era una delle più grandi consolazioni della vita umana, nonché un concreto ausilio per avvicinarsi sempre di più a Dio. Lui chiamava questo sentimento “amicizia spirituale”, per contrapporlo a quelle amicizie mondane che (anche?) all’epoca andavano per la maggiore, spesso basate sull’utilitarismo o comunque nate sulla spinta dell’emozione del momento.

Operetta unica nel suo genere, composta sottoforma di dialogo tra il monaco e due suoi amici, L’amicizia spirituale di Aelred di Rievaulx è un libretto delizioso che consiglio veramente a tutti (credenti e non credenti) per la sua delicatissima dolcezza. È una riflessione pacatissima, acuta, profonda e affezionata su come dovrebbe essere un’amicizia vera; oggi ne estrapolo alcuni stralci per proporre le riflessioni che Aelred ci offre su un tema delicatissimo. Ovverosia: come individuare le persone da cui è meglio stare alla larga?

È una domanda non banale: penso che molti abbiano sperimentato, almeno una volta nella vita, la spiacevole sensazione di veder traditi i propri sentimenti da una persona che consideravano “amica” e che evidentemente non lo era per davvero.
Il fatto è che, secondo Aelred, non tutte le amicizie sono uguali. Vale a dire: esiste una amicizia vera (che “nasce tra i buoni, progredisce tra i migliori e tocca il vertice tra i perfetti”, per usare le parole del monaco) ed esistono poi mille sfumature di amicizie false, “che dell’amicizia hanno solo l’apparenza”.

Ad esempio, è falsa “l’amicizia puerile, generata da un sentimento vago e capriccioso, che si offre a chiunque le passi accanto e che manca di razionalità, di ponderazione, di misura”. La si potrebbe forse paragonare alla cotta di due persone che si invaghiscono l’un dell’altra: si tratta d’una bella sensazione certamente, ma certamente non è amore vero (al massimo, lo precede).
Esiste poi “quella specie di amicizia che unisce i malvagi per la somiglianza dei loro comportamenti”, che “dell’amicizia non merita neppure il nome”.
E c’è poi “un’amicizia che scocca per la speranza di qualche vantaggio, e sono in tanti a credere che proprio per tale ragione essa vada ricercata”. Ma non solo si tratta d’una illusione pericolosa, che rischia oltretutto di farti rimanere senza amici non appena la buona sorte ti volta le sue spalle: si tratta d’un atteggiamento che è anche poco caritatevole. “Quante persone verrebbero escluse da ogni affetto pur essendone altamente degne, per il solo fatto di non avere niente, di non possedere beni e di non poter offrire ai loro sodali alcun vantaggio materiale?”.

No: è chiaro che l’amicizia vera è un’altra cosa, e va offerta e domandata solamente a persone che hanno l’aria di poterne essere degne. Così come i giovanotti non vanno a caso quando sono alla ricerca d’una donna da sposare, ma hanno pur sempre una idea chiara dei requisiti-base che deve possedere la loro partner per la vita: allo stesso modo, anche le persone che cercano un amico vero devono prestare molta attenzione alla scelta degli individui di cui circondarsi.
Ad esempio, fa notare Aelred, “ci sono certe cattive abitudini che non consentono, a chi vi resta invischiato, di osservare a lungo le leggi e gli obblighi dell’amicizia. Persone così non vanno scelte con leggerezza come amici” (a meno che non possiedano – specifica l’abate – altre qualità, così preziose da riequilibrare i due piatti della bilancia).

Ad esempio, è da valutare con moltissima cautela l’eventualità di diventare amico con chi è collerico. Scrive Aelred: “è difficile che chi è spesso sconvolto dal furore della collera non si avventi prima o poi anche contro l’amico”. Ed è pesante essere amici di uno che è costantemente iroso e sfoga sul suo prossimo la sua frustrazione: “chi riterrebbe possibile conservare a lungo l’amicizia con uno stolto?”. Certo, ammette l’abate: “ci sono uomini iracondi per temperamento naturale, che tuttavia sono capaci di reprimere questa passione e moderarla così bene da non cadere mai in mancanze gravi”. Nella versione medievale del ‘se hai voluto la biciletta, mo’ pedala’, Aelred scrive: “se abbiamo ammesso alla nostra amicizia una persona di tal genere, dobbiamo sopportarla con pazienza e riprenderla là dove ha trasgredito, ma in tono scherzoso per non farla troppo soffrire”.

Altra categoria di persone a cui sarebbe bene non offrire troppo facilmente la propria amicizia: gli instabili. “Un frutto importante dell’amicizia”, scrive Aelred, “è quella sicurezza con la quale ti metti con fiducia nelle mani dell’altro: ma come può esserci sicurezza nel dare fiducia a chi si lascia trasportare da ogni vento che soffia e segue il parere di tutti? Il suo affetto può essere paragonato alla molle creta, che assume forme diverse e opposte nell’arco di una stessa giornata a seconda del capriccio di chi la lavora”: con uno così, si può senza dubbio essere buoni conoscenti… ma amici nel senso pieno del termine? Rischioso.

Altri tipi strani da cui tenersi alla larga: i sospettosi. “Quale caratteristica è più peculiare dell’amicizia se non la tranquillità dell’animo e un sentimento di pace da entrambi condiviso?”, scrive il saggio abate. “Queste sono cose di cui il sospettoso non riesce mai a godere. Non trova mai pace, sempre ossessionato dall’inquietudine e dal turbamento”: vede insidie e complotti ovunque, se non li vede se li inventa, “ogni cosa gli fornisce sempre nuova materia di inquietudine”. Se il suo amico si trova in disaccordo con lui per qualche cosa, “lui interpreterà come un atto di ostilità personale”; se poi l’amico gli dà ragione su qualche altro tema, “a quel punto il sospettoso dirà che l’altro lo prende in giro”.

E infine, non sarebbe il caso di fare troppo affidamento neppure sui chiacchieroni, ché nessuno di noi vuole confidare i suoi segreti a uno che ha già mostrato di essere un gran pettegolo. “Il tuo amico non perda nella loquacità la serietà che si conviene”, scrive Aelred, aggiungendo: “ritengo particolarmente utile che tu scelga come amico uno che condivida il tuo stile di vita e sia in consonanza con le tue qualità”.

***

Ma se ormai il danno è fatto, e hai ammesso nella cerchia dei tuoi amici un individuo che, alla prova dei fatti, ha comportamenti non degni di questo legame? Da un pio e benigno abate medievale, ci si potrebbe aspettare un suggerimento tipo “perdona i tuoi amici e porgi l’altra guancia, niente al mondo deve farti cadere nella tentazione di spezzare un’amicizia”.

No, col cavolo. Citando il Siracide (Sir 22, 22), Aelred scrive senza mezzi termini che ci sono cinque “peccati capitali” che non è possibile tollerare in alcun modo. Se questi atteggiamenti si manifestano, l’amicizia va troncata senza “se” e senza “ma”, con la stessa caritatevole fermezza con cui il chirurgo amputa un arto in cancrena per evitare che insorgano di lì a poco danni peggiori.

La prima di queste gravi colpe è l’invettiva, la tendenza a litigare pubblicamente coi propri amici: abitudine odiosa che “rovina la reputazione e spegne la carità”. Il tuo amico può anche accusarti di colpe che non hai mai commesso, ma purtroppo questo non importa: “qualunque invettiva uno scagli contro l’amico, viene da tutti presa per vera come parola di chi è a conoscenza dei segreti dell’altro”.

Va da sé: è peggio ancora se l’amico spiattella per davvero i segreti che l’altro gli ha confidato. “Non c’è niente di più vile, niente di più detestabile”, scrive Aelred, “perché questo non lascia più tra gli amici neanche un briciolo di amore, di grazia o di soavità, e anzi riempie tutto di amarezza, cospargendolo col fiele del risentimento, dell’odio e del dolore”.

Ma, almeno, fino a questo punto il falso amico ha agito pubblicamente. Ha denigrato l’altro alla presenza di tutti, quantomeno dandogli modo d’accorgersi di quanto sta accadendo (magra consolazione). “Il colpo a tradimento per antonomasia”, scrive Aelred, “l’ultima cattiveria dissolvitrice dell’amicizia è la denigrazione fatta di nascosto. Si tratta davvero di un atto proditorio, come il morso di un serpente”: è “un sacrilegio”, scrive l’abate, “è il vero veleno dell’amicizia, perché ciò fa perdere la fiducia e porta la disperazione nell’animo di chi ne è vittima”.

E non parliamo poi del fastidio viscerale che si prova quando questi misfatti vengono compiuti con superbia: “è la cosa più insopportabile, perché elimina l’unico rimedio capace di ricucire un’amicizia guastata, vale a dire l’umile riconoscimento del proprio errore”.

No: non c’è possibilità d’appello, in questi casi. Inflessibile, l’abate di Rievaulx scrive con fermezza: “devi stare alla larga da chiunque trovi ostinato in questi vizi e non devi sceglierlo come amico”. E, se per disgrazia, hai già stretto amicizia con un individuo che ha poi mostrato di avere queste caratteristiche, sarà decisamente meglio prendere con garbo le distanze (“ma evitiamo le invettive, poiché delle colpe dell’altro sarà Dio stesso a fare vendetta”, “ed evitiamo anche l’oltraggio”. Insomma, dimostriamoci superiori diremmo diremmo oggi in termini moderni).
Scrive Aelred: “personalmente, sono dell’avviso che l’amicizia non vada interrotta o sciolta subito ma, come qualcuno ha detto con finezza, «che vada scucita poco a poco, a meno che non si accenda un clima di offesa intollerabile» (Lelio, 76)”. O – aggiunge subito dopo il religioso – a meno che non siano in ballo questioni ben più serie rispetto al semplice rapporto d’amicizia tra due persone: “se l’amico sta danneggiando suo padre o la sua patria, cosa che richiede una correzione immediata e senza esitazioni, non si offende certo l’amicizia se si smaschera un traditore o un nemico pubblico”.

***

Prender le distanze da un amico non è sempre facile. “Ti potrà capitare di essere fatto oggetto di offese proprio da colui che un tempo avevi accolto nella tua amicizia”, scrive con lucidità l’abate: “certa gente è capace, se qualcosa gli va storto, di ritorcere la colpa sull’amico”, “calunniandolo in ogni cantuccio, mormorando nell’oscurità, esibendo false motivazioni per scusare se stesso e accusare l’altro”.

Anche in questo caso, l’aureo consiglio è sempre quello: mostrarsi superiori. “Se anche ti offende colui a cui hai voluto bene, tu non cessare di volergli bene. Se il suo comportamento è tale da far sì che tu gli neghi la tua amicizia, non negargli mai l’affetto. Prenditi a cuore quanto puoi la sua salvezza, preoccupati della sua reputazione e non tradire mai i segreti che ti ha svelato quando ti era amico, anche se lui ha tradito i tuoi”. Insomma, diremmo oggi: non abbassarti al suo livello. “Così facendo, la tua amicizia si manifesterà come tale e si confermerà una virtù, per il fatto che, in chi ha subito l’offesa, non viene meno l’affetto di un tempo. Il vero amico vuole bene anche a chi bene non gli vuole più: porta rispetto a chi lo disprezza e augura il bene a chi lo maledice”. Certamente: se l’amicizia va troncata, va troncata senza mezze misure. Al falso amico, insomma, “va negata la familiarità, ma non va mai sottratto l’affetto e una certa misura di rispetto”.

Affetto e rispetto: è questa l’eco dell’amicizia che un tempo fu. Ed è un’eco che non bisogna mai smettere di ricercare, scrive con dolcezza Aelred a chiusura della sua riflessione.

6 risposte a "Quando allontanarsi da un falso amico, secondo Aelred di Rievaulx"

  1. marcello comitini

    Ma di fronte a tanti “guàrdati” come si fa a trovare un amico? Credo che a questo punto è meglio prendere coscienza delle proprie debolezze e amarsi, riservando agli altri affetto e rispetto, ma non amicizia. Grazie, Lucia 🌹, di questo articolo, profondamente serio.

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    1. Lucia

      🙂

      Beh, nel trattatello Aelred offre anche un elenco delle caratteristiche da ricercare nelle persone che ci si vuole scegliere come amici. Le elenco qui velocemente:

      – dev’essere fedele, restandoci vicino anche nella cattiva sorte;
      – deve offrirti un’amicizia disinteressata che non cerca benefici o altri vantaggi;
      – non deve essere insofferente di fronte a tue mancanze lievi, insomma non deve criticarti costantemente appena fai qualcosa che non gli garba;
      – per contro, deve essere capace di accettare con pazienza le correzioni che tu gli fai riguardo le sue mancanze un po’ più serie (e deve avere l’onestà di correggerti a sua volta quando è il caso)

      Aelred parla proprio di un “periodo di prova” durante il quale tenere sotto osservazione il tuo conoscente, per capire se può davvero diventare un amico vero. E non disdegna nemmeno l’idea di mettere alla prova la persona, in quel lasso di tempo, ad esempio facendogli una confidenza succosa per vedere se mantiene il segreto o se la va a spifferare in giro. Oppure chiedendogli il suo sostegno morale in un momento buio in cui hai bisogno di sfogarti, per vedere se la persona è a disposizione anche per questo o se è disposta a dedicarti il suo tempo solo in attività piacevoli.

      Se dopo un po’ di anticamera ti rendi conto che quella persona è davvero degna di amicizia, a quel punto puoi cominciare veramente a chiamarla “amico”.

      Ma va sottolineato che, nella riflessione di Aelred, l’amicizia spirituale è una cosa piuttosto rara, i veri amici si contano sulle dita di una mano ed è normale così. Tutti gli altri sono dei buoni conoscenti, ottime persone con cui è perfettamente possibile avere un rapporto di piacevole confidenza e collaborazione; semplicemente, non è il caso di definirli (né tantomeno considerarli) “veri amici”.

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    1. Lucia

      😆

      Uh, sì, certo, c’è in Italiano! Non l’avevo specificato perché lo davo per scontato 😀 anzi è pubblicato da più di una casa editrice. L’edizione che ho io è quella delle Edizioni Ares, che contiene anche un altro gioiellino di Aelred con riflessioni su Gesù a dodici anni. Ma mi pare che sia stampato anche da Città Nuova, e forse anche da un’altra casa editrice che adesso non ricordo!

      https://www.edizioniares.it/it/prodotti/spiritualita/l-amicizia-spirituale-ges%C3%B9-a-dodici-anni

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