Dio s’offende, se lo preghi quando sei sul cesso? Un appassionante dibattito d’età elisabettiana

Fare satira politica all’interno dello scritto con cui presenti al mondo il tuo progetto per un nuovo modello di latrina: non è cosa alla portata di tutti, lo riconoscerete.
Eppure, era esattamente quel tipo di cosa in cui eccelleva sir John Harrington, gentiluomo inglese d’età elisabettiana. Laureato in legge (ed evidentemente abile inventore), sir Harrington in realtà si guadagnò la fama in virtù di altre sue competenze – e cioè quelle di poeta. La sua satira raffinatissima, impietosa e pungente, gli aveva procurato odio e amore in pari misura: la regina Elisabetta, che non disdegnava di ospitarlo a corte, era di certo una sua accanita fan.

Almeno fra noi Italiani, sir Harrington meriterebbe certo d’esser ricordato come colui che ha tradotto in lingua inglese l’Orlando Furioso. In realtà, la fatica letteraria che più frequentemente gli viene associata è la sua Metamorphosis of Ajax, un’operetta il cui il titolo è già tutto un programma: “Ajax” (teoricamente nome proprio di Aiace, il personaggio omerico) si pronuncia nello stesso modo di “a jakes”, il termine inglese per “cesso”.

E in effetti la Metamorphosis of Ajax, data alle stampe nel 1596, si presentava proprio come un progetto per sottoporre a una radicale metamorfosi tutti i cessi del regno di Sua Maestà. Tra battute, doppi sensi, allegorie e critiche al sistema, sir Harrington illustrava davvero al grande pubblico il progetto, realmente funzionante, di una latrina all’avanguardia. Di fatto, il poeta aveva inventato il primo water della storia, cioè una sedia di comodo collegata a una cisterna piena d’acqua e provvista di una complessa serie di tubi e sifoni che sparivano sotto il pavimento. Sarebbe bastato azionare una manovella al momento del bisogno per far affluire l’acqua contenuta nella cisterna, permettendo al liquido di trascinare verso il basso, nei tubi di scarico, tutto ciò che (aehm) non si intendeva conservare.

Era, in effetti, un’invenzione molto moderna e straordinariamente innovativa per l’epoca (sostanzialmente, i nostri water funzionano ancor oggi con lo stesso meccanismo). Alcuni prototipi furono realizzati e installati per davvero: sfortunatamente, la necessità di una manutenzione frequente, complessa e costosa, impedì all’invenzione di sir Harrington di avere la diffusione che pure avrebbe meritato.

Evidentemente, questo nulla toglie alla genialità del suo progetto. Un progetto che riesce a essere, al tempo stesso, interessante da studiare e divertentissimo da leggere, proprio a causa dei suoi mille doppi sensi, dei suoi bisticci interni e delle sue digressioni comiche.  

E, a proposito di digressioni, quella di cui voglio parlare oggi è una poesiola che appare nelle prime pagine del volume, ad accompagnamento di una tavola illustrativa nella quale l’autore mostrava al pubblico la resa estetica del suo water, una volta installato nell’abitazione. Potremo notare la piastrellatura del pavimento che copre la rete di tubature sottostanti; potremo ammirare la spaziosa comodità della panchina su cui accomodarsi e potremo anche sottolineare la presenza della manovella che, quando azionata, svuota la cisterna retrostante. Probabilmente, la presenza di pesci che sguazzano lieti nella cisterna ci inquieterà non poco, ma in realtà era una semplice convenzione grafica usata all’epoca delle stampe in bianco e nero, per sottolineare che si voleva appunto alludere a una grande massa d’acqua.

Sol per quello, non era necessaria al buon funzionamento del water neppure la presenza di Satana in persona, che pure appare vistosamente in questa tavola. Il perché della sua presenza, viene spiegato dalla poesiola di accompagnamento. Nello scenario che sir Harrington si divertì a immaginare, Satana faceva irruzione nel cesso di un sant’uomo per indurlo in tentazione instillando in lui il germe del dubbio.

Prima in versione originale (seppur adattata all’Inglese moderno), e poi in traduzione italiana a cura di Hilja Brinis e Ida Omboni, ecco i versi che accompagnano la tavola titolata An elder tempted while at stool.

A godly father sitting on a draught,
to do as need and nature hath us taught,
mumbled (as was his manner) certain prayers,
and unto him the Devil straight repairs,
and boldly to revile him he begins,
alleging that such prayers are deadly sins;
and that it showed he was devoid of grace,
to speak to God from so unmeet a place.
The reverent man, though at first dismayed,
yet strong in faith, to Satan thus he said:
“Thou damned spirit, wicked, false and lying,
despairing thine own good, and ours envying:
each take his due, and me thou canst not hurt,
to God my prayer I meant, to thee the dirt.
Pure prayer ascends to him that high doth sit,
down falls the filth, for fiends of hell more fit.”

Un sant’uomo, sul licet insediato
a far ciò che Natura ci ha insegnato,
pregava intento, come solea fare,
quand’ecco che il Dimonio a lui compare
e protervo lo sfida, dichiarando
che il suo orare è un peccato atro e nefando
e che di grazia in lui non havvi segno
se al buon Dio parla da tal luogo indegno.
Si sgomenta il buon vecchio a quella taccia,
ma poscia a Satanasso grida in faccia:
“Spirito dannato, falso e inverecondo,
che nel tuo male invidi il ben del mondo,
io do a ciascuno il suo. Pel mio Signore
riservo i salmi, a te sterco e fetore.
Salgon le preci a Lui nel Suo bel regno;
scendon le feci a te che ne sei degno”.

Chiosava Harrington a conclusione della poesiola: “per quanto io ritenga che esistano svariati tempi e luoghi molto più adatti all’esercizio della propria privata devozione, è tuttavia mio profondo convincimento che, se noi dessimo alle lusinghe del demonio una attenzione non superiore a quella che il pio uomo seppe riservare a questo rimprovero tentatore: ecco allora che diventerebbe per noi meno arduo parare gli assalti del nemico, che invece quotidianamente ci colpiscono a causa della nostra scarsa resistenza”.

Insomma: casomai Satana dovesse palesarsi a voi mentre ve ne state seduti sul cesso a farvi i fatti vostri, provate ad adottare la strategia del Godly Father. Magari funziona!


Per chi ci tenesse proprio a farsi una cultura sul cesso:

A New Discourse of a Stale Subject, called The Metamorphosis of Ajax di Sir John Harrington, trascrizione del testo originale a cura di Ex-classics Project
The Metamorphosis of Ajax, jakes, and early modern urban sanitation, articolo di approfondimento di Dolly Jørgensen
La traduzione italiana della poesia è tratta da: La civiltà in bagno dall’antichità ai nostri giorni di Lawrence Wright, edizioni Odoya

8 risposte a "Dio s’offende, se lo preghi quando sei sul cesso? Un appassionante dibattito d’età elisabettiana"

  1. Costantina

    Aggiungo che pare che la questione abbia interessato anche santa Teresa d’Ávila, la quale, secondo un aneddoto, pregava Dio anche durante i bisogni corporali ribattendo così al demonio installatore di dubbi: “a Dio quello che esce dalla mia bocca, a te quello che esce dall’altro lato”!

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