Amuleti, filtri e altri rimedi: alla scoperta della magia d’amore, nel Medioevo

Italians do it better?
A quanto pare sì, quantomeno nel campo della magia d’amore: assai curiosamente, i maghi e le fattucchiere medievali che risiedevano in Italia (o in Svizzera) sembravano aver sviluppato un notevole know-how nel settore. Per capirci: un know-how decisamente superiore rispetto a quello dei loro colleghi esteri.

È una anomalia statistica ben nota agli storici, i quali hanno avuto modo di analizzare l’estensione del fenomeno attraverso lo studio delle carte processuali relative ai processi per stregoneria tenutisi nei vari paesi d’Europa. Intendiamoci: la magia d’amore veniva praticata anche all’estero, ma mai con la stessa intensità riscontrata in Italia – una particolarità che studiosi tentano di spiegare a partire da osservazioni di natura demografica. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, nell’Italia bassomedievale ci si sposava piuttosto tardi: “la tendenza a metter su famiglia in età avanzata, particolarmente radicata tra gli individui maschi che vivevano in città, e la mortalità che per diverse ragioni inevitabilmente colpiva una certa percentuale di questi procrastinatori, finirono col creare una popolazione femminile composta da un significativo numero di donne che non avrebbero mai avuto la possibilità di andare all’altare”. Sono parole di Richard Kieckhefer, il quale fa notare che, per molte di queste donne, ricorrere alla magia d’amore poteva effettivamente sembrare un metodo ragionevole e a basso costo per aggirare un problema che pareva loro altrimenti irrisolvibile.

Insomma: nell’Italia dei comuni, là dove le zitelle cercavano disperatamente un qualche uomo da impalmare, c’era grande richiesta di magie d’amore. E a fronte della richiesta, com’è ovvio si formò un mercato – un mercato che siamo in grado di analizzare con un buon grado di dettaglio, grazie alle deposizioni che raccolte dai tribunali che si trovarono a gestire processi per stregoneria a carico di individui accusati di aver procurato l’amore con incantamenti.

E allora, approfittiamo di questo tesoretto documentario per capire qualcosa di più sulla magia d’amore medievale. Se il normale corteggiamento falliva, quali erano le armi magiche a cui si poteva ricorrere per conquistare la persona per cui batteva il cuore?

1) Amuleti gioiello

Sono quelli di cui parlavo in questo articolo, e in realtà li cito solamente per completezza: ben difficilmente, rimedi di questo tipo sarebbero stati citati in un processo medievale per stregoneria. Secondo la mentalità dell’epoca, non era la magia (ma bensì la legge di natura) a conferire a certe gemme la capacità di intenerire il cuore e di accendere la passione in chi le indossava per un periodo di tempo sufficientemente lungo. Dunque, non v’era nulla di magico o di ereticale nel far ricorso a questi rimedi: tutt’al più, li si guardava come a un escamotage un po’ vile, simile a quello di chi oggi usasse tecniche di manipolazione mentale per tenersi stretta la sua partner.
Se non si voleva ricorrere al potere delle gemme, v’era poi un altro modo per creare amuleti d’amore. Bastava incidere sulla superficie del gioiello brevissime preghiere volte a invocare la protezione celeste su un amore (già esistente) che si chiedeva di poter conservare a lungo. L’archeologia ha portato alla luce una infinità di esempi di questo tipo: la consuetudine moderna di far incidere dentro la fede nuziale i nomi dei due sposi deriva proprio da queste antiche usanze, ritenute all’epoca assolutamente ortodosse perché fatte con spirito devoto e benaugurale.

2) Pozioni d’amore

Risale al IX secolo il penitenziale dello pseudo-Ecberto, il primo testo che – proibendole con durezza – ci dà indirettamente una forte testimonianza della loro diffusione nel Medioevo europeo.
Così radicati nell’immaginario collettivo da non aver bisogno di presentazioni, i filtri d’amore dell’Europa medievale potevano essere composti a partire da un’ampia varietà di sostanze: ossa di volatili polverizzate, ceneri di giunchi fatti bruciare allo scopo, capelli (e/o altre parti del corpo) della persona che creava il filtro e della persona da far innamorare. Non ci è nota un’unica ricetta, e in realtà si fatica anche a cogliere un filo conduttore: l’impressione è che, di villaggio in villaggio, ogni fattucchiera avesse a catalogo i suoi filtri personalizzati, confezionati di testa sua.
Menzione speciale per la fantasia all’anonima strega citata nel Malleus Maleficarum che fece innamorare di sé un intero monastero convincendo i religiosi a bere dell’acqua nella quale aveva disciolto – tra le altre cose – le sue feci. Menzione speciale per la faccia tosta a una fattucchiera di Todi che nel 1428 consigliava alle sue clienti di far bere al loveinterest l’acqua del pediluvio in cui si erano lavate i piedi.

3) Bambola voodoo

Fortunatamente per i mariti della zona di Todi, la fattucchiera di cui sopra sembrava preferire altri rimedi quando si trattava di ridare pepe a un matrimonio in cui la passione s’era sopita.
Quando una donna di nome Caterina si presentò dalla fattucchiera dicendosi alla ricerca di un modo per riconquistare suo marito, questa le suggerì infatti di procedere come segue: la moglie avrebbe dovuto creare un fantoccio di cera a immagine e somiglianza del suo sposo, che avrebbe poi dovuto avvolgere in una giarrettiera appartenente a una giovane ragazza vergine. La “bambola voodoo” così confezionata fu nascosta sotto il letto coniugale, che – a quanto pare – entro pochi giorni tornò a ospitare l’idillio d’amore dei due sposini.
Qualcosa di simile accadde anche nella Firenze del 1375, quando un ricco mercante denunciò una donna per stregoneria accusandola di aver soggiogato con la magia d’amore il suo povero fratello. La donna, a quanto emerse, aveva creato una bambola di cera che poi aveva infilato nel suo letto, inducendo in pochi giorni la vittima designata a voler cercare la stessa collocazione. Avvinto e accecato della passione, il giovanotto aveva finito col donare alla sua amante una considerevole somma di denaro, sottratta all’impresa di famiglia!

4) Lettere d’amore, ma con sottotesto

A giudicare dalle fonti d’epoca, certe forme di magia d’amore avevano una peculiarità: per farle “attivare”, era necessario che il supporto fisico su cui era scritto l’incantesimo venisse a contatto con la persona che si voleva conquistare. Facendo mostra di un ammirevole senso pratico, nel 1404 un mago fiorentino pensò bene di scrivere alla donna dei suoi sogni una graziosa lettera d’amore, nella quale aveva però avuto cura di inserire anche alcune parole magiche: nel momento in cui la ragazza prese in mano la pergamena, l’incantamento cominciò ad avvincerla nelle sue spire.
E doveva trattarsi di una tecnica nota e ben diffusa, calcolando che la ritroviamo nel 1485 a Innsbruck: in quel caso, una fattucchiera ottenne lo stesso risultato incidendo le parole magiche sopra un oggetto che poi fece recapitare alla persona che il suo cliente intendeva conquistare.

5) Il bacio del vero (?) amore

Per chi godeva già di un certo grado di intimità con la persona di cui, evidentemente, voleva risvegliare la passione, esisteva poi un metodo pressoché infallibile per riaccendere amori ormai sopiti. Come nei migliori libri di fiabe: c’era lui, il bacio del vero (?) amore.
Il potere magico, in realtà, non stava nel bacio in sé e per sé, quanto più nella combinazione di quel gesto intimo e delle sostanze con cui ci si doveva bagnar le labbra prima di posarle su quelle della controparte. Di questi ingredienti v’era una lunga lista, nella quale spiccava una ricca varietà di secrezioni corporee: se si fosse riusciti a farle passare di bocca in bocca attraverso un fuggevole bacio… tanto sarebbe bastato per riaccendere la passione. E, soprattutto, per far rinascere l’amore.


Per approfondire:

Richard Kieckhefer, European Witch Trials (RLE Witchcraft): Their Foundations in Popular and Learned Culture, 1300-1500, edizioni Routledge

2 risposte a "Amuleti, filtri e altri rimedi: alla scoperta della magia d’amore, nel Medioevo"

    1. Lucia

      Ehm, a parte che è il commento più bizzarro che io abbia mai ricevuto dopo quello in cui un negazionista del Covid diceva che vado a letto con l’Anticristo 😂

      Però vedo una grossa falla nel tuo piano. ‘ste cose funzionano solo se la vittima designata è incapace di proteggersi. Se ripenso un attimo alle cose che ho studiato, a me vengono in mente (così, al volo, sull’unghia) almeno due metodi per annullare l’effetto della magia e pure qualcuno per respingerla al mittente. Sconsiglio 😂

      Piace a 2 people

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