È Pasqua, Blajini!

Nessuno sa dire con precisione chi o che cosa siano esattamente i Blajini.

Mostrano una certa incertezza anche le popolazioni che vivono al confine tra Romania e Moldavia – quelle a cui va dato il merito d’aver inventato e messo al mondo queste creature del folklore. Ma come spesso capita in questi casi, la memoria di cosa siano queste creature s’è fatta incerta e nebulosa; qualcuno direbbe in fin dei conti che un po’ di mistero ben si addice a una razza fatata che vive accanto a noi, ma che si cela agli occhi umani.

Alcuni dicono che i Blajini siano ciò in cui si trasformano le anime dei bambini che sono morti prima del battesimo. Altri sostengono che queste creature siano le ombre di quelle anime che si trovano in uno stato di particolare grazia, dopo una morte che non fu propriamente santa ma che ci assomigliava molto da vicino. Altri ancora parlano esplicitamente di una razza non umana che fu creata da Dio prima ancora di Adamo ed Eva e che l’Onnipotente ama con una tenerezza tutta speciale.

Quel che è certo è che nessuno potrebbe non amare queste creature: fate o spiriti che siano, i Blajini sono gli esseri più affabili che la vostra fantasia possa immaginare. Discreti e premurosi, ci spiano silenziosamente: prendono a cuore le nostre miserie umane, gioiscono genuinamente per le nostre gioie e soprattutto, non appena ne hanno occasione, intervengono per risolvere magicamente i nostri problemi. Se l’infante, miracolosamente, dorme una notte intera lasciando riposare una madre esausta; se una situazione ingarbugliata si sistema da sola come per magia; se in una notte fredda e piovosa si libera il parcheggio proprio sotto casa davanti agli occhi increduli di un guidatore affaticato: potete star certi che lì sotto c’è lo zampino di un Blajini. Loro sono fatti così: in punta di piedi, e con la discrezione necessaria a non dar nell’occhio per non prendersi troppi meriti, risolvono amorevolmente i problemi degli umani, spinti da nulla più che il genuino desiderio di fare opere di bene.

Verrebbe quasi da definirli la versione folkloristica degli angeli custodi o dei santi intercessori. E sicuramente i Blajini apprezzerebbero tantissimo questo paragone, pur arrossendo d’umiltà per l’imbarazzo – ché loro ci tengono davvero, a condurre una vita santa.
Piissimi, animati da una religiosità ardente, seguono fedelmente il dettato del Vangelo vivendo in una società ultramondana in cui non v’è discordia, non v’è divisione e, forse forse, nemmeno v’è il peccato. Praticano l’ascesi con la nonchalance di chi è nato per far questo, e disinvoltamente: un solo uovo basta a sfamarli per settimane; i maschi e le femmine si incontrano per generare figli e garantire così il proseguimento della razza, ma per la maggior parte del tempo vivono come fratelli e sorelle in perfetta letizia e castità. Il mondo fatato dei Blajini, insomma, assomiglierebbe moltissimo al Paradiso… se non fosse che non sta nell’alto dei cieli, ma molto più in basso.
In effetti sta sottoterra: o meglio, sotto l’acqua.
In virtù della speciale predilezione che mostra nei confronti di quei figli così buoni, Iddio volle infatti donare ai Blajini la rara abilità di respirare sotto l’acqua. E così, i Blajini dimorano nei fondali dei laghi e nei letti dei fiumi che scorrono tra Romania e Moldavia: e lì trascorrono i loro giorni, in concordia, pudicamente celandosi alla vista degli umani.

V’è solamente un piccolo dettaglio a incrinare quell’aurea perfezione in cui vivono i nostri buoni amici.
Sott’acqua, non funzionano le campane.
Né si riesce a udire il suono delle campane che proviene dalla terra, visto che la coltre d’acqua che avvolge i villaggi dei Blajini attutisce i suoni fino a cancellarli.

E l’assenza dei rintocchi solenni delle campane getta questi devoti spiritelli in uno stato di insostenibile incertezza, quando s’avvicina il giorno più sacro dell’anno. Perché, sì: Cristo muore in croce il Venerdì Santo. Sì: il silenzio e le tenebre scendono sul mondo per tutto il giorno successivo. Ma nella notte tra il sabato e la domenica, le campane risuonano a festa nelle chiese; e il loro scampanellio annuncia al mondo che il Cristo è risorto, che la morte è stata vinta, che la Pasqua è arrivata.

Ma se vivi sott’acqua e non hai modo di udire quel suono festoso: come potrai sapere quand’è ora di festeggiare? Chi ti annuncerà la Pasqua, chi griderà che Cristo è risorto, chi ti dirà che è finalmente giunto il momento di esultare?

Gli esseri umani di ritorno da messa, apparentemente.
O così almeno assicura il folklore rumeno, secondo il quale la popolazione ha un dolce compito da portare a termine, nel giorno di Pasqua: recarsi presso il corso d’acqua più vicino e gettarvi dentro uova in quantità. Uova di gallina, uova decorate a festa; ma andranno bene persino i gusci d’uovo, per chi proprio non riuscisse a permettersi di meglio. Basta che siano uova, e basta che questi ovetti vengano lasciati dolcemente scivolare a pelo d’acqua sui fiumi, sui laghi, sui torrenti.

Dabbasso, sotto le acque, i Blajini noteranno la loro sagoma inconfondibile. E allora, la visione di quegli ovetti decorati a festa sarà per loro ciò che è per noi umani il risuonare allegro delle campane nella notte di Pasqua. Sarà l’annuncio che la domenica è arrivata – sarà l’annuncio che è Pasqua, anche quest’anno.

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