Waes hael! Brindare all’anno nuovo alla maniera di re Artù
Noi, a Capodanno, stappiamo lo spumante. Ma con cosa si brindava, una volta? E come?
Read More…Storia e Folklore
Noi, a Capodanno, stappiamo lo spumante. Ma con cosa si brindava, una volta? E come?
Read More…“Scusi, per curiosità: ma cosa sono tutti ‘sti maiali?”, ho chiesto qualche anno fa alla panettiera da cui mi servo sempre quando vado in vacanza al mare, osservando con perplessità una distesa di porcelli in marzapane che stavano ammonticchiati tra i pandolci e i panettoni.
“Ah boh?”, ha detto lei soffocando una risata. “Non mi chieda la ragione, ma i turisti tedeschi li considerano un dolce di Natale e me ne comprano a chili ogni anno”.
«Festa di èlite allargatasi alle masse, ricevimento per adulti trasformato in party per bambini, ricorrenza pubblica da vivere a livello comunitario poi diventata momento di incontri familiari»: così Judith Flanders descrive l’evoluzione che il Natale ebbe lungo i secoli, sottolineando che forse «è proprio questo ciclo di morte e di rinascita a essere il cuore stesso di Natale».
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Credeteci o no, ma anticamente c’era una fattucchiera di biscotto che abitava dentro alle casette. I dolcetti, cioè, nascevano a imitazione del cottage della strega di Hänsel e Gretel, una fiaba che nella Germania ottocentesca era strettissimamente associata al Natale.
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È così celebre da esser citato ne (la traduzione di) Harry Potter, è così popolare da aver ispirato uno dei dolci più amati delle feste: ma cos’è esattamente lo Yule Log, o Ceppo di Natale che dir si voglia?
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Era probabilmente la più destabilizzante sequenza di eventi che una mucca potesse trovarsi ad affrontare nel corso della quieta vita. Era una mascherata, era una allegra baldoria: era il wassaling!
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Cioè: Boxing de che?
Cosa sarebbero ‘ste scatole a cui è dedicato il giorno del 26 dicembre?
Al Ridenour la definisce “una creatura fatta di dualità, che appare in momenti prestabiliti del periodo invernale per punire o ricompensare sulla base del comportamento che è stato tenuto”.
Ma chi è davvero Perchta?
Non bisognerebbe fare queste cose, è peccato, ripetevano stancamente i confessori medievali. È una superstizione sciocca, aggiungevano: è un inutile spreco di risorse.
Ma avevano l’aria di essere loro i primi a non voler insistere più tanto. E nel frattempo, nelle case dei contadini, questa tradizione andava avanti indisturbata.
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La risposta sintetica è che non lo sa nessuno (e che, no, i druidi non c’entrano).
La risposta più lunga è contenuta in questo post, che cercherà di far luce su un’usanza di cui si sa davvero poco.