Personale

Nomen omen

E comunque, a proposito di Fascismo, l’italianizzazione dei nomi stranieri durante il Ventennio non comprese solo la traduzione del Macbeth o di Shakespeare. Anzi, vennero italianizzati centinaia e centinaia di sostantivi: ad esempio, cognomi, tipo lo sloveno Vodopivec che divenne Bevilacqua; o ancora termini  stranieri entrati nell’uso comune, tipo il bar che divenne la mescita. L’Arzente che intitolava il mio primo post era stato faticoso parto della mente perversa di D’Annunzio, il quale aveva passato due settimane abbondanti a cercare un nuovo termine per definire i liquori ad alta gradazione alcolica.
Ché poi, tutto sommato, non suonava nemmeno male. "Finito il lavoro, andiamo a farci un arzente alla mescita?".

Ma a subire più di tutti i nefasti effetti di questo purismo linguistico portato all’esasperazione, furono i poveri abitanti delle terre di confine. Il 21 luglio del 1939, centinaia e centinaia di piemontesi, trentini e valdostani andarono a dormire nella loro bella casetta del paesino X, e si risvegliarono l’indomani nel paesello Y. Proprio così: nell’arco di una notte, vennero italianizzati tutti i toponimi dei comuni aventi forma straniera, allo scopo di rendere "più italiane" quelle terre di confine.

In provincia di Torino, ad esempio, Salbertrand fu italianizzato in Salabertano. Poco più in là, la famosa Courmayeur fu ribattezzata Cormaiore; La Salle fu tradotta in Sala Dora (!), e, con apprezzabile ricerca etimologica, la piccola La Thuile fu conosciuta per anni come Porta Littoria.

A Pré-Saint-Didier, amena località turistica dell’alta Val d’Aosta, tutto sommato andò ancora bene. Fin dal 1888 il paesello beneficiava di uno splendido stabilimento termale, con annesso Casinò: e i gerarchi fascisti, di conseguenza, pensarono bene di ribattezzare il comune con il nome di San Desiderio Terme.
Che, voglio dire, alla fin fine non è poi così male.

Io, fossi stata il sindaco di Pré-Saint-Didier, probabilmente avrei ringraziato la buona sorte. Voglio dire: in quegli anni, in giro per l’Italia, pullulavano città come Mussolinia e Castel Benito – San Desiderio Terme, se permettete, era un nome assolutamente dignitoso.

Il sindaco di Pré-Saint-Didier, però, non era della mia stessa idea.
E pare che, a un certo punto, abbia firmato una richiesta ufficiale, regolarmente fatta pervenire a Roma all’organo preposto, affinché il nome del suo comune venisse italianizzato in maniera differente.
A detta del Primo Cittadino, questa italianizzazione del toponimo francese aveva creato non pochi problemi agli abitanti del paese: il significato del nome non era cambiato, ma il suo suono si era modificato profondamente.
Sarebbe stato dunque auspicabile, a detta del sindaco, provvedere a una italianizzazione che tenesse in maggior conto l’aspetto fonetico. Anche a discapito del piano semantico, se necessario.
Sì, insomma: il sindaco di Pré-Saint-Didier aveva anche una sua proposta, che avanzava umilmente a chi di dovere.

Da Pré-Saint-Didier, a Presa-Nel-Didietro.

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