quaresima 2011

Fra tempora e tempura

Sta per finire la prima settimana di Quaresima. Ricorrono in questi giorno le Tempora di Primavera.
Le Quattro Tempora – una per ogni periodo dell’anno – sono una antichissima tradizione della Chiesa Romana. Scandiscono il passare del tempo e dividono l’anno in quattro parti: hanno, insomma, lo scopo di santificare l’inizio delle stagioni. Sono giorni di intesa preghiera (e, anticamente, anche di digiuno): si ringrazia il Creatore per i frutti della Terra, e lo si supplica di donare benessere e ricchezza a noi ed al pianeta, nella stagione che sta per cominciare.
Le tempora di Primavera hanno luogo nella settimana dopo la prima domenica di Quaresima. Le tempora d’Estate cominciano la settimana dopo la domenica di Pentecoste. Le tempora d’Autunno si festeggiano dopo la terza domenica di settembre. E le Tempora d’Inverno si ricordano poco prima di Natale, nella settimana dopo la terza domenica d’Avvento.
I giorni stabiliti per la celebrazione delle tempora sono il mercoledì, il venerdì, e il sabato. Questo è per l’appunto il venerdì dopo la prima domenica di Quaresima: dunque, siamo nel bel mezzo delle tempora primaverili.

L’origine delle Quattro Tempora va senz’altro ricondotta alle antiche feste pagane che, all’inizio delle stagioni, erano celebrate a Roma per implorare la protezione degli dei sui frutti dei campi. Già a Roma, le feste pagane avevano un carattere di preghiera e di purificazione (del resto, si trattava pur sempre di una implorazione agli dei affinché fossero magnanimi). La Chiesa fece sue queste antiche feste, le riadattò alla dimensione cristiana, e riadattandole ne accrebbe l’aspetto penitenziale: le quattro Tempora divennero un periodo di penitenza e di digiuno, pur senza perdere il significato originario. Si pregava in compagnia, rendendo lode a Dio per i frutti della terra che ci aveva concesso così generosamente; e soprattutto, lo si supplicava di essere altrettanto (o ancor di più) magnanimo, nel far crescere e prosperare la terra nei mesi successivi.

***

Il 15 agosto 1548, il missionario cattolico Francesco Saverio sbarcava in Giappone presso la città di Kagoshima – proprio là dove, oggi, centinaia di famiglie cercano faticosamente di mettersi alle spalle quelle drammatiche immagini ci cui tutti noi abbiamo pieni gli occhi, in questi giorni.
Quando nel 1551, richiamato urgentemente in India, San Francesco Saverio si allontanava dal Giappone, nella Terra del Sol Levante vivevano già oltre un migliaio di cristiani. Il Giappone non è la terra più religiosa di questo mondo, ma questo dipende anche dalle forti persecuzioni anticristiane che ebbero luogo nei decenni successivi. Originariamente, il Giappone era stato terra fertile per i missionari: equamente divisi fra cattolici e protestanti, erano stati veramente numerosi i Giapponesi che avevano abbracciato il Vangelo, a metà del Cinquecento. Più numerosi che in altri stati dell’Estremo Oriente, pare.

***

Friggere con olio o grassi (correggetemi se sbaglio, se ne sapete più di me) era una tecnica di cottura relativamente rara, nel Giappone medievale. L’unica eccezione era il cibo vegetariano cucinato vicino ai templi Zen, dove si friggeva il tofu con il glutine di grano.
Fu solamente nel tardo periodo Edo che la massa della popolazione cominciò ad apprezzare il cibo fritto in molto olio: una tecnica di cottura che era arrivata in Giappone da oltremare, con i primi scambi di commerci e di cultura. Mi riferisco alle tecniche di cottura shippoku e fucha, ch’eran di origine cinese, e soprattutto al famosissimo tempura, di ispirazione portoghese.

Avete presente il (o la?) tempura, no?
È uno dei piatti nazionali del Giappone (e ripeto: siccome su questo blog c’è gente che ama il Giappone molto più di me… correggetemi, se sbaglio!). Google mi dice che il (o la?) tempura è diventato uno snack popolarissimo alla fine del Settecento: era un cibo economico e veloce, che si poteva anche mangiare con le mani, in strada, senza bisogno di bacchette. Si trattava e si tratta di bocconcini di pesce, gamberi, e verdure. Infilzati su bastoncini di bamboo, venivano e vengono immersi nella pastella: fritti in pochi minuti, erano pronti da consumare. Un cibo veloce ed a buon prezzo, che potete gustare ancor oggi, (credo), nei ristoranti giapponesi.

Tempura.
È un piatto tipico nipponico, ma è stato introdotto dai Portoghesi: o per meglio dire, dai missionari portoghesi. I primi Occidentali mai sbarcati nel Giappone erano giunti lì col proposito di evangelizzarlo, infatti.

Tempura.
Tempora.
Vi dice niente?

Massì! A quanto pare, è proprio così che stan le cose.
Vi ricordate le Quattro Tempora dell’anno? I quattro periodi di preghiera e di digiuno, durante i quali ci si asteneva dalle carni e si mangiava pesce e frutta per fare penitenza?
Ecco, appunto. I missionari portoghesi, ovviamente, le rispettavano.

E dunque, nelle quattro tempora dell’anno si astenevano dalla carne e mangiavano pesce, gamberi, verdura. E li cucinavano nel modo che conoscevano meglio, e che apparteneva da secoli alla loro cucina nazionale: immergendoli in pastella, e poi friggendoli nell’olio.
Cucinavano il tempura, appunto.
O meglio ancora, cucinavano un cibo senza nome, che però doveva essere consumato nel corso delle quattro tempora.

Tempora.
Tempura.

Non sto scherzando. Pare che lo dicano fonti illustri: con tutta probabilità, il tempura è nato proprio così. I Giapponesi, che non conoscevano il Latino, avevano probabilmente cominciato ad associare il vocabolo “tempora” allo strano cibo che i missionari consumavano proprio in quei giorni, esortando anche il resto della popolazione a cibarsene in quel periodo…
Ed è così – con ogni probabilità – che dovette nascere il (o la?) tempura.

Tracce di quaresima non si trovano solamente nelle birrerie di Monaco: si trovano anche nei ristoranti giapponesi chic! L’avreste mai detto?

***

Tempura.
Tempora.
Come vi dicevo prima, oggi siamo proprio nel bel mezzo delle Tempora di Primavera.

Ultimamente, questi momenti di preghiera sono caduti un po’ in disuso: del resto, non rispondono più ai bisogni della società moderna. Voglio dire: a me non passa neanche per l’anticamera del cervello, di mettermi a pregare perché quest’estate si faccia un buon raccolto. Semmai posso pregare per il buon andamento delle borse, se proprio devo.
Ovviamente, i tempi sono cambiati: in questo mondo così industrializzato, pregare per la natura è una cosa leggermente insolita.
Ma poi arrivano momenti in cui, attoniti e impotenti, anche noi uomini moderni ci ritroviamo spiazzati di fronte alle forze immense della natura; e comprendiamo improvvisamente di esser piccoli, fragili, battibili, mortali.

In questi giorni cadono le tempora di primavera: e forse forse, in fin dei conti, sarebbe il caso di osservarle. Pregando perché in quella terra così provata possano giungere conforto e aiuti, e perché, soprattutto, la speranza non debba mai venire meno.

16 thoughts on “Fra tempora e tempura

  1. Credo si dica IL tempura :P
    Forse noi preferiremmo appioppare un femminile perchè diciamo LA frittura

    E' un popolo strano quello giapponese, hanno un'etica molto rigida… noi in Europa abbiamo avuto una maggiore influenza del cristianesimo, che pure non mi pare tanto libertino (o meglio, un tempo era abbastanza rigido, oggi di meno), eppure siamo finiti così, che non c'è più religione (in senso lato, è un modo di dire…), loro invece che non hanno avuto questa grande influenza (meno di noi comunque) sono rimasti più rigidi.

    Un pensiero per questa tragedia

    Daniele

  2. Credo si dica IL tempura :P
    Forse noi preferiremmo appioppare un femminile perchè diciamo LA frittura

    E' un popolo strano quello giapponese, hanno un'etica molto rigida… noi in Europa abbiamo avuto una maggiore influenza del cristianesimo, che pure non mi pare tanto libertino (o meglio, un tempo era abbastanza rigido, oggi di meno), eppure siamo finiti così, che non c'è più religione (in senso lato, è un modo di dire…), loro invece che non hanno avuto questa grande influenza (meno di noi comunque) sono rimasti più rigidi.

    Un pensiero per questa tragedia

    Daniele

  3. Non avevo mai sentito parlare di tempora, credo che siano in disuso da tempo immemorabile…
    di una preghiera per il paese del sol levante invece non ci si può dimenticare

    Diego

  4. Non avevo mai sentito parlare di tempora, credo che siano in disuso da tempo immemorabile…
    di una preghiera per il paese del sol levante invece non ci si può dimenticare

    Diego

  5. Al volo: in realtà pare che le Tempora fossero ancora osservate nel 1966 – poi Paolo VI le ha escluse dai giorni di digiuno e di astinenza, e pian piano la celebrazione si è fatta sempre meno sentita.
    Dovrei chiedere a mia mamma, o  meglio ancora a mia nonna: se fino al '66 venivano effettivamente praticate, loro dovrebbero ricordarsene
    Uhm.

  6. Al volo: in realtà pare che le Tempora fossero ancora osservate nel 1966 – poi Paolo VI le ha escluse dai giorni di digiuno e di astinenza, e pian piano la celebrazione si è fatta sempre meno sentita.
    Dovrei chiedere a mia mamma, o  meglio ancora a mia nonna: se fino al '66 venivano effettivamente praticate, loro dovrebbero ricordarsene
    Uhm.

  7. Il tempura dovrebbe essere corretto, perché per leggi di grammatica, tutte le parole straniere adottate in italiano sono maschili, a parte quella che indicano una cosa femminile di per sè (come la geisha).Tutto esatto, compresa l'origine portoghese del nome del piatto!
    La tempura oggi, ahimè, non è che sia a buon mercato, ma è una delle fritture migliori che esistano, molto leggera.
    Facendo la tesi proprio sul periodo in cui i missionari arrivarono in Giappone, ti correggo invece un altro piccolo particolare: le conversioni al protestantesimo furono davvero esigue (ora ce n'è di più). Inglesi e olandesi non erano interessati a diffondere la loro religione, mentre spagna e portogallo hanno evangelizzato a fondo. Il 99% dei convertiti erano cattolici, tanto che, dopo i secoli di persecuzione e chiusura del paese, ricordavano ancora come distinguere cattolicesimo da protestantesimo e usarono questi tre particolari per riconoscere i preti "buoni" (cattolici) : fedeltà al Papa, preti non sposati e divinità di Maria.
    Chiara

  8. Il tempura dovrebbe essere corretto, perché per leggi di grammatica, tutte le parole straniere adottate in italiano sono maschili, a parte quella che indicano una cosa femminile di per sè (come la geisha).Tutto esatto, compresa l'origine portoghese del nome del piatto!
    La tempura oggi, ahimè, non è che sia a buon mercato, ma è una delle fritture migliori che esistano, molto leggera.
    Facendo la tesi proprio sul periodo in cui i missionari arrivarono in Giappone, ti correggo invece un altro piccolo particolare: le conversioni al protestantesimo furono davvero esigue (ora ce n'è di più). Inglesi e olandesi non erano interessati a diffondere la loro religione, mentre spagna e portogallo hanno evangelizzato a fondo. Il 99% dei convertiti erano cattolici, tanto che, dopo i secoli di persecuzione e chiusura del paese, ricordavano ancora come distinguere cattolicesimo da protestantesimo e usarono questi tre particolari per riconoscere i preti "buoni" (cattolici) : fedeltà al Papa, preti non sposati e divinità di Maria.
    Chiara

  9. Non so se ci sono notizie sul "tempura", ma se si legge il libro "Shogun" si imparano tante cose sul Medioevo giapponese, sui gesuiti, sui cristiani veramente credenti e sui "cristiani di riso", sulle leggi contro i cristiani e sulla via de Bushido, la vera fede dei samurai.
    Un libo che ci può aiutare a capire anche il popolo giapponese di oggi!

    Ciao, R

    Ps. ho consigliato a "San Nativo Digitale" http://www.facebook.com/?sk=lf#!/SanNativoDigitale di leggersi il tuo blog, chissà se passa di qua!

  10. Non so se ci sono notizie sul "tempura", ma se si legge il libro "Shogun" si imparano tante cose sul Medioevo giapponese, sui gesuiti, sui cristiani veramente credenti e sui "cristiani di riso", sulle leggi contro i cristiani e sulla via de Bushido, la vera fede dei samurai.
    Un libo che ci può aiutare a capire anche il popolo giapponese di oggi!

    Ciao, R

    Ps. ho consigliato a "San Nativo Digitale" http://www.facebook.com/?sk=lf#!/SanNativoDigitale di leggersi il tuo blog, chissà se passa di qua!

  11. Ti confermo che il tempura si mangia nei ristoranti giapponesi ed è davvero una cosa deliziosa ^_^

    Per inciso, la parola è un po' particolare, infatti il giapponese è una scrittura che usa ideogrammi, in particolare ce ne sono 3 tipi, hiragana, katakana e kanji.
    Le prime 2 sono sillabiche (ma, na, mu, ecc) e l'unica consonante che puo' esistere senza una vocale è la n.
    Per cui si dovrebbe dire tenpura.
    Francamente non so se in romanji (ossia nel nostro alfabeto) venga tradotto con la m per rendere le cose più facili agli aoccidentali o se è per il motivo che dicevi tu.

    Chissà  ;-)

    Aerie

  12. Ti confermo che il tempura si mangia nei ristoranti giapponesi ed è davvero una cosa deliziosa ^_^

    Per inciso, la parola è un po' particolare, infatti il giapponese è una scrittura che usa ideogrammi, in particolare ce ne sono 3 tipi, hiragana, katakana e kanji.
    Le prime 2 sono sillabiche (ma, na, mu, ecc) e l'unica consonante che puo' esistere senza una vocale è la n.
    Per cui si dovrebbe dire tenpura.
    Francamente non so se in romanji (ossia nel nostro alfabeto) venga tradotto con la m per rendere le cose più facili agli aoccidentali o se è per il motivo che dicevi tu.

    Chissà  ;-)

    Aerie

  13. @ Aerie: i giapponesi scrivono, in hiragana,  teNpura, usando la sola consonante libera dell'alfabeto, e credo lo facciano da quando gliel'hanno insegnata i missionari. Un po' come rendere in italiano Johnny con Gionni, l'importante è capirsi sulla pronuncia. Ora, per gli specialisti e noi studentelli di giapponese, si è imposto a livello mondiale il sistema di trascrizione Hepburn, che prevede il mantenimento della n+p p n+b anche se da noi è grammaticalmente sbagliato. Però, prima dell'Hepburn ognuno adattava alla sua lingua, così in Italia si è ritornati a scrivere tempura, ritornando anche involontariamente all'origine della parola!

    Chiara

  14. @ Aerie: i giapponesi scrivono, in hiragana,  teNpura, usando la sola consonante libera dell'alfabeto, e credo lo facciano da quando gliel'hanno insegnata i missionari. Un po' come rendere in italiano Johnny con Gionni, l'importante è capirsi sulla pronuncia. Ora, per gli specialisti e noi studentelli di giapponese, si è imposto a livello mondiale il sistema di trascrizione Hepburn, che prevede il mantenimento della n+p p n+b anche se da noi è grammaticalmente sbagliato. Però, prima dell'Hepburn ognuno adattava alla sua lingua, così in Italia si è ritornati a scrivere tempura, ritornando anche involontariamente all'origine della parola!

    Chiara

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