Pillole di Storia · quaresima 2011

[Pillole di Storia] Un povero Cristo

Confesso la mia difficoltà: sul fatto di santificare le feste, ho qualche problemino.
Non sul fatto di santificarle in sé, per carità. Vado a Messa regolarmente, faccio tutto quello che bisogna fare… ci mancherebbe altro. Ma tendo a sentirmi una peccatrice impentita quando mi metto a chiacchierare con alcuni amici e conoscenti: fra le persone che conosco, c’è veramente un sacco di gente che ritiene quasi peccaminoso (passatemi il termine) indulgere ad attività lavorative nelle feste di precetto.
Per la serie: la domenica è un giorno di festa → io debbo fare festa → se lavoro non faccio festa → sciagura incolga quei cristiani che lavorano anche di domenica, nonostante sia il giorno del Signore.

Mah.
Sarà un problema mio, ma fatico a allinearmi.
Certo: se l’attività lavorativa ti impedisce di ottemperare al precetto domenicale, ovviamente non va bene. Ma quando a me è stato richiesto di lavorare la domenica per tutto il giorno, sono andata in chiesa il sabato sera alla Messa prefestiva… e onestamente, non m’è parso un grande dramma.
Il fatto è che io ho una visione vagamente nazistoide-opusdeiana (ahah!) delle attività professionali: insomma, il lavoro rende liberi (e anche buoni cristiani, se lavori cristianamente). In fin dei conti, il lavoro consiste nel mettere a frutto il nostro ingegno (donatoci da Dio) e le nostre capacità (donateci da Dio) allo scopo di fare qualcosa che presumibilmente è in qualche modo utile al mondo o all’umanità (creati dal Buon Dio).
Sì, ecco: oggi è domenica, e io ho passato qualche ora del mio tempo a lavorare a cuor leggero. Onestamente, non ho la percezione di essermi gravemente dannata l’anima (ma magari è un problema mio, eh).
Dipende anche dall’epoca in cui vivo, probabilmente.

Nel Medioevo – poniamo – non è che ci fossero queste grandi alternative.
O lavori, e quindi passi tutto il giorno in mezzo ai campi, o non lavori proprio, e quindi resti in borgo e vai a Messa. Non c’era l’autobus che ti porta in dieci minuti dal tuo luogo di lavoro alla chiesa più vicina. E, tendenzialmente, non c’era nemmeno questa abbondanza di attività lavorative che potessero essere svolte a casa per un paio di ore al giorno prima di dedicare il giusto tempo al silenzio e alla preghiera.
Boh: forse i lavori femminili, non saprei.
Ma naturalmente anche le donne si allineavano alla sensibilità del tempo, e quindi l’idea di lavorare di domenica appariva aberrante un po’ a chiunque.
Ci sono svariate agiografie – ed una ve l’ho già esposta – in cui il Santo opera post mortem una sorta di miracolo punitivo contro quei contadini che si dimenticano di onorare la sua festa, e preferiscono invece lavorare in mezzo ai campi.
Io sono convinta che si possano conciliare le due cose, ma vabbeh. Per cambiare idea e cominciare a sentirmi un poco in colpa, posso sempre cominciare a contemplare intensamente un quadro. E sto parlando – naturalmente – del (povero) Cristo della Domenica.

Dicasi “Cristo della Domenica” una immagine che, di norma, si compone di due parti.
Al centro c’è Gesù Cristo, seminudo e assai malconcio.
A incorniciare Cristo, ci sono svariati strumenti di lavoro: roncole, falci, fusi, martelli, pentole, asce, aghi, mazzuole… qualsiasi tipo di strumenti di lavoro, insomma.
Questi strumenti di lavoro interagiscono con Cristo nel senso che lo maciullano: gli aghi lo usano come puntaspilli, gli aratri lo scambiano per un campo da sterrare, le forbici lo tagliuzzano con allegria, le asce gli si conficcano addosso manco fossimo sul set di Shining.
Il monito è evidente: tutte le volte che, nel giorno della domenica, usi uno di questi strumenti, metaforicamente stai ferendo Cristo.
Un colpo di falce nei tuoi campi? Un colpo di falce che hai inferto a Cristo.
Un punto d’ago al tuo vestito? Un ago che si conficca nella carne del Signore.
Una mano di calce all’edificio che stai costruendo? Un mattone che colpisce in testa Gesù Cristo, squarciando le sue carni.

Per incutere angoscia, effettivamente ci riesce bene: peraltro, questo tipo di dipinti è anche una miniera di informazioni per lo storico, contenendo raffigurazioni dettagliate di un sacco di strumenti di uso quotidiano. Oggetti che, generalmente, non finiscono nei grandi quadri, o nei ritratti di un monarca.

I (poveri) Cristi della Domenica erano un genere molto diffuso, nel tardo Medioevo: erano particolarmente popolari da una parte all’altra delle Alpi (in Italia settentrionale, ma anche in Austria e Svizzera). Scompaiono col Prontestantesimo, per duplici ragioni: da un lato, c’è una certa idiosincrasia protestante per le immagini sacre; dall’altro lato, c’è la loro simpatia per le attività lavorative in genere.
Anche la Chiesa Cattolica, in quel periodo, effettua un’opera di ripensamento: e, dopo il Concilio di Trento, decide di “bandire” tutte quelle immagini di Santi, Madonne e Cristi che non rispondono più alle esigenze della Riforma. Scompaiono dunque tutti quei dipinti che attestano una religiosità un po’ troppo popolare; scompaiono, allo stesso modo, quei quadri e quelle statue che potrebbero esser in qualche modo equivoci.
La Madonna che mostra il suo seno nudo a mezzo mondo, ad esempio, è decisamente equivoca; e in fondo in fondo, anche Gesù Cristo trafitto dai ferri per lavorare a maglia può oggettivamente destare qualche perplessità, a chi non conosce i retroscena.

Ed ecco: il Cristo della Domenica scompare nell’oblio, trascinandosi dietro il suo carico di utensili assassini.
E probabilmente, con lui, scompare anche un pochettino della nostra sensibilità in materia: io sono un caso lampante, come ho detto sopra.

Epperò fa proprio pena, questo povero Cristo sanguinante e martoriato.
D’accordo che io lavoro con le carte e non con una sega elettrica… ma insomma, non son tranquilla.
In una puntata di Dylan Dog, c’era un tizio che si suicidava a forza di tagliarsi il collo con la carta. A un certo punto, il taglietto diventava così profondo da beccar la giugulare.
Glom.

E comunque buona (terza) domenica (di Quaresima) anche a voi, cari co-martirizzatori di Gesù Cristo in croce…

5 thoughts on “[Pillole di Storia] Un povero Cristo

  1. Lucia ma hai presente che io non ricordo manco l'anno in cui c'è stata la mia ultima domenica senza studiare (passiamo che anche questo sia una sorta di lavoro)??? :S

    Io appena riesco ad onorare il Natale per quanto riguarda il non lavoro (non Santo Stefano, e poverello se fa la fine del Cristo della Domenica per colpa mia >_< mi perdoni, non volevo!), già Pasqua la vedo dura, mi ricordo che una volta l'ho passata a studiare quel vomitevole di Pascoli (poeta dei miei stivali, ma non ti potevi fare i fattacci tuoi? mi ha rovinato quella Pasqua e tutti i giorni vicini sgrrrr).

    Daniele

  2. Beh… per lo studio, secondo me è ancora un'altra cosa.
    Occielo: da bambina, io avevo delle amichette che non facevano mai i compiti di domenica "perché la domenica è festa", e finché si tratta di bambini delle elementari o medie, mi sta anche bene (il carico di lavoro in genere non è mai così pesante). Ma al liceo, o peggio ancora all'università, chiudere i libri per 24 ore intere per principio io lo definirei "masochismo grave", più che altro… :-P

    Per chi lavora, la cosa è già diversa, perché generalmente ci si può anche permettere di staccare completamente per 24 ore. Però… boh? A me non sembra comunque un dramma.
    A me è già capitato di dover lavorare di domenica (e intendo proprio "lavorare", non "studiare": ad esempio, alcune volte son dovuta rimanere fisicamente in biblioteca per tutto il giorno)… ma onestamente mi è parso un modo come un altro per santificar la festa.
    Il lavoro, se vuoi vederla da un punto di vista religioso, a me sembra un modo per mettere al servizio del prossimo tutti quei doni che hai ricevuto da Dio. Quindi, insomma: se non ti distrae troppo dagli altri doveri di un buon cristiano, a me sembra che il lavoro sia un ottimo modo di santificar le feste, se per caso ti capita di dover lavorare anche quel giorno…

    (L'ho sentito: il Cristo della Domenica ha appena detto "ahi!" )

  3. Una volta, in Trentino ho comprato un lobro sulle leggende, la maggior parte riguardava brutte avventure di donne o uomini che lavoravano alla domenica! Brrrr!

    Per venire ai tempi nostri, secondo i miei suoceri (contadini nati nel primo decennio del 1900), la domenica si poteva andare a raccogliere la verdura, o bagnarla ma non fare altri lavori a parte cucinare e mangiare, per esempio, mia Suocera non voleva nemmeno che lavorassi a maglia e/o a uncinetto, mi dava delle pacche sulle mani e diceva: "e posa 'sto lavoro!" Per quelli che trapiantavano dal semezaio alla terra piena, piante di pomodori il 1° maggio c'era chi te li tagliava di notte . . . ma questo era una questione politica ed economica!
    Per i miei genitori, il lavoro da non fare la domenica, era solo quello renumerato, non gli hobby. Ma ammettevano che per alcuni lavori dovevano esserci delle deroghe . . . come per esempio i baristi, la bibliotecaria che apriva la biblioteca comunale anche la domenica, i lavoratori dell'ospedale e via derogando . . . però, mio padre, non voleva vedere mia madre a spignattare tutta la mattina della domenica, così, si spignattava al pomeriggio del sabato . . .

    Io, in tempi più recenti, lavoravo in un Centro Commerciale e in effetti, ti accorgi che tenere aperto, obbligare gente a stare in un negozio, per quattro persone che vengono, chiedono e non comprano . . . è una scemenza . . . trovo che se la gente si  organizzasse, i negozi potrebbero stare chiusi.

    Credo che la mentalità di chi non ammentte alcun tipo di lavoro la domenica sia un po' troppo "fondamentalista", come quegli ebrei ultraconservatori coi riccioli alle tempie, che non ammettono alcuna deroga al "sabato" nemmeno usare il telefono per chiamare il pronto soccorso! Pensare che anche Gesù nel Vangelo dice: "non è il l'uoo per il sabato, ma il sabato per l'uomo!" più o meno così!

    Ciao, R

  4. E' il primo commento che scrivo sul tuo blog…

    Io avevo chiesto ad un confessore al secondo anno di università e lui mi ha detto che lo studio non è lavoro vietato la domenica… Nel catechismo i punti che riguardano il riposo domenicale vanno dal 2184 al 2188 (crf. http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c1a3_it.htm)… In particolare notare che « L'amore della verità cerca il sacro tempo libero, la necessità dell'amore accetta il giusto lavoro ». Quindi probabilmente se c'è – per ipotesi – qualche lavoro da fare per le necessità della famiglia, della Chiesa, di persone bisognose e simili questo è probabilmente permesso (e a quanto mi pare di capire: doveroso!!!). Se non ho inteso male (punto 2186) lo studio, la meditazione, la riflessione, il silenzio, la visita agli ammalati e le altre opere di misericordia sono praticamente doverose la domenica! Inoltre servizi essenziali vanno garantiti di base (come quasi – medico – a – 2 – esami – dalla – laurea trovo abbastanza emblematica la domanda "è lecito compiere guarigioni in giorno di sabato?". Anche per questo io studio – forse troppo – la domenica).

    Comunque, probabilmente, santifica molto di più la festa una persona che si dedica al proprio lavoro, con coscienziosità, la domenica rispetto ad altre persone che aspettano la domenica solo per poter fare visita ad ipermercati vari passandovi l'intera giornata… 

    Il_grande_FraTollo

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