Hot Cross Bun

Venticinque anni prima

“Dai, Gesù! Mettiti le scarpe, in fretta: dobbiamo andare al forno!”.
Il bimbo, che se ne stava accucciato in un angolino della stanza giocando con i trucioli di legno che si ammassavano ai piedi del tornio, sollevò la testa, velocemente. Ubbidiente, si mise in piedi e trotterellò verso la mamma. “Al forno?”.
“Sì. Vedi?”. Maria si chinò sul bambino e gli indicò una grossa pagnotta, non ancora cotta, che campeggiava sul tavolo in un vassoio di terracotta. “Andiamo al forno del paese, e mettiamo a cuocere questa forma di pane. Per l’ora di cena, sarà cotta. Mangeremo un pane buonissimo, stasera!!”.
Gesù sorrise, e si alzò leggermente sulla punta dei piedi per poter avere una visuale migliore della pagnotta sul tavolo. Maria si allontanò per un attimo, per fissarsi il velo sui capelli, e Gesù si divertì, non osservato, a far sprofondare il dito nell’impasto profumato e molle.
“Allora! Sei pronto?”. Maria era tornata vicino al tavolo, finendo di sistemarsi il velo. Gesù annuì, contento.
“Ecco qua… allora c’è solo un’ultima cosa, da fare”, commentò sua madre. “Guarda”. Sempre sorridendo – perché una mamma sorride sempre, quando insegna qualcosa al suo bambino – prese un coltello che stava lì sul tavolo e incise il pane con un taglio leggerissimo. “Questo aiuta il pane a lievitare meglio”, spiegò tranquilla. E allora affondò la punta della lama nell’impasto bianco della pagnotta: e fece una prima incisione, dall’alto verso il basso; e poi tracciò una seconda riga da sinistra verso destra, che andò a incrociar la prima. “Hai visto?”.
Si voltò verso Gesù dedicandogli un gran sorriso; ma fu sorpresa di notare che suo figlio, improvvisamente, si era fatto cupo e serio. Fissava la croce che svettava sulla pagnotta; e c’era un non so che di adulto, nel suo sguardo.
“Beh? Che hai visto?”, commentò Maria in tono scherzoso, contemplando il bambino e il suo sguardo corrucciato.
Gesù scosse il capo, riscuotendosi, e guardò sua madre con occhi gravi. “Niente. Stavo solo pensando”.
E tornò a guardare il pane, con espressione piena di consapevolezza.

***

Il tema di Gesù che, nel corso dell’infanzia, ha qualche presentimento – più o meno conscio – della morte che lo attende, è sempre stato molto caro all’arte e all’agiografia. La storia che vi ho raccontato dovrebbe risalire alla Francia medievale – e si riferisce, in realtà, a quel popolare tipo di pagnotta che ha una “croce” sulla crosta. L’avete sicuramente vista ed assaggiata, perché è una forma di pane diffusa in tutto il mondo: la “croce” aiuta il pane a lievitare meglio quando cuoce – e, evidentemente, non c’entra niente con il Cristo.
Nel Medio Evo, però, alla gente piaceva immaginare che ci fosse chissà quale legame con la croce del Signore. Quella che vi ho raccontato non è neanche l’unica leggenda che affronta questo tema: ne conosco un paio d’altre!

Però, a dire il vero, una “pagnotta” cruciforme pensata apposta per ricordar la croce… esiste sul serio, nella cucina inglese. Sto parlando dell’Hot Cross Bun.

Dicesi “Hot Cross Bun” un piccolo panino lievitato, dal sapore dolce ma non troppo, che viene frequentemente aromatizzato con l’uvetta. La caratteristica principale dell’Hot Cross Bun è per l’appunto una croce stilizzata che viene dipinta su di esso, a fine cottura, con lo zucchero glassato.
Pare – ma non so se è vero – che, in origine, gli Hot Cross Bun venissero prodotti con quella stesso identico sacco di farina che doveva anche servire a preparar le ostie per la Messa. Questo doveva dare – come dire? – un “tocco di religiosità” aggiuntiva all’intera preparazione, che si presentava – a quanto leggo – come “dolce cristiano” per eccellenza.

Sono molte le tradizioni che sono fiorite, nel corso del tempo, attorno all’Hot Cross Bun.
Se due persone, a tavola, dividono lo stesso dolcetto la domenica di Pasqua, resteranno amiche (o innamorate) per tutto l’anno che ha da venire. Se una persona ammalata riceve in dono un Hot Cross Bun, il panino – come la proverbiale mela – lo aiuterà certo a guarire. Se, prima di addentare il pane, si bacerà devotamente la croce di zucchero sulla sua crosta, il Signore gradirà il gesto di fede e lo premierà con grandi doni.
E infine… se messo nella valigia e portato con sé in un viaggio in mare, l’Hot Cross Bun garantirà una traversata tranquilla e un felice ritorno a casa.
L’Hot Cross Bun era il dolce che la vedova di Londra aveva promesso, un giorno lontano, al suo bambino che salpava il mare, e che non tornò più per assaggiarlo.

5 pensieri riguardo “Hot Cross Bun

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