Pillole di Storia

[Pillole di Storia] Le pupe sexy di fine secolo

Mh? L’ho già detto, che in questo periodo ho poco tempo da dedicare al blog?
Fortunatamente, fra i libri di casa mia c’è anche il pregevole testo Blogging for dummies (giuro, ce l’ho davvero); ed una delle prime regole di Blogging for dummies è: “tienti da parte qualche archivio di immagini interessanti pronte all’uso, per i periodi in cui non avrai tempo di postare delle cose più elaborate”.

Mica scemo, come suggerimento. E in fin dei conti, al giorno d’oggi, grazie alla meritoria opera di digitalizzazione di tanti archivi fotografici sparpagliati nelle biblioteche di mezzo mondo, è veramente facilissimo accedere a una quantità immensa di materiale di valore… con un semplice click del mouse, senza manco alzarsi dalla scrivania.

Il post di oggi, in particolar modo, arriva a voi grazie al paziente lavoro dei bibliotecari delle Ohio State University Libraries. I gentili colleghi, scanner alla mano, hanno provveduto a digitalizzare una intera collezione di foto donata loro da un tal Charles H. McCaghy. Charles H. McCaghy era un collezionista che si era interessato a un campo molto particolare: collezionava… ehm… fotografie sexy.
Ma fotografie sexy di fine ‘800, ed è questa la cosa interessantissima: insomma, aveva raccolto oltre centocinquanta scatti di ballerine, spogliarelliste, “veline” e danzatrici, che in quegli anni lavoravano negli strip club o praticavano il burlesque.

Come dite? “Questo era un simpatico blog per famiglie, e adesso ‘sta pazza comincia a pubblicare scatti sexy da strip club”?
No, tranquilli: è altamente improbabile che questo post possa suscitare pensieri impuri a un internauta del 2000. Eppure questi scatti sexy di fine ‘800 meritano d’esser guardati: meritano una riflessione, secondo me.
Perché, cavolo… stiamo parlando delle icone sexy di una volta!
Stiamo parlando di donne che, poco più di cent’anni fa, venivano giudicate affascinanti, seducenti, e irresistibili dal punto di vista fisico. Stiamo parlando di donne che erano i sex-symbol degli Americani di fine ‘800, e stiamo parlando di uomini adulti che pagavano fior di quattrini pur di vedere queste donne svelare il loro corpo paradisiaco.
Stiamo parlando delle Belen di fine ‘800, insomma. Stiamo parlando delle donne più irresistibili e fascinose che l’America conoscesse.
Ed è interessante e sorprendente (e forse anche consolante, per le donne…) pensare a quanto siano mutevoli, e soggettivi, e effimeri, i canoni di bellezza imposti dalle mode.

Clara Davenport
Clara Davenport

Yolande Wallace

Christine Mertens

Lillian Land

Arline Stanley

Lousie Montague

Minnie Marshall
Minnie Marshall
Leontine
Leontine
Pauline Hall
Pauline Hall

Dolly Adams

Viola Clifton
Viola Clifton

19 thoughts on “[Pillole di Storia] Le pupe sexy di fine secolo

  1. Ché poi, sia chiaro, non tutte le trovo brutte (alcune sì :-D) (altre invece le trovo proprio carine: Pauline Hall ad esempio la trovo deliziosa, nell’insieme). Però non sono un maschio, sarei curiosa di sapere se i maschi in linea le definirebbero “donne piacenti”.
    In compenso, dal punto di vista femminile, sono sicura che qualsiasi ragazza d’oggi, avendo un corpo come quello delle modelle in foto, ci troverebbe qualche difetto: uh ho i coscioni enormi, uh ho la pancia che sporge, uh ho dei polpacci inguardabili, uh ho il viso grassissimo, uh ho la cellulite, uh ho le braccia flaccide, uh devo perdere peso.
    Voi non dite?

    Ché poi questo non voleva neanche essere un post sulle ragazze del 2000 che si guardano allo specchio e non si piacciono; voleva più che altro essere un post sui bizzarri (per i nostri occhi) canoni di bellezza dello scorso secolo ;-)

    1. Peraltro notavo che hanno (quasi) tutte le stesse scarpe (o meglio: non tutte, ma tante sembrano portare lo stesso identico modello che ha Viola Clifton). Forse erano scarpe di scena, ma non mi sembrano comodissimissime per ballarci dentro… boh?!

      Sì, è vero: il crocifissone gioiello l’avevo notato anch’io… anzi, io trovo che tutto il look della Adams in generale sia abbastanza “alla moda”, per i nostri canoni!
      ‘nsomma… tutto sommato, non è poi così diverso da certi abbinamenti che si vedono anche oggi, se ci pensate…

    1. Eh sì, tutte donne di sostanza :-)
      In realtà ce n’erano anche di magroline (occielo: meno magroline delle nostre modelle d’oggi, ma più snelle delle spogliarelliste qui sopra). Però, sfogliando le gallerie di foto e guardando come sono vestite queste attrici molto stelle, mi sembra di aver notato una cosa interessante: quelle più magre non si svestivano così tanto (almeno in foto), e/o ricoprivano ruoli particolari.

      Lei ad esempio è deliziosa anche per i nostri standard, però non l’hanno fotografata nel ruolo di femme fatale: più che altro, è una fatina.

      https://kb.osu.edu/dspace/handle/1811/47636

      Magari è un’interpretazione mia totalmente campata in aria, ma ho avuto come l’impressione che le donne molto magre, quindi con meno forme, venissero considerate un po’ “una cosa a parte”… forse perché c’era di meno da guardare, come dire :-P

    1. MUAHAHHAHAHAHA, Dabo… mi hai fatta morire :-DDDD

      Io invece trovo un po’ inquietante l’enigmatica espressione di Arline Stanley. Cioè, non riesco proprio a decifrarla. Ma se una tizia mi guardasse così di notte in una strada buia, penso che tanto tranquilla non sarei :-P

    1. Beh, hai la mia approvazione :-P

      Io in compenso capitolerei all’istante (non so a che cosa, ma capitolerei a prescindere) di fronte all’opportunità di andare in giro con quel tipo di vestito/cappello/acconciatura. Ma quanto erano belli i vestiti di fine ‘800 e inizio ‘900? E non parlo solo dei vestiti eleganti delle attrici, ché fin lì ci va poco: io adoro anche i vestiti normali da contadina, per dire. Secondo me erano bellissimi e di rara femminilità.
      Aaaaahhhh, sono nata nel secolo sbagliato, drammaticamente pieno di felpe e di blue jeans…! :-D

      1. Concordo. Cosa possiamo dire, invece, dei vestiti, cappelli e acconciature (soprattutto dei baffi) degli uomini nella belle epoque? A parer mio non erano fonte di fascino (un discorso a parte meriterebbero le divise militari, però)! :)

      2. Invito tutte quelle che conoscono il sollievo nello sbottonare un paio di jeans appena un po’ stretti a riflettere sui busti della belle epoque… le espressioni di Dolly e Viola sono strettamente connesse con lo strizzamento del girovita, altro che ;-)

      3. Francesca, quello è vero… mamma mia, non so come facessero!
        Avevo letto tempo fa un’intervista ad un’attrice (mi pare Keira Knightley?) che diceva di aver dovuto usare busti molto stretti durante le riprese di film storici, perché giustamente il suo abbigliamento doveva essere simile a quello dell’epoca. E l’attrice diceva che, alla lunga, stare chiusa in quei busti strettissimi e magari doverci pure fare delle scene di “azione” (tipo corsetta nei prati, niente di che) era davvero una tortura fisica…
        Non so se fosse solo una questione di “farci l’abitudine” (ad esempio noi di oggi stiamo appollaiate su tacchi 12 e più – neanche quello è il massimo della comodità)… ma secondo me, busti così stretti facevano davvero mancare il fiato… :-S

        Poveromabello, ma no: i vestiti maschili dell’epoca a me piacciono. Acconciature e baffi, un po’ di meno, ma l’aspetto complessivo degli uomini mi sembra molto dignitoso. Poi vabbeh, io ho una passione per i mantelli: ho un amico che va in giro con un tabarro nero che si è fatto fare da un sarto su misura, e trovo che l’insieme sia di rara eleganza. Un po’ fuori dal mondo al giorno d’oggi :-D, ma di rara e indiscutibile eleganza.
        Aaaaahh, quando facevo le scuole medie Rai Due trasmetteva una serie (bellissima) chiamata Road to Avonlea (qualcuno la guardava?)… io la adoravo e adoravo ancor di più quei vestiti! E quelle acconciature (per le ragazze)! Aaaaaahhhh! C’è stato un periodo in cui mi facevo lo chignon ogni singolo giorno della mia vita, per cercare di imitare le mie icone di stile di inizio ‘900 ;-)

    2. Vedevo anche io quel telefilm, se non sbaglio è tratto da un romanzo dell’autrice di “Anna dai capelli rossi”

      Comunque, i busti erano un vero strumento di tortura.

      1. Sì, io inizialmente pensavo che fosse uno spin-off di “Anna dai capelli rossi” (poco prima, gli stessi avevano fatto un telefilm anche su di lei – bellissimo!); in realtà poi ho scoperto che le vicende di Avon Lea prendevano effettivamente lo spunto da un altro romanzo dell’autrice di Anna (poi, col passar delle stagioni, gli sceneggiatori ci avevano messo del loro). Mi ricordo che in una puntata di Road to Avon Lea appariva anche Marilla, che raccontava a zia Etty le ultime novità su Anna, ormai cresciuta e sposata :-D

        In compenso… mamma mia, che bello, quel telefilm che avevano fatto su Anna dai Capelli Rossi. Non dico il cartone animato giapponese, eh: proprio il telefilm fatto dagli stessi produttori di Road to Avon Lea. Lo conosci/conoscete?
        Bellissimo. Peraltro lì ho scoperto che la storia di Anna dai Capelli Rossi è molto più lunga di quella raccontata nel cartone animato, l’autrice ha scritto un sacco (ma veramente un sacco!) di libri… dovrebbero anche esser stati tradotti in Italiano ed è da qualcosa tipo dieci – quindic’anni che mi danno per trovarli, ma non ci riesco!!

  2. Interessante questo excursus, ma la bellezza fotografata rimane un’immagine che può suscitare mille fantasie nella mente di un uomo. La bellezza un po’ più autentica si manifesta quando la donna si esprime oltre l’immagine, magari attraverso una danza, un canto, una parola, un gesto, un sorriso, insomma con un cenno di amore.

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