Quaresima 2013 · Vite di Santi e Beati

[Ma che sant’uomo] La notte di nozze di Valeriano

Santa CeciliaSe Valeriano fosse vissuto adesso, nella società post-sessantottina dei nostri giorni, se ne sarebbe accorto già per tempo, che c’era qualcosa che non andava.
Non voglio in alcun modo dare attenuanti al sesso prematrimoniale, e chi mi conosce lo sa bene… però, ‘nsomma. Due ragazzi normali, senza apparenti vincoli religiosi, al passo con la mentalità dei tempi, che si frequentano per anni e anni senza mai consumare la loro unione… mhm… Ai giorni nostri, Valeriano se ne sarebbe accorto subito che c’era qualcosa che non andava, in quella specie di Madonnina infilzata che i suoi genitori gli avevano messo al fianco.
E invece, niente. Valeriano, bontà sua, era nato nel 177 d.C., figlio di una nobile famiglia di patrizi. Cecilia, la sua fidanzata, si avviava verso un glorioso futuro di rispettabile matrona romana: la castità pre-matrimoniale era data per scontata, la loro relazione era pura di default, e insomma Valeriano non aveva la più pallida idea di quello che passava per la testa della fanciulla.

A leggere certe agiografie di Sante vergini dell’antichità, si tende a provare un po’ di compassione per quei poveri disgraziati dei loro fidanzati o sposi. Santa Cecilia (proprio come una vasta schiera di sue “colleghe”) aveva avuto questa pensata fenomenale di accettare la mano del suo pretendente… omettendo di comunicargli quel piccolo dettaglio circa il voto di verginità che aveva preso.
‘Se ne accorgerà a momento debito’ pensavano probabilmente le fanciulle: ‘hi hi hi’.
“Hi hi hi” è sempre un brutto segno, quando vien fuori dalla bocca di una Santa.

E così si tenne il matrimonio fra Valeriano, pagano duro e puro, e la bellissima Cecilia, cristianissima in incognito.
E ci fu la cerimonia, e ci fu il grande banchetto; e poi calò la sera, e i due sposi si ritirarono nella loro camera.

Valeriano, molto comprensibilmente, cominciò a slacciarsi i pantaloni (o il corrispettivo dei pantaloni nell’Antica Roma, insomma. Quella roba lì).
Cecilia, tranquillamente sdraiata nel suo letto, sorrise serenissima. “Oh, no, Valeriano… no”, disse soavemente.
“Come sarebbe a dire, no?”.
No”, ripeté la giovine. E poi si sentì in dovere di aggiungere, sotto lo sguardo sconcertato del suo sposo: “no, mio diletto amico. A me, ehm, piace fare diversamente. Ti prego, rimettiti i vestiti ed esci in strada”.
“In strada?”, boccheggiò il pover’uomo.
Cecilia sorrise, incoraggiante.
“Cioè vuoi farlo in strada? Nel parco? In carrozza? Ma amore, io non…”.
“Nonnò, che!, te lo scordi!”, esclamò Cecilia. “No. Tu vai in strada. Io resto a casa. Tu procedi fino a quel tal crocicchio che hai ben presente, lì, in quella zona isolata e piena d’ombre, e lì, a quel crocicchio, troverai qualcuno che ti aspetta. Vedrai, ne varrà la pena. E poi, potrai tornare al talamo”.

“Troverai qualcuno che ti aspetta”.
Oh wow.
La cosa cominciava a farsi intrigante, agli occhi di Valeriano.
Nella peggiore delle ipotesi si trattava di un venditore di gioielli: sai com’è, magari ho sposato una di quelle da cui ti puoi anche scordare un figlio se prima non sono sommerse di lussi e di preziosi; e vabbeh, in fondo in fondo è la natura delle matrone.
Ma, oooh.
Ooohhh.
E se invece non si fosse trattato di un venditore di gioielli?
Se invece fosse stato… che ne so… qualcosa di un po’ più piccante?
‘nsomma, non è tanto normale che la tua giovane sposa, alla prima notte di nozze, ti mandi in un crocicchio buio per incontrare qualcuno “dopodiché potrai tornare al talamo”.
Magari quell’insospettabile fanciulla aveva in mente di fare una cosa… come dire… un po’ più…

Ora: voi mettetevi nei panni di questo povero marito che cammina spedito fino al crocicchio, sperando di trovare una bella pupa con cui fare una cosa a tre.
E che si trova di fronte a un vecchio.
Vestito strano.
Che gli sorride giovialmente.
E che disgraziatamente è il Papa.

Proprio così: era Papa Urbano I, diciassettesimo vescovo di Roma e venerato come Santo dalla Chiesa. Era Papa Urbano I, che si parò di fronte allo sconcertato giovanotto e cominciò a predicare qualcosa circa la misericordia del Signore e l’importanza assoluta di votarsi a Lui. Dopo una quindicina di minuti in cui Papa Urbano I andrò avanti con quelli che a Valeriano parvero delirii (e dopo una quindicina di minuti in cui Valeriano rimase in zona nella speranza di scrollarsi di dosso il vecchio pazzo e di vedere una playmate in ritardo all’appuntamento, io credo, altrimenti non si spiega), il Santo Padre prese una boccetta d’acqua, la versò in testa al pover’uomo, e procedette a battezzarlo.
Lo sguardo sconcertato di Valeriano – un misto di disperazione, rabbia, e rassegnazione incredula – dovette probabilmente dissuadere Urbano I dal proseguire la sua catechesi, giacché il Vicario di Cristo salutò cordialmente il neo-cristiano (?) e se ne andò rapidamente, salmodiando una preghiera.
Appurato che no, non c’era nessuna playmate in vicinanza, Valeriano si grattò la testa, alzò gli occhi al cielo in un muto appello agli dèi, e tornò sconcertato a casa.
Dove scoprì sua moglie che giaceva con un altro uomo.

Ora: io non metto in dubbio che la lingua italiana sia mutata profondamente, negli ultimi quattrocento anni. Però, nel libretto seicentesco che ho avuto fra le mani per lavoro un paio d’anni fa, e che lavorando mi sono anche letta, c’era scritto proprio così. Trovò Cecilia nella camera da letto, prostrata con un giovane uomo.
Di nuovo, vi inviterei a mettervi nei panni di quello sposo che esce di casa convinto di star dando il via a un menage a trois, si trova di fronte al Papa, viene battezzato a tradimento, torna a casa sconcertato, entra in camera da letto, e scopre sua moglie mentre si prostra con un altro uomo.

Cecilia angelo“Amore mio, ma che ti pensi?!”, esclamò Cecilia dopo qualche istante, notando l’espressione omicida che si stava facendo largo sulla faccia del marito. “Questo è un angelo del Signore, che te credi?!”.
L’angelo del Signore lanciò un sorriso gioviale a Valeriano.
(Vi pregherei peraltro di notare l’aria da teppista ribelle che generazioni intere di pittori hanno attribuito a ‘sto celeste terzo incomodo, nel corso di tutta la Storia dell’Arte).
“Un angelo del Signore”, ripeté scettico Valeriano, che in un altro momento forse avrebbe già ammazzato a pugni in faccia il tizio sconosciuto che si prostrava con sua moglie, ma in quel momento aveva solo una gran voglia di piangere.
Sì!”, esclamò Cecilia, con notevole entusiasmo. “È il mio angelo custode!”.
L’angelo custode salutò di nuovo.
Hai avuto modo di chiacchierare con il mio amico Urbano, vero?”, domandò la donna con apprensione, cogliendo un’altra volta l’espressione disperatamente attonita sulla faccia del marito.
“Urbano?”, sussurrò il pover’uomo passandosi una mano fra i capelli. “Il pazzo che ha cominciato a parlarmi della misericordia divina e mi ha versato una boccetta d’acqua in testa…”.
“Ti ha battezzato”, lo corresse Cecilia pazientemente: “ti ha reso un cristiano, come noi”.
“…e poi ha detto…”. Valeriano si interruppe, e sgranò gli occhi. “No, scusa. Tu mi stai dicendo che tu sei una cristiana?”.
Cecilia annuì sorridendo. L’angelo custode prostrato assieme a lei sorrise ancor di più. Valeriano non riuscì a trattenere un gemito.
“Sì, e a proposito, io avrei anche consacrato la mia verginità al Signore” aggiunse Cecilia molto rapidamente, “ma non è questo il punto amore mio, vedrai, ho pregato tanto per la tua conversione e sono certa che avrà luogo presto, e poi sarai molto più felice”.

A questo punto, dicono le agiografie, Valeriano fece l’unica cosa ragionevole che potesse fare un uomo nella sua situazione, e domandò a sua moglie di mostrargli la natura angelica di quel belloccio sconosciuto che aveva beccato in camera da letto mentre si prostrava assieme a lei.
(Ma si prostrava dove e perché, aggiungo io? Si prostrava in preghiera? E non me lo specifichi? Mi dici che si prostravano e basta? Ma che razza di modi).
Comunque, si vede che a questo punto il mio agiografo s’era stufato di scrivere, giacché le cose precipitarono vertiginosamente: l’angelo fece un miracoluccio, ovverosia fece apparire nelle sue mani due corone di fiori profumati (rose rosse, per lei; gigli candidi, per lui), e le mise in testa ai due sposini.
E a quel punto, a quanto pare, Valeriano si convertì.
Non chiedetemi il perché: io non ne ho idea e il mio agiografo non me lo dettaglia.
Si vede che, all’epoca, il buon Dio amava andarci giù pesante, con la tecnica delle conversioni lampo in stile “fulminato sulla via Damasco, e ZAC!!”.

Cecilia e Valeriano

Ad ogni modo, Valeriano si convertì. Ormai fervente cristiano, pregò per la conversione di suo fratello Tiburzio, e la ottenne, sempre con la stessa tecnica lampo.
A questo punto, i due fratelli crearono una specie di team di becchini in nero, che si davano daffare per sotterrare i cadaveri dei cristiani martirizzati (i persecutori avevano ordinato che fossero lasciati insepolti, per aggiungere un’ulteriore pena a quelle vittime). (A onor del vero, questo succedeva veramente in alcuni periodi storici, ma non sotto il pontificato di Papa Urbano I, che anzi ebbe un ottimo rapporto con le autorità e ottenne che, sotto la sua guida, la Chiesa Cristiana non andasse incontro a persecuzioni. Ma vabbeh, non sottilizziamo).
Comunque, secondo l’agiografia, Valeriano e Tiburzio furono beccati mentre cercavano di seppellire i correligionari, furono processati e uccisi, e l’inconsolabile Cecilia pregò serenamente sulla tomba di suo marito, certa di riabbracciarlo di lì a poco. Di lì a poco, infatti, fu denunciata come cristiana e condannata a morte, da parte di un giudice psicologicamente insano che ordinò che la fanciulla fosse soffocata nel bagno della di lui casa (?). Fortunatamente la pena fu poi commutata in una decapitazione, e così nacque al cielo anche Cecilia. Fine della nostra storia. Au revoir.

***

Signori e signore: attendibilità storica a parte (non è questo il punto), ecco a voi la strana storia di Cecilia e Valeriano.
Ovverosia, tecnica di conversione numero 2: “cristiana impalma pagano, e gradualmente lo conduce al Padre”.

9 thoughts on “[Ma che sant’uomo] La notte di nozze di Valeriano

  1. Oddio, che una decapitazione sia preferibile al soffocamento… no, dai. Io voto per il secondo, se proprio in un futuro oscuro dovesse toccarmi.

    ‘sta storia comunque non la conoscevo.
    Inquietante. Una pacca sulla spalla a valeriano…

    1. Preferiresti morir soffocata piuttosto che decapitata? O.o
      Ommamma, io proprio no… una decapitazione (fatta bene, con un colpo netto) è rapida e ti ammazza in fretta… morir soffocati, invece, mi da l’aria di non essere né rapido né indolore, anzi, secondo me passi i tuoi ultimi istanti di vita a dibatterti nel panico…
      Nonnò: io preferisco essere decapitata, assassini in linea prendete nota! :-D

      (Ehm. Sì. Immaginavo che sulle agiografie serie di Santa Cecilia non raccontassero questa storiella o non la raccontassero con questi toni. Ma, ehm. Tutto vero, eh. Non mi sono inventata niente. Pover’uomo, sì :-D)

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