Pillole di Storia · Quaresima 2013

L’infima feccia dei Cristiani: uomini marcatamente rozzi; donne credulone e psichicamente instabili

Oscuro filosofo romano, forse d’origine greca, Celso avrebbe facilmente potuto cadere del completo oblio, se, a un certo punto della sua carriera, non avesse deciso di prendersela coi Cristiani. Si era sotto il regno di Marco Aurelio, diciamo circa nel 178 A.D. – e i Cristiani, molto rapidamente, stavano cominciando a espandersi “come formiche”, per usare l’espressione del filosofo.
A Celso, molto evidentemente, i cristiani non stavano simpatici.
Non è che provasse una particolare ferocia nei loro confronti, o che andasse in giro a fare il vendicatore mascherato vergini Cristiani a destra e a manca. Semplicemente, i Cristiani gli stavano antipatici un po’ allo stesso modo in cui stanno antipatici ad Odifreddi – e infatti, come Odifreddi, anche Celso scriveva libelli contro questa religione.
Tali libelli sarebbero serenamente scomparsi nell’oblio dei secoli, se non fosse che, a un certo punto, il cristianissimo Origene (quello che s’era auto-castrato per evitare di infrangere il sesto comandamento) prese il testo di Celso e cominciò pazientemente a controbattere alle sue argomentazioni. Nacque così un’opera, il Contra Celsum, che ebbe un notevole successo nelle comunità cristiane, e che si è conservata fino a noi. Proprio grazie a quest’opera, che contiene lunghe citazioni del libello di Celso andato perduto, possiamo ricostruire almeno in parte i contenuti espressi dall’autore anticristiano.
È interessante darci un’occhiata, anche solo per capire chi era il cristiano-medio agli occhi dei suoi detrattori, verso la fine del II secolo.

Il cristiano-medio, secondo Celso, è un povero demente:

sono volgari e rozzi, volgare è la loro dottrina, e per la sua volgarità e per la sua assoluta incapacità ai ragionamenti ha conquistato solo le persone volgari, sebbene fra di essi vi siano […] anche persone moderate e ragionevoli e intelligenti, nonché disposte all’interpretazione allegorica,

 però poche, e comunque totalmente prive di spirito critico:

non sono disposti né a dar conto né a ribattere alle critiche sulle cose a cui non credono, ma si limitano a dire “non farti troppe domande: abbi fede”, e “la tua fede ti salverà”. E poi aggiungono: “la sapienza, nel mondo, è un male; la stoltezza è un bene”.

 Generalmente, per far proseliti, i cristiani

attirano la gente usando mille modi e inventano motivi di terrore

(non è che le critiche sian cambiate molto negli ultimi 1800 anni, eh!)

e trovano terreno fertile nella dabbenaggine di chi si lascia facilmente ingannare

Ad esempio,

quelli che nelle piazze vanno esponendo le più screditate dottrine e poi fanno la questua, non s’azzarderebbero mai ad avvicinarsi a un gruppo di uomini assennati e ad esporre tra questi le loro meraviglie; mentre dove vedono dei ragazzini o una turba di schiavi o un gruppo di uomini stolti, là si spingono a menar vanto.

Poi c’è anche chi sceglie di essere piuttosto esplicito e dice direttamente

“non si presenti a noi nessuno che sia istruito, acculturato, con studi alle spalle” (perché tutto questo è ritenuto un difetto, fra di loro); “venga pure chi è ignorante, stolto, poco istruito, con spirito da bambino: questi, venga fiduciosamente!”. E infatti, che persone del genere siano degne del loro dio, i cristiano lo ammettono apertamente, proprio perché puntano a convertire solo gli sciocchi, i poveri, i dementi, le donnette, i ragazzini, e sanno di non poter ambire ad altro.

Ché poi, a forza di mettere strane idee in testa a ‘sti poveracci, rischiano anche di diventare un pericolo per la società intera:

Anche nelle case private, tessitori, ciabattini, lavandai, e tutto il volgo più ignorante e rozzo, non ardiscono parlare alla presenza dei padroni; però, quando riescono a trarre in disparte i loro figli o qualche sciocca donnicciola, allora cominciano a raccontare le storie più mirabolanti e mettono loro in testa che non occorre ubbidire al padre o ai maestri, ma bisogna dar retta a loro. I primi – dicono loro – parlano a vuoto e in realtà non conoscono il mondo, non sono capaci di fare cose buone, ormai in balia dei loro vizi e delle convinzioni. Solo loro, i cristiani, conoscono il senso della vita.
[…] E se, mentre parlano in questo modo, vedono comparire un maestro o una persona colta, o anche solo il padre di quei ragazzi… allora, se sono prudenti, se la squagliano impauriti; se sono sfrontati, incitano i fanciulli a ribellarsi, sussurrando loro cose del genere: che […] bisogna che lascino perdere il madre e vengano a istruirsi assieme a loro, con le donnicciole e i ragazzini da poco, nella bottega del ciabattino.

Insomma: una religione composta da dementi e rimbambiti che si bevono le frottole dei preti solo perché sono troppo ignoranti e ottusi per acculturarsi e capire il mondo (uhm, dov’è che l’ho già sentita?) – opinione che doveva essere diffusa fra molti oppositori del cristianesimo, visto che la ritroviamo, paro pari, nell’Octavius. L’Octavius, ad opera di Minucio Felice, è un’opera apologetica cristiana; però, sentite quali parole mette in bocca l’autore a uno dei due protagonisti del dialogo (quello che si oppone al Cristianesimo):

I Cristiani, dopo aver racconto dalla feccia più infima uomini marcatamente rozzi e donne credulone e psichicamente instabili […] formano una massa indistinta di empi.

Erano parole messe in bocca a chi – come dire – c’aveva il dente leggermente avvelenato nei confronti del Cristianesimo, e questo è abbastanza ovvio: però, in queste critiche, potrebbe anche esserci un fondo di verità?
D’accordo che erano critiche partigiane, e su questo non ci piove: ma magari queste argomentazioni avevano una minima aderenza colla realtà. Verrebbe quindi da domandarsi: ma davvero il Cristianesimo si era diffuso primariamente fra le masse di poveri diseredati incolti? Sarebbe anche plausibile, voglio dire: se trovi una religione che ti dice “gli ultimi saranno i primi”, e tu rientri nella categoria degli “ultimi”… beh… ci sta pure, che questo credo eserciti su di te un certo fascino.

In realtà, allo stato delle cose, gli storici non possono affermare che il cristianesimo si sia diffuso inizialmente, o primariamente, o prevalentemente, fra le fasce più basse della popolazione. Anzi: tutti i convertiti più “famosi” (Agostino, Giustino, ecc.) erano persone decisamente benestanti – anche se c’è da dire, ovviamente, che difficilmente una lavandaia sarebbe stata nelle condizioni di poter scrivere un’opera come le Confessioni. Dalle agiografie, abbiamo testimonianza di conversioni molto umili (e sicuramente gli umili sono stati una categoria sempre molto esaltata dal Vangelo); ma, per converso, fra i primi cristiani non mancavano neanche intellettuali, matrone, grandi mercanti, gente “ben messa” e pienamente realizzata.

Una religione che affascina prevalentemente le fasce basse della popolazione, e che comincia a fare proseliti “illustri” solo quando diventa credo di Sato?
Ma no. Onestamente, allo stato delle cose, sembrerebbe di poter dire di no.
Semmai, sembra che il Cristianesimo avesse cominciato a diffondersi in maniera più o meno trasversale, affascinando sia i poverissimi, sia il ceto medio, sia i benestanti, sia la gente ricca. Sono rare le conversioni veramente molto eccellenti (tipo gente vicina alla famiglia imperiale, chessò); ma questo, probabilmente, dipendeva anche da ragioni d’opportunità politica.
In ogni caso, non si trattava solo di una religione riservata ai poveri accattoni. Sicuramente c’erano anche loro, ma sicuramente c’era anche gente ricca e intellettuale. Evidentemente, c’erano tanti modi in cui il Cristianesimo, già alle sue origini, riusciva ad affascinare anche gruppi di persone molto diversi fra di loro…

10 thoughts on “L’infima feccia dei Cristiani: uomini marcatamente rozzi; donne credulone e psichicamente instabili

  1. Ma del resto, Francesco Agnoli nel suo libro sugli scienziati cristiani, sfata un mito che anche oggi i cattolici siano solo zotici che non possono capire di scienza, e vi si oppongono. Eppure questo è quello che passa nei media e da parte di questi saccenti atei.
    Quindi anche questo si ripete: un movimento che porta una prevalenza di persone più colte, ma che per partito preso viene presentato come roba da donnette.

    1. Secondo me son critiche che vengono periodicamente portate avanti sempre uguali ogni tot. tempo.
      Sono stata stupita di imbattermi, mentre catalogavo vecchi libri in biblioteca, in un libro del 1949, che affrontava esattamente lo stesso tema. Cioè: si intitolava Preti scienziati ed era un elenco di preti o religiosi che si erano dedicati con successo alla scienza, nato come risposta polemica a tutti quei detrattori del cristianesimo che, appunto, definivano i cattolici come zotici ignoranti che non possono capire niente di scienza.
      Mi son stupita: non pensavo che ci fossero certe critiche anche nell’Italia del 1949 – pensavo che fossero critiche più recenti o (molto) più antiche. Il 1949 mi sembrava tropo “presto” per le critiche dei moderni atei, e troppo “tardi” per un ultimo colpo di coda dell’anticlericalismo ottocentesco.
      E invece, a quanto pare… :-)

  2. Vedi santa Cecilia, che non so a quale livello ma di certo era di famiglia nobile.

    Che significa però ‘uomini rossi’ ?!

    1. O_o
      Rozzi, uomini ROZZI; non “rossi”!!
      Ma LOL! Si vede che era sfuggito sia a me che al correttore automatico di Word (giustamente)… LOL! Correggo subito: grazie! :-DD

      Iiiihhh, hai visto che giusto qualche giorno fa ho parlato proprio della tua omonima? :-D

      1. Ah! E io nemmeno c’avevo pensato, toh.

        Veramente no, com’è com’è?
        Vado a risfogliare.

      2. In effetti, messa così sembrava una specie di critica su base razziale… :-D

        Il post su Santa Cecilia è questo! Probabilmente non l’avevi notato perché il titolo era dedicato a Valeriano, suo marito… ;-)
        (In compenso, chissà se esiste santa Denise? Uhm. Tu ne sai qualcosa?)

      3. Non ero scesa abbastanza.
        Ma no, se esiste una santa Denise allora il prete che mi battezzò all’epoca ci ha fregato (disse: niente nomi che non siano di santi, e per di più stranieri), per questo i miei aggiunsero Cecilia, nome di mia nonna.
        Che in realtà è solo il nome di battesimo, purtroppo in anagrafe non è registrato.

      4. :-O
        Cioè, tu all’anagrafe ti chiami solo Cecilia, e sui registri di Battesimo ti chiami solo Denise?
        Oh mamma. Ho idea che sarà una bella avventura spiegare la cosa al prete che dovrà sposarti con rito concordatario… °_°

        (Comunque… uhm, no: a quanto pare, le ragazze che si chiamano Denise festeggiano il 15 maggio in onore di Santa Dionisia. Forse Denise è la traduzione francese…)

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