L’intima somiglianza fra una Messa e un Baccanale. Aehm.

Non lo dico io, lo dicono i Romani – o, meglio ancora, lo suggeriscono i fatti della Storia.

[Se non v’interessa parlar di Storia, segnalo che al fondo di questo post c’è anche una notiziola veloce sul Conclave – è un’iniziativa che gira su Internet, magari può interessarvi quella]

Invece, tornando a noi: se pensiamo alle persecuzioni contro i Cristiani, ci sembrano in effetti una roba assurda e senza precedenti, nella Storia di Roma. In genere, le nuove divinità venivano accolte a braccia aperte, o tutt’al più con indifferenza; non s’erano viste mai delle persecuzioni di questa portata.
O meglio: non s’erano viste mai, se non per un caso specifico che, per certi versi, ha molto in comune con le grandi persecuzioni anticristiane. Sto parlando delle persecuzioni contro i Baccanti (quelli delle orge, sì: sembra uno scherzo, e invece è vero).

Siamo nell’anno 186 a.C., e i consoli romani, attraverso un lavoro spionistico di tutto rispetto, scoprono numerose comunità di fedeli dediti alla venerazione del dio Bacco. Il modo in cui si esplicitava tale venerazione, è così noto da esser diventato proverbiale: dopo un lungo periodo di castità e di astinenza, i Baccanti bevevano fino all’ebbrezza, si lanciavano in orge sfrenate, etero- ed omosessuali, fra schiavi o patrizi o matrone sposate senza distinzione, e in questo stato di esaltazione mistica (?) si producevano in vaticinii… o comunque, compiacevano il dio.
Gente con queste abitudini, in effetti, non la vorrei come vicina di casa, ma la reazione del Senato fu abbastanza sorprendente, per la sua durezza. Per prima cosa, vietò categoricamente di portare avanti questi riti (evvabbeh); poi, sguinzagliò guardie per tutta Roma allo scopo di scovare i sacerdoti di Bacco, e catturarli, e tenerli imprigionati fino al processo. Furono firmati mandati di cattura per coloro che si erano dati alla macchia, fu incoraggiata la delazione, e si fece assoluto divieto ai cittadini onesti di nascondere in casa un qualche baccante, o peggio ancora di aiutarlo a fuggire.
Contione dimissa terror magnus urbe tota fuit, scriverà Livio: in tutta Roma si scatena il panico, i baccanti cercano la fuga, i sospettati vengono fermati alle porte della città, i sommi sacerdoti del movimento sono individuati e sbattuti in carcere. La pena prevista poteva spaziare da alcuni anni di galera alla condanna capitale, a seconda che i rèi si fossero anche macchiati di atti di immoralità gravi (tipo l’amplesso con la moglie di un altro, o certi atti sessuali compiuti su un uomo libero). I morti furono molti più dei carcerati, dice Livio, e si parla di numeri alti: fu un discreto massacro, non c’è che dire.

E che caspita c’avevano, in comune, un’orgia di ubriachi e una Messa cristiana? Apparentemente niente, ma ci dev’essere una spiegazione per giustificare cotanto astio nei confronti di Bacco e Cristo. Nessun altro dio era mai stato trattato così male, nell’Antica Roma.

Beh. Qualcosa in comune, i Baccanti e la Chiesa cristiana, ce l’hanno per davvero.

Non la mania del sesso, come direbbe volentieri qualche anticlericale d’oggi: hanno entrambe un’organizzazione. Una struttura gerarchica. Un Grande Capo, qualche Pezzo Grosso, tanti sacerdoti, molti fedeli. Tutti e due i culti operavano attraverso un gruppo, un gruppo organizzato: roba con una struttura gerarchica, una cassa comune, alcuni capi e alcuni sottoposti, e membri che provenivano da qualsiasi classe sociale. Si diventava Baccanti, oppure Cristiani, in virtù di una scelta individuale, che non aveva niente a che vedere con lo status sociale o con il censo… e che, per questo, era difficilmente controllabile. Non c’era modo di sapere chi era un Cristiano (o un Baccante) e chi no: non c’era modo. Tutta ‘sta gente, raccattata da chissà dove, decideva chissà perché di entrare a far parte di una comunità gerarchicamente organizzata a cui apparteneva in virtù di un giuramento (per i Baccanti) o di un rito di iniziazione (il nostro Battesimo). Si creava una specie di contrapposizione noi/loro: io sono Cristiana e vado a Messa, assieme al potente patrizio e al ciabattino sottocasa, e tu invece non lo sei; rimani escluso dai nostri riti. Io sono Baccante e faccio cose zozze col figlio del pretore e con il becchino; tu non invece non sei fedele a Bacco, e non avrai mai accesso ai nostri riti.
Riti che poi restavano qualcosa di molto vago e incerto: si svolgevano di notte in mezzo ai boschi (le orge dedicate a Bacco) o all’alba in luoghi chiusi (le Messe dei cristiani): non era nemmeno facile capire cosa facessero di preciso, ‘sti pericolosi agglomerati umani che si riunivano senza alcun controllo, giurando rispetto a sacerdoti che chissà quali idee propugnavano.
Poteva essere pericoloso.
In genere trovo deleterio parlare di Storia facando paragoni con l’attualità, ma mentre scrivevo mi veniva in mente il caso delle scuole islamiche, che spesso sono state guardate con sospetto perché “chissà chi è che le frequenta”, “chissà chi è che ci insegna, e cosa”.

Bene o male, le paure dei Romani erano queste. A differenza di qualsiasi altro culto presente nell’Impero, il Cristianesimo (e il culto di Bacco) si prestavano molto bene a far nascere questi timori. Una struttura gerarchicamente organizzata, a cui si accede volontariamente, in cui non esistono divisioni di classe o censo o status, e in cui una amalgama di cittadini unisce per celebrare riti in segreto… beh… un po’ di paura poteva farla. Le altre religioni presenti a Roma non operavano assolutamente in questo modo.
Sì, insomma: sotto sotto, la ragione di tutto questo astio anticristiano, da parte dei Romani, era proprio questa. Forse gli Imperatori non avrebbero avuto niente contro Gesù Cristo, preso singolarmente come divinità astratta; ce l’avevano semmai con Lui… per il modo in cui aveva organizzato la Sua Chiesa. Quella sì che faceva paura.

***

E a proposito di Chiesa: segnalo anche qui una simpatica iniziativa che, mentre scrivo, comincia a rimbalzare fra varie pagine cattoliche sui social network. L’iniziativa è: Adotta un cardinale!!!
Il ragionamento è ovvio: fra pochi giorni (sigh) i cardinali si riuniranno in Conclave per eleggere un nuovo Papa. Tutti vogliamo che eleggano il migliore. E quindi, perché non accompagnarli in questo compito con le nostre preghiere?
So che tutti noi lo stiamo già facendo, ma il sito AdoptACardinal.org strappa un sorriso perché è ancor più esplicito, e riesce a trasformare – secondo me – i buoni propositi in una sfida. Andando sul sito e compilando un form (nickname, indirizzo e-mail e captcha), il sito ti assegnerà in maniera specifica UN singolo cardinale fra i tanti, per cui pregare. Tu “adotti” il tuo cardinalino, ti impegni a pregare per lui, chiedi al Signore che lo illumini, e insomma ti impegni a sostere con la preghiera proprio quello specifico cardinale. Carino, no?

Io ho aderito, ho compilato il form, ho aspettato fiduciosamente il responso… e chi mi ha scaricato sulle spalle, il server la Provvidenza?

Mahony

MAHONY.
No, dico: l’unico cardinale al mondo per cui s’è aperto un processo mediatico per farlo escludere dal Conclave, me lo son beccata io.
Okay, Signore, stavolta c’avevi voglia di andarci giù pesante con le sfide, capisco

Sussù.
Provate anche voi.
Non potrà capitarvi un “adottato” tanto più difficile del mio, obiettivamente

 

13 pensieri riguardo “L’intima somiglianza fra una Messa e un Baccanale. Aehm.

  1. Fatto. Mi è toccato in sorte il card. Mauro Piacenza. La parte simpatica di tutta la faccenda è che mi sono scervellata per capire quello che stava scritto sul sito, in tedesco, dopo di che ho proceduto per semplice buon senso ed ho inviato l’adozione. Solo al termine dell’impresa, vedo che in alto a destra ci sono le bandiere simbolo della lingua, e che il tutto si poteva fare molto più semplicemente in inglese!
    Adesso ho ricevuto una email trionfante che mi annuncia che “du hast einen Kardinal adoptiert!”
    L’ho sempre detto, che le cose facili non fanno per me!!

    Sissi2002

  2. Ho “adottato” niente meno che il Vicario del Papa in Roma, il cardinale Agostino Vallini, sono contento.
    Invece trovo curiosa (anche se non significa nulla) una coincidenza di date che salta all’occhio guardando il responso del sito adoptacardinal.org alla tua richiesta: il cardinale Mahoni festeggerà il compleanno il giorno dell’ultima udienza di Benedetto XVI.

    1. Oooooohhh ♥

      Prendetemi per pazza, ma io mi sto prendendo a cuore il mio cardinalino. Ho cominciato a seguirlo su Twitter e sul suo blog, e credo di volergli già un po’ di bene. E’ arrivato a Roma da poco tempo ed è entusiasta per il clima, dice che c’è un tempo splendido e commenta “great Holy Spirit weather!”. E poi dice che è tanto impaziente ed emozionato al pensiero di incontrare il Papa per l’ultima volta nel giorno della sua ultima udienza.
      E io non avevo notato quel giorno fosse anche il suo compleanno! Aggiunge emozione ad emozione, allora! :-)

      1. No, non è vero, non sono unica: su Facebook, c’è un’altra squilibrata al pari mio che s’è affezionata come me al suo cardinalino (il suo è un indiano) e lo segue con la mia stessa passione. Sapeva quando s’era appena imbarcato per Roma, faceva conto delle ore che mancavano al suo arrivo, io commentavo con lei che il mio era appena arrivato… insomma: squilibrata sì, ma unica no :-PPP

  3. A me è capitato un altro americano

    Francis Eugene George OMI from USA, born 1937-1-16.
    He’s been a Cardinal since 1998-2-21 and his function is: Archbishop of Chicago, United States

    Grazie per la segnalazione, è un’iniziativa fantastica.
    Ora devo pregare seriamente per lui.

    Jacopo

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