Interludio

Sede Vacante

Non ho provato un particolare sconvolgimento, quando ho appreso la notizia.
Forse, questo dipende dal fatto che Benedetto XVI ha pensato bene di cambiare la Storia nel preciso momento esatto in cui io uscivo dal dentista, dopo essermi scolata quattro fialette di anestesia, che, su di me, fanno sempre uno strano effetto.
Lo shock della notizia ha dovuto combattere una dura battaglia contro le bustine di antidolorifici e l’intontimento da anestesia, e ha perso – nel senso che, no, io non ho provato questo grande shock. Sento di gente che, alla notizia, s’è messa a piangere, ha iniziato a tremare, s’è scoperta in preda alla tachicardia, o ha provato in altro modo un senso profondo di sconvolgimento.
Ehm, io no.
Io ho accolto la notizia con un educato senso di flemmatico stupore, in stile “oh tu guarda, c’è un grosso elefante fuxia che sta volando oltre la mia finestra: che buffe sorprese riserva la vita”.

Mi sono connessa ad Internet quando era già sera molto tardi, e ho velocemente bypassato i vari tweet e gli stati su Facebook per scaricare le mail al volo, controllare che non ci fosse niente di urgente, e tornare a letto mezza intontita.
Quando, il giorno seguente, ho cominciato a realizzare che metà dei miei conoscenti cattolici era in preda allo smarrimento, l’altra metà era delusa ed arrabbiata, e che i conoscenti non cattolici si producevano in battutine ironiche, oppure grevi, o persino oscene in casi mirabili, ho sgranato gli occhi e ho provato – allora sì – un profondo stupore.
Per quanto riguardava me, forse la notizia mi ha raggiunta quand’ero troppo intontita per stupirmi; e, quand’è passato l’intontimento, ero fuori tempo massimo per sconvolgermi.
Se dovessi indicare il sentimento prevalente che mi ha accompagnata in questi giorni e che mi ha fatto piangere di commozione questa sera davanti al Tg, mentre la Guardia Svizzera passava le consegne alla Gendarmeria Vaticana e prendeva congedo… beh: parlerei di “commossa gratitudine”. Gratitudine per esserci stata, (e per esserci stata “dalla parte giusta”, se me la passate); gratitudine di essere stata presente a questo momento storico. Perché : è un momento storico.

Volete un commento personale?
Ma certo: Joseph Ratzinger mi mancherà. Mi piaceva tanto, mi piaceva da sempre; a scuola mi consigliavano i suoi libri molto prima che diventasse Papa. Ricordo il momento della fumata bianca, e l’entusiasmo che ho provato nel sentire il nome del nuovo pontefice.
Ma certo, mi mancherà. In ogni caso, auguro a Ratzinger lunga vita ma chiaramente non è immortale, quindi prima o poi mi sarebbe mancato ugualmente, per altre ragioni. Non è la nostalgia, che mi sconvolge particolarmente.

Volete un commento da cattolica?
Boh, non saprei che dire.
Capisco il turbamento e lo sconvolgimento che hanno provato in tanti… ma appunto, non è stato il mio caso. Non ho faticato a capire, probabilmente perché ero troppo intontita per farmi domande.
Vorrei poter dire di più, ma veramente non saprei che altro aggiungere. Siamo in sede vacante, fra poco ci sarà il Conclave, preghiamo per un nuovo Papa che sia forte e che sia santo… ma – davvero – la prospettiva non mi ha turbata più di tanto. È già successo centinaia di volte, e succederà ancora nel corso dei secoli. Non ho avuto paura. Non mi sono spaventata.

L’unico commento che potrei offrire, semmai, è un commento da storica; da storica della Chiesa.
Anche se, in effetti, non c’è molto da dire manco in quel caso: lo storico non si produce in lunghe dissertazioni esistenziali; si limita a registrare un fatto.
E questo – lo ritengo in quanto storica, non in quanto fedele – è un fatto di portata epocale. Non sono espertissima nella Storia del Papato (ho preferito concentrarci su ambiti diversi), ma mi vengono in mente pochi altri eventi storici che, nella storia dei Papi, avranno un’importanza paragonabile a questo. Peraltro son pure contenta, di una contentezza affettuosa e quasi egoistica, nel pensare che fra cento, duecento, cinquecento anni e forse più, gli storici del domani studieranno il “nostro” Benedetto. Pensandoci da storica, mi riempie d’emozione realizzare che Joseph Ratzinger non resterà solamente un oscuro pontefice di inizio XXI secolo. Perché davvero: non lo sarà.

Questa sera, seduta sul divano, coi miei orsetti tutti ordinatamente in fila davanti alla tv, guardavo le guardie svizzere deporre la loro alabarda e passare le consegne alla gendarmeria vaticana: aveva ufficialmente inizio la sede vacante. Da qualche parte al piano superiore, comodamente seduto in poltrona, l’allora-Papa stava probabilmente guardando lo stesso identico telegiornale, aspettando di assistere al momento esatto in cui sarebbe diventato un Papa emerito.
E scusate se non riesco a sentirmi turbata cattolicamente, ma la storica che è in me prende il sopravvento, e gioisce per avuto la grazia di assistere a questo fatto enorme. Importante, sconvolgente, e enorme.

Sul suo blog, Fiordicactus diceva di essersi sentita in maniera simile solo quando aveva acceso la televisione in quel lontano 11 settembre.
Questa sera, guardando il telegiornale, ho avuto esattamente la stessa impressione – col il distinguo che, grazie a Dio, questo 28 febbraio 2013 passerà alla Storia per un evento molto meno tragico.

Un commento su questa giornata?
Non saprei offrirvi altro che questo.
Grata per aver conosciuto Benedetto XVI.
Grata per averlo chiamato “Papa”, e per aver fatto parte della sua Chiesa.
Grata per esserci stata, in questo momento senza precedenti. Perché lo so che sembra retorico, ma non saprei come altro dirlo: hanno ragione i cronisti, nel commentare che, quest’oggi, la Storia è passata attraverso tutti noi.

Sede Vacante 28 gennaio 2013

33 pensieri riguardo “Interludio

  1. Mi riconosco molto in quello che hai scritto, a parte un piccolo particolare: poiché quel giorno non ero reduce da alcun intervento chirurgico, un po’ di shock sul momento, ricevuta la notizia, l’ho provato. Non al punto da tremare o piangere, ma più come quando prendi una forte pallonata in testa e ti devi un attimo riprendere. Come per tutti i grandi avvenimenti storici (tipo appunto l’11 settembre) penso che ricorderò sempre dov’ero e cosa stavo facendo quando ho appreso la notizia. Non mi sono sentita smarrita come cattolica o abbandonata… solo che sinceramente non mi aspettavo che per un papa fosse così facile dimettersi. Comunque a parte lo shock dei primi minuti, la prima emozione che ho provato è stata anche per me la consapevolezza di stare vivendo un momento che passerà alla storia e mi sono apprestata a viverlo al meglio! Questo papa è stato (come anche per te) il primo che ho visto “nascere”… la prima volta che ho seguito un conclave, la prima volta che ho visto una fumata bianca… inoltre mi è stato simpatico fin dall’inizio, per la sua timidezza, per quel suo sorriso discreto ma sempre presente e anche per i suoi scritti. Ho apprezzato tanto il suo gesto umile e coraggioso… e mi sento molto fiduciosa verso ciò che deve arrivare. In realtà sono anche trepidante per l’inizio del conclave… non vedo l’ora di vedere cosa succederà e chi sarà il nuovo papa (e il fatto di avere “adottato” un cardinale mi fa sentire ancora più coinvolta). Comunque devo dire una cosa: in quel giorno di iniziale shock mi aspettavo che tu scrivessi qualcosa (non sapevo che stavi male) perché una delle prime cose che ho pensato in quei momenti è stata: “Qui ci vuole Lucyette per aiutarci a capire la situazione!”. E invece tu giacevi in un letto di dolore mentre giornalisti meno accreditati (ai miei occhi) di te si lanciavano nelle supposizioni più fantasiose!!!

    1. Ma sai che c’era proprio tanta gente che si aspettava che scrivessi qualcosa? :-O
      Ma veramente, alcuni mi avevano pure scritto delle e-mail con domande specifiche, (domande a cui non sapevo nemmeno rispondere a dire il vero :-P), alcuni mi avevano chiesto di Celestino V, il perché, il percome.
      E io appunto stavo male, e poi due giorno dopo è iniziata la Quaresima e io avevo già mandato in pubblicazione vari post “a tema”… ma sai: dopo il primo momento di dispiacere per non essere “sul pezzo” :-D, io son quasi stata contenta di non essermi buttata in mezzo alla caciara che (giustamente) c’era in quei giorni. Paradossalmente sono stata contenta di esser stata male proprio in quei primi giorni, perché ho vissuto quei momenti “per i fatti miei”, senza essere subissata di discussioni in televisione, su Internet, a scuola, fra i colleghi.
      Mi spiace per chi voleva conoscere vita, morte e opere di Celestino V :-P , ma in un certo senso sono stata contenta di averlo vissuto così, perché è stata una cosa solamente “mia”. Penso di essere stata fortunata, sotto questo punto di vista.
      :-)

      Ecco, io invece non sento tanto questa tua trepidazione per l’inizio del Conclave, nel senso che… un po’ mi dispiace: ho amato tanto questo Papa e l’ho apprezzato infinitamente, posso solo sperare che il suo successore sia altrettanto in gamba e altrettanto santo. Io faccio un po’ fatica a distaccarmi da lui e ho quasi un po’ di “paura” per il suo successore, perché spero che riesca a essergli all’altezza. Più che entusiasta e trepidante, io mi sento un po’… uhm… “spaventata” è eccessivo, ma diciamo che sono in quello stato d’animo alla “speriamo in bene” ;-)
      Ma, ecco, non è uno stato d’animo diverso da quello che proverei se Benedetto XVI fosse morto, quindi anche questo è un sentimeno molto “nella norma”.

  2. “Come per tutti i grandi avvenimenti storici (tipo appunto l’11 settembre) penso che ricorderò sempre dov’ero e cosa stavo facendo quando ho appreso la notizia

    E’ vero, Ilaria ha ragione… facciamo questo “gioco”?! Voi dove eravate, quando avete appreso la notizia?

    1. Comincio io (anche se praticamente l’ho già scritto :-P).
      Ero appena tornata a casa dal dentista, discretamente malconcia e intontita dall’anestesia. Dopo un po’ di riposo a letto, ho deciso di spostarmi sul divano in salotto per guardare le ultime due puntate di Desperate Housewives, che erano andate in onda il sabato prima ma che io avevo registrato e dovevo ancora vedere. Mia mamma ha acceso la televisione, ha inserito la cassetta, e intanto la tv si è sintonizzata automaticamente su Rai Due (l’ultimo canale che avevamo guardato la sera prima), e stava cominciando proprio in quel momento il Tg2. Ovviamente tutti i titoli erano dedicati al Papa.
      “Non era mai successo!”, ha detto mia mamma, io proprio non ho commentato e mi son limitata a prenderne atto.
      Abbiamo guardato tutto il Tg2, con mio estremo interesse, e poi quand’è finito io ho preso un foglietto di carta (non potendo parlare) e ho scritto: “adesso guardiamo Casalinghe disperate?”.

      :-DDD

      Questo la dice lunga sul mio stato mentale in quel momento, credo :-DD

    2. Ero in ufficio e mi sono trovato nella consueta paradossale situazione di chi, pur lavorando in un quotidiano, riceve una telefonata da casa, e dalla madre (evidentemente molto più al centro della notizia di lui) viene informato su quello che accade nel mondo.
      Ho provato l’emozione d’essere testimone di un evento storico, ma non mi ha sorpreso: per un inspiegabile motivo, ero sinceramente convinto che prima o poi si sarebbe verificato.

      1. In effetti neanch’io sono stata sorpresa, mi sono anche chiesta come mai.
        In parte era senz’altro colpa dell’intontimento da anestesia.
        In parte, forse, sono troppo piccola per sconvolgermi più di tanto…?
        Non lo so, ma giuro che ci ho pensato, al fattore età. Forse, un conto è assistere a un evento epocale quando hai “solo” venticinque anni; forse, un conto è assistervi quando di anni ne hai quaranta, cinquanta, sessanta, o giù di lì, e hai passato tutta la tua vita in una Chiesa in cui sembrava impensabile un evento del genere.
        Pure io ho passato tutta la mia vita in una Chiesa in cui sembrava impensabile un evento del genere, ma la mia vita è stata più breve, le mie certezze “meno di lunga data”, e forse, in generale, un giovanissimo tende a turbarsi di meno quando un Grande Cambiamento Epocale gli piomba addosso.
        Boh?

        O forse ero solo intontita dall’anestesia :-PP

  3. L’undici di febbraio scorso,ero in casa che stavo controllando i registri di cassa della Caritas. Tv spenta e pc aperto in un foglio excel per verificare i conti. Suona il cellulare e un amico, da Firenze, mi comunica, poco dopo le dodici, la notizia. Li per lì non ho realizzato a pieno quanto ascoltato. Avevo la mente occupata dai numeri e ho aperto la pagina on line della del “Corriere della Sera”. Urca non è una bufala, ma è proprio vero. Finisco il controllo, che grazie a Dio, quadrava, restituisco il registro all’Economo , che esce da casa, di corsa, sbalordito, con il desiderio di saperne di più sui motivi delle dimissioni del Papa. Rimango sola con me stessa e comincio ad avvertire una leggera tachicardia. In Tv cominciano a buttare giù ipotesi su ipotesi, mentre fanno vedere i servizi registrati sul concistoro e traducono il messaggio del Santo Padre dal latino in italiano. Focalizzo i miei pensieri sul Santo Padre, recito una preghiera; ripasso mentalmente le immagini di Papa Benedetto degli ultimi tempi. Quest’uomo mite ha perso smalto, giorno dopo giorno. Ho confrontato le foto che hanno scattato in occasione della sua visita a Sansepolcro per il millenario della nostra Cattedrale, nel maggio scorso, e mi sembra che siano passati chissà quanti mesi. Lui lo ammette nei motivi che l’hanno indotto a lasciare il ministero petrino: Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato.
    Saggezze, sofferenza, forza,umiltà e coraggio nel riconoscere il propri limiti. Ogni giorno lo ricordo nella preghiera e ho sperato che Dio non lo abbandoni, specie ora che è diventato un semplice, grande Pellegrino, che giura obbedienza al nuovo Pontefice e assicura di pregare per tutti e per la nostra nazione. Dio sa quanto ne ha bisogno! Grazie Benedetto per quello che sei stato, che sei e continuerai ad essere! Desidererei poter fare una cosa. Abbracciarlo!

    1. :-)
      E’ vero, anche a me piacerebbe tanto poterlo abbracciare. Ma secondo me lui lo sa e li sente anche, i nostri abbracci più affettuosi ;-)

      Sì, poverino, è proprio vero che negli ultimi periodi lo si vedeva veramente stanco. Io più che altro avevo cominciato a notare una grande differenza circa un anno fa, l’avevo proprio visto “invecchiato” d’improvviso.
      Caro.
      Il 28 sera, io me lo immaginavo seduto in poltrona mentre si riposava davanti alla televisione coi piedi su un puf… e mi aveva fatto sorridere di tenerezza, quel pensiero :-)

  4. Un’amica, su Facebook ha commentato:

    “Io l’ho saputo su Facebook da un post di Chiara [comune amica] e il primissimo pensiero è stato per te e per i discorsi che avevamo fatto il giorno prima, sull’anestesia e sui suoi effetti collaterali”.

    LOL!

  5. IO non mi sento così. Faccio parte di quelli, come dici tu, sbalorditi di fronte a questa notizia. E non positivamente.
    Così ho assistito senza nessuna emozione alla partenza del Papa ieri sera. Non riesco a provarne. E’ stato un avvenimento epocale. Questo si. Ma io mi sono sentita abbandonata. E questo mio sentire non passa.

    1. Lo so, Rose. L’avevo già letto sul tuo blog, velocemente; non ero intervenuta perché appunto stavo male e non avevo tempo…
      Ma: perché? Cioè, io lo vedo che l’hai presa male, l’avevo già visto dai tuoi post, e mi dispiace tantissimo, e sono convinta che l’ultima cosa che volesse il Papa fosse quella di gettare sconforto fra i suoi fedeli.
      Io non so se posso – possiamo – “aiutarti” a capire, se ti può essere utile confrontarti con noi. Ma cos’è che ti fa star così male, che ti fa arrabbiare così tanto? Il gesto in generale, il fatto che vada via questo Papa, il fatto che Wojtyla che era messo peggio non abbia fatto questa scelta? Cosa, nello specifico?
      Non so se ti può servire parlarne con altri, ma…

      1. Io, pur vedendo la sofferenza di Giovanni Paolo II e dispiacendomi per questo, traevo forza da questo suo ESSERCI. Un sacerdote, quando vede estrema sofferenza a vario titolo nelle persone dice “porta la tua croce fino in fondo” : Io traevo forza e coraggio nell’affrontare le mie sofferenze dalla forza e dal coraggio di Papa Giovanni Paolo.
        Un cristiano sa che ci sono cose che deve affrontare fino in fondo, anche se è malato, anche se la vita non è per lui una cosa accettabile; sa che deve rimanere sposato anche se il suo matrimonio è una cosa che gli crea sofferenza, anche se non ce la fa più. Un cristiano sa che è per tutta la vita.
        Io sono molto scossa da questo gesto del Papa. Molto.
        Non provo nessuna commozione. Ho solo molti pensieri, molti ripensamenti, molti dubbi e in una persona di quasi cinquant’anni credente in modo serio da tutta la vita è una cosa seria

      2. Eh, lo so che è una cosa seria.
        Infatti vorrei tanto, se potessi, provare ad aiutarti in qualche modo… e intanto ti chiedo anche: oltre a parlarne con me, che dopotutto son la prima scema che trovi su Internet, voglio dire :-P , hai provato a parlarne anche a un religioso? Magari al tuo parroco? Perché penso che tu non sia l’unica ad aver provato un senso di smarrimento (per usare un eufemismo), e sono convinta che un sacerdote saprebbe cosa dirti (anche perché magari ti conosce meglio?).
        Ma vabbeh.
        Intanto, ci provo io :-P

        Adesso dirò una cosa un po’ cruda su Giovanni Paolo II, pover’uomo, che non voglio in alcun modo criticare ma è per farti capire la mia posizione.
        Tu quasi cinquant’anni, io non ne ho ancora venticinque; quando ho cominciato ad essere abbastanza grandicella per capire qualcosa del mondo che mi circondava, Giovanni Paolo II era già molto malmesso.
        Lasciamo da parte gli atti di magistero e le encicliche e tutte le belle cose che lui ha fatto, e che poi mi sono anche letta. Io, se dovessi dirti che cosa mi ricordo di Giovanni Paolo II, potrei citarti la sofferenza. E la malattia. E la sofferenza. E la stanchezza. E il Papa che rischiava quasi di addormentarsi in giro. Poi mi ricordo i grandi incontri del Giubileo del 2000, quello sì, e poi di nuovo il Papa sofferente. Sempre più sofferente. Sempre avanti e indietro dall’ospedale. Per ragioni anagrafiche, questo è il mio ricordo di Giovanni Paolo II; fine.
        E mi chiedo: ma è realistico che una situazione del genere possa ripetersi ancora molte altre volte, senza pericolo di “sbandamento” per la Chiesa?
        Giovanni Paolo II, nell’accettare di restare in carica nonostante tutto e nonostante tutti, ci ha dato un messaggio importantissimo a difesa della vita, della dignità della vita nonostante la malattia; tutte cose fondamentali in un’epoca come questa in cui eutanasia e dignità della vita sono parole all’ordine del giorno. Ringrazio papa Giovanni Paolo II per essersi voluto fare portatore di questo messaggio.
        Però mi verrebbe anche da dire: okay, il messaggio è passato, i Cattolici l’hanno introiettato direi abbastanza bene; Giovanni Paolo II ha dato la sua testimonianza in base al suo carisma, adesso vediamo di che cos’altro ha bisogno la Chiesa. La Chiesa, allo stato delle cose, ha bisogno di una guida forte che sappia accogliere le istanze che le arrivano dal mondo e sappia tenere ben fermo il “timone della barca” nonostante si navighi in acque non proprio tranquille (per usare una metafora).
        Pensa a uno qualsiasi degli scandali che hanno colpito la Chiesa ultimamente. Pensa se fosse successo durante gli ultimi anni del pontificato di Giovanni Paolo II. Ma secondo te Giovanni Paolo II, pover’uomo, malconcio com’era, sarebbe riuscito a gestire la faccenda in prima persona al 100%, lavorandoci giorno e notte? E’ ovvio che nei suoi ultimi anni Wojtyla si era molto appoggiato ai suoi più stretti collaboratori, e meno male che erano collaboratori in gamba e con la testa sulle spalle; ma, decisamente, questo non è il momento in cui la Chiesa può permettersi di avere a capo un vecchietto sofferente e forse anche non sempre perfettamente lucido, senz’altro con meno forze di quelle che aveva quand’era giovane.
        Peraltro: la gente si stupisce perché un gesto del genere non si era mai avuto prima, e te credo – se fossero vissuti anche solo un secolo fa, Wojtyla sarebbe morto quando gli hanno sparato nella pancia e Ratzinger sarebbe passato al Creatore una ventina d’anni fa quando gli è preso un infarto, probabilmente. Con questo voglio dire: i tempi sono cambiati, e la medicina, fortunatamente, ha permesso di allungare di molto la vita-media delle persone. Ma ovviamente, nulla può far sì che un signore di ottant’anni sia lucido e pimpante com’era quando di anni ne aveva solo sessanta; e anche questa è una cosa da valutare, secondo me. Nel senso che la vita media si allunga, per tutti e anche per i pontefici, ma io non so fino a che punto faccia bene alla Chiesa ritrovarsi perennemente nella situazione di dover essere guidata da un vecchio malato e debole, ogni volta che un Papa arriva a una certa età. E’ andata bene per una volta, quello di Wojtyla è stato un messaggio importante, abbiamo capito e abbiamo pregato, ma adesso non è il momento di fare il bis.
        Peraltro, ahò, il Papa non si trova in una situazione paragonabile a quella di un “normale” sofferente, ha incarichi leggermente più importanti di mia nonna novantenne che ha avuto una lunga malattia prima di spegnersi serenamente ;-) ; se parliamo di accettazione della sofferenza fisica, per me sono due cose che non possono essere messe sullo stesso piano.
        La sofferenza fisica io la accetto, ma ho anche il buonsenso di fare un passo indietro nel momento in cui mi rendo conto che la mia condizione di malattia può mettere in pericolo gli altri. Non mi metto al volante con tutta la mia famiglia seduta in macchina se sono nel pieno dell’influenza e sono intontita come una pera cotta. Se ho un bambino piccolo a cui badare e mi viene la febbre a 40°, cerco qualcuno a cui lasciare il bimbo, non per il mio bene ma per il suo. Il che non vuol dire che sto rifiutando la mia sofferenza, ma che sto cercando di organizzarmi logisticamente per limitare i danni altrui.
        E’ anche buonsenso: ci sono situazioni in cui la malattia ti costringe a fare un passo indietro. Peraltro la Chiesa non è un’istituzione solamente spirituale, con il Papa che si limita a fare il Vicario di Cristo in terra e dare forza ai fedeli salutandoli e pregando per loro. Il Papa ha anche un ruolo polito, importante, di governo, sotto mille aspetti. Sembra scontato dirlo, ma mi sembra che talvolta noi si tenda a dimenticarlo.

        E questo era mezzo commento, poi ne scrivo un altro in cui ti faccio una domanda ;-)

      3. Ecco, questa invece è la mia domanda.
        Potrebbe essere stupida (è stupida), magari non ti serve a niente, ma… non so: ho pensato che forse potrebbe esserti d’aiuto. Forse. Non so.

        Immaginiamo questo scenario.
        Tua figlia si laurea, conosce un bravo ragazzo, trova un buon lavoro, decide di sposarsi, diventa mamma. Immaginiamo pure che abbia un buon numero di figli – diciamo tre o quattro nell’arco di dieci o dodic’anni, così le nascite sono dilazionate nel tempo. Ovviamente tua figlia ha bisogno di un aiuto per occuparsi dei bambini, perché lei è molto impegnata col suo lavoro a tempo pieno, e il marito anche, e quindi chiede aiuto a te. Tu, che nel frattempo sei già in pensione, diventi LA nonna, la nonna con la “N” maiuscola.
        Quella che va prendere i nipotini a scuola, li porta a casa, gli prepara da mangiare, li aiuta a fare i compiti, gioca con loro nel pomeriggio, segue la loro crescita, li tiene fino al momento in cui i genitori tornano dal lavoro e se li “riprendono”. I nipotini ti adorano, tu adori loro, e c’è questa bellissima comunione di amorosi sensi.
        Sennonché, il tempo passa, tu invecchi, magari ti viene qualche acciacco dato dall’età, e cominci a renderti conto che non ce la fai più. Non riesci più a correre dietro ai bambini al parco quando loro si allontanano troppo, non riesci più “reggere” l’esuberanza di tutti quanti tutti assieme, magari ti rendi addirittura conto di essere così stanca da perdere in lucidità, e Dio non voglia che il nipotino piccolo che ha appena cominciato a gattonare rischi di farsi male in casa tua perché tu non hai più la prontezza di riflessi una volta e magari non noti subito che si sta pericolosamente avvicinando alla presa di corrente.
        E poi magari anche i bambini stessi sono un po’ a disagio, perché vorrebbero tornare in giardino a giocare a calcio con te come una volta, ma tu ormai hai problemi alle articolazioni e certe cose non le puoi più fare.
        La figlia, magari, non si rende conto che tu cominci davvero a far fatica a occuparti a tempo pieno dei bimbi piccoli, e pensa che sia solo un po’ di stanchezza, e dice “ma dai, mamma: mi sei tanto d’aiuto, stringi i denti se ce la fai”.

        Onestamente: a quel punto, da mamma, tu cosa fai?
        Stringi i denti e vai avanti, perché sai che questo è il tuo compito, e attingi disperatamente alle tue scorte di energia, oppure alzi le mani e dici “no, scusate tutti, ma per il bene dei bambini io non ce la faccio più a fare quello che facevo fino a cinque anni fa: cerchiamo un’altra soluzione, perché è nell’interesse di tutti quanti e soprattutto vostro”.
        E magari i bambini si lamentano pure, vorrebbero restare con te e si sentono abbandonati e tristi: prima passavano tutto il giorno con te e adesso sono costretti a stare a doposcuola, e devono abituarsi alla babysitter, e dicono “ma perché la nonna non ci vuole più tenere?”. E per quanto la loro mamma provi a spiegarglielo, loro continuano a sentirsi tristi e abbandonati.

        Ipotizzando che tu abbia fatto la scelta B, “faccio un passo indietro perché le forze non mi accompagnano più come una volta”, ti sentiresti per questo una cattiva nonna? Una nonna che non ha svolto il suo compito fino in fondo? Una nonna che ha rifiutato la sua croce perché sentiva di non farcela più, ma che in realtà avrebbe dovuto stringere i denti e andare avanti?

        E’ un esempio banale, ma sai, mi è venuto in mente perché tu parlavi di matrimonio, dicevi che in un matrimonio si deve andare fino in fondo anche quando si pensa di non farcela più.
        E va bene, è vero: però, senza nulla togliere all’importanza di un matrimonio :-P, un matrimonio non è paragonabile a un pontificato, secondo me. Semmai, un pontificato è più simile a una paternità, secondo me, e infatti su Internet leggevo persone (forse una di queste eri proprio tu) che giustamente dicevano “non si smette mai di essere padre”.
        Ma infatti Benedetto XVI non ha smesso di essere padre; cioè, non è che ieri a Castel Gandolfo ci abbia fatto il gesto dell’ombrello urlando dal microfono “basta, non vi reggo più: io me ne lavo le mani, mi disinteresso di voi, e mo’ vi arrangiate” ;-P
        Ha semplicemente cambiato le modalità con cui ci accompagna. Prima con un ruolo attivo, di governo; adesso, con un ruolo dimesso, defilato, in ritiro, in cui ci starà sempre vicino con la preghiera, rinunciando al suolo “attivo” da Papa perché possa essere ricoperto da qualcuno di più in forze.

        E’ un esempio banale, ma davvero, prova a pensarci: forse ti aiuta. Non so.
        (Premesso che io ti auguro lunga vita e ottima salute, non voglio fare la menagrama :-P , ma, facendo le corna) immagina appunto di essere anziana, un po’ malandata, nessuna malattia particolarmente grave ma tanti acciacchi che sommati l’uno sull’altro ti rendo in effetti un po’ traballante. A un certo punto ti rendi conto di non farcela più, e spieghi a tua figlia che, per il bene di tutti, deve trovare un’altra sistemazione per i bambini. Ovviamente continuerai a vederli, i ragazzi, ma con tempi e modalità diversi da prima.
        In questo scenario: hai smesso di essere nonna e mamma, hai rifiutato questo tuo ruolo, oppure hai deciso di esercitare questo ruolo in una forma diversa, causa età e malattia?
        I bambini magari si sentiranno traditi e penseranno che non gli vuoi più bene, ma tu, tu li hai traditi, o hai solo deciso di amarli in una modalità diversa?

      4. Bell’esempio. Oltretutto, una nonna i nipotini non si aspettano sia sostituita. Invece un Papa è naturale che venga sostituito. Questo rafforza di molto il concetto.

  6. io cosa facevo e pensavo già lo sai. Ma se posso, parlerei di come mi sento.
    Mi sento serena. Dopo un sacco di tempo.
    prima di beccarmi della pagana, che già ci pensa mia mamma e forse ha anche ragione, ma in fondo ognuno ha fede a modo suo, mi spiego.

    Sai che io Ratzy l’ho sempre chiamato, anche con affetto eh, il Panchina. Già questo forse suggerisce(in modo sottile come è da me) come io non abbia vissuto benissimo la morte di GP2. E’ difficile da spiegare,tu sei più giovane, ma per me… non so è come se mi avessero tolto uno zio e m’avessero detto no ma ok tranquilla eh, fra poco ne arriva un altro.
    Io con GP2 ho fatto tuuuuuutta la contestazione da adolescente, via dalla Chiesa e ritorno, tutto un tramestìo di ragioni e sentimenti che me l’hanno reso insostituibile.
    Non ci credevo DAVVERO, che prima o poi non ci sarebbe più stato. In fondo era sempre stato lì.
    E non ho mai amato Ratzy. Voluto bene sì, amato no, e sì che per tanti versi mi era più affine come carattere.
    Insomma, ho faticato, Non ho mai amato Ratzy, fino alle dimissioni,, questo gesto enorme e stupendo, che io non riesco a smettere di meravigliarmene e di commuovermi, ma non è una commozione triste, è che alla fine, molto alla fine, l’ho amato e l’ho capito un po’ di più.
    E adesso sono serena, dopo SOLO sette anni io sono pronta ad amare chi verrà, ho il cuore aperto.
    Anche grazie a Ratzy :)

    1. :-)
      Ma che bel commento… grazie!

      Sai, in effetti ci pensavo proprio qualche giorno fa. Parlavo con una signora e lei mi diceva “speriamo che il nuovo Papa sia uno molto giovane, secondo me la Chiesa di oggi ha bisogno di un Papa saldo che riesca a guidarla per quindici, vent’anni o anche più”.
      E (posto che ovviamente la bontà di un Papa non dipende da quanto lungo è il suo pontificato, ci mancherebbe ;-) , io avevo pensato “sì, però pensa che shock per intere masse di fedeli, quando poi questo Papa restato in carica per vent’anni verrà a mancare”.
      Quand’è morto Wojtyla io avevo diciassette anni, non faccio testo, ma mi ricordo di gente di trent’anni o anche più che era molto turbata da questa perdita, per le stesse ragioni esatte che tu hai elencato. E in effetti è molto umana come reazione, credo. Penso che sia proprio un “effetto collaterale” dei pontificati molto lunghi, (che pure hanno molti lati positivi per altri versi). Eh sì.

      (Nel mio piccolo avevo vissuto una cosa simile un anno dopo, quando il nostro “storico” parroco di Torino era stato trasferito in un’altra parrocchia. Anche lì era stato un forte shock perché questo sacerdote era parroco della nostra parrocchia da quasi trent’anni, c’era gente che era stata battezzata da lui e che poi aveva fatto in tempo a fargli battezzare i suoi figli. Io all’epoca mi stavo preparando per il trasloco per Pavia e quindi ero shockata per i fatti miei e questo “abbandono” non l’avevo sentito molto, però ricordo che era stato un forte trauma per la comunità parrocchiale. Sotto un certo punto di vista è stupido star così male per una cosa del genere, ma sotto un altro punto di vista è tremendamente umano). Ti capisco, sì… :-)

  7. Ero a casa, ancora convalescente dopo l’influenza. Ho letto un tweet di Mentana – pensato: aspettiamo conferme. Le conferme non hanno tardato. Un attimo di dispiacere, poi un “ok, va bene, ancora una volta mi fido di te”.
    In realtà avevo letto il famoso articolo di Socci nel 2011, quindi ci avevo già riflettuto a suo tempo. Sì, come tutte le novità assolute non mi era piaciuta molto come idea, però alla fine è stata un’occasione per imparare un’altra delle preziosissime lezioni di Ratzinger.

    Quando elessero Wojtyla ero piccolina, quando lui era in gamba io ero troppo bambina, e poi troppo adolescente e troppo poco praticante per seguirlo. Mi piaceva, per carità, ma non ne capivo nulla. Man mano che sono cresciuta (e ho iniziato ad invecchiare ;-)) lui si è indebolito, fino a che la sua evidente sofferenza fisica rendeva penoso a me guardarlo, ascoltarlo. Ho provato a leggerlo, ma mi è sembrato distante. Era la fase in cui il mio cuore aveva tanti dubbi ma LA RAGIONE mi diceva che dovevo credere (dicevo proprio così a me stessa in quel tempo).

    Poi la morte di Giovani Paolo II ha consentito al mondo di rivedere e ‘ripassare’ tutto il suo pontificato. Fra gli spettatori c’ero anch’io, non l’ho mai sentito tanto vicino… e poi, ho letto il discorso di Ratisbona. Un colpo di fulmine. Davvero era il mio uomo, quello ;-)
    Non so se perchè nel frattempo son cambiata io (dovrei riprovare a leggere Wojtyla), ma leggendo Ratzinger ho SEMPRE trovato le parole giuste.
    E’ stata la cigliegina sulla torta, per così dire; la conferma che finalmente avevo trovato qualcuno di cui potermi fidare, e che la Casa abitata e governata da persone come quei Papi lì non poteva che essere la MIA Casa.
    Come BXVI stesso ci ha ricordato pochi giorni fa, la conversione è lasciarsi andare con fiducia tra le braccia di chi Ci ama davvero. In questo lui è stato per me il perfetto vicario di Cristo in terra: un’intelligenza e una Fede adamantine cui ho accettato senza riserve di rimettermi.

    Ecco, quindi, la lezione che ho imparato: che è bellissimo fare la pecorella, quando il Pastore ci ama da morire e il suo Vice ci ha dimostrato di conoscere bene i pascoli e le strade su cui ci ha condotto. E’ bellissimo ascoltare le loro parole e fidarsi, ancora una volta. Senza avere paura, come diceva il Vice di prima ;-)

    1. Uhm, è vero. Poi, io, ad esempio, avevo sentito “dalla viva voce” del Papa (o meglio: dalla viva carta stampata :-P) delle dichiarazioni in tal senso. Era quel famoso stralcio dall’intervista Luce del mondo di cui si era parlato tanto, subito dopo l’annuncio delle dimissioni.
      In effetti eravamo stati “preparati”, in un certo senso :-)

  8. Cara Rose, se posso dirti la mia (senza nessuna pretesa, poiché ognuno ha i suoi sentimenti e le sue idee rispetto a fatti di così grossa portata), penso che se GPII ha portato la sua croce fino in fondo, anche questo papa (ormai papa Emerito) sta portando la sua fino in fondo. Ognuno ha la sua croce, giusto? ;-) Papa Benedetto in questi giorni e ore lo abbiamo visto molto sereno e lui stesso ci ha garantito che lo è, adesso. Ma non credo proprio che sia stato facile prendere una decisione come la sua. Tutti gli occhi del mondo addosso, una scelta così inusuale e praticamente inedita (Celestino V e compagnia bella erano tutta un’altra cosa), il confronto inevitabile col papa precedente, la possibilità di essere scambiato per un vile, uno che molla… e tanto altro… solo Dio sa cosa sarà passato nel suo cuore. “Conoscendolo” (dai suoi scritti, dai suoi gesti) penso che se ha fatto questa scelta l’ha fatta pensando non tanto al suo bene ma al bene della Chiesa. Penso che il ragionamento non sia tanto: “Sono troppo vecchio, faccio troppa fatica, voglio ritirarmi perché sono stanco”, ma “Sono troppo vecchio, faccio troppa fatica e per questo rischio di non riuscire più a svolgere il mio servizio per la mia Chiesa e la mia Chiesa, con tutte le emergenze e i problemi che sta attraversando, non può restare senza una guida valida, quindi a costo di essere scambiato per vigliacco e di essere confrontato con GPII, io lascio e porto la croce di essere quello che ha mollato mentre GPII è andato avanti fino all’ultimo“. Ecco… io la vedo così… non so se questa visione può esserti d’aiuto!

    Riguardo alla domanda di Lucy, io quel giorno ero rimasta a lavorare a casa, avevo appena iniziato una pausa, ero passata dalla scrivania al divano e connessa a facebook per vedere i post degli amici; il primo che ho visto è stato: “Ma cos’è ‘sta storia che si è dimesso il papa?”. Ora, questo post era di un mio amico di fb che pubblica perlopiù delle barzellette o vignette, quindi non l’ho preso sul serio, però non mi sembrava neanche qualcosa che dovesse far ridere, quindi per scrupolo sono andata sul sito di Repubblica, sul quale lampeggiava la scritta rossa “Il papa si è dimesso” ma senza alcuna ulteriore info poiché la notizia era appena arrivata. Mi è venuto un mezzo colpo al cuore e ho acceso la tv; c’era il tg3 che a ripetizione (cioè tra una notizia e l’altra) ripeteva la notizia che il papa aveva annunciato le sue dimissioni e che presto ci sarebbe stata una conferenza stampa dove ne avremmo saputo di più. Col cuore un po’ provato e la testa stordita, la mia prima reazione è stata telefonare ai miei genitori… mi ha risposto mia mamma che non ne sapeva ancora niente ma, al contrario di me, ha reagito tranquilla, dicendo che le dispiaceva ma che proprio il giorno prima lei e mio padre si erano interrogati sulla salute del papa chiedendosi come avrebbe fatto ad andare avanti se fosse peggiorato… quindi, le è sembrata una scelta saggia, un po’ se lo aspettava!

  9. Benedetto 16. era quel che ci voleva per farla finita col culto della personalità del suo predecessore. Finalmente non sento più nessuno dire che non crede in Dio, però ammira il Papa

    1. Perché, non si può ammirare una persona e le sue idee senza credere in Dio? O chi è ateo non deve ammirare un religioso per le sue scelte?

    2. Hm.
      No, io invece capisco quello che vuol dire Klement, forse perché l’ho sperimentato in prima persona con dei miei conoscenti, all’epoca di Wojtyla. Io conoscevo persone, adolescenti o giovani adulti, che ammiravano il Papa non per le sue idee o per quello che rappresentava, ma per l’immagine di lui che ne trasmettevano i media. Il Papa carismatico, il Papa coraggioso, il Papa sofferente, il Papa delle grandi masse, il Papa che ama tanto i giovani. C’era questa figura iconica del Papa, che riusciva a guadagnare tante simpatie istintive, e a me era capitato di sentire frasi tipo “Giovanni Paolo II è un tipo in gamba, peccato per gli insegnamenti di questa Chiesa che non è ancora riuscito a svecchiare”.
      Non è che fossero atei che ammiravano il Papa per le sue scelte; erano persone che ammiravano Wojtyla perché lo vedevano come una persona carismatica, peccato per le idee che porta avanti. Ricordo chiaramente che quando è stato eletto Ratzinger queste stesse persone sono inorridite, dicendo “uuh, Ratzinger è brutto e cattivo e la Chiesa è tornata a fare un passo indietro”. Che è una frase molto scema se ci pensi (come se Giovanni Paolo II e Benedetto XVI fossero in disaccordo sui grandi temi!); però io avevo amici che avevano avuto questa reazione.
      Molto ridicolo, ma io conoscevo gente che davvero la pensava così: ammirava Giovanni Paolo II non per le sue idee, ma nonostante le sue idee, non so se son riuscita a spiegarmi.
      Quando è stato eletto Papa Benedetto XVI, questi miei conoscenti hanno smesso di fare questo assurdo distinguo, e hanno cominciato a insultare indistintamente sia il Papa sia il suo magistero ;-P

      Questo secondo me dipende in grandissima parte dal modo in cui i mass media avevano rappresentato l’uno e l’altro pontefice (e, secondo me, i mass media non hanno fatto un gran servizio a Giovanni Paolo II, perché certi lati del suo carattere o del suo operato, che peraltro me l’hanno poi reso molto più simpatico, io li ho scoperti leggendo le sue biografie dopo che era morto, pover’uomo…). Però, insomma, posso capire quello che voleva dire Klement (anche se non incolpo Wojtyla di questo, come non incolpo Ratzinger di esser spesso stato dipinto come l’Inquisitore crudele; secondo me, è in gran parte responsabilità delle rappresentazioni giornalistiche che ne son state date).
      Tu, Ago, non avevi percepito questa cosa, ai tempi di Wojtyla? Io sì, avevo tre o quattro amici che dicevano spesso assurdità del genere (povero Wojtyla) :-)

      1. Aggiungo: io spesso leggo blog di blogger cattolici americani, e, a dar retta a loro, pare che lo stesso “problema” riguardi anche Dolan. Dicono questi americani: Dolan è un tipo in gamba, rigoroso, con posizioni molto serie e ferme in materia di bioetica ecc., fa omelie bellissime, ha insegnamenti di grande profondità, ma i giornalisti non lo dicono. I mass media – dicono questi blogger – si ostinano a rappresentare Dolan come una specie di rockstar della Chiesa: il cardinale ironico, il cardinale che attira le folle, il cardinale simpatico e alla mano, e così via dicendo. Evidenziano i lati positivi del suo carattere, il che è bene, ma talvolta così facendo rischiano di “oscurare” gli insegnamenti del cardinale, il che non è fargli un gran servizio.
        (Io non ho mai seguito Dolan quindi non so se queste critiche siano vere o no, ma sembra che siano abbastanza comuni fra i cattolici in America).

        In una certa misura, io ho l’impressione che sia successa una cosa simile anche al povero Giovanni Paolo II (almeno nell’ultimo periodo quando era già molto malato; non so come lo dipingessero quando era più giovane e più energico, perché io non ero ancora nata). Io ricordo di essermi stupita quando ho letto una bella biografia di Wojtyla, che svelava tanti lati di lui che assolutamente non conoscevo, e ricordo di essermi detta: ma caspita! Ma tutte queste cose belle, perché non le ero mai venute a sapere, prima?
        In quel momento avevo proprio avuto l’impressione di aver sempre avuto un’immagine molto parziale di Giovanni Paolo II, anche proprio se parliamo solo di Giovanni Paolo II “come persona”, aldilà del suo magistero (che comunque bene o male conoscevo già). Secondo me, davvero, sono stati i giornalisti a non dargli questo gran servizio (almeno nei suoi ultimi anni, prima non c’ero).

      2. eh, ma non dipende dalla figura di uno specifico papa in sè: trovano sempre modo di parlarne male, chi scientemente, chi andando a ruota nell’ignoranza. Uno dei modi preferiti è quello di parlare bene del papa precedente, per meglio mettere in cattiva luce quello attuale. Questo però diventa ridicolo quando l’attuale diventa il precedente, e con disinvoltura rovesciano i giudizi. Per cui, dopo anni che ci hanno magnificato il Buon JPII, contrapposto al più distaccato BXVI, dopo poche ore dalla rinuncia ho già letto un articolo visionario ed ignobile, che parla di manovre dei cattivi cardinali per vanificare i progressi di BXVI e tornare indietro al lassismo di JPII; quindi preparando il terreno per la critica al papa da eleggere. Sono inqualificabili.

      3. Sì, infatti: secondo me dipende in minima parte dal carattere e dai trascorsi del singolo pontefice, e in grande parte dall’immagine che se ne fanno gradualmente i mass media. Secondo a un certo punto si fissano sulla macchietta, “il Papa buono”, “il Papa della sofferenza”, “il Papa teologo”, e vanno avanti a calcare sullo stesso schema.
        Secondo me alcuni lo fanno anche in buona fede, però il risultato finale è sempre quello di ridurre il Papa a una macchietta :-P

  10. Io ero in piedi al lavoro, non ricordo che stavo facendo, ma un collega al pc mi chiede all’improvviso che cosa ne penso delle dimissioni del papa, di cui parla il sito di Repubblica. Sono stato preso da un malessere notevole, perchè si mescolava la consapevolezza che poteva essere senz’altro vero, come preannunciato da Socci da quasi due anni, oppure un qualche ricamare ostile da parte di Repubblica stessa, le classiche indiscrezioni che puntano in una direzione, con contorno di commenti finto-preoccupati. Ci ho messo poco a capire che era la prima, ed in un ambiente non ostile ma distaccato, ho sentito, da solo, tutta la tristezza di un averlo dato per scontato, di trovarmi improvvisamente senza. Volevo la sua guida continuasse il più a lungo possibile. Pensavo a quanto non era capito ed apprezzato il papa.
    Poi è subentrata la preoccupazione per le strumentalizzazioni, le manovre contro eccetera, puntualmente verificatesi.

    Continuo a pensare che un cattolico consapevole dovrebbe diffidare dall’enfasi sul quanto storica sia questa decisione. Perchè diventa tutto un discorso di pressioni dall’esterno per cambiare la Chiesa come vogliono i suoi nemici. (Straordinaria pezza d’appoggio per raccontare “Ora sì finalmente cambierà tutto!”)
    Abbiamo assistito ad una ignobile sfilata di personaggi al capezzale della Chiesa, che hanno improvvisamente finto interesse, preoccupazione e sollecitudine per il papa e l’istituzione (di cui spesso ignorano gran parte, e che osteggiano), mentre approfittavano per spingere su di un “rinnovamento”, un ripensamento del ruolo del papa… E’ un po’ come quando uno muore ed arrivano un gruppo di lontani parenti mai visti nè conosciuti, che cominciano ad affettare dolore e partecipazione, a fare gli inconsolabili e a dire parole di circostanza, mentre in realtà puntano solo a prendersi qualcosa, a fare il loro interesse (eredità nel caso in metafora, ma oggi trasformare la Chiesa in una associazione benefica che dia assistenza e rassicurazione mentre tutti fanno quel che gli pare). Gli hanno fatto il coccodrillo ipocritamente, mentre è ancora in vita.
    Ecco, vorrei sottolinearlo: se non ci fossero i nemici della Chiesa, questo evento sarebbe solo un triste passaggio di consegne, in cui vivere più diluito il distacco da BXVI. Ben diverso diventa quando pensano di fare il papato a tempo, o quando già ti immagini le pressioni sul Conclave, poi sul nuovo papa, poi sul nuovo papa perchè si dimetta quando ha problemi di salute…
    Lo Spirito Santo in questi giorni lavorerà parecchio, perchè rispettando il libero arbitrio è difficile contrastare le pressioni di condizionamento su di un gruppo eterogeneo di persone. E mai come oggi, anche all’interno della Chiesa, ci sono persone che remano contro, e persone che ne sporcano l’immagine; i due insiemi decisamente sovrapponibili.

    1. Se non ci fossero i nemici della Chiesa, questo evento sarebbe solo un triste passaggio di consegne

      No, su questo io non sono d’accordo.
      Dei nemici della Chiesa me ne importa molto poco (nel senso che le loro speranze e le loro attese non le prendo minimamente in considerazione, quando penso alla storicità di questo evento). Che si siano o non ci siano i nemici della Chiesa, questo evento a me sembra molto molto di più di un passaggio di consegne, per il semplice fatto che un passaggio di consegne di questo genere non c’è stato mai nella storia del Papato. Celestino V & colleghi “dimissionari” erano comunque in situazioni molto diverse.
      Io lo trovo un evento di estrema importanza, questo. Trovo estremamente significativo che ci sia questo Papa che “dimette”, ma non in toto, nel senso non abdica completamente alle sue funzioni di Papa e dice “okay, mo’ vado in pensione”, ma ribadisce che continuerà a servire la Chiesa, solo in maniera diversa e contemplativa. Non mi ricordo più su quale blog, in questi giorni, leggevo una lettera di protesta da parte del diavolo :-P che si lamentava: “ecco, fino a un mese fa avevamo solamente un Papa a cui badare e adesso invece ce ne piombano fra capo e collo addirittura due: un Papa regnante ed un Papa orante, tutti e due vivi nello stesso momento”.
      Vabbeh, è un’estremizzazione messa in bocca a un diavolo esasperato :-P , ma non la trovo nemmeno poi tanto esagerata. Io trovo molto epocale la mossa di questo Papa che rinuncia a un ruolo attivo, giura obbedienza e devozione al suo successore, epperò specifica che comunque continuerà a servire la Chiesa nella clausura e nella preghiera. E’ abbastanza epocale, come novità. Peraltro ho trovato molto significativa in tal senso la scelta di definire questa nuova “figura” come “Papa emerito” e di continuare a chiamarlo “Sua Santità” e di fargli vestire l’abito bianco.
      Non lo definirei solo un triste passaggio di consegne, e sono molto convinta che questo evento sarà citato a lungo su tutti quei libri che studiano l’evoluzione della figura del Papa nel corso dei secoli.

      Di quello che sperano di guadagnarci i nemici della Chiesa me ne tange relativamente poco, anche perché, come si suol dire, so che “non prevalebunt” :-P

      1. E’ storico, ma sarebbe un aspetto dei tanti della storia del papato, se non fosse per i tentativi di approfittarne per andare contro la Chiesa.
        Leggo ad esempio di stasera, uno speciale di Rai Uno tutto costruito sul dare contro, scegliendo come voci ospiti tanti nemici, alcuni come finti amici, che remino contro nella maniera più subdola, da Flores D’Arcais ad un missionario che dice che i Cristiani in Africa non sono perseguitati.
        Certo che non prevarranno, ma nemmeno Lutero ha prevalso… io penso a quei vecchietti svedesi che hanno continuato a visitare il loro santuario mariano, per ultimi, prima della distruzione d’autorità dello stesso. Poverini, li si lascia fare ma poi si disfa. Quante comunità storiche del bacino mediterraneo spazzate via dall’Islam… quante, che hanno magari resistito per tutti questi secoli, che stanno scomparendo con quest’ultima ondata di migrazione…!
        Davvero pensiamo che la fede rimarrà qui, come un fatto garantito? Io mi preoccupo del mio pezzettino di mondo.

  11. Io ho appreso la notizia dalla televisione. Sono rimasto molto perplesso e confuso sul momento e per diversi giorni, ho intuito subito la portata storica dell’evento, e anche la “gravità” del fatto che è stata sottolineata dal Papa stesso, però dopo un po’ho capito e condiviso il gesto di Benedetto XVI e non mi sento di criticarlo per questa scelta.

    Nonostante la mia umana comprensione per questa scelta, capisco pure chi ha avuto da criticare, chi si è sentito perso e abbandonato, chi non riesce proprio ad accettare tutto ciò, perchè anche da ambienti clericali, persino da alcuni vescovi, ci sono state delle critiche anche pesanti. Benedetto XVI che si voglia o meno accettare la sua decisione, si è comunque esposto a tante cose negative, soprattutto a tante critiche, a tante battute, a tanta satira anche becera che si è vista in televisione e in giro in generale, ed è un aspetto che non si può trascurare, e che potrebbe rischiare di indebolire ancora di più la Chiesa che sta pagando il peso di una modernità troppo lontana dalla fede.

    E’ difficile rispondere ad alcune critiche perché sono anche parzialmente sensate, ad esempio quando è circolata l’ipotesi che GPII lasciasse il pontificato sappiamo tutti che uno dei principali personaggi della curia che ha dissuaso GPII da questo gesto è stato proprio Benedetto XVI, e allora molti si chiedono come mai questo cambio di idea ora, in una condizione fisica anche non così tragica come quella di GPII. Non è che non si possa cambiare idea umanamente… ma appunto sottolineo, umanamente… quindi è difficile ammettere che un Papa possa non essere poi così infallibile nelle sue opinioni. Poi questo gesto ha esposto il Papato a considerazioni anche cattivelle, perché il Papa è il Vicario di Cristo in Terra, l’uomo scelto tramite lo Spirito Santo, che ci si possa poi di colpo sottrarre al suo incarico “divino” siamo abituati a pensare che non sia lecito, per cui questa decisione rischia di sminuire il senso di sacralità del Papa, regalandolo ad un semplice amministratore della Chiesa alla pari di un amministratore delegato di una grossa società magari quotata pure in borsa (sono stati fatti questi paragoni dai mass media, certo non sono belli). La rinuncia di BXVI se combinata agli scandali recenti (pedofilia ma ancora più Vatileaks) ci sta poi mostrando che l’ambiente ecclesiastico è alla fine fatto da uomini, che sbagliano e peccano, che come tutti nascondono qualcosa, un ambiente non poi così cristallino, attraversato da scontri interni, attanagliato da lotte di potere, e che necessita un certo rinnovamento al quale però la curia stessa si oppone. Pare anche che dietro tanta vicinanza a BXVI da parte dei cardinali, alla fin dei conti però molti sono preoccupati per il gesto del Papa e solo per diplomazia non hanno esposto i loro “dubbi” in merito. Alla faccia del cristallino! Cosa si può rispondere a queste critiche? Penso siano delle questioni che dovranno essere affrontate seriamente da chi succederà a BXVI.

    Quindi ok, cristianamente accettiamo e capiamo tutti questo gesto straordinario, ma siamo proprio sicuri che non abbia poi creato più problemi di quelli che voleva risolvere?

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