[Pillole di Storia] Le prime grandi persecuzioni

Non dev’essere una sensazione piacevole, quando l’Imperatore Tiberio ti manda un messo che chiede notizie di Gesù Cristo, se tu ti chiami “Ponzio Pilato” e Gesù Cristo l’hai fatto fuori.

Leggenda?
Realtà?
A dar retta a fonti cristiani, parrebbe che Tiberio si fosse interessato per davvero a quel fenomeno del “Cristianesimo” che si stava espandendo nella Giudea. Sull’episodio sono fiorite molte leggende (qui, m’ero divertita a raccontarne una), e sembra senz’altro un po’ improbabile che Tiberio si sia preso il disturbo di andare a scrivere a Ponzio Pilato per chiedergli notizie sulla crocifissione di un tal Gesù. Il fatto che Caifa, il sommo sacerdote, sia stato deposto per volontà romana giusto un paio d’anni dopo la morte di Cristo, potrebbe aver aiutato questi primi agiografi a prendere la Storia con la “S” maiuscola e a ricamarci un pochino sopra.
Però, potrebbe esser vera la notizia di un senatoconsulto con cui Tiberio aveva discusso l’opportunità di annoverare il Cristianesimo fra i culti ammessi dall’Impero – optando alla fine per un “no”, evidentemente.
Quel che è certo è che, nei primissimi tempi, la politica imperiale era stata abbastanza favorevole, al Cristianesimo. O, quantomeno, le persecuzioni non eran nell’aria.

La prima vera mattanza di Cristiani si ha sotto Nerone, ma va comunque contestualizzata: a dar retta alle fonti storiche, sembra che Nerone non nutrisse questo astio particolare nei confronti dei Cristiani in sé, a differenza di altri Imperatori che sono venuti dopo di lui. Semplicemente, Nerone era una persona, aehm, leggermente sanguinaria, e aveva bisogno di un “capro espiatorio” su cui scaricare la colpa dell’incendio di Roma.
Per usare un eufemismo, l’Imperatore non godeva di grandi simpatie da parte dei suoi sudditi; e quando, nel 64 d.C. un incendio disastroso rase al suolo mezza Roma, i (malconci) sopravvissuti cominciarono a dar la colpa all’Imperatore stesso. Oltre alle proteste in stile “piove, governo ladro”, i superstiti ritenevano che l’incendio fosse stato appiccato da Nerone stesso, in una sorta di crudele gioco di speculazione edilizia.
In realtà, la storiografia moderna sembra aver “riabilitato” almeno in parte la figura dell’Imperatore, nel senso che certi suoi provvedimenti nel tentativo di contenere le fiamme sembrano, in effetti, non campati in aria. Anche l’origine dell’incendio, per quanto ne sappiamo, potrebbe essere non dolosa.
Ma Nerone – come dire – non era ben visto dai suoi sudditi, e ben presto l’Imperatore si trovò sommerso di accuse: piromane, incendiario! Nel tentativo di discolparsi, pensò bene di scaricar la colpa su qualcun altro – nello specifico, sulle comunità cristiane. Nemmeno i Cristiani erano ben visti dalla popolazione, quindi la scelta era vincente. Per darle ancora più spessore, Nerone pensò bene di fare una discreta strage, e di maciullare e scorticare un po’ di Cristiani presenti a Roma.
Fu in quel contesto, dicono le agiografie, che Pietro e Paolo abbracciarono il martirio.

Ma – vedete – non era stata questa gran persecuzione.
Di gente ne era morta, eh; però, era una persecuzione che s’era conclusa dopo pochi mesi, giusto il tempo di calmare l’opinione pubblica. Non si era nemmeno estesa oltre le mura di Roma.
E anche negli anni immediatamente successivi ci furono altre persecuzioni, ma sempre un po’ “sottotono”.
Durante il regno di Domiziano, furono uccisi alcuni Cristiani, con l’accusa di non professare la religione dello Stato. Ma se andiamo a guardare bene, vediamo che questi martiri erano invisi all’imperatore per ragioni politiche, non per questioni di fede: la loro religione “fuori dal comune” era stata, molto banalmente, una buona scusa per farli fuori.
Sotto il regno di Traiano, venivano processati i Cristiani colpevoli di qualche colpa, ma solo su denuncia di altri cittadini: non è che Roma avesse interesse a colpire i fedeli, finché non davano fastidio al prossimo.
Sotto il regno di Marco Aurelio, i cadaveri dei nostri martiri potevan essere raccolti a carrettate, ma perché le comunità cristiane erano vittime di frequenti pogrom. Che però partivano dalla popolazione, non dal senato. In un’epoca che era stata segnata da epidemie, alluvioni, e disastri naturali di ogni genere, parte della popolazione imperiale “accusava” gli infedeli di aver provocato queste sciagure: i Cristiani avevan fatto girare le scatole agli dèi romani e guarda un po’ te che bel risultato, si diceva il popolino.
Risalgono più o meno a questo periodo, in un clima di vero e proprio odio anticristiano, le famose “leggende nere” che avevano accompagnato il Cristianesimo dei primi secoli: le Messe con infanticidio, gli accoppiamenti rituali, l’immoralità più depravata. Celso scriveva suppergiù in questo periodo.

La situazione si protrae anche nei decenni successivi. Gli Imperatori, di per sé, non indicono grandi persecuzioni da estendersi su tutto l’Impero – anzi, alcuni di loro sembravano persino provare delle placide simpatie verso la nuova religione. Ma, d’altro canto, gli Imperatori non si prendevano neanche il disturbo di frenare le iniziative locali, e poteva capitare (capitò con gran frequenza) che singoli funzionari di singole parti dell’Impero decidessero di agire, e duramente, contro i Cristiani. Ci furono persecuzioni in Egitto, in Tebaide, e in Oriente, e gli Imperatori se ne infischiarono: d’altro canto, avevano inventato i funzionari locali proprio per non dover pensare a quello che accadeva in ogni singola provincia. Con tutti i problemi che c’aveva l’Impero, le isolate persecuzioni verso singoli gruppi di Cristiani non erano una cosa che potesse turbare gli Imperatori.
Poi ci sono altre sommosse per mano di esaltati che accusano i Cristiani di ogni disgrazia che gli dei mandavano in terra… e poi arriviamo al 249. Sale al potere l’Imperatore Decio… e , in quel momento, assistiamo alla prima, vera, grande persecuzione anticristiana degna d’esser chiamata con questo nome.

Non è che io voglia sminuire le persecuzioni che ci sono state prima di quella data.
Che i Cristiani morissero ammazzati in varie parti dell’Impero è oggettivamente un dato di fatto, e mi spiace per quei poveretti… ma, fino a questo momento, non si può parlare davvero di “persecuzioni”. O, se proprio vogliamo, possiamo anche usare questo termine, ma avendo cura di distinguere in “persecuzioni di serie A” e “persecuzioni di serie B”.

Passatemi il paragone: pensiamo agli Ebrei.
Che gli Ebrei, nel corso della Storia, siano stati spesso vittime di numerosi attacchi antisemiti, è un tragico dato di fatto. Però, è ovvio che non tutti questi episodi possono esser messi sullo stesso piano: un conto è l’assalto a un villaggio ebraico da parte di fanatici esaltati, un conto è una persecuzione locale, e un conto è l’enorme progetto di sterminio totale, portato avanti da Adolf Hitler. Sono tutti eventi gravissimi, ma che vanno studiati in maniera diversa.

Ecco: dovessi fare un paragone, direi che le grandi persecuzioni di Decio e Diocleziano si proponevano in effetti l’annientamento totale della religione cristiana. ‘na roba seria, importantissima, con interventi capillari da svolgersi in ogni parte dell’Impero.
Prima di allora, era stato tutto un altro discorso. C’erano comunità cristiane più sfortunate, ed altre meno: se c’avevi jella, ti imbattevi in una sommossa, in un pogrom, o in un funzionario col dente avvelenato che si sentiva autorizzato a procedere contro di te. Se c’avevi fortuna, vivevi in condizioni di relativa calma: magari il tuo vicino di casa ti guardava schifato appena scopriva la tua fede… ma potevi nutrire realistiche aspettative di morire di vecchiaia senza passare guai.
Era stata, fino a quel momento, una questione di fortuna.
Per certi versi, non era una situazione poi così dissimile a quella dei nostri giorni: a noi Italiani, va tutto schifosamente bene, mentre i nostri fratelli in Nigeria sono infinitamente meno fortunati.
Anche all’epoca, era una questione di fortuna, che dipendeva in grande parte dalla zona del mondo in cui vivevi. Poteva andarti bene, o poteva andarti molto.

Dal 249 in poi, con la salita al potere di Decio… beh: ovunque tu vivessi, avevi ben donde di preoccuparti. Era molto difficile, arrivati a quel punto, che le cose potessero andarti bene.

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